FEDERCACCIA FIRENZE

 PARTE IL 3O CONCORSO LETTERARIO “CACCIA, PASSIONE E RICORDI”

 

Dopo il grande successo delle prime due edizioni del Concorso letterario, che ha visto la partecipazione di racconti provenienti da tutta Italia, vinto nella sua seconda edizione dalla brava Annalisa Santi di Colognola ai Colli (Verona) con il racconto “Il cacciatore di ghepardi”, è indetto il 3° Concorso letterario “Caccia, Passione e Ricordi”, organizzato dalla Federcaccia Sezione Provinciale di Firenze, aperto a tutti i cacciatori ma anche ai loro familiari o amici sul tema dell’attività venatoria per diffondere, accrescere e sensibilizzare la cultura dell’antica ars venandi. Verranno premiati tre racconti secondo il giudizio dalla Giuria. 1° Premio migliore racconto: cofanetto Regalbox “Weekend con cena”, per due persone, e un abbonamento alla rivista mensile “Cacciare a palla”, 2° Premio: cofanetto Regalbox “Weekend natura e relax”, per due persone; 3° Premio speciale della Giuria: abbonamento alla rivista mensile “Sentieri di caccia”.
Per partecipare occorre inviare il racconto e la scheda di partecipazione gratuita entro il 30 novembre 2016 aconcorsifedercacciafirenze@gmail.com . Regolamento completo e scheda di iscrizione su www.federcacciatoscana.it nelle pagine della Sezione Provinciale di Firenze.

http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/federcaccia-firenze-parte-il-3o-concorso-letterario-caccia-passione-e-ricordi-38281/

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Libri – Caccia: Passione o malattia?

libro velaniCaccia: Passione o malattia?
Di Luigi Velani

Il lettore comprenderà quanta importanza ha dato alla caccia Luigi Velani, sacrificando la carriera per scegliere trasferimenti all’estero appetibili dal punto di vista venatorio.
“Un detto famoso afferma: cacciatore si nasce ed io, parafrasando Totò posso dire: io lo nacqui!
Già dalla tenera età di otto anni, infatti, trascorrevo le mie giornate in compagnia della mia inseparabile fionda con la quale insidiavo lucertole e uccelletti visitando tutti i giardini di Roma.
Poi fu la volta della caccia vera, praticata nelle diverse specialità, con o senza i cani ma sempre con la stessa identica passione che oggi, superati gli ottant’anni, mi ha spinto a scrivere queste righe che raccontano un passato venatorio nel quale molti coetanei si potranno ritrovare mentre ai più giovani lascio i ricordi di un mondo più semplice, ma forse per questo, più godibile.

Caccia: Passione o malattia?
Di Luigi Velani
55 p
Il libro può essere richiesto all’autore al numero 06 8412597

Editoriale: La nostra vita felice

La nostra vita felice
Editoriale Sentieri di Caccia settembre 2015

Sentieri-di-Caccia-settembre-2015Calendari venatori nel mirino, la revisione dei Key Concepts sotto i riflettori, la regolamentazione della cattura dei richiami vivi al Senato, ricorsi su ricorsi (per citarne uno, quello di Federcaccia mirante a dichiarare l’incostituzionalità della legge regionale n° 37 del 12 settembre 1997, che ha attribuito il riconoscimento all’Associazione Cacciatori Veneti-Confavi, dichiarato, lo scorso luglio, inammissibile dalla Corte Costituzionale), l’Europa e la caccia italiana nel vortice delle polemiche, il tema caldo della caccia in deroga, tutte questioni bollenti che al momento di andare in stampa imperano sui principali siti internet e blog dedicati alla caccia italiana.
Di tutto questo ne diamo informazione sul nostro sito caffeditrice.com e sulle pagine di Sentieri di Caccia, e dedichiamo invece queste righe a riflessioni più “emotive”.
Siamo finalmente arrivati al fatidico giorno tanto atteso: l’inizio della nuova stagione venatoria. Un momento comunque felice, che anno dopo anno si rinnova nella vita di ogni cacciatore; agognato, atteso, desiderato. E questa naturale felicità, intrinseca alla nostra passione, l’ha ben spiegata il filosofo e saggista spagnolo José Ortega y Gasset (1883-1955) indagando sulla natura della caccia (Sobre la caza – Discorso sulla caccia).
Guardando alla storia dell’uomo, Ortega si domanda quali siano state le forme della vita felice predominanti che lo hanno accompagnato nel suo cammino; questione rilevante per un filosofo, perché nelle occupazioni che danno la felicità si rivela la vocazione dell’uomo. E nei momenti di pausa dalle fatiche del quotidiano, sempre e ovunque osserva come l’uomo abbia messo in atto un eguale e limitato repertorio di attività piacevoli, attività che, appunto sempre e ovunque, hanno rappresentato la concretizzazione della “vita felice”. Tutti, indifferentemente aristocratici “massimamente liberi” (ovvero con grandi porzioni del tempo della vita riservate al godimento) e uomini “normali” appartenenti a qualsiasi classe sociale hanno fatto o desiderato di fare una serie di attività ludiche e gratificanti per il raggiungimento della propria felicità che si possono sostanzialmente restringere a quattro categorie: caccia, danza, sport e conversazione. “Si analizzi come si voglia il lungo e ininterrotto fluire della Storia – scrive Ortega – e si vedrà che anche il borghese e il miserabile di solito han fatto della caccia la loro più gradita occupazione”.
La caccia oggi è cambiata e come è naturale per tutte le cose, ha seguito l’evoluzione degli eventi. I cacciatori sono spesso divisi su questi argomenti (come si può vedere anche leggendo le interviste pubblicate su questo numero di Sentieri di Caccia, rilasciate da un gruppo di cacciatori a proposito del tema dell’apertura), ma tutti siamo però ancora consapevoli che la terza domenica di settembre rappresenta simbolicamente “la forma della vita felice”. E allora godiamoci questo momento, fino in fondo. E se questo sentimento è nel contesto attuale ancora immutato, riflettiamo sul fatto che parlare del tramonto della caccia è solo un eccesso di pessimismo. E’ tramontata sicuramente la figura romantica del cacciatore, senza briglie, calendari, ristrettezze, tasse e con tanta selvaggina a disposizione… Ma tutto questo fa parte di un mutamento in cui siamo imprescindibilmente dentro, che però non ha mutato la voglia di anelare alla felicità che la caccia regala. Felicità che è reale quando, col fucile in spalla, facciamo quello che più ci piace. Ci sono regole da rispettare, ma non per questo possiamo dire di essere meno felici di esercitare il nostro diritto alla caccia. E rispetto a tutti coloro che con un astio a volte ingiustificato ci puntano il dito contro, non solo esercitiamo un diritto, ma anche un privilegio, perché noi cacciatori sappiamo bene come, anche nei momenti difficili del quotidiano, davvero esista ancora una possibilità di vita felice. Ed è per noi.

La redazione

 

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COME RICEVIAMO E COSI’ PUBBLICHIAMO

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute.
La redazione del sito www.ilcacciatore.com, non necessariamente avalla il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.
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Editoriale: Quando la legge non basta

cap_ago15Cultura, tecnica, emozioni, etica venatoria. Questi sono i punti cardinali di Cacciare a Palla, quelli che ogni mese, quando pensiamo ai contenuti della rivista e chiediamo ai nostri collaboratori di contribuire a queste pagine, teniamo a mente.
La società contemporanea ha saputo creare libertà un tempo impensabili ma, al tempo stesso, ha elaborato e continua a elaborare un sistema sofisticato per lederne altre. Noi, che ci confrontiamo ogni giorno con il pregiudizio e un’opposizione ai valori che ci ispirano, sappiamo quanto il tentativo di conculcare i nostri diritti sia subdolo. Non basta opporsi facendosi forza della legge e difendere lo status quo. Bisogna andare oltre gli articoli, i commi, i cavilli. Bisogna comportarsi in maniera corretta per testimoniare, con il nostro comportamento, il nostro valore. In questo senso si parla di etica venatoria.
L’etica, secondo definizione, è “dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso se stessi e verso gli altri e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane” (dizionario enciclopedico Treccani).
Etica è una parola che non amo particolarmente. Mi porta alla mente un laicismo inteso non come schema di valori differenti da quelli religiosi ma come un’alternativa a una visione spirituale della vita. Una visione meramente materialista che nulla ha a che vedere con un approccio profondo alle nostre passioni umane.
Definiamo brevemente i contenuti di una visione etica, i limiti che il cacciatore si impone al di là della legge, le regole che decide di fare proprie e incarnare con il suo comportamento. Sono regole che disciplinano la convivenza con la società, con la comunità dei cacciatori, con se stessi, con la selvaggina e l’ambiente. Insomma, è un quadro di valori che definisce l’onestà del cacciatore e la sua morale nel momento in cui porta il fucile a tracolla o preme il grilletto. O si occupa della conservazione del territorio e delle tradizioni venatorie. Si tratta di valori razionali, certo, ma anche spirituali.
La caccia di selezione è, a mio parere, la forma venatoria etica per eccellenza. Da attività predatoria e “rapace” trasforma il prelievo in gestione della fauna e del territorio, un’attività che gratifica il cacciatore ma di cui beneficia anche il più inconsapevole tra gli ambientalisti.
La caccia, secondo una tradizione mitteleuropea che condivido, non è sport né hobby ma un rito da celebrare nel bosco. Non è un vuoto contenitore di tradizioni pittoresche ma un cerimoniale che pretende il sacrificio della preda. C’è chi lo celebra con un saluto, chi rendendo onore alla spoglia, chi rendendo grazie per un dono ricevuto. Qualunque sia il trofeo, questo ha una storia da raccontare, quella del selvatico e la nostra, di cacciatori.
In questo numero parliamo in più occasioni di tiro a lunga distanza. È un argomento controverso che difficilmente metterà tutti d’accordo. Chi ha letto questa rivista con regolarità sa che ci siamo espressi in più occasioni contro tiri improbabili, da cecchinaggio, nei quali si perda la ragionevole certezza di un colpo letale. Ma chi decide quale distanza sia etica e quale no? Come scriviamo in altre pagine, lo stabilisce un insieme di condizioni estemporanee, che vanno dall’allenamento del cacciatore alle caratteristiche dell’arma e del calibro impiegato, dalle condizioni meteorologiche alla conoscenza del terreno di caccia. Condizioni soggettive. Di oggettivo c’è solo l’esigenza primaria di un abbattimento pulito che dia dignità a preda e cacciatore.

Matteo Brogi, editoriale Cacciare a Palla settembre 2015

 

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R.Grassi: i nostri capponi di Renzi

Proposte e progetti
I NOSTRI CAPPONI DI RENZI
La paradossale situazione venatoria italiana ed i suoi fagiani tuttio d’oro. Gli ATC come le riserve indiane? C’è chi sostiene che sarebbe opportuno abolire eventuali indennità ai presidenti, limitare l’incarico a due mandati ed imitare quanto fatto dal Presidente del Consiglio con le Province.

“…e dava loro di fiere scosse, e faceva sbalzare quelle teste spenzolate;
le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra,
come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.
I Promessi sposi- Cap. III

Rodolfo Grassi

Rodolfo GrassiIl conto spaventerebbe persino Matteo Renzi perché nessuno ha mai calcolato quanto costerebbe il nulla osta a cacciare in tutta Italia pagando, se la legge lo consentisse, il lasciapassare ad ogni ATC. In Lombardia all’incirca 5 mila euro, poco meno di dieci milioni delle lire di un tempo oramai dimenticato, tanto quanto dieci mesi di pensione sociale. Sommandovi le altre zone d’Italia si salirebbe a vette di spesa da capogiro per una cinquantina di giorni virtuali in cui sarebbe consentito catturare non più di due capi per uscita ma, in alcuni territori, con un limite a stagione. Insomma, un fagiano tutto d’oro costerebbe forse meno.

Ed è la desolante immagine della caccia che ha inventato, espiandola poi come condanna, l’autogestione nel grande progetto di render tutti responsabili e sta invece sempre più virando verso un affresco affollato di controfigure fuori tempo simili a poveri diavoli delle riserve indiane.

Perché hai un bel dire ma ogni Atc rischia di diventare uno steccato chiuso riportando la caccia a quella economia curtense che caratterizzò il Medioevo. Ciascuno nel suo campicello che gli avrebbe garantito il pane della miseria ma nessuno potendo diventar ricco si ritrovavano tutti poveri. Un egualitarismo all’ingiù che neppure il ministro delle finanze greco sarebbe capace di render ancor peggiore. Perché ai soldi ed ai recinti devi aggiungere le barriere degli egoismi locali tantochè il richiamo a Renzo Tramaglino che nello stupendo romanzo di vita del Manzoni si reca dall’avvocato Azzeccagarbugli portandogli quattro capponi da mettere in pentola rischia di diventare la nostra simbolica immagine allo specchio. Ma questi sono altri discorsi per altri tempi. Di sicuro qualcosa occorre fare. E qui c’è un accordo pressoché unanime sulla sinfonia unica della necessità di cambiare. Come agire e in che tempi invece trova tutti divisi, ciascuno nella sua repubblichetta difesa da mura edificate con ricevute di versamenti fatti dai cacciatori, ognuno nel suo campicello a seminar fagiani, sperar in qualche quaglia, immaginare il volo d’una brigata di starne o quel sospiro flebile e d’incanto dell’ala di beccaccia.

Accade perché si è innestato un meccanismo perverso in cui la benzina la mettono i cacciatori che pagano per la gestione (dai costi degli uffici alle indennità e rimborsi spese ai dirigenti e all’acquisto dei selvatici) dopo aver versato allo Sato una tassa per il porto d’armi uso caccia, ed alla Regione un’altra tassa per interventi non di rado occasionali e infine un’altra “tassa” ancora all’ATC o comunque alla direzione del “recinto” di caccia a cui accedere. Soldi che alimentano il bilancio e dei quali almeno la metà (il conto è necessariamente approssimativo) viene utilizzata per l’acquisto di selvaggina o il rimborso dei danni subiti dagli agricoltori o, infine l’acquisto di “coltivazioni in atto” o “miglioramenti ambientali”. Ed a decidere non sono i rappresentanti dei cacciatori che pagano ma la maggioranza che non di rado, sui singoli provvedimenti, risulta fatta da compagni di strada con una casacca diversa da quella delle associazioni di chi paga.

Gli interventi? Pochi e, alcuni, subito. La politica ( almeno questa volta) abolendo le Province ha dato un esempio, le proposte dei cacciatori sono in gran parte percorribili in tempi brevi. Accorpamenti degli Atc per terreni e zone omogenee, azzeramento delle indennità a presidenti e consiglieri riconoscendo loro solo il rimborso per viaggi, incarichi di non oltre due mandati, eppoi…Tanti i problemi, tante le soluzioni per non fare la fine dei capponi che …Ma questo tutti lo sanno.

Rodolfo Grassi

 

 

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Sentieri di Caccia – Maggio 2015

Sentieri di Caccia maggio 2015 vi aspetta in edicola

sentieri di caccia maggio 2015Dal bosco al ring: molti cacciatori guardano con diffidenza le esposizioni canine, ma, come spiega Rossella Di Palma, i cacciatori stessi possono invece dare a questa realtà importanti contribuiti e trarne vantaggi. Facciamo quindi vedere e valorizziamo i nostri cani da caccia! E rimaniamo sempre in tema cinofilo venatorio con l’articolo di Ottavio Mencio che, su questo nuovo numero di Sentieri di Caccia, punta i riflettori sul vizsla, cane duttile, capace di affrontare tutti i tipi di terreno e di selvaggina; un ausiliare che, grazie alla sua polivalenza e al suo naturale collegamento, è a proprio agio in tutte le occasioni che una stagione di caccia può presentare: in questo senso le testimonianze di chi lo ha voluto accanto come compagno di caccia. Dai cani da ferma ai cani da seguita, al centro delle riflessioni di Emanuele Nava in una moderna interpretazione della caccia alla lepre con i segugi. Conclude le pagine dedicate alla cinofilia venatoria Vladimiro Palmieri, con alcune riflessioni a conclusione di una giornata di caccia alla minilepre con i suoi spaniel.

Cambiando argomento, Natale Francioso racconta la sua esperienza a caccia di acquatici sul lago di Garda e Michele Mancuso ci porta in Scozia a caccia di “zampe rosa”, mentre abbiamo il privilegio di presentare su Sentieri di Caccia il racconto di Marco Sartori premiato alla settima edizione del concorso letterario Giacomo Rosini: uno scritto d’autore, che ci offre una visione della vita vista da chi l’ha vissuta con gli scarponi ai piedi e le spalle curve sotto il peso di zaini, fucili, animali, gerle di legna, sci, racchette e tiri di corda…

Anche su questo numero è il fagiano nel mirino di Roberto Mazzoni della Stella: il tecnico faunistico illustra le differenze tra maschi territoriali e no, e in merito alle strategie riproduttive della specie ci parla del canto, dei bargigli e dei tipi di corteggiamento per farci conoscere meglio “mister fagiano”.

Territorio, tabellazioni, obblighi e possibili violazioni da parte dei cacciatori nel focus di Lorena Tosi; come è stato regolamentato in Italia il controllo sanitario della selvaggina fino all’intervento della Comunità Europea che ha fissato parametri precisi e uniformi è invece il tema affrontato invece dal biologo Ivano Confortini.

La doppietta Bernardelli Mira calibro 20 è stata testata a caccia da Simone Bertini, che insieme a Paolo Guerrucci e Alessando Iacolina propone anche una ricetta di ricarica per una cartuccia calibro 12 (32 grammi piombo 4).

Passando alla grossa selvaggina Roberto Mazzoni della Stella disegna la mappa di quelli che sono i territori vocati per il cinghiale, illustrando una serie di temi legati alla sua gestione: i distretti di gestione, le squadre di caccia al cinghiale, caccia in braccata, il controllo delle popolazioni, l’eradicazione.

Parlando di caccia a palla, le note di Libero Peruzzi raccontano di come sia approdato alla caccia di selezione, e rappresentano un invito per chi non conosce questa caccia, se non per sentito dire tra “colleghi” nei bar e nelle armerie, a guardarla con occhi diversi, con più rispetto, abbandonando molti dei luoghi comuni che ci si trascina dietro.. per tradizione. Ognuno fa le sue scelte, ma avere una visione più ampia dei variegati aspetti del mondo venatorio è utile per crescere come cacciatori e per farsi un’opinione personale che non si basi sui sentito dire. Chi invece pratica e conosce la caccia di selezione, sicuramente ritroverà in questo scritto l’emozione della “prima volta”, che, pur con tutti gli errori e le esitazioni dovuti all’inesperienza, rimane sempre e per tutti un momento indimenticabile.

Buona lettura.

 

 

 

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il cacciatore nella luce che gli spetta

Cacciare a Palla maggio 2015Cari lettori, scrivo il mio primo editoriale su Cacciare a Palla con il cuore carico di emozioni discordanti. Poco più di un mese fa, l’editore mi ha offerto il coordinamento della rivista e di riprendere il discorso che, purtroppo, Danilo Liboi non ha potuto continuare. Gioisco dell’onore che mi è stato concesso anche se, avendo conosciuto e apprezzato chi di questa rivista è stato la mente, nell’accettare questo incarico mi accompagna uno spesso velo di tristezza.

Conosco il prestigio della testata, con la quale collaboro ormai da tempo, e sento il peso della responsabilità di portare avanti l’eredità ingombrante – non solo fisicamente – di Danilo. Credo fermamente che il vuoto che ha lasciato in noi e nel nostro mondo sia impossibile da colmare. Si può solo, come ci ha scritto uno dei suoi tanti estimatori, “fare in modo che la sua traccia non venga ricoperta dalla neve, che rimanga sempre viva e continui a diffondere quei valori che si era da sempre impegnato a trasmettere”. Useremo parole diverse dalle sue, faremo qualche scelta differente, ma chi Danilo lo ha apprezzato può stare tranquillo che il suo messaggio continuerà a ispirare queste pagine.

Nel presentarmi a chi, tra voi, non mi conosce, mi piace ricordare che la caccia fa parte del mio bagaglio di formazione familiare. Ancora bambino ho iniziato ad accompagnare mio padre nelle sue avventure venatorie, prevalentemente alla penna, e ho sempre vissuto con un cane in casa. Prima Scilla, poi Asso sono stati miei compagni di giochi e in seguito compagni di caccia. Tra i più bei ricordi della mia infanzia ci sono le serate passate ad osservare mio padre mentre ricaricava, le aspettative delle tante aperture, l’emozione di una ferma del cane o lo sfrascare di un cinghiale che si avvicina alla posta. Da più di vent’anni, ormai, sono cacciatore. La frenesia della vita non mi permette di cacciare quanto vorrei, ma la mia attività venatoria è piuttosto varia e spazia dalla penna agli ungulati.

Alcuni anni fa, confidando a un amico giapponese la mia passione per la caccia, mi stupii quando mi sentii definire un “ambientalista”. Sorrisi, pensando a tutte le sigle che usurpano quell’appellativo e che lui, ignaro delle miserie della nostra Nazione, non poteva conoscere. Mi disturbava che mi venisse appiccicato quell’aggettivo eppure, metabolizzato l’iniziale sgomento, sono arrivato alla conclusione che ambientalista lo sono davvero, così come lo sono i tanti cacciatori che hanno un rapporto leale con la selvaggina e con l’ambiente. Quei cacciatori che hanno la consapevolezza che la conservazione della natura sia un dovere non solo per chi abbia un tornaconto politico ma soprattutto per chi, e il cacciatore è tra questi, la vive.

Sono abituato a difendere la caccia dagli attacchi dei finti ambientalisti, degli animalisti, dei pavidi che aborrono l’uso delle armi e l’uccisione della preda. Molto spesso ho dovuto difenderla anche da qualche bello spirito che pensa esista un bracconaggio “etico”. La nostra civiltà è frutto di un lungo cammino. Ci siamo dati un ordinamento giuridico che, per quanto migliorabile, è la nostra unica difesa dal caos. Da un mondo di diritti senza doveri, di soddisfazione del proprio ego a scapito della comunità. Dico questo perché credo fondamentale continuare la battaglia di Danilo, una battaglia che pone il cacciatore nella luce che gli spetta. Dobbiamo insegnare la nostra passione alle nuove generazioni su basi contemporanee, guardando al futuro. Ciò che deve animare la nostra attività venatoria non può essere il facile abbattimento, ma qualcosa di più profondo. La caccia fa parte delle nostre tradizioni, della nostra identità, della nostra civiltà. Civiltà è un collegamento a tre dimensioni che connette il presente con le testimonianze del passato e il futuro. Se qualcuno dovesse mai riuscire a impedirci l’esercizio venatorio, avremmo una tradizione in meno da trasmettere ai nostri figli, ne saremmo immensamente impoveriti e assisteremmo a un ulteriore momento di decadenza dei nostri valori. In bocca al lupo a noi tutti per il compito che ci aspetta.

Matteo Brogi, editoriale Cacciare a Palla maggio 2015

 

 

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R.Grassi: La felicita’ di essere tristi

L’anima del cacciatore
LA FELICITA’ D’ESSER TRISTI

Perché la caccia non cambia in meglio. La scomparsa delle Province pone problemi nuovi e di non facile soluzione. Pochi i progetti e nessuna programmazione. L’illusione di nuove leggi e la vana ricerca di un passato per sempre scomparso.

Il futuro ̬ come il paradiso Рtutti lo esaltano
ma nessuno ci vuole andare adesso.” – James Baldwin

Rodolfo GrassiOgni incontro fra cacciatori è una domenica di quaresima o un dopocena da rivoluzionari: insieme per santificare la festa o l’insurrezione dimenticata piangendoci addosso con un occhio al cambiamento e l’altro alla festa. E tutti insieme a camminare su parole di ieri. Perché non ce n’è uno che non applaudirebbe alla frase di Eleonor Roosvelt (“il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni”) ma tutti, nella realtà, a sperare nel ritorno di un passato che è solo un percorso a ritroso lungo un viottolo di passi perduti e che non esisterà più. Scomparso dentro una realtà che si sta reinventando a fatica attardata com’è da quella nostalgia che somiglia sempre più all’inutile felicità d’esser tristi.

Il nostro universo di un tempo – ed è sufficiente guardare indietro di due decenni appena – non esiste più. Scomparso, nel mutato orizzonte della politica, il concetto di appartenenza, il senso della caccia come incontro con la natura, raccolta giudiziosa e programmata di frutti spontanei lasciando i riproduttori delle singole specie. Idee e sentimenti che sopravvivono in alcuni e sono altrettante isole perdute in un oceano di preoccupazioni e ostacoli che si creano nel vivere di ogni giorno ed in cui naufragano anche i progetti di nuove leggi.

Le Province – a cui un tempo si faceva riferimento anche per la caccia- si stanno volatilizzando, più rapide d’un beccaccino che a novembre abbandona il fango.

Le Regioni stentano ad assumere una delega che ha dimezzato i consensi e moltiplicato le proteste. Hanno deliberato pochi provvedimenti simili a foglie gialle malate d’autunno e destinate a cadere. La protervia degli animalisti si fa sempre più sguaiata e illogica sospinta anche da presunte nuove religioni che tentano persino di far dimenticare che il tempo – e fu Sant’Agostino ad affermarlo per primo – è una dimensione dell’anima che solo l’uomo la possiede e non va confusa col dolore comune ad ogni vivente.

La caccia rimane, con sempre più fatica, inquilina in un modesto interregno com’erano un tempo le desolate terre di nessuno. Il volontariato meraviglioso che sopravvive nella gestione degli ATC rischia di naufragare tra frustrazioni e balzelli, progetti che faticano a raggiungere la realtà e promesse abbandonate su barche alla deriva. In questi giorni di conti correnti a cui far fronte per la licenza di caccia, il tesserino venatorio regionale, la quota all’ATC e l’adesione all’associazione di cacciatori sbocciano come foglie, su quanto ritorna al verde, progetti e propositi, richieste di rinnovamento e proteste ma non c’è un progetto unico ed unitario.

E su tutto tanti interrogativi mai estemporanei – meglio la rossa o la starna? La lepre di cattura o quella d’allevamento che costa quasi la metà della metà della selvatica? – destinati a spegnersi con la eco delle parole. E su tutto e su tutti la voglia di continuare ad esistere, di essere ascoltati, di dire che abbiamo molti diritti da esigere perché abbiamo adempiuto a tanti doveri. E infine le colpe degli altri a chiudere un cerchio entro cui siamo prigionieri dei nostri affanni, dei buoni propositi, delle frustrazioni. E di una passione infinita.

 

Rodolfo Grassi

 

 

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Cacciare a Palla maggio 2015

Cacciare a Palla maggio 2015 vi aspetta in edicola

Cacciare a Palla maggio 2015Il numero di maggio di Cacciare a Palla si apre con un reportage di Matteo Brogi e Simone Bertini da Norimberga dove, a marzo, si è tenuta la tradizionale fiera dedicata alle armi sportive e alle attività outdoor. Le 20 pagine dedicate a IWA presentano tutte le ultime novità su armi rigate, munizioni, ottiche e accessori che sono stati presentati e saranno presto disponibili anche in Italia.
Successivamente è in primo piano un interessante studio condotto da Ettore Zanon, con Alessandro Gugiatti e Luca Pedrotti, sull’efficacia delle palle senza piombo nel prelievo di 400 cervi al Parco Nazionale dello Stelvio, studio che ha fornito interessantissime evidenze relative all’efficacia del munizionamento non tradizionale.
Vito Mazzarone, penna ben nota ai nostri lettori, ha affrontato ancora una volta la questione sulla liceità dell’impiego del cane per il prelievo degli ungulati in area sub-alpina. Una questione che non smette di far discutere gli appassionati. Due articoli molto tecnici, il primo di Stefano Mattioli e il secondo di Daniele Pittavino, ci rivelano rispettivamente i segreti di lunga vita dello stambecco, che raggiunge il massimo successo riproduttivo solo alla vigilia della senescenza, e le problematiche gestionali del cervo della Mesola, specie endemica nazionale diffusa nell’area del Bosco della Mesola, in provincia di Ferrara.
Danilo Vendrame, invece, esplora le potenzialità del servizio di recupero degli ungulati feriti mediante cani da traccia, un servizio non ancora ben conosciuto da parte di molti cacciatori e di privati cittadini, che pure potrebbero beneficiarne. Ancora in termini di gestione faunistica, Ettore Zanon sottolinea – all’interno della consueta rubrica “Ungulati in Europa” – l’importanza della corretta raccolta dei dati degli abbattimenti e le diverse procedure di raccolta impiegate nel Continente.
La sezione delle attrezzature vede uno scritto di Fulvio Tonin, che continua la sua disamina sui calibri meno conosciuti, stavolta il .270 Winchester Short Magnum, e le presentazioni della cartuccia Fiocchi Extrema Rifle calibro .30-06 Springfield con palla Hornady SST da 150 grani, ancora ad opera di Matteo Brogi, e degli auricolari elettronici Shothunt di Euro Sonit.
Su questo numero, inoltre, si sono dedicati a scrivere di caccia Luca Bogarelli – che ha descritto una delle prime battute al camoscio di due giovanissimi cacciatori – e Gianni Olivo, che ci porta in Sud Africa a cacciare kudu e ci descrive un incontro ravvicinato con un mamba.
Le note di Federico Cusimano, Tiziano Terzi ed Elena Fileppo ci riportano invece a Las Vegas dove, il Safari Club International ha tenuto la sua 43a Convention. Ne è venuta fuori un’interessante occasione per parlare delle ultime vicende del Club e descrivere alcune delle novità più curiose viste alla rassegna.
Per concludere, la caccia con l’arco. Emilio Petricci insegna per immagini la tecnica di costruzione della freccia dopo averne analizzato i componenti sullo scorso numero.

Cacciare a Palla – Aprile 2015

Cacciare-a-Palla-aprile-2015Puntuale è oggi in edicola il nuovo numero di Cacciare a Palla, che si apre con un’interessante disamina di Vito Mazzarone, Luca Mattioli e Marco Ferretti sull’importanza della scelta dei tempi di prelievo nella caccia di selezione, scelta che deve tenere conto dei seguenti motivi: biologici, ambientali, “pratici” e sociali. Viene poi presentata un’iniziativa didattica di formazione venatoria Obora Hunting Workshop, una full immersion di tre giorni in Repubblica Ceca durante la quale la caccia si impara… a caccia; questa prima esperienza pilota si ripeterà, sempre in Repubblica Ceca, a giugno: in programma un workshop di tre giorni dedicato alla caccia al capriolo. Le delicate note di Silvia Radaelli, le sue riflessioni sulla sua crescita come cacciatrice, anticipano il racconto, scritto dalla felice penna di Enrico Garelli Pachner, su una splendida uscita estiva a camosci sulle Alpi austriache: luoghi incontaminati, compagni di caccia collaudati, tanti animali e un “anniversario” da festeggiare… che cosa può esserci di meglio per fare la felicità di un cacciatore?

Dopo alcune pagine di caccia scritta, passiamo alle note di Giorgio Bandiani, scritte a nome di Urca, sull’informazione in materia venatoria, ma soprattutto sulla… disinformazione che nuoce alla caccia e ai cacciatori. Continua quindi la serie di scritti in cui Davide Pittavino evidenzia sommariamente i problemi gestionali e le conseguenti implicazioni ambientali derivanti dalla tutela di specie endemiche nazionali di ungulati, di particolare interesse conservazionistico a livello comunitario; dopo il capriolo italico ecco il focus sul cervo sardo.

Sempre più spesso la caccia è al centro di discussioni. Sempre più spesso si parla dei problemi della caccia. E Paolo Molinari, autore dell’articolo “Anche oggi è una splendida giornata di caccia”, negli ultimi anni è stato chiamato a esprimersi criticamente su di essa, denunciando i problemi, i punti deboli, i suoi fallimenti. L’obiettivo era di avviare un processo di riforma costruttiva, necessaria per affrontare il terzo millennio, un periodo in cui sempre più persone hanno meno comprensione per la caccia e sono poco inclini a tollerarla. Solo un’attività venatoria matura, emancipata e seria riuscirà a sopravvivere e in queste pagine pubblicate su Cacciare a Palla l’autore evidenzia il valore aggiunto della caccia, un valore che ha un peso importante, sia personale che sociale.

Torniamo a temi più “tecnici” con Ivano Confortini che sottolinea come la classificazione sulla base dell’età posseduta degli animali avvistati durante i censimenti costituisca sicuramente uno dei principi fondamentali per la conoscenza di una popolazione.

Per quanto riguarda le attrezzature, Marco Scipioni presenta la nuova Sako A7 Roughtech Pro e Matteo Brogi la Weatherby X Vanguard S2 Black Reaper calibro .300 Wby, mentre il 257 Roberts e le sue performance balistiche sono materia trattata da Fulvio Tonin. Silvio Biagini, invece, spiega come mettere a punto una cartuccia da caccia con l’utilizzo del programma balistico FDM.

La valutazione del trofeo del bufalo cafro secondo il metodo di misurazione del Rowland Ward e il metodo del Safari Club International occupa le pagine riservate al SCI Italian Chapter, cui segue la seguitissima rubrica “ungulati in Europa, curata da Ettore Zanon, dedicata all’uso dei cani nella caccia agli ungulati.

Emilio Petricci continua le sue lezioni di caccia con l’arco, questa volta spiegando i componenti della freccia e concludono il numero il racconto di un emozionante safari in Tanzania di Ferruccio Chinol e la rubrica The Hunting Report curata da Mario Nobili.

Ciao Danilo, come vedi seguiamo i tuoi insegnamenti e i tuoi sentieri di caccia…

A tutti voi, buona lettura!

Il 18 febbraio scorso è mancato Danilo Liboi. La nostra scelta di fronte a questo lutto è il silenzio. Scelta obbligata, perché per tutti noi delle redazioni di Cacciare a Palla, Sentieri di Caccia, Beccacce che Passione e Armi Magazine, e per la direzione di CAFF Editrice, Danilo non era solo una delle fondamentali figure di riferimento della caccia italiana e un collega preparato, competente e preziosissimo, ma era ed è prima di tutto un amico insostituibile, un compagno di avventure lavorative e personali, un affetto vero e un pezzo di vita, di quella quotidiana, vissuta attraverso la condivisione di piccole cose e grandi progetti giorno dopo giorno da più di quindici anni. Il fatto di dover fare forzatamente a meno di una parte di noi ci lascia senza parole. Ma nel silenzio, abbiamo una certezza: che la strada indicata e percorsa da Danilo per la caccia e che abbiamo diviso e costruito con lui sotto la sua guida sia quella giusta. Lo sentiamo ancora vicino a noi nel seguirlo lungo il sentiero che ha tracciato, portando avanti idee, progetti, confronti, discussioni, condivisioni di esperienze attraverso i nostri collaboratori che lui ha scelto negli anni, lavorando con impegno perché la nostra caccia non abbia fine. E Danilo con lei.