|
La Caccia Sotto
Mira
Giovanni Tallino
Anche in America, dove la caccia è parte essenziale della
cultura molto più che in altri paesi, la caccia è sotto attacco, e con
essa il diritto dei cittadini di possedere armi da fuoco sia per difesa
che per cacciare. L’attacco è così su due fronti, e perciò la difesa
è resa più difficile e costosa. I nemici della caccia sono molti:
ambientalisti poco informati, animalisti sragionanti, politicanti, ed una
gran parte della popolazione che è assolutamente ignara del ruolo vitale
della caccia nella tutela del patrimonio faunistico, ma che è influenzata
dalla propaganda anticaccia di gruppi ben dotati di denaro e di appoggi.
Generalmente, i mass media americani si schierano con i gruppi anticaccia
più o meno apertamente, e se non attaccano la caccia direttamente, almeno
lo fanno indirettamente dando loro grande risalto e una voce costante e
potente nei notiziari radiofonici e televisivi e nella pagine dei
giornali.
I gruppi principali che vorrebbero vedere la caccia bandita per sempre
sono gli stessi che operano anche in Europa: il Sierra Club, Greenpeace,
il WWF, P.E.TA., Earth First!, the Audubon Society, ecc. A questi si
aggiungono gruppi locali più o meno conosciuti ma altrettanto efficaci ed
attivi. Questi gruppi hanno un potere tremendo in America, e lo esercitano
a molti livelli, dalle corti di giustizia alle elezioni federali, statali
e locali. Molti insegnanti elementari e di liceo hanno abbracciato i credi
di questi gruppi, e le scuole pubbliche americane contribuiscono al
lavaggio del cervello di milioni di bambini e giovani adulti che nel
futuro determineranno col loro voto il destino della caccia e delle armi
Per quanto riguarda il tentativo di eliminare il diritto dei cittadini di
possedere armi da fuoco, ai gruppi anticaccia e ai mass media (questi
ultimi estremamente ed apertamente opposti a tale diritto) si aggiungono
la maggioranza dei dirigenti e membri del Partito Democratico (il partito
di Clinton e Gore), molti gruppi religiosi, dozzine di organizzazioni
professionali (medici, insegnanti, avvocati, ecc.), quasi tutte le
personalità più famose del mondo dello spettacolo, e centinaia di gruppi
assortiti che contano milioni di membri e sostenitori. In spettacoli e
notiziari televisivi ogni sera e ogni mattina, su giornali e riviste, alla
radio, nelle scuole, in piazza, nel corso di comizi e dimostrazioni, nelle
sedute del Congresso, nelle aule comunali e provinciali è un continuo
bombardamento a tappeto dell’opinione pubblica contro il possesso di
ogni tipo di arma.
Eppure ancora si caccia e si spara a bersagli e piattelli negli Stati
Uniti, e i cittadini di più di metà dei cinquanta stati dell’Unione
hanno più o meno recentemente conquistato il diritto di ottenere il porto
d’arma per pistola per difesa personale SENZA dover provare un bisogno
particolare di girare armati. Basta fare domanda, passare un esamino
pratico e teorico facile facile, mostrare una fedina pulita, e non cè
commissario o prefetto che tenga che possa decidere che tu non abbia il
diritto di portare un’arma nascosta sotto la giacca. Per ottenere una
licenza di caccia, in molti stati (nell’ Alaska, per esempio) si va al
negozio di articoli sportivi, si pagano venticinque dollari, si riempie un
modulo, e s’intasca la licenza. Non servono nè certificati di
residenza, nè foto autenticate, solo la tua parola d’onore (ma guai se
menti e se ti beccano!). In altri stati l’unico “ostacolo” da
superare prima di poter andare dall’armiere a comprare la licenza è un
breve corso d’educazione venatoria seguito da un esame che anche un
bambino potrebbe superare. Nella maggioranza degli stati americani non
serve alcun documento o autorizzazione per acquistare, trasportare o
portare (non celata sotto la giacca o il cappotto) un’arma lunga o
corta.
L’unica ragione della sopravvivenza del diritto di cacciare e di
possedere armi da fuoco in barba a tanti attacchi feroci e incessanti è
la propensione tipicamente Americana all’associazione. Invece di
lamentarsi inutilmente al bar con due o tre amici di questa o quella
regolamentazione idiota o di questa o quella legge che il governo
municipale, regionale, statale o federale trama di menarci tra capo e
collo, l’americano medio scrive una lettera al redattore, manda una
lettera al politicante che rappresenta il suo distretto al Congresso degli
Stati Uniti, si iscrive a un’organizzazione che protegge i suoi
interessi, e accetta di impegnarsi a combattere per la causa comune sia
donando il suo tempo libero per attaccare manifesti, reclutare altri
membri, organizzare riunioni, ecc., sia donando quanto possibile
all’organizzazione. È così che organizzazioni come la N.R.A. (National
Rifle Association), la S.A.F. (Second Amendment Foundation), ecc. riescono
a opporre una diga possente al diluvio di bugie, propaganda, leggi e
regolamenti che cerca di sommergerci tutti.
Ma anche in America, e nonostante le attività politiche delle
organizzazioni che difendono la caccia e i diritti dei cittadini, i
cacciatori e tutti coloro che usano le armi in maniera legale e morale non
possono più dormire sugli allori. L’offensiva scatenata contro i nostri
sports negli ultimi anni è di carattere mondiale. In Inghilterra i
cittadini hanno perduto il diritto di possedere tutte le armi corte e la
maggior parte di quelle lunghe. Le restrizioni sulla caccia e sull’
acquisto e il possesso delle armi sono tali che la maggior parte dei
sudditi della Corona hanno rinunciato del tutto alla caccia. Persino le
riviste di armi e caccia che mostrano armi da fuoco sulla copertina sono
vietate. In Australia tutti i fucili a ripetizione sono stati confiscati e
distrutti. In Canada, il governo centrale ha prima richiesto la
registrazione di tutti i fucili a ripetizione automatica e poi, dopo aver
ottenuto un elenco di tutti quelli che li possedevano, ha ritenuto
opportuno sequestrarli. In Giappone anche i fucili a piumini sono
vietati e per quelli a gommini occorre una licenza. In Brasile tutte le
armi da fuoco sono state bandite. Alle Nazioni Unite molti paesi (fra i
quali il Giappone, l’Inghilterra e l’India) hanno richiesto che solo
la polizia e l’esercito DI TUTTI I PAESI DEL MONDO siano in grado di
possedere armi da fuoco e che la caccia sia vietata per sempre.
È purtroppo ovvio che se i cacciatori e tiratori di tutto il mondo non
formeranno delle potenti associazioni politiche prima nei loro rispettivi
paesi e poi di carattere internazionale, la caccia non vedrà l’alba del
2020, e potrebbe anche scomparire prima della fine del prossimo decennio.
Da questo angolo remoto del mondo (e quindi mi posso sbagliare--anche se
temo di no) io vedo che in Italia ci sono troppe piccole organizzazioni di
cacciatori, molte delle quali hanno un carattere più “dopolavoriale”
e sociale che politico. Io vedo che le organizzazioni più grandi sembrano
di non avere la “grinta” necessaria a far paura agli avversari della
caccia. Io vedo (e sento dai miei vecchi amici cacciatori quando parlo con
loro) che troppi piangono e pochi si rimboccano le maniche. Io vedo molti
soldi spesi per viaggi venatori all’estero e pochi spesi per la
“causa.” Io vedo certe ricche industrie armiere che hanno tutto da
perdere se la caccia è bandita (e tutto da guadagnare se continua)
incapaci o restie a provvedere guida o appoggio a coloro che intendono
lottare. Io vedo stanzialisti che criticano migratoristi (e viceversa),
arcieri che criticano fucilieri (e viceversa), “automaticisti” che
criticano “doppiettari” (e viceversa), e così via. E purtroppo mi
pare di vedere anche (e, ripeto, spero di sbagliarmi!) che alcune delle
organizzazioni esistenti spendono più di qualche soldino per pagare i
loro collaboratori e per partecipare a convegni e simposi (magari in
ristoranti di lusso o in aziende agroturistiche venatorie con caccia al
fagiano di gabbia dopo il pranzo e i discorsi!) ma non abbastanza per
educare il pubblico e proteggere gli interessi dei loro membri e la
sopravvivenza della caccia.
Cacciatori di tutta Italia (e di tutto il mondo), uniamoci! Abbandoniamo
interessi settoriali e locali per affrontare i nemici comuni che sono ben
organizzati e decisi a soffocarci. Dimentichiamo le nostre differenze e
concentriamoci su ciò che ci accomuna e che siamo in procinto di perdere.
I cacciatori Italiani, dal canto loro, devono formare un’ unica
organizzazione capace di rappresentarli al parlamento italiano ed a quello
europeo. Devono scegliere la migliore delle loro organizzazioni già
esistenti o formarne una nuova e fornirla con ottimo personale disposto a
lavorare sodo non per denaro, ma per la causa. E devono accettare di
impegnarsi a tutti i livelli, e di aiutare sia con il loro lavoro che il
loro denaro. Non deve esserci un solo cacciatore italiano che non sia
membro di quell’unica organizzazione. E tutte le industrie e tutti i
commercianti a cui la caccia dà lavoro e profitti devono contribuire
generosamente. Beretta (o Franchi, o Benelli, ecc.) dovrebbero donare
all’organizazzione la più alta percentuale possibile del prezzo di ogni
arma venduta. I punti di vendita di armi e accessori dovrebbero fare lo
stesso, e dovrebbero fare sconti notevoli ai membri dell’organizzazione.
E così via. L’immaginazione non manca agli Italiani, e son sicuro che
ogni cacciatore potrebbe contribuire ottime idee. E basta col disfattismo!
Forse siamo una minoranza, ma la nostra passione è tanta, e se è vero
che l’unione fa la forza, allora saremo invincibili! Chi avrebbe mai
pensato cento anni fa che i sindacati sarebbero divenuti così potenti
come sono oggi? La parola magica è “Solidarietà.” Noi abbiamo tanti
nemici, ma non dobbiamo dimenticare che abbiamo anche tanti amici in tutto
il mondo, dalle industrie che non sopravviverebbero senza la caccia e il
tiro, agli agricoltori i cui raccolti verrebbero distrutti da popolazioni
animali lasciate crescere a dismisura, agli ambientalisti “veri.”
Questi ultimi sono coloro che non si lasciano turlupinare dall’ultima
pseudoscienza di moda, ma prestano fede alla scienza vera. Essi sanno che
la caccia è uno strumento utilissimo per la tutela della selvaggina, e
che senza la caccia molte popolazioni animali potrebbero moltiplicarsi
fino a distruggere il loro habitat e dunque perire del tutto.
Certo, ci servirebbero più amici. Ecco perchè un’organizzazione grande
e potente è necessaria. La maggior parte della popolazione mondiale non
è anticaccia. Ma lo potrebbe diventare se i gruppi anticaccia continuano
a propagare menzogne e calunnie come fanno adesso. Per sopravvivere noi
cacciatori e tiratori di tutto il mondo dobbiamo raggiungere il pubblico e
convincerlo che la nostra passione è utile alla fauna, non dannosa e
distruttiva. In America, grazie alla caccia ed ai fondi creati dalle tasse
su armi e munizioni, il governo federale e i vari governi statali
acquistano terreni,
mantengono paludi ed altri ambienti essenziali alla selvaggina, e
ripopolano quelle aree da dove certi selvatici sono scomparsi o dove non
erano esistiti mai. Oggi in America certe specie animali sono più
numerose di quando Cristoforo Colombo arrivò su queste sponde. Certe
altre sono state diffuse in aree dove non erano mai state. Certe altre
specie quasi distrutte dalla caccia commerciale (che fu abolita al
principio del Novecento) sono ritornate in gran numero. Tutto ciò fu
ottenuto grazie alla caccia, ai cacciatori e al loro denaro, e molti
americani lo sanno grazie ad organizzazioni come la NRA. Se non fosse per
la NRA , l’unica voce a raggiungere il pubblico sarebbe quella dei
“Verdi,” gracchiante a più non posso nel suo tentativo di dipingere i
cacciatori come distruttori di animali. Se non fosse per la NRA, ed la sua
costante azione politica, i politicanti americani sarebbero stati da tempo
intimiditi da questo o quel gruppo rumoroso e insistente a passare leggi
che avrebbero davvero distrutto il diritto dei cittadini di possedere e
portare armi da fuoco. Invece, la NRA è sempre (fino ad ora, toccando
ferro) stata capace di mobilizzare l’opinione pubblica e di prevenire la
perdita di tale sacrosanto diritto perchè molti uomini politici americani
temono la NRA ed i suoi membri (che votano tutti) più dei Verdi.
Immagina una NRA italiana! Come essa potrebbe rallentare, se non fermare
del tutto, l’emorragia di diritti di cui il cacciatore italiano sta per
morire! Immagina come riderebbe il pubblico italiano se ci fosse qualcuno
a fargli sapere che un uccello così dannoso e numeroso come lo storno è
diventato un uccello protetto! Immagina una NRA italiana così potente e
solidale da poter convincere tutti i suoi membri a votare contro un
partito o un candidato (e debellarli) soltanto perché hanno dimostrato di
essere anticaccia. Pensate che sia impossibile? Io no. Se qui in America
è stato possibile formare un’organizzazione che adesso ha quasi quattro
milioni di membri di origini, razze, professioni, condizioni economiche, e
credi politici diversi, perchè non si potrebbe fare lo stesso in Italia?
E che, gli italiani sono meno intelligenti? Capisco che di natura gli
italiani sono meno propensi degli americani a “impegnarsi”
politicamente
ed a unirsi sotto l’ombrello di una causa comune. Ma la questione, così
come disse Benjamin Franklin a quelli che esitavano ad unirsi alla
ribellione contro l’Inghilterra, è molto semplice: “Gentlemen, either
we hang together or, most assuredly, we will all hang separately.”
Tradotto molto liberamente, “Messeri, o rimaniamo insieme, o di sicuro
“ci rimaniamo” (moriremo) uno ad uno separatamente.”
Indietro |
|