Giovanni Tallino

A caccia di cervi sull’isola di Kodiak

Parte seconda: I trucchi del mestiere


Sia che si cacci in aree remote, che nella zona raggiungibile in automobile, la caccia al cervo di Kodiak, a meno che non si spari dalla barca o dal ciglio della strada, richiede gambe e polmoni buoni, sia per raggiungere i cervi, sia per trasportarli una volta uccisi. Se si ha la fortuna di abbatterne uno a meno di un chilometro dalla macchina o dalla spiaggia, si può trascinare l’animale ucciso dopo averlo sventrato. Per trascinarlo con meno fatica, si legano le zampe anteriori alle corna, si passa una corda sotto la gola del cervo e fra le zampe anteriori che, legate alle corna, formano come due manichi. Poi si prendono i due capi della corda , si passano sulle spalle come bretelle e si tengono tirati giù di fronte al petto per sollevare la parte anteriore del corpo del cervo. Così quando si cammina, soltanto il basso schiena del cervo è trascinato sulla terra e c’è meno resistenza. Per evitare che terra, sabbia, erbacce o aghi d’abete entrino nel ventre del cervo è bene fare dei buchi lungo la sventratura e usarli come occhielli per legare e chiudere la pancia del cervo con un filo di spago. Il cuore e il fegato rimarranno al sicuro senza cader fuori. Però quando si arriva a destinazione bisogna riaprire la pancia cosicchè la carcassa si raffreddi meglio con l’aria che circola all’interno.
Se invece il cervo è stato abbattuto molto lontano dalla strada o molto in alto, è quasi impossibile trascinarlo senza ammazzarsi di fatica inutile. Bisogna invece macellare il cervo dove lo si è abbattuto per non dover portar giù il peso inutile della testa, la pelle, il grasso, le ossa, e altre parti immangiabili. Il sistema migliore è l’usare la pelle del cervo come una coperta per non sporcare la carne di terra e aghi d’abete.
Si corica il cervo sul suo fianco, e si comincia a spellarlo con un coltello affilato cominciando dall’incisione della sventratura, liberando dalla pelle il fianco, la coscia, e la zampa anteriore. Quando si è arrivati al mezzo della schiena, si gira il cervo sull’altro lato e si spella l’altro lato come il primo. Quando il cervo è separato completamente dalla pelle, si comincia a disossarlo. Ci vuole circa un’ora di lavoro, ma alla fine tutto ciò che si deve portare a valle è un fagotto di solo trenta o quaranta chili di carne. Ovviamente uno zaino di grande capacità o un “packboard” (uno zaino da carico che consiste di una larga superfice di plastica dura con una “mensola” sul lato basso e occhielli sui lati, munita di bretelle da zaino) è necessario. È anche necessario un sacco di tela nel quale si infila tutta la carne (se riposta in buste di plastica, la carne ancora calda e sanguinante va a male in meno di un’ora) . Il sacco, a sua volta, si infila nello zaino o si lega al “packboard” con gli appositi lacci, e il fortunato cacciatore è pronto al lungo e faticoso ritorno. Naturalmente, per poter macellare un cervo occorre un buon coltello affilatissimo ed una pietra per “ritoccare” la lama se dovesse perdere il filo.
Ovviamente, prima di poter macellare un cervo bisogna ucciderne uno. In America, dove la caccia al cervo è una tradizione antica e molto diffusa, sono stati scoperti molti trucchi utili a ingannare il cauto ungulato. I pellerossa dicevano: “Occhi d’aquila, naso d’orso, e orecchie di cervo.” Ed infatti le orecchie del cervo sono sensibilissime al minimo rumore. Ed il loro naso, sebbene non così acuto come quello dell’orso, è capace di captare l’odore dell’uomo a grande distanza. Per quanto riguarda il rumore, non si può camminare in una foresta senza farne almeno un poco. Si devono naturalmente evitare indumenti di gomma o plastica che hanno un suono inconfondibilmente “umano” quando strusciano su erba e rami. Lana e cuoio fanno meno rumore e hanno meno odore di certi tipi di plastica e di gomma. Per quanto riguarda i rumori inevitabili, bisogna ricordarsi che anche i cervi fanno rumore, e talvolta anche tanto, quando camminano nella foresta. I loro duri zoccoli risuonano su sassi e ghiaia, spezzano rametti e pigne, e fanno rumore, sebbene poco, anche su terra morbida e aghi d’abete. Così se il cacciatore non può evitare di far rumore deve però cercare di fare lo stesso rumore che fanno i cervi. Per cominciare, i cervi hanno quattro gambe e l’uomo due. Il suono “bipede” spaventa e allontana i cervi. Perciò si deve camminare mettendo giù prima il tallone e poi la pianta del piede, facendo ad ogni passo un doppio rumore: ta-tam (piede sinistro), ta-tam (piede destro). Poi si deve evitare assolutamente di camminare “alla bersagliera” in maniera decisa e continua. I cervi si muovono due o tre passi, poi si fermano, si guardano intorno, annusano l’aria, magari brucano per qualche secondo, e poi continuano. Se fanno un rumore improvviso calpestando un rametto o una pigna si fermano anche per cinque minuti come se fossero paralizzati. Perciò anche il cacciatore deve muoversi come un cervo per “mascherare” il rumore inevitabile dei suoi passi. Inoltre, i cervi non sono muti, e hanno un repertorio di richiami. I cervi d’America (il cervo a coda bianca, il cervo mulo, e i cervi della costa occidentale--compreso il Sitka) non bramiscono come i cervi europei e come l’ “elk.” La cerva ha un richiamo simile a quello della pecora, ma più dolce e con meno vibrato--una specie di wah-waaah. Diventa più aspro e intenso quando è in calore. Il cervo maschio invece grugnisce. E’ un suono corto e nasale, di tono basso e non molto sonoro. Il cerbiatto bela come una cerva, ma con una voce di tono più alto.
In America i richiami sia a bocca che elettronici sono spesso usati per la caccia al cervo. Se usati bene, possono attrarre cervi da grande distanza, specialmente nella stagione degli amori. Ed il richiamo del cerbiatto ferito--un belato prolungato e penoso--fa spesso accorrere le cerve anche se esse possono vedere il cacciatore. Nella stagione degli amori i cervi maschi vengono spesso ingannati imitando i rumori di una lotta fra maschi: il cacciatore usa un richiamo che imita i grugniti dei cervi e sbatte insieme due corna di cervo per imitare il rumore di una lotta. Inoltre ogni tanto percuote e raschia il suolo con le corna per imitare il rumore degli zoccoli. Tutti questi metodi funzionano bene anche sull’isola di Kodiak, secondo la stagione.
L’odore d’uomo fa scappare i cervi. Perciò l’unico sistema veramente efficace è quello di cacciare o appostarsi sottovento. Ma a Kodiak e nel resto del mondo il vento non è sempre costante. Così il cacciatore accorto cerca di limitare al massimo i suoi effluvi. Prima di tutto non si deve fumare a caccia, e se si fuma a casa i vestiti puzzano così tanto che anche gli esseri umani che non fumano possono fiutarli a distanza. Gli indumenti per la caccia devono essere lavati con un detergente senza profumi e risciacquati in acqua e bicarbonato. Poi devono essere appesi fuori di casa per evitare che assorbino odore di fumo o di cucina. Saponi profumati, dopobarba, deodoranti e dentifrici devono essere evitati. Ma anche l’odore del sudore umano spaventa i cervi. Un pò di bicarbonato di sodio massaggiato sotto le ascelle fa le veci di deodorante pur senza avere un odore percepibile. I negozi di articoli sportivi in America sono forniti di diversi prodotti utilissimi a mascherare l’odore umano. Uno dei migliori è una tuta che copre l’intero corpo ed anche la maggior parte del volto. È fatta di una stoffa speciale contenente fibre di carbone che assorbono e distruggono l’odore umano e i vari aromi (benzina, fumo, cibo) che possono aver permeato i vestiti. Questo indumento è particolarmente utile nella caccia da appostamento fisso.
Ci sono poi altri aromi naturali usati dai cacciatori americani per coprire l’odore umano, o addirittura per attirare i cervi. Alla prima categoria appartengono l’urina di volpe rossa e il muschio della puzzola (per quelli che hanno il coraggio di spruzzarli sui loro vestiti da caccia). Alla seconda categoria appartengono l’urina di cerva in calore, e il muschio della ghiandola metatarsale del cervo. Questi aromi nascondono l’odore umano e fanno odorare il cacciatore come un cervo vero. E non bisogna dimenticare il fucile! L’olio da fucili e l’acciaio stesso hanno un odore facilmente avvertibile dai cervi e anche il fucile deve essere “massaggiato” con uno di questi prodotti. Se sul posto di caccia esistono erbe e piante aromatiche o del muschio, anche questi possono essere usati per mascherare l’odore umano. Una manciata di muschio o di foglie di garofani selvatici sfregata su vestiti e fucile coprirà l’odore umano per una mezz’ora almeno. E l’odore pungente e piacevole dei germogli d’abete sfregati sul viso e sulle mani è altrettanto efficace e dura anche un’ora.
Un altro modo di cacciare il cervo di Kodiak senza appostamenti e senza preoccuparsi troppo del proprio odore è quello preferito da una gran parte dei cacciatori locali. In autunno, quando l’erba alta è stata buttata giù dalle prime bufere e dalle prime gelate, i cacciatori si arrampicano per raggiungere i prati di tipo alpino al di sopra della macchia fitta. Lì ci si può aggirare facendo poco rumore, fermandosi sovente, e sbirciando in basso nei valloni e nella macchia con un buon binocolo. I cervi in genere si aspettano che i pericoli arrivino dal basso, e un cacciatore in buona forma fisica che riesca a insidiarli dall’alto ha il vantaggio della sorpresa. Per questo tipo di caccia occorrono fucili dalla traettoria tesa muniti di un buon cannocchiale. Molto spesso si deve sparare a distanze considerevoli. La .30-06, il .270, o anche il .243 vanno bene. Però bisogna tenere in mente che il cacciatore qui può diventare... cacciagione. Sebbene gli attacchi di natura orsina sono molto radi, c’è sempre la possibilità di incontrare un Kodiak di cattivo umore, perciò molti cacciatori usano il .338 magnum per la caccia al cervo. Non perchè i cervi siano difficili da abbattere, ma perchè se appunto uno ha problemi con gli orsi il .338 è più che sufficiente per... risolverli.
I richiami funzionano bene in questo tipo di caccia. Accucciati nei cespugli i cervi sono pressochè invisibili. Ma un paio di grugniti, o il grido del cerbiatto ferito li farà scattare in piedi. Se il cacciatore è ben appostato al di sopra dei cespugli, essi rimarranno in piedi guardandosi intorno per diversi minuti, dandogli così l’opportunità di una fucilata a fermo, sempre preferibile in questo tipo di terreno, dove è quasi impossibile trovare un cervo ferito. Ma attenzione quando si usa il richiamo del cerbiatto ferito! Per un orso quel grido è come un invito a pranzo.
Sebbene il Sitka sia un animale abbastanza fragile da abbattere anche con un fucile di piccolo calibro, il colpo classico, quello appena dietro la spalla che colpisce il cuore e i polmoni non lo abbatterà immediatamente ogni volta. A volte l’animale, sebbene mortalmente colpito, può correre anche una cinquantina di metri prima di morire. Nella macchia fitta o in prossimità di burrroni quella cinquantina di metri può rendere difficile il ritrovamento o addirittura causare la perdita dell’animale Ecco perchè molti cacciatori locali preferiscono sparare alla testa o al collo per ottenere la caduta istantanea dell’animale. Però la testa e il collo sono bersagli difficili. Senza un appoggio stabile e se il tiro e più lungo di un centinaio di metri c’è il pericolo di mancare l’animale del tutto o, peggio, di colpire la mascella e condannare l’animale a una morte terribile e dolorosa di fame e di sete. Ed un colpo al collo può mancare la colonna vertebrale e causare una ferita grave ma non immediatamente mortale. Perciò è sempre meglio mirare al cuore ed usare un calibro grosso che, fra l’altro, oltre ad assicurare la morte pressochè istantanea dell’animale anche fornisce una migliore assicurazione contro gli orsi. Dopo la fucilata è meglio aspettare una decina di minuti
o anche di più prima di muoversi verso la preda. Un cervo mortalmente ferito ma non paralizzato e atterrato immediatamente dallo shock della pallottola supersonica molto spesso si accuccia per terra e muore in pochi minuti. Ma se si sente incalzato da un essere umano o da un altro animale da preda, troverà la forza di alzarsi e di camminare anche a lungo, spesso infilandosi in una zona impenetrabile. È perciò meglio aspettare, sebbene impazientemente, che perdere la meritata preda per via della fretta. E mentre si aspetta si mandano a memoria i dettagli del posto dove la preda è caduta per assicurarsi di cercare nel posto giusto. E quando finalmente si comincia a cercare l’animale, bisogna legare un fazzoletto ad un ramo perchè l’emozione e la fretta di ritrovare la preda non ci facciano perdere l’orientamento. Nella macchia fitta anche un animale della grandezza di un cervo può sembrare inghiottito dalla terra se uno perde la calma e si aggira come un forsennato.
Tanti cervi, tanta natura selvaggia e inviolata, tanta bellezza, tante avventure. L’isola di Kodiak, che molti chiamano l’isola di smeraldo per via del suo intenso colore verde, è, in questo mondo frenetico e nevrastenico, una delle ultime oasi di pace e tranquillità. In quanti altri posti nel mondo uno può spesso vedere cervi e orsi ai confini della città, decine di aquile appollaiate su alberi e tetti o sulla coffa delle barche da pesca ormeggiate, e leoni marini inseguiti da balene assassine nelle acque del porto? Turisti da tutte le parti del mondo vengono ogni anno a Kodiak per diverse ragioni: chi per pescare, chi per cacciare, chi semplicemente per godere la pace e la bellezza di uno degli ultimi paradisi terrestri. E quando ripartono portano nei loro cuori delle immagini felici e meravigliose che non dimenticheranno mai.

 

Indietro