Giovanni Tallino

A caccia di cervi sull’isola di Kodiak

Parte prima: Dalla città alle zone di caccia

Nel golfo dell’Alaska , a dieci ore di traghetto da Homer, una caratteristica cittadina portuale raggiungibile da Anchorage in poche ore di automobile, sorge la montagnosa isola di Kodiak, patria del più grande carnivoro terrestre, l’orso bruno chiamato appunto Kodiak. Kodiak è più piccola della Sardegna, ma è tuttavia una grandissima isola. Kodiak è coperta da una vegetazione lussureggiante che in alcune aree assomiglia alle foreste tropicali, sebbene le piante siano alquanto diverse. Piove molto spesso a Kodiak, e la pioggia abbondante, unita ad un terreno fertilissimo, favorisce la crescita di abeti, ontani, cespugli di bacche saporitissime, piante di tutti i tipi, erbe, e fiori selvatici. La costa di Kodiak è frastagliata e rocciosa. Numerosi fiordi e insenature forniscono riparo a naviganti e pescatori durante le frequenti tempeste le cui onde, in mare aperto, possono raggiungere un’altezza di quindici o venti metri. Le acque circostanti sono ricchissime di pesci, uccelli e mammiferi marini. Balene, orche, delfini, lontre marine, foche e leoni marini sono animali comunissimi. Kodiak ha pochissime aree piatte. La costa s’innalza a picco in gran parte dell’isola, e le pianure create dai sedimenti portati a valle da fiumi e torrenti si trasformano prima in colline e poi in montagne a poche centinaia di metri dal mare. Molte di queste pianure sono paludose e tagliate da fiumicelli e canali naturali, e l’alta marea le copre quasi completamente. In autunno, centinaia di anatre fanno la spola fra queste piane fangose e le acque più o meno tranquille di baie e insenature. Molti tipi di uccelli acquatici, fra i quali moltissimi germani reali, rimangono sulle coste di Kodiak anche durante l’inverno, nonostante il fatto che la superficie di tutti i laghi e laghetti e di molte baie ed insenature alle foci dei fiumi si ghiacci durante l’inverno.
La città di Kodiak, circa settemila abitanti senza contare i piccoli villaggi sparsi
sull’isola e la base della Guardia Costiera alla periferia della città, copre una piccolissima parte dell’isola ed è situata su una grande baia all’estremo nordest dell’isola. L’economia di Kodiak si basa sulla pesca e sul turismo. Milioni di chili di pesce vengono pescati nelle acque di Kodiak e poi preparati, congelati ed inscatolati in quattro o cinque stabilimenti industriali sul fronte del porto e spediti in tutto il mondo su aerei e navi da trasporto.
I turisti arrivano a Kodiak d’estate, principalmente per andare a pesca di salmoni o di “halibut,” una sogliola gigante che può raggiungere duecento chili o più di peso. Ma verso la fine dell’estate, e soprattutto nel tardo autunno e al principio dell’inverno, arrivano i cacciatory di cervi. Kodiak, e le altre isole che fanno parte dell’arcipelago di Kodiak (Afognak, Spruce, Raspberry, Marmot) sono popolate da migliaia di cervi Sitka a coda nera, e (Afognak e Raspberry) anche dall’ alce olimpico (elk). Quest’ultimo non assomiglia per niente all’alce americano o scandinavo. Assomiglia invece al cervo europeo, sebbene sia molto più grande.
Cervi ed alci non sono parte della fauna originale dell’arcipelago di Kodiak. Sono stati “importati” da altre parti dell’America (il Sitka dall’Alaska continentale, l’alce dallo stato di Washington) al principio del secolo. L’alce, essendo un animale molto grande (quasi come un piccolo cavallo), ha bisogno di un vasto habitat e di molto cibo. Perciò, grazie alla caccia, le mandrie di alci sono contenute nei limiti di qualche centinaio di capi. Se gli alci fossero lasciati indisturbati, le mandrie si riprodurrebbero al punto di distruggere il loro habitat e quasi tutti i capi soccomberebbero ai rigori invernali ed alla fame.
Il Sitka a coda nera, invece, è un cervo relativamente piccolo. Un maschio adulto pesa intorno ai sessanta chili, ma certi esemplari possono arrivare fino ai novanta chili. L’arcipelago di Kodiak è letteralmente pieno di Sitka, anche se l’inverno del 1998 fu particolarmente aspro e molti cervi morirono di fame per via della neve alta che impediva loro di viaggiare in cerca di cibo. L’inverno del 1999 è stato molto più mite, e la popolazione è in aumento.
Il Sitka si trova dovunque, dalle spiagge (dove a bassa marea si ciba di alghe e piante marine probabilmente perchè esse sono ricche di sale e di altri minerali) alle pendici e agli altopiani dei monti. In genere però questi cervi compiono una specie di “migrazione” in senso verticale: d’estate preferiscono rimanere in alto, probabilmente per rimanere indisturbati da zanzare, moscerini, e cacciatori. D’autunno e d’inverno invece, quando la neve copre il loro habitat estivo, i cervi si spostano in basso, e se la neve è tanta passano l’inverno entro poche centinaia di metri dalle spiagge.
La stagione di caccia al cervo si apre il primo d’Agosto soltanto per i cervi maschi. Il giorno dell’apertura diversi capi vengono abbattuti vicino alla strada da cacciatori che guidano avanti e indietro nelle zone più favorevoli sperando di scorgere un cervo “facile facile.” Quelli che hanno gambe e polmoni in piena forma invece lasciano la macchina sulla strada quando è ancora buio e si inerpicano il più in alto possibile dove la macchia fitta si dirada e uno può scorgere la sua preda più facilmente. Ma in Agosto la caccia “vera” (non dalla macchina) è un’ “ammazzata.”
Moscerini e zanzare ti attaccano a sciami. Le erbacce folte e alte sino a un metro e più ostacolano il passo e nascondono buche e crepacci insidiosi. I cespugli sono pieni di foglie, e i cervi sono pressochè invisibili in quel mare verde. E per “sfondare” attraverso macchia e rovi che pungono e strappano uno fa più rumore di una mandria di bufali.
Dopo la prima settimana di caccia i cervi maschi sembrano di essere spariti. In basso, o sulle colline ai piedi dei monti, uno trova soltanto cerve e cerbiatti (e neanche tanti) e tante orme. Di cervi cacciabili, niente. Eppure ci sono ancora, sebbene molti di essi si siano trasferiti il più in alto possibile. Ma spesso si aggirano soltanto nelle ore antelucane e si nascondono durante il giorno nella macchia più fitta sul fondo dei burroni più scoscesi dove neppure i migliori segugi (se la caccia ai cervi col cane fosse permessa) riuscirebbero a scovarli. A questo punto uno deve soltanto aspettare. E quando il freddo e la neve inesorabilmente spingono i cervi in basso, la caccia al cervo di Kodiak comincia sul serio.
Alla fine di Ottobre si chiude la stagione di caccia nelle zone accessibili alle automobili. Kodiak ha pochi chilometri di strade, circa centocinquanta in tutto. E le strade coprono una parte infinitesimale dell’isola. Verso la fine d’Ottobre, se è nevicato, la caccia nella zona stradale è più facile anche per quelli che non hanno gambe e polmoni da alpino. L’ultima settimana d’Ottobre anche le cerve femmine possono essere uccise, ma poi la stagione nella zona stradale si chiude il 31 d’Ottobre e i cervi rimasti devono temere soltanto orsi, bracconieri, e le tormente di neve. Ovviamente la popolazione di Sitka nelle zone raggiungibili da strade verrebbe facilmente decimata se la stagione durasse più a lungo e se ogni cacciatore potesse uccidere più di un capo all’anno. Invece, dei quattro o cinque cervi che un cacciatore può uccidere ogni anno uno soltanto può essere abbattuto nella zona stradale. Gli altri devono essere incarnierati nelle zone remote, raggiungibili soltanto in barca o con un aereo anfibio. Nelle zone remote la stagione continua fino alla fine di Dicembre, ed è in queste lande selvagge che i più bei carnieri di cervi vengono realizzati.
Sia i turisti che i cacciatori locali che desiderano cacciare nelle zone remote possono contare sui servizi di guide specializzate. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i prezzi. Il servizio più economico è quello “a giornata.” In Kodiak ci sono diversi proprietari di grossi cabinati veloci che si offrono di trasportare i cacciatori e sbarcarli su spiagge remote. Si parte la mattina presto, si arriva a destinazione all’alba, si caccia tutto il giorno, e al tramonto cacciatori e prede si imbarcano per ritornare a Kodiak. Il costo varia dalle trecentomila alle cinquecentomila lire al giorno. I risultati sono ottimi alla fine della stagione, quando la neve ha spinto i cervi sulle spiagge o nei boschi vicini alle spiagge. Comunque la caccia è sempre un’attività aleatoria, e anche le guide migliori possono far male i conti, e se un gruppo di cacciatori viene sbarcato dove un altro gruppo ha cacciato il giorno prima, i risultati possono essere magri. D’altro canto, in un negozio d’articoli sportivi a Kodiak c’è la foto di una di queste barche di... corsari venatori letteralmente coperta di cervi: otto cacciatori e QUARANTA cervi, cinque per ogni cacciatore--in un giorno solo!
Per i più avventurosi il “taxi” d’Alaska (l’aereo anfibio) è il veicolo giusto. Si noleggia un aereo (il costo varia dal tipo d’aereo, il numero di cacciatori, e la distanza del posto di caccia) e il pilota ammara in un lago o una baia e scarica cacciatori e attrezzatura per poi ritornare dopo un numero prestabilito di giorni, ad una certa ora. I cacciatori rizzano una tenda e uniscono i piaceri del campeggio a quelli della caccia. L’unico problema è che ogni tanto, ritornando da una cacciata, qualche cacciatore trova una sgradita sorpresa: la tenda distrutta, il sacco a pelo ridotto a coriandoli, le provviste divorate, il resto dell’attrezzatura sparpagliato da qui all’anno prossimo, e orme e “fatte” d’orso ovunque. E il pericolo di tali sorprese aumenta quando i cervi uccisi vengono portati all’accampamento. L’odore di sangue e di carne cruda è irresistibile per un orso che si rispetti. Se ci sono alberi (la parte meridionale di Kodiak non ne ha), si devono sospendere provviste e cervi uccisi lontani dalla tenda e il più in alto possibile. I Kodiak non si arrampicano, ma se l’albero non è abbastanza grande e forte lo buttano giù a zampate. Questo tipo di caccia è senz’altro il più bello, ma non è per i pavidi!
Per un pò più di denaro, si può scegliere un... albergo galleggiante che permette al cacciatore di passare diversi giorni nelle zone migliori senza dover temere l’arrivo di ospiti pelosi e sgraditi, e (se uno è un pò anziano) senza doversi alzare al mattino con gli acciacchi e i dolori che il dormire sulla fredda terra spesso produce nonostante l’impiego di moderni materassini e costosi sacchi a pelo. Diversi pescatori di professione e alcune guide specializzate hanno grandi barche più che capaci di affrontare le tempeste che spesso si abbattono su Kodiak. Durante la stagione di caccia essi sbarcano i cacciatori su una spiaggia remota (in genere queste barche vanno molto più lontano di quelle che operano “a giornata”), e li riprendono la sera. Docce bollenti, pasti caldi luculliani, e una soffice cuccetta attendono lo stanco ma felice cacciatore ogni sera, e i cervi uccisi vengono appesi alle sartie o stipati in celle frigorifere--in barba agli orsi! E il giorno dopo si continua a cacciare, e se tutti hanno fatto la loro quota magari si spara alle anatre o si fa un pò di pesca. Questa vacanza venatoria di qualità è ancora un’occasione, se uno considera i risultati quasi sempre buoni e spesso ottimi, la sicurezza ed i comforts offerti, e la bellezza e la solitudine dei posti visitati. Il prezzo varia, ma in genere è intorno ai tre milioni e mezzo alla settimana.
La più costosa vacanza venatoria in Kodiak è anche la più comoda: una settimana in un padiglione di caccia con camere da letto, sauna, televisione e tre pasti di gran lusso al giorno, più il servizio di trasporto in barca e la compagnia di guide professioniste che ti trovano i cervi con gli occhi bendati e li sventrano e spellano dopo che li hai abbattuti. Questo è il tipo di vacanza che ogni cacciatore dovrebbe godersi almeno una volta nella vita. E quando uno si è stancato di sparare ai cervi, ci sono anatre al capanno o dalla barca, o salmoni e halibut da pescare. Se non è il paradiso, poco ci manca. I prezzi vanno da circa cinque milioni in sù, secondo i tipi di caccia e di servizi richiesti.
I cacciatori locali che non vogliono o non possono spendere molto per la caccia al cervo hanno quindi due alternative: o limitarsi alla zona stradale, dove si può uccidere un cervo solo, la stagione finisce prima che le condizioni divengano propizie alla caccia, e dove la competizione è accanita e i cervi molto più smaliziati, o si va alle zone remote con la barca propria (moltissimi abitanti hanno motoscafi d’altura) o con quella d’un amico generoso. Quest’ultimo tipo di caccia è reso complicato da due fattori: il rischio di essere colti da un’improvvisa tempesta o dalla nebbia fitta, e le maree molto accentuate. La differenza fra alta marea e bassa marea può essere, a seconda dei giorni, fino a quattro o cinque metri in senso verticale. Non sembra tanto, però in senso orizzontale un’escursione di quattro metri può significare, nelle baie poco profonde, fino a qualche centinaio di metri. Su spiagge dove il fondo scende più
rapidamente, si tratta sempre di almeno dieci metri. Il che significa che se uno approda ad alta marea per cacciare, la barca rimarrà a secco dopo cinque o sei ore, dopo essere stata sballottata magari su un fondo roccioso dalle onde in ritirata. Se invece uno approda a bassa marea, quando torna troverà la barca irrangiungibile e, se non era stata ancorata bene, addirittura non la troverà più. Quindi si devono conoscere i fondali e le maree, bisogna ancorarsi bene (magari con due ancore) abbastanza lontano dalla battigia, e raggiungere la spiaggia con un canotto di gomma. E attenti al bagno! Se si cade nell’acqua quando la temperatura dell’aria è al di sotto dello zero e quella dell’acqua poco di più di zero, ci si può rimettere la pelle in pochissimo tempo.
Da qualche anno a questa parte un altro metodo di caccia è diventato molto comune, grazie ai piccoli fuoristrada a quattro ruote motrici. Queste macchinette scoperte sulle quali uno si siede come su una motocicletta, sono prodotti sia in America che in Giappone. Costano da dieci a quindici milioni di lire secondo la loro potenza, grandezza, e qualità. Possono andare quasi ovunque, anche attraversare fiumi e laghetti fino a settanta centimetri di profondità, e si inerpicano su sentieri di montagna come muli. I cacciatori li trainano su un rimorchio attaccato alla loro vettura o li trasportano su un camioncino dotato di rampe apposite. Giunti al posto preferito, parcheggiano la macchina, scaricano il quattroruote, e a cavallo di questo mulo d’acciaio raggiungono aree remote dove la stagione di caccia dura di più e dove ci sono meno cacciatori e più cervi. Ed è certo molto più facile riportare un cervo abbattuto con queste macchinette che dover sgambare fra montagne e boschi portando trenta chili di carne nello zaino.
Tanti cervi, perciò, e tanti mezzi per cacciarli. Ma anche se il carniere è ricco e allettante, non è mai facile. O uno investe molto denaro, o investe molta fatica. Ma quando due o tre bei trofei sono appesi al muro del salotto, il congelatore è colmo di ottima carne, e le tenere e succulente bistecche di cervo (senza antibiotici, ormoni, polverine e microbi di “vacca pazza”) rosolano sul barbeque, uno non pensa più ai soldi spesi , al sudore colato, o ai pezzettini di pelle perduti tra i rovi. E i ricordi di una bella cacciata nel mezzo di un ambiente naturale inviolato e meraviglioso, di un tiro impeccabile, e di una nobile preda abbattuta onorabilmente rimarranno per sempre, vividi e dolci, nel cuore del cacciatore.



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