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CACCIA ALLE ANATRE AL CAPANNO
di Giovanni Tallino - Kodiak (Alaska) - U.S.A.

Voglio condensare in questo articolo ciò che ho imparato sia leggendo
ciò che i veri esperti hanno scritto sulla caccia alle anatre, sia ciò che ho vissuto in palude o sui fiumi in almeno tre decadi di caccia ai
palmipedi. Non è impresa facile, e molti dettagli li dovrò tralasciare per motivi di spazio. Ma spero di poter fornire ai miei pazienti lettori
almeno i princìpi e i trucchi del mestiere più importanti. Sebbene non virulento e debilitante come il "Mal d'Africa", il
"Maldipapera" è tuttavia una grave malattia che si può contrarre in una sola giornata passata dinanzi al "chiaro" (un fazzoletto più o meno
esteso di acqua libera nel mezzo di canneti, marcite, ecc.) , quando la
lunga ma mai noiosa attesa è punteggiata dai momenti febbrili quando una punta d'alzavole o un paio di germani sorvolano il gioco degli stampi ad
alta quota cercando di rendersi conto se vi sia un inganno mortale celato fra erba, canne e frasche o se il chiaro sia un rifugio ideale
dalle insidie umane ove riposarsi per un po' prima di ritornare ai sentieri del cielo.
Io il Maldipapera lo presi tanti anni fà, per "colpa" di un mio amico
carissimo e compagno di scuola, Virgilio Raganelli, Romano de Roma come me. Suo padre, un gentiluomo di cui si è quasi estinta la razza in
questo mondo oggi dominato da uomini piccoli e superficiali, era socio della meravigliosa riserva di Fogliano, a sud di Roma--oggi purtroppo
divenuta un ennesimo parco naturale. Invitato da Virgilio e dal suo papà, ebbi l'occasione di conoscere la caccia alle anatre dalla botte o
dal "cestino" (un capanno di frasche su una piattaforma di legno situato nell'acqua e raggiungibile solo col barchino). Non voglio dilungarmi
troppo, ma non si può tralasciare di accennare con nostalgia all'imbarco a buio pesto nel barchino; al saccone coi richiami vivi che berciavano
sommessamente durante il tragitto sull'acqua nera della laguna, improvvisamente rotta con spruzzi d'argento dal salto di un cefalo; al
sibilo di ali ancora invisibili nel cielo nuvoloso; e all'improvvisa apparizione di un qualcosa di ancora più scuro nell'oscurità totale: la
botte e le frasche che la mimetizzavano.
E poi l'ansia che ti attanagliava mentre il barcaiolo buttava un centinaio di stampi ed i richiami vivi intorno alla botte; e poi, fra
lusco e brusco, sagome alate a forma di bottiglia che schivavano chissà perchè il gioco nonostante il berciare frenetico dei richiami vivi; e
poi un paio d'uccelli meno sospettosi che piegavano le ali all'ingiù, planavano verso gli stampi, abbassano le zampette per ammarare; e poi le
fiammate degli spari che quasi t'accecavano nella luce incerta. E poi... l'estasi del trionfo o l'amarezza della sconfitta. Se la mira era stata
giusta, due corpicini ancora palpitanti galleggiavano a pancia in sù fra
gli stampi, mentre piume e penne ancora discendevano dal cielo come neve grigia. Se invece si era fatto padella, che diamine! Stava ancora
albeggiando, il vento era quello giusto, e altre occasioni non sarebbero mancate.
Come si fa a vivere tali momenti senza ammalarsi di Maldipapera? Io lo
presi e non me ne liberai più, e me lo portai persino negli Stati Uniti. Per molti anni la caccia alle anatre diventò troppo facile. In Montana
non le caccia quasi nessuno, e non sentii mai il bisogno di acquistare un paio di stivaloni a tutta coscia, o una dozzina di stampi, o una
barca, o un cane da riporto. Mi recavo a uno dei tanti laghetti naturali o artificiali nel mezzo della prateria o degli interminabili campi di
grano già mietuto, e mi avvicinavo alle sponde senza cercare di nascondermi. Quasi ogni laghetto ospitava almeno una cinquantina, ma a
volte anche più di un centinaio di germani, codoni, alzavole, canapiglie, ecc. Vedendomi, le anatre partivano via in massa, a volte
sorvolandomi a meno di venti metri. Ma non mi sarei mai sognato di sparare mentre mi turbinavano intorno. Se avessi sparato forse ne avrei
ucciso soltanto un paio, ma le altre non sarebbero tornate più per almeno due o tre giorni e sarebbero divenute sospettosissime. Invece di
sparare, mi trovavo un angoletto riparato, magari tagliavo qualche frasca per nascondermi meglio, e aspettavo. In una ventina di minuti, le
anatre cominciavano a ritornare. Ma se erano partite in formazione
compatta, ritornavano invece alla spicciolata, una o due alla volta, una punta di tre o quattro, ma mai tutte insieme. E la sparatoria
cominciava. Se la mira non faceva cilecca, avevo il mio carniere legale di sette anatre in meno di mezz'ora. E mentre raccoglievo gli uccelli
uccisi, il resto delle anatre che ancora ritornavano non si spaventavano troppo, tant'è vero che spesso si buttavano in acqua a tiro mentre io
raccoglievo le loro sorelle defunte. E neanche serviva il cane per raccogliere le vittime. Il vento che spira sempre abbastanza forte nelle
pianure del Montana le sospingeva verso riva. Quelle che si impigliavano
nelle piante acquatiche a qualche distanza da riva le recuperavo con una canna da pesca telescopica da lancio col relativo mulinello riempito di
filo di nylon molto grosso. Verso la fine della lenza avevo legato tre o quattro grossi ami a tre punte, uno vicino all'altro, e all'estremità un
pezzo di manico di scopa. Lanciavo il manico di scopa oltre l'anatra che galleggiava fra l'erba e lo ritiravo piano piano finchè gli ami non
fossero in contatto con l'anatra. Un colpetto di polso, e gli ami si impigliavano fra le penne o a un'ala o una zampa, e via! Non mi bagnavo
neanche le punte dei miei stivali da cowboy.
Se il giorno dopo volevo prendere qualche altra anatra, non ritornavo mai allo stesso laghetto, ma lo facevo "riposare" per almeno una
settimana e mi recavo invece ad un altro. Così le anatre non diventavano mai troppo sospettose, e ne potevo prelevare molte fino al ritorno del
rigidissimo inverno e alla partenza delle anatre per climi più miti. Qui a Kodiak, l'isola a sud (ma non tanto) dell'Alaska dove abito
tuttora, la caccia alle anatre è invece molto più difficile per diverse ragioni. Prima di tutto, ci sono molti cacciatori che si dedicano a tale
caccia. Le anatre sono perciò sospettosissime e sempre in guardia. Poi non ci sono molti laghetti facilmente accessibili. La caccia ai
palmipedi perciò si pratica principalmente alle foci o nelle anse dei fiumi. In fondo non cè molta differenza da come si pratica in Italia.
Perciò credo che la mia esperienza possa essere "tradotta" in italiano e che possa essere utile ai miei colleghi cacciatori italiani ammalati
come me di Maldipapera.
I. Va a caccia di anatre dove ci sono le anatre
Questo sembra un consiglio inutile, ma non è poi così inutile. La presenza delle anatre in un dato posto dipende da molti fattori: vento,
pioggia, presenza di cibo, cacciatori nella zona, ecc. Ovviamente tali fattori ambientali e il loro effetto sugli spostamenti delle anatre
variano da zona a zona. Qui a Kodiak il vento dal nordest , specialmente se forte (50 chilometri all'ora o anche più) e accompagnato da pioggia o
neve, è un dono della natura ai cacciatori di anatre. Le tre baie principali nella zona sono aperte verso il nordest, e quando il vento
entra da tale direzione e forma grandi cavalloni, le anatre non possono rifugiarsi al largo ma devono entrare nelle foci dei fiumi, nelle
lagune, e nelle paludi costiere per ripararsi dal vento e dalle onde.
Quando tale vento spira, sarebbe del tutto inutile appostarsi in un capanno situato presso la bocca di una baia o di un promontorio vicino a
tale bocca. Le anatre sono da qualche altra parte. Purtroppo molto spesso i cacciatori di palmipedi si affezionano ad un particolare
capanno dove magari hanno ucciso diverse anatre col vento di ponente e ci ritornano anche quando il vento è di levante, ed il risultato è una
"purga" completa, mentre i cacciatori che hanno tenuto conto delle condizioni atmosferiche prima di decidere dove cacciare sono quelli che
torneranno col carniere colmo. Perciò bisogna conoscere le abitudini dei selvatici e i loro spostamenti nella zona dove si caccia. Un diario di
caccia nel quale si annotino vento, condizioni atmosferiche, e i
selvatici uccisi o avvistati sarebbe molto utile.
La presenza umana è un altro fattore importantissimo. Se si vuole sparare alle anatre bisogna sacrificarsi un po'. I posti più comodi e
più vicini alla strada sono quelli che magari funzioneranno più o meno bene all'apertura, ma che sono totalmente privi di anatre dopo la prima
settimana di schioppettate. Mi viene tanto da ridere quando vedo diversi cacciatori appostati in tali zone a cento metri l'uno dall'altro, ognuno
con centinaia di stampi davanti al capanno e facendo la serenata a l'un l'altro coi richiami a bocca mentre nel cielo non si vede neanche una
penna. In genere vedo questi illusi al ritorno da una proficua cacciata ai becchipiatti sulla riva di un laghetto di montagna, ben lontano dalla
folla anche se faticosissimo da raggiungere a piedi trasportando oltre allo schioppo uno zaino con una dozzina di stampi, cartucce, bevande,
cibo e gli stivaloni di gomma da usare quando si raggiunge il luogo di caccia per mettere gli stampi in acqua e raccoglierli dopo la cacciata.
Altri posti utili sono raggiungibili soltanto con una barca. Un canotto di gomma con un piccolo fuoribordo permetterà al cacciatore di
raggiungere posti dove 90 per cento degli altri cacciatori "appiedati" non potranno andare. E dove ci sono meno cacciatori quasi sempre ci sono
più anatre. Io ho addirittura comprato un "Argo", una macchinetta anfibia a sei ruote motrici che cammina senza intoppo sul fango delle
paludi e nelle marcite, attraversa ruscelli e laghetti (il battistrada delle gomme ha come delle flangie che funzionano nell'acqua come la
ruota laterale degli antichi battelli a ruota), e passa fra cespugli e
alberelli come un rinoceronte. Anche le anatre più diffidenti e smaliziate devono mangiare. Se c'è un
campo di grano o granturco vicino ad una zona palustre, attirerà le anatre come una calamita, mentre il lago o il padule più bello (agli
occhi dei cacciatori) situato dove c'è poco da mangiare non sarà
certamente mai un buon posto per costruirci un capanno. Eppure tanti cacciatori decidono di cacciare dove le anatre non ci sono puramente
perchè la zona "sembra" adatta. Purtroppo la montagna non va mai da Maometto, e se si vogliono uccidere delle anatre bisogna fare uno
sforzo, andarsele a cercare, ed essere sempre pronti a cambiare il piano d'azione a seconda delle circostanze.
II. Le anatre non sono cieche
Un capanno ben costruito è importantissimo. Quelli "prefabbricati" di plastica in genere sono del tutto inutili. La plastica luccica quando si
bagna, le pareti sventolano come bandiere e fanno rumore quando tira vento, i colori mimetizzati sono molto spesso diversi da quelli
dell'ambiente circostante, e la forma quadrata di tali capanni non esiste in natura. Perciò, se la legge proibisce appostamenti fissi o il
taglio di piante per costruire un capanno, una soluzione è l'acquisto di quei teli mimetizzati militari che sono ruvidi e non luccicano se
bagnati, e che sono "tagliuzzati" per imitare le foglie vere per non offrire troppa resistenza al vento e per presentare un aspetto più
naturale. Un paio di questi teli legati a diverse verghe di legno o alluminio verniciate di verde, marrone e giallo piantate nella terra
vicino a cespugli e piante vere sembrerà molto più naturale agli occhi acutissimi di un beccopiatto.
Ma, tutto sommato, il miglior capanno temporaneo è un telo di plastica impermeabile mimetizzato (coperto da qualche ciuffo d'erba tagliata sul
posto) su cui il cacciatore, coperto da giaccone, stivaloni a tutto petto e cappello mimetizzati, nonchè da qualche altro ciuffo d'erba
palustre cosparso sul suo corpo, giace supino nell'erba alta presso le sponde del chiaro. Le anatre sono sospettosissime di sagome erette,
tipicamente umane, ma un uomo sdraiato nell'erba e coperto d'erba è pressochè invisibile. Un altro tipo di capanno temporaneo è una buca fra l'erba della riva
profonda abbastanza per nascondere il cacciatore fino al petto e larga abbastanza per permettergli di muoversi. Uno sgabello per sedersi e per
salirci sopra per uscire dalla buca è indispensabile. Spesso è impossibile mantenere una tale buca asciutta. Se la si scava dove la
riva è bassa, si incontrerà acqua quasi subito, e se piove si riempirà lentamente. Ma con un buon paio di stivaloni di gomma a petto, due o tre
paia di calzettoni, e mutandoni di lana si potrà sopportare il freddo e l'umidità di tale "capanno" abbastanza bene.
III. Gli stampi devono sembrare anatre vere
Capanni e stampi devono essere situati col vento alle spalle. Le anatre scelgono sempre la riva più riparata per ammarare, dove sponda,
vegetazione ed altri ostacoli le proteggono dal vento. Fra l'altro, gli stampi situati vicino alla riva opposta del lago o fiume, dove le onde
sono più forti, ballonzolano in maniera del tutto innaturale. Gli stampi con chiglia vuota che, a dire di chi li fabbrica, si riempie
d'acqua e li stabilizza, non valgono niente. Se c'è un po' di vento si
muovono lateralmente come se sbandassero. Le anatre vere non si muovono così, e se vedono tale movimento comprendono immediatamente l'inganno.
Gli stampi migliori sono quelli il cui corpo è abbastanza pesante (fatti di plastica spessa) e dotati di chiglia riempita di pallini di piombo o
di sabbia per stabilizzarli nel vento. I migliori sono fatti di sughero, ma costano un occhio. La vernice degli stampi deve essere ruvida e opaca anche bagnata. Gli
stampi che luccicano quando si bagnano spaventano le anatre. Prima di acquistare gli stampi grattateli con l'unghia del pollice. Se la vernice
viene via facilmente rifiutateli. Nel sacco gli stampi vengono strofinati l'uno con l'altro mentre si trasportano. Se la vernice viene
via facilmente saranno inutili dopo tre o quattro cacciate a meno che non li riverniciate, il che è una gran rottura di scatole...
Gli stampi migliori sono quelli con le teste girevoli. Quelli peggiori
sono quelli con le teste fisse che guardano in avanti e il collo eretto nella posizione di anatre allarmate e pronte a volar via. Soltanto
un'anatra stupida (e non ce ne sono molte) verrebbe tentata ad ammarare nel mezzo di un gruppo di anatre che appaiono spaventate. Gli stampi con
le teste girevoli invece sono molto più naturali se arrangiati in posizioni diverse: certi con la testa in avanti, altri con la testa
girata di lato, e diversi con la testa all'indietro, come se si stessero lisciando le penne o se fossero addormentati. Il cordino degli stampi deve anche essere usato in maniera giusta.
Almeno un terzo degli stampi si deve sistemare col cordino legato o attorcigliato alla parte posteriore della chiglia, altrimenti tutti gli
stampi sarebbero puntati nella stessa direzione, come se fossero anatre allarmate da un pericolo ancora lontano. Quando le anatre vere sono
posate in acqua e sono tranquille, sono orientate in direzioni diverse.
Due o tre mezzi stampi di tipo "culoinaria" che imitano anatre colla metà anteriore sommersa mentre mangiano erbe acquatiche sul fondo
rendono il "gioco" ancora più naturale. Non so se siano legali in Italia, ma oggi in molti stati americani sono di moda (e funzionano
benissimo) degli stampi di germani reali con un motorino a batteria che ne fa sbattere le ali. Ma certi altri stati li hanno vietati perchè
funzionano anche troppo bene.
Quando un gruppo di anatre è nell'acqua, gli uccelli nuotano quì e là, si muovono, si tuffano, si puliscono le penne, ecc. I loro movimenti
creano piccole onde e increspature. Se non tira vento, un gruppo di anatre vere si riconosce immediatamente da un gruppo di stampi per via
di tali increspature. Un gruppo di stampi immobili è del tutto innaturale o indica pericolo, poichè le anatre vere si immobilizzano per
qualche secondo prima di involarsi quando c'è un pericolo. Se non tira vento (il che è già un problema a caccia di anatre, chè le anatre si
muovono poco se non tira vento), bisogna cercare di dare agli stampi una sembianza di vita. Qui in America ci sono degli stampi motorizzati che o
nuotano in circolo grazie a delle eliche, o si tuffano e muovono l'acqua, o oscillano creando piccole onde fra gli stampi. Se non sono
ancora approdati in Italia, c'è un trucco molto meno complicato e molto più a buon mercato. Basta far passare il cordino di uno o due degli
stampi in un pezzo di tubo di piombo. Il cordino, invece di essere attaccato aun'ancoretta di piombo sul fondo del chiaro, scorre
attraverso il tubo ed arriva fino al capanno. Quando qualche anatra sorvola il chiaro, il cacciatore tirerà i cordini, e gli stampi legati
ai cordini si tufferanno all'ingiù nell'acqua come anatre vere in cerca di cibo e produrranno onde e spruzzi che faranno muovere tutti gli altri
stampi.
Gli stampi devono essere sistemati in modo giusto per fare ammarare le anatre a tiro. Uno dei miei sistemi preferiti è quello nel (rozzo)
disegno che accompagna questo articolo.
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Il "coso" quadrato sul basso è il capanno, e le macchioline di fronte
al capanno rappresentano gli stampi. Gli stampi più lontani dal capanno
non devono essere a più di venticinque metri. Le anatre che ammarano fra
altre anatre preferiscono farlo in una zona più aperta. Il "buco" deve
essere davanti al capanno, o le anatre si poseranno fuori tiro. Io non
aspetto mai che si posino. Sparare alle anatre a fermo nell'acqua non è
sportivo e se ne feriscono più di quante se ne uccidano, perchè gran
parte del corpo dell'anatra è protetto dall'acqua, e la parte del corpo
al di sopra dell'acqua, eccettuati collo e testa, è dura e ossuta e poco
vulnerabile. In genere io comincio a sparare un momento prima che si
posino, alzandomi in piedi e spaventandole. A quel momento le anatre
cercheranno di innalzarsi verticalmente, il che le rende più lente e
relativamente più facili da colpire. |
IV. Armi e munizioni
Le anatre sono uccelli "duri" i cui organi vitali sono protetti da penne, piume, una pelle spessa e resistente, uno strato di grasso
muscoli potenti e ossa dure e pesanti. Per abbatterle e per non perderle (se ferite nuotano via e si tuffano sott'acqua, sfuggendo anche ai cani
più esperti) bisogna colpirle con un numero elevato di pallini. Il calibro 12 è il più indicato, e le cartucce devono essere corazzate, con
almeno 36 grammi di pallini, o anche Magnum. Se si caccia con doppietta o sovrapposto, una strozzatura di tre stelle per la prima canna e una di
una stella per la seconda andrebbero bene. Con automatico o pompa una
strozzatura piena è di prammatica anche se è un po' eccessiva per i tiri
vicini quando le anatre hanno "creduto" agli stampi. Qui da noi, purtroppo, il piombo non è più permesso per la caccia alla
migratoria. Fino a pochi anni fa i pallini di ferro erano l'unica alternativa. Erano un disastro. Molto più leggeri del piombo non
penetravano abbastanza e un gran numero di anatre se ne andavano via a morire lontano sebbene colpite in pieno a trenta o trentacinque metri
con una carica di pallini del 2. Quaranta metri era già un tiro impossibile. Oggi le cartucce con pallini di ferro sono state
perfezionate, e hanno una velocità molto più alta che ne ha migliorato la penetrazione fino ad un certo punto. Ma rispetto al piombo il ferro,
anche a velocità estreme, è sempre scadente.
Ma io preferisco usare un nuovo tipo di munizione, la "Hevi-Shot" (nome commerciale che storpia le parole inglesi "heavy shot", "pallini
pesanti") prodotta dalla Remington. I pallini sono fatti di nichelio, ferro e tungsteno, e sono durissimi e addirittura hanno un peso
specifico più alto di quello del piombo. Uccidono le anatre come i fulmini di Giove. Se si azzecca l'anticipo, un'anatra a sessanta o più
metri viene giù come uno straccio. L'unico problema è il costo: una scatola di dieci cartucce costa da 15 a 18 Euro. Però se uno considera
quanti soldi si spendono per la caccia, da licenza a fucile, da stampi a
stivaloni, da benzina a barche, da cane a vestiti specializzati, allora che differenza fa spendere un po' di più per delle cartucce che
funzionano davvero?
V. I richiami... Un bel tacer non fu mai scritto
A meno che il cacciatore di palmipedi non abbia grande esperienza e ottimi richiami a bocca (quelli "buonini" costano almeno venti Euro.
Quelli veramente buoni cinquanta o più) è meglio che stia zitto e si affidi ad un buon posto, un capanno fatto ad arte, e un "gioco" di
stampi quasi perfetto. Chiamare le anatre è un'arte difficile, specialmente per quelli che le anatre vere non le hanno sentite mai. In
genere il cacciatore principiante compra un richiamo scadente, e quando si siede nel capanno comincia a strombettare tanto spesso e tanto forte
da far cadere le mura di Gerico.
Per ottenere dei risultati positivi, conviene andarsene a un parco cittadino dove i germani selvatici si sono mescolati alle papere bianche
e ascoltare le anatre vere, o comprare un nastro e ascoltarlo bene diverse volte. Poi il richiamatore principiante dovrà cercare di
riprodurre i richiami principali. Ce ne sono tre: il richiamo "lontano" (quando una germana chiama una punta di anatre che stanno volando a più
di trecento metri da essa), il "quack" singolo (che è il più difficile e
che va usato molto poco e con intervalli lunghi mentre le anatre si avvicinano), e la "risatina" (che le femmine fanno mentre bisticciano
intorno al cibo).
Il primo è una serie di lunghi "quaack" decrescenti sia di volume che di tono. Non si deve mai usare mentre le anatre si avvicinano, ma solo
se non sembrano di aver visto gli stampi o se si allontanano dopo averli sorvolati ad alta quota. Il secondo è un "quack" corto, non molto sonoro. L'uso delle dita
intorno alla "tromba" del richiamo è importantissimo per la modulazione di tale richiamo.
Il terzo si produce "parlando" nel richiamo mentre si soffia. Si dice un veloce "tick-a-tuck-tick-a-tuck-tick-a-tuck" modulandolo con le dita
intorno alla tromba. Questo è un richiamo efficacissimo quando le anatre stanno quasi a tiro ma ancora non si sono decise ad ammarare, e funziona
anche meglio se alternato a qualche "quack" singolo.
Come ho già scritto l'arte del richiamo è difficile, e basta una sola nota sbagliata per perdere un'occasione d'oro. Fortunatamente, più le
anatre sono infastidite, sparate, e spaventate, e meno "parlano". Perciò se anche il cacciatore se ne sta zitto (evitando così di fare sbagli),
le anatre possono facilmente venire ad un gioco muto.
VI. Il cane da riporto
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Sarò laconico su questo punto: sebbene tutti i cani capaci di nuotare e
riportare possano essere utilizzati per questa caccia, le razze veramente utili sono il Labrador (nero, cioccolato, o giallo), Il Golden
retriever, o il Chesapeake. Sono resistenti al freddo, galleggiano benissimo, nuotano come siluri, ed hanno un buonissimo naso. Sono razze
che sono state create esclusivamente per la caccia alle anatre ed oche,
e sono anche ottimi cani da compagnia e da salotto (ma attenti al Chesapeake, che può essere un po' mordace e permaloso, e che del resto
è un cane molto testardo e più difficile da addestrare delle altre due
razze). |
VII. Sicurezza innanzitutto
A caccia in palude non si deve mai andare da soli. Ci sono troppi pericoli. A volte si può affondare nel fango fino al petto, e se non si
viene soccorsi in tempo si può morire di freddo o anche annegare se l'acqua cresce. Si può cadere da un barchino o rovesciarlo mentre si
sistemano gli stampi. Se si guada un fiume o un ruscello o un laghetto e si scivola e cade, gli stivaloni a tutta coscia o quelli a tutto petto
intrappolano l'aria, e forzano il corpo a galleggiare a testa in giù nell'acqua. Ogni anno ne muoiono tanti così, fra cacciatori e pescatori.
Oggigiorno sono disponibili dei salvagente automatici comodissimi--sono
un paio di bretelle con una bomboletta di anidride carbonica e si gonfiano automaticamente se sommersi o tirando una manopola. Un mio
amico pescatore sarebbe sicuramente annegato dopo essere scivolato mentre guadava un fiume se non ne avesse indossato uno. Ma anche se non si annega, senza un compagno di caccia si possono
passare guai seri. D'inverno, la stagione migliore di caccia alle anatre, l'acqua è fredda e l'aria ancora più fredda. Se si cade in acqua
si perdono le forze e l'uso delle mani velocemente, e senza qualcuno che ci aiuti a tornare al caldo artificiale dell'auto si può morire in meno
di un'ora. E non so se abbiate mai provato a tirar fuori dalla tasca le chiavi della macchina e a cercare di aprire la portiera e accendere il
motore con le mani congelate. Non è facile.
VIII. In bocca al lupo
Mi rendo conto di aver scritto tanto e detto veramente poco. La caccia all'anatra, che per me è la più bella e appassionante, è un'arte
complicata, con tante variabili e imprevisti. Anche i miei trent'anni di esperienza non sempre mi evitano le purghe più abiette. E poi, anche
quando tutto il resto è perfetto, ogni tanto divengo il suddito fedele di Re Padella. Non voglio fare il "vantone", ma al piattello sono
ancora capace di spaccarne da ventidue a venticinque su venticinque ogni volta che ci provo. Ma quando una punta di germani crede al gioco il
cuore mi batte forte, la vista s'offusca, le mani mi tremano, e spesso
il Re Padella me li fa "graziare". Perciò non ti preoccupare, caro lettore. Non importa quante "purghe" tu
prenda a caccia d'anatre; nonostante padelle e "imboccate" (quando ti accorgi che il fiumicello che stavi attraversando è un paio di
centimetri più profondo di quanto siano alti i tuoi stivaloni);
nonostante la delusione di tornare a casa senza una penna mentre quel gaglioffo nel capanno a mezzo chilometro da te ne avrà buttate giù una
mezza dozzina; nonostante le liti con la moglie che non capisce perchè tu debba spendere centinaia o migliaia di Euro ogni stagione di caccia
per portare a casa quegli "uccellacci puzzolenti" (lei li chiama così anche se a te pare che odorino d'incenso e mirra) e debba lasciarla a
casa da sola ogni fine settimana; nonostante le ramanzine del capufficio che ha indovinato la ragione vera delle tue assenze ogni volta che spira
il maestrale--nonostante tutto il Maldipapera non ti lascerà mai. È un male inguaribile--grazie a Dio!
Giovanni
Tallino - Kodiak (Alask) - U.S.A.

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