La Beccaccia e il vecchio Flash
(Enna Luca Davide)


Cacciare con il dito fasciato non è il massimo, soprattutto se il dito è quello indice e, guarda caso, quello della mano destra che preme il grilletto. Il giorno, volle il caso che, per colpa delle abbondanti piogge che si erano posate sulle nostre colline, mi ritrovai ad affrontare una guazza ed un fango incommensurabili e superbi, per nulla invidiosi del fango dei nostri migliori e celeberrimi laghetti o fiumi in quanto si trattava di una sostanza collosa e, direi , affettuosa , dal momento che si affezionava agli scarponi in maniera tale da non potersene distaccare a nessun costo. Fu così che mi ritrovai a pattinare con gli stivali ed a fare uno strepitoso volo con doppio avvitamento e, dopo una lunga e gradevolissima strisciata , sempre nella fanga, volli provare la consistenza delle nostre rocce granitiche e saggiare la loro resistenza a contatto con un dito che le percuote con violenza. E' inutile dire, anche se vi potrebbero essere dei dubbi, che vinse la roccia e perse il dito , per un taglio a zero. Dopo attente ricerche eseguite con le più moderne tecniche scientifiche basate sulla osservazione empirica dell'oggetto contundente, mi dovetti rendere conto che soltanto il dito sanguinava, mentre la roccia non aveva nemmeno una stilla di sangue. Eppure sono certo di aver trovato scritto, in qualche oscuro testo di geologia, che le rocce hanno delle venature….Probabilmente esse non avevano subito nessuna lacerazione dal violento colpo che avevo loro assestato. Il vecchio Flash, stanco dalla camminata nel fango e nel bagnato, ma sempre sorridente e scodinzolante , mi rimirò e stette fermo in attesa di ordini , che, poi , probabilmente non avrebbe eseguito, visto che, fino a quel momento, lo avevo condotto in un luogo totalmente privo di selvatici e quindi la sua fiducia nelle mie doti cinegetiche si era notevolmente affievolita quel mattino. Dopo un po di riposo, per me e per la roccia… entrambi provati a causa del nostro incontro-scontro, decidemmo di proseguire, ma solo dopo aver eseguito una magistrale opera di bendaggio , nel migliore stile delle infermiere da prima linea . Il problema e che la scuola di formazione infermieristica doveva essere quella della grande guerra (1915-1918), dal momento che mi ritrovavo sull'indice una fasciatura degna del primo e più imponente combattimento pugilistico di Rocky, la quale faceva diventare il mio indice delle dimensioni di un colombo. Per non esagerare dirò che si trattava delle dimensioni di un colombo torraiolo e non di un colombaccio, anche se i miei colleghi, cacciatori e cani, se interrogati, avrebbero risposto, al solo scopo di screditarmi, che la fasciatura aveva al massimo le dimensioni di una tortora, ma non di una tortora comune, altrimenti si sarebbe sfiorato il ridicolo, bensì di una tortora dal collare, sottolineando quindi la gravità della ferita degna di medaglia sul campo. E qui non vorrei tediare il lettore aggiungendo che, anche in quel caso, i miei colleghi potevano avere qualcosa da ridire , dal momento che, essendo in un bosco, sarebbe stato difficile avere una medaglia guadagnata sul campo… Comunque proseguimmo senza intoppi fino a quando l'amico Pinco ( nome generico…) non riuscì a sfrullare una beccaccia , con i piedi, ed a quel punto ci domandammo se i cani non avessero necessità di una visita dall'otorino. Dopo diverse rimesse il mio amico riuscì a piazzare una fucilata e la beccaccia, piegando un ala verso l'altra e facendo il segno del manico d'ombrello, gli fece capire che non solo non l'aveva colpita, ma non aveva centrato nemmeno la località dalla quale era partita. Quando vedemmo il volo affrontato dal beccolungo , capimmo che lo si poteva andare a cercare soltanto nei boschi della Dalmazia, dal momento che, a giudicare dalla direzione e dall'altezza , pareva che avesse deciso in anticipo di effettuare la migrazione di rientro. Decidemmo di abbandonare la ricerca e , mentre il sole si stagliava alto nel cielo e colombacci e ghiandaie , qui e li tagliavano l'azzurro dell'aria in cerca di un pasto , credemmo che fosse giunta l'ora del rientro verso l'automobile. Dopo alcune ore di cammino e , soltanto ad un paio di centinaia di metri dalla macchina, il vecchio Flash iniziò a segnare forte per terra . Le narici dilatate e le foglie di roverella scostate ad una ad una col tartufo , dopo aver più volte alzato il muso per prendere il vento, facevano capire che qualche cosa doveva per forza essere passata di lì. Vedendo delle chiazze tonde poco distanti intuii che la misteriosa regina del bosco aveva riposato da quelle parti e che si era spostata a fare una ricognizione, magari alla ricerca di qualche vermetto per arrotondare il notturno pasto. Flash iniziò come al solito a sbandierare la coda ed a segnalare sempre più forte la presenza del selvatico, cercando con più foga , vicino alle radici delle querce, nei bordi del cisto , nelle radure, fino a quando, arrivato a pochi passi da una ginestra spinosa, si arrestò in ferma. L'occhio fisso sul punto dell'effluvio, la testa alta ed i nervi tesi, ogni tanto un occhiata dalla mia parte , per vedere se ero pronto e poi di nuovo fisso, in mezzo alle foglie marce; bianco in mezzo al marron ed al verde dell'erbetta e del cisto. Fermo per un periodo interminabile davanti ad un cespuglio di ginestre, sicuro del fatto suo. Ad un certo momento, Flash ruppe la ferma e si decise di aggirare il macchione. Il vecchio cane fece la manovra con studiata attenzione, forte della sua esperienza, posizionandosi dall'altra parte e facendo capitare il cespuglio tra me e lui, ma sempre senza forzare, in maniera che la beccaccia stesse tranquilla nel suo rifuglio. Dopo un lungo tempo ed insistendo per farlo scattare, un passo e la beccaccia apre le ali e saetta tra le querce, poi , uno squarcio tra gli alberi, il tempo di inquadrarla, una fucilata e Falsh accorre al riporto, puntuale e delicato come sempre. Anche quel giorno il vecchio Flash ha dato il meglio di sé: si è fatto valere; l'emozione non l'ha tradito e soddisfatto arriva tenendo la beccaccia con fierezza, con la testa dello scolopacide che penzola dalle sue labbra. Si avvicina, scodinzola chiedendo una carezza e, quando la riceve, delicatamente deposita la beccaccia nella mia mano. A quel punto la cacciata della mattina è finita. Dopo tanta fatica, una preda, guadagnata con enorme sacrificio, sia mio che del vecchio Flash. Il vecchio amico che per tanti anni mi ha accompagnato, insegnandomi come mi devo comportare a caccia e dove devo cercare i selvatici. Il vecchio Setter, che mi ha fatto scoprire in che punti del bosco bisogna cercare con più attenzione, oppure dove si può mettere in covo una lepre o infrascare una pernice. Il vecchio amico, che mi riportato le anatre più difficili ed ha recuperato i feriti dai canneti più fitti ed insidiosi. Quella è stata l'ultima beccaccia del vecchio Flash. Probabilmente quella più ricordata, proprio perchè l'ultima cercata da lui, con la sua classe , con il suo collegamento ed il suo affetto, resistendo all'età ed agli acciacchi causati dalla Leishmaniosi. Nonostante tutto cacciando con forza e classe . Questo era il mio vecchio e caro Flash . Un amico da ricordare sempre e da tramandare nei ricordi ai figli ed ai nipoti. Buon viaggio vecchio Flash.

Luca Davide Enna (Alghero- Sardegna)