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- è successo...
- Piove come solo di Marzo riesce a fare. Lampi, tuoni e acqua a
catinelle, a tratti anche la grandine. Non riesco ad uscire di
macchina.
Quelle carogne di babbo e di Marcello mi hanno lasciato solo, visto
il tempo hanno preferito rimanere a casa. Ma ci vuole altro per
fermarmi quando decido di andare a caccia. Inoltre so bene che se
passa il temporale questo pomeriggio potrebbe riservarmi l'occasione
cercata per tante uscite.
Finalmente spiove, addirittura appare qualche raggio di sole, ma non
mi fido e prendo impermeabile ed ombrello che uniti alla carabina e
al treppiedi per l'appoggio mi fanno assomigliare ad un mulo da
soma.
L'appostamento è a circa un chilometro. Mentre mi incammino il sole
si scopre del tutto ed è uno spettacolo, i colori sono vivissimi.
Tutti gli animali sono in attività in queste ultime ore del
pomeriggio.
Appena mi affaccio nel campo in cui aspetterò fino a buio la preda
alcuni fagiani frullano prima che riesca a vederli a terra, altri
pedinano veloci verso il bosco, quelli più lontani continuano
tranquilli a pascolare. In tutto c'erano sicuramente più di
quaranta fagiani e solo questo è uno spettacolo perchè in questa
Zona di Ripopolamento e Cattura non un
animale di allevamento ha mai messo piede.
Appoggio l'ombrello e l'impermeabile, monto il treppiedi, tolgo la
carabina dalla custodia, la carico e la posiziono sull'appoggio. Poi
mi provo ad imbracciarla, va bene per quell'angolo di campo ma non
riuscirei a sparare dall'altra parte.
Sposto il treppiedi, ecco adesso torna bene.
Mi giro verso l'altra parte del campo e rimango paralizzato, un
Daino è appena uscito dal bosco a circa settanta metri e mi fissa
immobile.
Non muovo un muscolo, ma il cuore è impazzito.
Anche la mente produce un groviglio di pensieri e di emozioni, il
dominante è che l'animale se ne andrà e anche questa volta non
riuscirò a sparare. Poi inizio a ragionare, è un maschio si vede
benissimo il pennello, ma non si vedono palchi. A occhio nudo non si
direbbe un animale adulto che ha già perso i palchi, ma non si può
mai sapere. Se fosse un fusone
non potrei sparare perchè mi è stato assegnato un palancone o un
piccolo.
I minuti passano, l'animale non si muove, probabilmente stà
cercando di decifrare che cosa c'è di strano nell'ambiente
abituale.
Ma io non mi muovo, è un gioco di nervi.
Ad un certo punto gira la testa verso il bosco dove probabilmente è
fermo il resto del branco. Mi rendo conto che, forse, non va via più.
Infatti se mi avesse conosciuto sarebbe fuggito precipitosamente.
Torna a guardarmi per ancora un minuto, poi abbassa la testa
ed inizia a brucare.
Lentamente porto il binocolo agli occhi, avevo intuito bene, è un
piccolo, si vedono chiaramente gli abbozzi ancora ricoperti di
pelle.
Imbraccio il fucile, aziono lo stecher, il daino muove alcuni passi
poi si ferma in posizione perfetta.
Lo sparo mi coglie di sorpresa come tutte le volte (altrimenti a
cosa servirebbe lo stecher).
L'animale parte a razzo e vedo lo specchio anale scomparire nel
bosco.
Rimango esterrefatto, come è possible.
So per esperienza che tale reazione può anche essere sintomo di un
colpo mortale, ma l'effetto non mi piace per niente.
Aspetto un interminabile quarto d'ora, nel frattempo scarico e metto
in custodia la carabina.
Ma come è possibile aver fallito un colpo così facile, mah!!!!!
Mi avvio infine verso il punto di sparo, quando arrivo ad alcuni
metri noto subito nell'erba una larga striscia di sangue che
scompare nel bosco.
La seguo senza indugio e dopo circa quaranta metri lo vedo riverso.
Il colpo ha preso in pieno il cuore.
Taglio un rametto di una pianta sempreverde e lo pongo in bocca al
Daino.
Poi lo accarezzo,
ONORE A TE SPLENDIDO ANIMALE.
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Claudio Calusi
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