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Ricordo di un amico
di Aldo Gliozzi (pisa)
Sabò, era un breton bianco e arancio, di taglia grande, molto oltre la norma, ma bellissimo, intelligente come (forse più) di molti umani.
Quando era giovane, più di una volta mi era capitato, di essere fermato a
piedi, ma anche in macchina, da persone che mi proponevano di farlo accoppiare o che mi chiedevano il recapito per futuri cuccioli.
L'ultima sua uscita di caccia avvenne il sette novembre 1992 (data del mio
compleanno).
Sabò aveva ormai dodici anni, e mesi prima era stato operato ( dal dr. Iori
di Fauglia (PI) per me un Mago, non solo un veterinario), di un tumore nella zona del fegato.
Sapevo già che le speranze di guarigione erano poche, ma Lui si riprese abbastanza bene e riuscì a cacciare settembre e parte di ottobre
regolarmente. Nei giorni prima dell'ultima Sua uscita però la malattia lo attaccò di
nuovo.
Ma quella mattina mentre mi vestivo per uscire, il suo sguardo era più intenso di sempre, i suoi occhi mi imploravano di portarlo con me. (Viveva
in casa con me, come tutti i miei cani del resto)
Decisi di quindi di caricarlo in macchina. Arrivati sul posto di caccia, Sasso d'Ombrone GR, ospiti di una riserva padronale, dopo i soliti saluti,
iniziammo cacciare.
Sabò però era in difficoltà e gli altri cani presenti furono certamente più
bravi di Lui.
I suoi occhi, di solito marrone vivo, erano spenti e colorati di blu scuro,
ogni volta che il mio sguardo li incrociava capivo che ormai era vicino a salutarmi per sempre.
Alla fine della mattinata, in prossimità di un rogaio enorme, ai bordi di un
bosco, tutti i cani iniziarono e cacciare forte, il guardia che ci accompagnava disse "Questo è il regno di un fagiano maschio vecchissimo, ma
da lì nessuno in tanti anni è riuscito a farlo frullare. E' troppo furbo".
Mentre ormai stavamo scorrendo avanti il rogaio, Sabò si fermò, ma non puntato, lungo il margine, alzò il naso e improvvisamente entrò fra i rovi.
Seguimmo i suoi movimenti solo dal rumore che faceva mordendo i rovi per farsi spazio. Ad un certo punto il silenzio, il cane non si muoveva più,
dopo alcuni secondi lo incitai a forzare, e infatti il vecchio fagiano frullò come un missile, con un cocococooooo stupendo, mio padre fu
velocissimo e di prima canna lo abbattè. Cadde nei rovi, ma Sabò lo riportò,
come sempre in tanti anni, lasciandolo sullo stradello davanti a mè.
Il cuore mi si spalancò, pensai che forse quella era la dimostrazione che
c'erano ancora speranze per il mio cane.
Purtroppo così non fù, arrivati alla macchina il cane era esausto, direi
spento, e il colore dei suoi occhi ormai di un blu quasi nero, si voltò verso di me e mi guardò dicendomi che quello era il suo ultimo fagiano,
l'ultima soddisfazione di dodici anni passati sempre insieme, a casa, a lavoro e in vacanza.
In quell'istante promisi a me stesso che non lo avrei più portato a caccia
anche se si fosse ripreso, non volevo che si stancasse e soffrisse la fatica
come quel giorno.
Pochi giorni dopo Sabò morì, ora riposa nel campo dietro casa, dove, cucciolo di pochi mesi, lo portavo a sentire le prime quaglie.
Con Lui se ne andato un amico, ma niente lo potrà cancellare dalla mia vita.
Aldo Gliozzi
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