Quel giorno di Novembre
| Era un giorno di novembre, con un clima ancora caldo, come ormai siamo abituati da qualche anno a questa parte. Mi alzai controvoglia dal letto. Se non avessi i cani, pensai, non andrei a perder tempo, ma loro, mi aspettano con impazienza dopo una settimana di inattività. ..E va bèh, dissi a me stesso, .. dai .. fallo per loro. Dopo essermi vestito quasi svogliatamente, mi avviai verso la cucina, per fare colazione. Spalancai la finestra, iniziava già a schiarire, l'aurora aveva già mosso i primi passi, di lì a poco avrebbe iniziato a correre. Nel cielo alcune nuvole si portavano dietro il caldo umido dello Scirocco. Alcuni merli che popolano i giardini della città già stavano chioccolando fin troppo rumorosamente. Anche quell'anno il "passo" era stato avaro; per forza..! Con quel clima che sembrava quasi tropicale. Non una giornata di venti da Nord in tutto l'Ottobre. Ogni anno è la stessa storia: aspetti per 11 mesi l'Ottobre e lui che fa?? Ti ricambia così, senza degnarti neppure di un sorriso. Eh si!! sei proprio un bell'amico !! Oggi non me la sento di macinare chilometri con l'auto per andare in qualche posto a fagiani, pensai. Andrò qui, sui poggi, che come ogni giorno dai tempi dei tempi, dall'alto "controllano" il mondo sottostante, in cerca di qualche "regina" che quasi certamente non ci sarà. Arrivai dalle mie "amiche" breton che sembravano quasi rimproverarmi il ritardo, e impazienti, con il loro abbaiare, mi dissero di far presto, che volevano uscire dal loro recinto. Ormai sono tanti anni che cacciamo assieme. Penso veramente che esista la trasmissione telepatica, con loro non ci sono segreti: ci capiamo al volo. Ci incamminammo per raggiungere il luogo che avevo in mente, potevo andarci in auto e, senz'altro, passando per l'altra strada avrei risparmiato fatica e tempo; ma quel giorno no! Pensavo a quando i vecchi cacciatori di un tempo, che tante volte avevo ascoltato, vedendo con gli occhi della fantasia quello che loro dipingevano con le parole, quando per cacciare si spostavano a piedi mentre i più fortunati avevano al massimo una bicicletta con su dietro la cassetta per il cane. Oggi mi sposto alla vecchia maniera, dissi a me stesso; a piedi. Sò di uno "stradello" che attraverso la macchia mi conduce lassù alla vecchia cava. Ci impiegai una buona mezz'ora di passo assai spedito, ed in salita,… ero tutto sudato; … non ero poi così sicuro di essere in Novembre. Le breton intanto, battevano il terreno incessantemente, avvicendandosi da una parte e dall'altra, uscendo da un cespuglio ed entrando in un altro. Le osservavo con sguardo soddisfatto, appagato di quello che provavo. Caccerei con loro anche in vetta al mondo. Lentamente arrivammo in cima alla "Poggia", quel caldo anomalo per quella stagione, mi aveva "tagliato" le gambe e fiaccato. Era l'ora di sedersi un po' per riposare. Osservai in basso, mentre le mie compagne, ansimando, sedettero accanto a me. Mi sembrò di essere il "Signore" del mondo. Uno spettacolo fantastico, da una parte il mare, dall'altra la "piana" di Pisa, con lo sguardo che scorreva attraverso la macchia di Tombolo, luogo di mille storie venatorie, per poi perdersi nella foschia in direzione delle Apuane. Rimasi così per qualche tempo, con i pensieri di sempre che passavano per la mente. Lo stomaco mi disse di guardare l'orologio; Era già mezzogiorno. La conferma mi arrivò dai rintocchi stanchi della campana di una chiesa, dall'altra parte della vallata. Come immaginavo!! Di "regine" neppure l'ombra. Solo qualche furbo merlo che annoiato se ne andò brontolando e, qualche pettirosso che mi accompagnò controllandomi che non mi soffermassi troppo tempo nel suo territorio. Incontrai per strada una squadra di "cinghialai" che avevano intenzione di battere quella zona. I soliti saluti di rito: Ehi, ciao! Come và? Guarda, dissi ad uno di loro, su all'incrocio vicino alla "sbarra", ci sono delle "rufolate" di fresco, forse di questa notte, e dalle impronte mi sembra che uno sia una bestia piuttosto notevole. Ti ringrazio, mi rispose, ora andiamo a controllare. La caccia per me è anche questo, lo scambio di informazioni, il rispetto verso chi non esercita una caccia come la mia. Non avevo sparato un colpo, ma ero soddisfatto ugualmente. Un altro della squadra che non conosco, con l'età dei "non più giovani", una figura che sembrò quasi materializzarsi da una poesia del Carducci mi domandò: Come è andata stamani ?? Come vuoi che sia andata!? Risposi io, come sempre,.. con un bel nulla. Del resto, continuai, con questa stagione che non ne vuol sentire di mettersi al freddo… Annuendo con il capo sotto un cappellaccio di feltro ormai sdrucito, e, di un colore indefinito, aspirò una boccata di "toscanello". Un fiotto di fumo uscì svogliato dalla sua bocca, l'osservò per un po' come per interrogarlo e, dopo qualche attimo, sentenziò: Domani sarà al freddo… arriveranno la beccacce.! Ripresi la via del ritorno, per fortuna questa volta in discesa, e ripensavo alle parole del "vecchio" cacciatore. Com'era possibile?? Le previsioni meteo davano ancora per altri giorni quel tempo "infame", ma in cuor mio speravo tanto che avesse ragione lui. Finito il giorno, all'inizio del crepuscolo, guardando il cielo, alcune nuvole mi dicevano che il tempo non aveva nessuna intenzione di cambiare. Quella notte ricordo che non riuscivo a dormire, mi giravo e rigiravo nel letto. Guardavo la sveglia quasi ogni mezz'ora… il tempo non passava mai. Una certa irrequietezza aveva preso il sopravvento in me… credevo di sentire anche più freddo della notte precedente. Alla fine non ce la feci più ! Era quasi l'ora di alzarmi, e anticipai la sveglia. Avvertivo qualcosa di strano, una certa eccitazione mi spingeva ad affrettarmi, a fare presto. In un attimo fui vestito. Come la mattina precedente aprì la finestra della cucina: meravigliosa sorpresa! Un vento gelido mi sussurrò il "buon giorno" accarezzandomi la faccia e strappandomi un'espressione di gioia. Da quella finestra, esposta a Nord, solo la Tramontana poteva entrare, e… faceva freddo….e tanto anche! In cielo le stelle brillavano come se fossero pervase da un tremito. Ripensai al "vecchio", alle sue parole…alle beccacce. Come mosso da qualche forza strana mi ritrovai di nuovo lassù, sui "poggi" dove il giorno precedente avevo battuto alcune zone senza esito. Attesi che il giorno togliesse per bene le ombre della notte, mentre il vento di Tramontana mi gelava la punta delle dita, ma mi riempiva di gioia. Lasciai libere le compagne di scorrazzare per quella macchia mediterranea così fitta che talvolta sembra impenetrabile anche per i cinghiali. Dopo pochi minuti la "vecchia" fermò decisa ai margini di una "tagliata" dove, da un ciocco di corbezzolo spuntavano dei germogli di almeno un metro; poco dopo ripartì, frenetica, eccitata. Mi avvicinai e vidi per terra la classica "fatta" della regina, con l'"oliva" nel mezzo. Ci aveva sentiti arrivare e probabilmente si era involata senza essere vista. Speriamo di trovarla da qualche altra parte, dissi con il pensiero, forse lassù al "leccino"! Intanto le breton erano sparite, non le vedevo e non le sentivo. Provai a chiamarle, una volta, due volte,… ma niente! Saranno "ferme" pensai; ma dove?? Improvvisamente al limite del tiro, La Vidi, sbucata dal nulla, così bella e maestosa, la beccaccia scomparve in un attimo senza che io avessi neppure il tempo di alzare il fucile….. o forse … ripensandoci, quel tempo proprio non lo volli. Nella mente mi tuonavano ancora le parole del vecchio cacciatore: .. "domani sarà al freddo….arriveranno le beccacce" Ricordo ancora vivamente che quella mattina ben cinque beccacce trovammo senza che riuscissi ad abbatterne una; ma le emozioni che provai mi appagarono e ricompensarono in pieno, facendomi dimenticare le tante, purtroppo, giornate trascorse senza vedere una piuma. Avevo già sentito da un po' i dodici rintocchi della campana, ma non avvertivo fame e neppure stanchezza, la Tramontana mi riempiva i polmoni di aria fresca e pulita e gli incontri che avevo avuto mi avevano caricato fin troppo. Avevo ripreso la via del ritorno quando vidi la "giovane" che accennò una ferma nei pressi di un cespuglio di mirto, dietro della legna accatastata, alla fine di una tagliata. La "vecchia" arrivò ed andò a "bloccare" di autorità. A stento riuscì a trattenere il cuore dentro il petto; quasi credevo volesse uscire dalla bocca passandomi per la gola. Mi avvicinai cautamente cercando di indovinare dove quella Regina si sarebbe indirizzata. Sarebbe stata la prima vera possibilità di quella mattina. Non so quanto tempo trascorse, ma di certo, in quel momento quell'angolo di macchia si fermò a guardare, con il fiato sospeso, in attesa che accadesse quello che era scritto. La Tramontana cessò di soffiare, gli alberi smisero di ondeggiare le loro fronde… il tempo si fermò. D'un tratto un "fantasma" con le ali, e con addosso le foglie morte del bosco mi apparve improvviso, volando basso, saettando tra i giovani lecci, prese in direzione dell'alloro, alzandosi leggermente, scomparve dietro le sue foglie lucenti, per poi riapparire un attimo tra le chiome dei grandi lecci che delimitavano la "tagliata", tentando di salutarmi definitivamente. Il colpo del fucile mi riportò alla realtà. Il tempo riprese a scorrere, la Tramontana a soffiare e gli alberi a "parlare", aiutati dal vento. Un paio di penne portate da un sospiro d'aria, e, che venivano dalla direzione dove avevo visto sparire la beccaccia, mi indicavano che forse il piombo l'aveva, aimèh, centrata, … ma non ne ero sicuro. La conferma mi arrivò di lì a poco. La "vecchia", ..sempre Lei, uscì dal fitto della macchia con quello splendido uccello in bocca, venne verso di me, orgogliosa, e lo depositò direttamente nelle mie mani. Festeggiai con loro il successo ottenuto,.. era giusto, .. loro senza ombra di dubbio se lo meritavano più di me. Carezzai a lungo, quella Regina, lisciandole le penne, tenendola per il becco, rendendole tutti gli onori e, le chiusi gli occhi, così, come per farla dormire. Avrei voluto ridarle la vita che le avevo tolto. Ma così è la caccia! Un ripetersi di situazioni e avvenimenti simili ma mai uguali, dove non vi è volontà di uccidere; una competizione con la natura che mai è avversaria, dove anche se perdi non ne esci mai sconfitto; e io sono cacciatore! Cacciatore nella pelle, nel cuore, nell'anima; non posso farci niente! Mi è stato concesso di esserlo; lo accetto con gioia ed umiltà. Sono nato così e lo sarò per sempre, sino alla fine del tempo che mi sarà dato. Quella, per me, fu una giornata indimenticabile! Volevo segnarla su un calendario, su un'agenda; ma non era giusto, non poteva essere catalogata, archiviata come una qualsiasi pratica. Decisi che sarebbe per sempre rimasta impressa nella mia memoria, in un ricordo senza tempo, e, l'avrei semplicemente ricordata come: "quel giorno di novembre"! |