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Quei due
L’appuntamento era per le 5.00 davanti al circolo ARCI del paese. Per Claudio, il senese, che abitava a non più di 3 o 4 Km. di distanza, non fu un grosso sacrificio, mentre per Mario, che veniva da Livorno, si trattò di una vera e propria “levataccia”. Considerando che avrebbe impiegato circa 1 ora e mezza di auto per giungere nel luogo dell’appuntamento, praticamente si alzò nel cuore della notte.
Ma tale era l’eccitazione che aveva indosso che neppure si accorse di avere dormito così poco.
La loro non era un’amicizia di quelle maturate sin da ragazzi a tirar calci ad un pallone e neppure si erano conosciuti a scuola, oppure erano stati compagni di lavoro e le loro famiglie non si erano mai conosciute prima.
Quei due si erano incontrati un giorno, per puro caso, e neanche di persona. Era stata una conoscenza tramite una di queste diavolerie moderne: tramite internet.
Avevano in comune solamente la passione per la caccia e lo scrivere le loro esperienze venatorie, le emozioni e le sensazioni che provavano mentre svolgevano questa passionaccia, la gioia nel vedere i cani cacciare e l’affetto che provavano per loro.
Quasi contemporaneamente giunsero sul luogo dell’appuntamento. I doverosi saluti per due amici che non si vedevano da alcuni mesi, ma saluti pur sempre rustici, essenziali, come si addice a due abituati alla schiettezza, alla realtà e semplicità del mondo in cui erano abituati a calarsi.
E poi via, verso il luogo prescelto.
La notte se ne stava andando. Qualche vago barlume di luce da est, preannunciava che l’alba non avrebbe tardato molto.
Il fuoristrada percorreva strade di campagna che, con meraviglia del livornese, erano fiancheggiate da erba ricoperta di brina. La sua sorpresa era dovuta al fatto che, essendo alla fine di marzo, lui era abituato, data la vicinanza del mare, a temperature, per quel periodo ben più miti e che non permettevano, nella sua zona, quelle manifestazioni meteorologiche.
Dopo pochi minuti, 15 o 20 al massimo, giunsero sul luogo dove lasciare l’auto.
Era un piazzola di fianco ad un cimitero di campagna. Mentre Claudio, che, abilitato alla caccia di selezione, preparava l’attrezzatura necessaria, Mario si affacciò al cancelletto del cimitero. Osservò le fiammelle accese che illuminavano le tombe ed ebbe un pensiero per coloro che vi riposavano.
Stava schiarendo ed i merli cantavano le loro canzoni d’amore, mentre altri uccelletti gli facevano da coro. Le ultime stelle in cielo brillavano, respirò profondamente l’aria fresca e tersa. Tutto sembrava magico.
Pensò che quando sarebbe giunta la sua ora, proprio in un posto così avrebbe voluto riposare.
Lontano dai rumori innaturali che la città produce, ma nel silenzio e la quiete della campagna, vicino al bosco e con tanti animali intorno che sarebbero andati a trovarlo quasi ogni giorno.
Un fagiano poco distante, fece sentire prorompente la sua voce, un altro più in là, gli rispose fragorosamente.
Claudio era pronto. Era il momento di incamminarsi per giungere nel luogo dove appostarsi e attendere che l’animale a lui assegnato, una femmina adulta di capriolo, si mostrasse davanti ai binocoli.
Mentre camminavano per il bosco, l’erba imbiancata, scricchiolava lievemente sotto i loro passi ma, il silenzio, sembrava accentuarne il rumore.
Ben nascosti dietro ad alcuni cespugli, ai margini di una radura, iniziarono a scrutare intorno sperando di individuare la sagoma dell’animale da abbattere. Rimasero immobili per molto tempo, ma, escluso che qualche maschio di fagiano, maestoso nel suo abito da parata, o qualche merlo che nervosamente frugava tra il terriccio in cerca di vermi, non videro altro.
Allora Claudio, buon conoscitore della zona, decise di spostarsi di poche centinaia di metri andando in un’altra radura.
La “mossa” fu coronata da successo. Infatti dopo pochi minuti che si trovavano lì, sempre ben nascosti, la sagoma di un capriolo, a circa 200 metri. di distanza, si mosse dalla parte opposta da
dove si trovavano. Era ancora presto, la luce non era molta e, in quel punto rimaneva proprio nella parte più scura della zona, ma, fu sufficiente ad individuare che si trattava di un maschio adulto. ..niente da fare.. non poteva essere abbattuto.
Attesero ancora per molto tempo, con la speranza che assieme al maschio potesse esserci, nelle vicinanze anche la femmina, ma l’attesa fu vana. Quel maschio dopo aver fatto “colazione” si fece nuovamente abbracciare dal bosco e scomparve definitivamente alla loro vista.
Decisero allora di spostarsi nuovamente ed in un’altra zona a circa 1 km da dove si trovavano. Scesero dall’auto senza neppure chiudere le porte, per non far rumore e, il senese prese solo il necessario: la carabina e 2 o 3 cartucce. Si incamminarono lungo un campo che fiancheggiava un bosco, facendo attenzione a muoversi, come l’esperienza, nel corso degli anni gli aveva insegnato:
in silenzio, cercando di sfruttare ogni riparo naturale che li nascondesse e, comunicare solamente a gesti. Il livornese seguiva Claudio, esperto della zona, ad una distanza di 40 forse 50 passi, quando vide l’amico gettarsi velocemente a terra e estrarre la carabina da fodero, frettolosamente. Non vide niente ma aveva piena fiducia nel compagno e lo imitò immediatamente appiattendosi nell’erba. Poi mentre Claudio caricava l’arma, osservò meglio e vide un bell’ esemplare di capriolo femmina che stava pascolando a circa 70 metri. Guardò di nuovo l’amico che ormai aveva imbracciato il fucile e stava prendendo accuratamente la mira. Rivolse lo sguardo verso l’animale, poi ancora verso il senese e, di nuovo verso il capriolo, in attesa del colpo del fucile; ma, questo non giungeva. “Cavolo”..!..pensò..ma cosa aspetta..!!..và a finire che ci vede o ci sente e se ne và..! Trascorse forse pochi secondi o un minuto o addirittura un’ora…chi può dirlo..! In questi frangenti il tempo non conta e si ferma.
Poi improvviso il colpo esplose nell’aria lacerando il silenzio del momento, come un lampo illumina la notte.
L’animale cadde su se stesso, senza un sussulto né un gemito.
Buon segno.! La preda era passata dalla vita alla morte in un attimo senza avere la pur minima pena, cosa molto importante. Per un cacciatore di selezione evitare la sofferenza all’animale con un colpo mortale è un obbligo morale.
Attesero, come la regola non scritta impone, alcuni minuti prima di avvicinarsi al capriolo, dopo di che si incamminarono verso l’animale. Era uno splendido esemplare di femmina adulta. Il colpo l’aveva centrata appena sopra la spalla, un punto mortale. I due resero gli onori alla preda e le dettero l’ultimo pasto come la tradizione vuole: un ramoscello in bocca.
Mario si congratulò con l’amico con una stretta di mano, ringraziandolo per l’emozione che gli aveva fatto avere mentre Claudio era felice di averlo invitato a quella battuta che si era conclusa con successo.
Intanto il sole tiepido del periodo aveva scaldato un po’ l’aria e la brina del primo mattino se ne era andata. Un battito d’ali sulle loro teste gli fece alzare lo sguardo. Era un volo di colombacci, una decina circa, che stava recandosi in pastura.
Raccolsero le loro cose, dopodiché, quasi con religiosità sistemarono il corpo del capriolo nell’auto.
Lo osservarono, lo carezzarono componendolo nel miglior modo possibile, perché la caccia è così, un sentimento che hai dentro di non facile comprensione per altri. Abbattere una preda e nello stesso tempo provarne rispetto, amore.
Se ne andarono percorrendo a ritroso la strada del mattino giungendo nuovamente dove si erano dati appuntamento. Si salutarono nuovamente con la promessa che si sarebbero di nuovo incontrati, come era già avvenuto in passato, con le rispettive famiglie.
Giàh..!! Proprio così..la caccia aveva fatto incontrare persone che abitavano lontano e con interessi diversi e, le rispettive consorti erano entrate subito in sintonia come se si fossero conosciute da sempre.
Mario riprese la via del ritorno e, mentre viaggiava in auto ripensava ancora a quel colpo di fucile, a quel tipo di caccia per lui nuovo, diverso dal suo modo abituale di cacciare, ma comunque sempre molto forte come emozione. Sul suo viso si stampò un sorriso…ed un certo pensiero che aveva in mente da tempo, si concretizzò: anche lui sarebbe divenuto un cacciatore di selezione.
All’amico Claudio Calusi
Mario Beccai
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