Non mi lamento...
Sono molto suggestive quelle vecchie foto di cacciatori con il
fucile a tracolla, a cavallo di una bicicletta o di una scassata moto con
una massa enorme di gabbie sulle spalle o con uno o due cani legati al
manubrio o miracolosamente rinchiusi in una cassetta.
E che dire dei ricordi di quando da bambino piangevo disperatamente
per andare dietro a mio padre che partiva a piedi da casa e percorreva
decine di chilometri dalla mattina alla sera, e proprio per questo non mi
portava.
E l’emozione del frullo fragoroso di una brigata di starne che
pure sotto la ferma del cane faceva sobbalzare me ed anche babbo con il
risultato che qualche volta la facevano franca.
E quando già grandicello partivamo la domenica alle 11 del mattino
con la cinquecento e cacciavamo fino alle 4 del pomeriggio senza
incontrare anima viva, ma trovavamo invece tanti animali che io mi
attaccavo alla cintura dei pantaloni quando la carniera era piena fino a
non farcela più a portarli. Vivo i miei 47 anni con una infinità di ricordi piacevoli, come probabilmente tutti i miei coetanei con la mia passione.
Ma non mi lamento, e sono abbastanza
intollerante con coloro che vivono di nostalgia e di rimpianti e non si
rendono conto che occasioni per vivere a contatto con la natura praticando
l’amata caccia ce ne sono ancora molte.
Certo che bisogna sapersi adeguare ed è inutile pretendere di
andare a starne se non ce ne sono, o magari sparare a quell’unica coppia
rimasta. Bisogna capire e rendersi conto che non è solo colpa del mutare
dell’ambiente e dei veleni usati in agricoltura se determinate
popolazioni di animali sono scomparse. Che
dire di una caccia sconsiderata dove a fronte di pochi volenterosi che
mantenevano poche zone di ripopolamento alla stanziale all’apertura
arrivavano migliaia di cacciatori da ogni dove che sparavano a tutto ciò
che si muoveva (anche questi sono ricordi). O del cacciatore alla
migratoria che si reca in un’altra regione per sparare a 150 tordi in
pochi giorni e non si rende conto che sulla collina dove va tutti i giorni
l’anno prossimo non passeranno più nemmeno quei pochi che ha visto
quest’anno. Ammiro
invece mio padre che, a 76 anni, si diverte ancora come da giovane e si
accontenta di sparare ad un tordo oppure viene con noi figli per riuscire
a sparare ad una fagiano o ad una lepre una volta la settimana, mentre
quando era giovane sparava allo stesso numero di animali in poche ore. Lo ammiro anche perchè non stà a piangere sui bei tempi passati, non appena si è accorto che le gambe gli impedivano di starci dietro si è iscritto ad una squadra di cinghialai e risulta fra le poste più micidiali. Ad oltre 70 anni si è messo a studiare ed ha fatto l’esame per selecontrollore, gioisce di ciò che gli tocca e non si lamenta mai. Per
rimanere a me, posso parlare di quella primavera che da bambino ho seguito
con il cuore il gola le orme di un capriolo nel bosco dove babbo tagliava
la legna, e ho sognato per diverse notti la possibilità di un incontro
con un animale mai visto da quelle parti. Come
pure l’emozione provata quando, al rientro ai tordi in un campo nel
mezzo ad un bosco, mi si è presentato a trenta metri uno splendido
maschio di capriolo che, non riuscendo a capire cosa c’era che non
andava, cercava di provocarmi con abbozzi di carica e facendo ogni tipo di
acrobazia per poi allontanarsi brucando tranquillo, era la prima volta che
ne vedevo uno dal vivo. Mentre
oggi posso andare a cacciarli, questi animali un tempo rarissimi, ed
abbatterne un paio l’anno senza comprometterne la sopravvivenza. Che
dire di quei cacciatori che, guardando avanti, hanno smesso di andare a
sparare ai fringuelli, pochi perchè gli ultimi anni non ce ne erano
veramente più, e vanno come babbo ad aspettare il re della macchia
relegato trenta anni fa in pochi e delimitati areali. Quindi
non mi lamento,
anche se sparo un decimo o forse meno delle cartucce che sparavo quando
avevo venti anni. L’
amore che provo per la natura è così forte che quando riconosco che per
riuscire a cacciare ancora devo limitarmi lo faccio volentieri. Forse
per me è facile perchè vivo in Toscana ed in Provincia di Siena dove la
fauna selvatica prolifica bene e la caccia è compatibile con tale
situazione. Ma
se ciò succede è anche merito dei cacciatori senesi che salvaguardano
anzichè distruggere. Posso
testimoniare di infuocate riunioni in ATC quando i cacciatori si rifiutano
di cacciare in determinate zone per non compromettere le popolazioni
presenti mentre i dirigenti della struttura vorrebbero cercare di limitare
i danni prodotti dagli animali. Oppure
posso parlare delle Zone di Rispetto Venatorio o di Ripopolamento e
Cattura gestite da cacciatori con amore maniacale che consentono non solo
alla selvaggina stanziale di irradiarsi nei territori circostanti ma anche
alla migratoria di fermarsi e di acclimatarsi con indubbi vantaggi anche
per i cacciatori di tali selvatici. Guardo
con profondo rispetto ai cacciatori degli altri paesi europei, perchè nel
loro paese sono riusciti a conquistarsi una reputazione della quale il
merito è solo loro; perchè hanno saputo dimostrarsi all’opinione
pubblica amanti della natura e rispettosi, seppur cacciatori, delle
popolazioni di selvatici che animano le loro campagne (alla Tedesca “né
cacciatore, né protettore”). Non
mi lamento,
perchè mi sembra che anche il Italia da parte di molti cacciatori si stia
acquisendo la coscienza che i nostri guai ed i nostri successi dipendono
principalmente da noi e dal nostro atteggiamento. E
se si diffonde l’idea che anzichè andare a caccia nei territori gestiti
dagli altri ci si battesse per gestire bene il nostro, cosa indubbiamente
più difficile e più faticosa ma molto più appagante, forse anche nelle
altre regioni italiane la cosa potrebbe cambiare. I cacciatori potrebbero
così contendere ai protezionisti la gestione del loro territorio Quindi
non mi lamento
e lotto come posso per cercare di diffondere
l’idea di una caccia sana e non distruttiva; lotto contro i
piagnistei e le furbate dei cacciatori, lotto contro le stupidaggini degli
pseudo ambientalisti da salotto, lotto con gli agricoltori che spandono
veleni, lotto con l’ottusità
di politici e burocrati, mentre collaboro, discuto e vado a cena con tutti
coloro che dimostrano amore per la natura, disinteressato e senza
pregiudizi, indipendentemente
che siano cacciatori o no.
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