Il Nane, amico dei tempi andati

 
Nevica ormai da alcuni giorni in paese, la neve caduta copiosa viene parzialmente sciolta da un pallido sole che al meriggio si presenta come un fantasma, ma inesorabile nel suo candido mantello bianco giunge di nuovo verso sera.
Penso che domani tenterò un' uscita nel fondo valle, dove la neve non ha toccato e dove penso di trovare qualche fagiano risparmiato dalla furia di quei cacciatori che inseguono un chilo di carne con le piume colorate; anch' io oggi lo inseguo ma d'altra parte non ho scelta se voglio godere ancora una volta della gioia di questa passione e per la felicità del mio cane, non lo disdegno comunque in cucina se ben preparato ma non ne diventò pazzo se mi scappa, anzi a volte spero 
anche che succeda perché così posso continuare la caccia.
Mentre i miei pensieri filosofeggiano tra loro, scorgo Ringo, il mio Setter bianco-nero che mi sta guardando passeggiando distrattamente dentro al suo recinto, guardando la neve che inesorabile continua a scendere e sicuramente saprà già cosa sto pensando, anche lui lo vuole, lo liberò per una corsa ma poco dopo mi raggiunge e mi salta addosso uggiolando, lo rassicurò, sembra comprendermi, e lo congedo per andare a preparargli la razione abbondante di cibo che precede le uscite e stranamente senza proteste rientra al primo comando nel suo alloggio.
E' mattina, ancora buio, guardo fuori per vedere se nevica ancora, negativo, ma è comunque tutto bianco, odo in lontananza il rombo dei trattori con lo spalaneve e comincio a prepararmi: colazione, termos, panini e l’immancabile bottiglietta con il cicchetto per i momenti più 
freddi, sul divano tutto era pronto da ieri sera e il vestirmi è un rito che eseguo ogni volta con particolare cura.
Dopo aver sistemato Ringo nel baule sopra la sua coperta, mi avvio scendendo al piano con la macchina e guardando fuori, mille particolari mi ricordano l'inverno, che quest'anno ha presentato con notevole anticipo il suo biglietto da visita.
Sono arrivato, scendo respirando a pieni polmoni l'aria frizzantina del primo mattino, mentre mi preparo, indossando tutto ciò che mi avrebbe impedito di guidare, lascio libero il cane di sfogarsi un pò prima di cominciare la caccia e lui non si fa pregare ed inizia una corsa al limite con repentini dietro-front per terminare ansimante ai miei piedi, quasi implorandomi di far presto.
Cominciamo controllando attentamente i bordi dei campi di grano ormai ridotti ad una distesa di stoppie grigie che attendono di seccarsi ulteriormente prima di essere bruciate, controllo il cane con la coda dell'occhio mentre la mia attenzione è rivolta a quelle montagne dietro di me alle quali la nebbia ha rubato le cime.
Montagne che hanno un'anima, che chiedono rispetto, montagne che regalano emozioni e riflessioni; regnano incontrastate da centinaia, migliaia di anni, muti astanti di generazioni di cacciatori, se potessero parlare trascorrerei giornate intere ad ascoltarle, ma anche contemplarle fantasticando mi riesce di rubare loro dei segreti, e mentre questi pensieri volano Ringo chiede udienza, si è accorto che non ero attento, e con continui balzi cerca di riportare alla realtà la 
mia attenzione, e pur non capendo il perché lo assecondo e continuiamo la nostra camminata che si protrae per tutta la mattina al piano tra prati, coltivi, macchie boschive e lungo un fiumiciattolo che affluisce, molti chilometri a valle, nel Monticano.
Perché no! Che ne pensi Ringo? Facciamo un salto all'ansa del Nane?;
Qualsiasi movimento avesse fatto il cane in quel momento l'avrei inteso come un assenso e così fu che al pomeriggio cambiammo zona di caccia; una decina di minuti di macchina e siamo sul posto, ma non ho voglia di camminare tanto, così ci limitiamo a battere con svogliato interesse un 
campo di granturco le cui canne sono ancora in piedi ma la fortuna, dopo pochi minuti, ci è propizia ed incontriamo una femmina di fagiano che Ringo, magistralmente ferma, e che io altrettanto stupidamente riesco a mancare, ma a lui la sua ricompensa spetta comunque, perché il 
lavoro lo ha svolto, ed anche bene ed allora gli porgo il solito biscotto contornato di carezze e lui mi dimostra il suo affetto con una linguata alla mano, anche se lo sguardo tradisce mille imprecazioni contro di me, ma cerco di non farci caso.
Non ho tanta voglia oggi e cerco un posto sull'argine dove potermi sedere un pò; ad osservare in lontananza le montagne che mi circondano; trovo, nell'angolo di una siepe, un pò d'erba asciutta perché riparata dalle fronde di un pioppo ancora parzialmente coperte delle larghe foglie che il tardo autunno sembra aver momentaneamente risparmiato.
Ai miei piedi Ringo si sdraia e sembra quasi assopirsi, mentre io osservo i bellissimi colori che dal piano salgono al monte, laddove si riescano ancora a vedere, colori pastello dal fondo valle fin sui 
monti, marrone nelle più svariate tonalità contornati dal verde non più appariscente come in primavera che svaniscono piano-piano salendo fino ai primi boschi di pino che splendono delle tonalità rosse e calde fino al limitare della neve che nel suo primo grigiore ove sporadica è 
caduta diventa poi candida e soffice ove più abbondante, le cime sono inghiottite dalla nebbia, ma anch'essa porta il suo contributo ad un quadro di splendide emozioni.Mentre il mio sguardo era rubato da tale bellezza e la mia attenzione era rivolta a quell'anfiteatro montano, dei passi furtivi sull'erba mi riportarono alla realtà.
Ero ben riparato sotto quella siepe situata sul margine del fiume, che scorreva lento e silenzioso,a volte anche inquietante,dove era mia intenzione aspettare la sera per sorprendere i germani che sapevo in pastura in quelle zone,e che di lì a poco sarebbero sicuramente arrivati,come ogni mattina che venivo a vederli partire prima di recarmi al lavoro e alla sera quando uscivo mi fermavo per vederli rientrare, proprio vicino al punto in cui il Nane si era nascosto ad 
aspettare la sua amica in quella fredda mattina di Novembre, quando mi accorsi che una lepre, di sottecchi, si stava portando verso il prato che avevo alle spalle, passando a fianco della siepe, guardinga, sospettosa, come avesse intuito che una presenza estranea a quell'ambiente fosse lì, ma non riuscì a vedermi, forse per il vestiario verde che indossavo che risultava confondersi con l'erba e la siepe e forse perché Ringo accucciato tra le grosse foglie del pioppo non era visibile da quell'angolazione, fatto è che non ci vide.
Passarono momenti interminabili ed indescrivibili durante i quali rivissi quel periodo dopo la morte del Nane, e tutte le sofferenze e delusioni che involontariamente quell'episodio mi portò a vivere, 
stetti fermo ed immobile quasi pensando che quello fosse un appuntamento con il destino ma l'istinto di cacciatore ebbe il sopravvento ed imbracciai il fucile quasi fosse un'azione meccanica ed 
esplosi un colpo.
Ringo balzò in piedi guardandosi attorno velocemente ma senza capire cosa fosse successe, mentre le mie carezze cercavano di calmarlo e di riportarlo al suo stato di quiete da cui lo destai.
Il giorno dopo andai sul Visentin a cotorni, ma solamente con la macchina fotografica, perché la neve portava con sé la chiusura della caccia in montagna, però non ebbi fortuna e rimasi lì da solo per qualche ora a scattare qualche foto al paesaggio, pensando che il Nane fosse lì con me.

Ceccon Ivan
(Belluno)