I racconti "bonsai" di Massimo Meroni
 
Un Rischio... Dalle parti di Saragoza Alpeggio
Rocco    

 

 

N.B.
Precisiamo che sono racconti di fantasia e ogni riferimento a persone e/o a fatti realmente accaduti e' puramente casuale.

 

 

Rocco


Rocco è stato il mio primo cane da caccia.Il suo vero nome era "Roccoeisuoifratelli" ma il veterinario si rifiutò di scriverlo sui documenti e fu ribattezzato Rocco.
Rocco era uno strano incrocio tra un terrorista basco e un verde anticaccia anche se la sua vera razza era "Breton Espanieur ".Mordeva tutto quello che gli capitava a tiro e anche da cucciolone avevo subito perso qualsiasi speranza di farne un buon cane da caccia.Quando si uccideva un volatile era attento come un aquila,partiva con la velocità di Fosbury e con altrettanta velocità ingoiava l'animale facendo poi finta di cercarlo.Dormiva sempre sull'uscio di casa, con qualsiasi tempo,disdegnando la cuccia,pronto ad entrare a fregare qualsiasi cosa di commestibile gli si presentasse davanti.Ricordo ancora quando mi fregò un bellissimo midollone di Parmigiano Reggiano (il grana Padano non lo disdegnava) di quasi due kg e ricordo ancora quante ne prese.
Regolarmente quando la mattina andavo a caccia non riuscivo a trovarlo e la sua innata simpatia me lo aveva posto al rango di compagno più che di collaboratore venatorio.Quando lo portavo al passo si sentivano le bestemmie di tutti i cacciatori del crinale, visto che Rocco regolarmente andava a fregargli la merenda.La sua sua era una fame atavica e pantagruelica che non trovava mai pace e la mia paura era che prima o poi qualcuno avesse fatto giustizia sommaria di quel peloso Lanzichenecco.Un giorno di pomeriggio l'avevo portato a caccia vicino a casa mia ad un rientro di storni.Era una di quelle belle giornate (per gli storni) con pioggia e vento e mi misi in parata con lui.Vide bene di farsi vedere dai primi due branchetti
e io incavolato come una bestia non sapevo come liberarmene.La mia rabbia si placò nel momento in cui un cacciatore vicino me lo chiese per un recupero e Io,felice della liberazione, gli dissi che poteva tenerlo fino al tramonto , poi muto come un pesce sulle sue qualità ,mi rimisi in parata.
La vita è proprio straordinaria,vi succedono cose in cui anche la razionalità Cartesiana si infrange, perchè verso le cinque il simpatico ometto mi riportò il cane e mi disse:"Grazie,questo cane è un fenomeno! Non lo vende mica?."

by Meroni Massimo


Alpeggio

Una volta con quattro amici,ci stabilimmo su di un passo appenninico ,per una settimana in tenda,verso la metà di ottobre.Il nostro non era un trekking ecologico, ma caccia ai colombi.Passammo i primi tre giorni in una nebbia da fare impallidire i navigli e la bassa padana e ci riconoscevamo solo con la voce.Camminammo verso la cima e in un momento di ilare fatica,mi scontrai contro qualcosa di grosso e peloso,caldo e pauroso.Tolsi con la velocità della luce il mio fucile dalla spalla,infilai una cartuccia in canna ma,proprio nel momento in cui stringevo,sentii un lungo muggito che mi rivelò una tranquilla mucca al pascolo.
Immediatamente mi diedi di bischero poi,in quella nebbia densa come il latte, fantasticai sulla possibilità di dotare di luci gialle intermittenti gli animali in alpeggio e poi finii col ridarmi di bischero.
Tornando alla battuta di caccia devo ammettere che stava diventando patetica,al quarto giorno di nebbia consecutiva,si era trasformata in una dieta per lottatori di sumo e lo sconforto ci aveva invaso come delle pecore nel deserto che avessero trovato uno spiazzo di erba verde.La mattina del quinto giorno il sole,come per magia,sparse all'infinito la sua splendida luce:la nebbia non c'era più....
Ci accordammo per la strategia da adottare e mettemmo un amico sull'albero più alto a mo' di "tamburino sardo" e noi in due parate più avanti, una a sinistra e l'altra più a destra.Verso le nove la vedetta emise un lungo urlo,quasi a ricordare il famoso marinaio di Colombo che avvistava la terra d'America:"Colombi!Colombi!".
Vedevamo arrivare un grosso branco di colombi,bassi all'orizzonte che,muovevano implacabilmente ,verso la paratoia di sinistra dei nostri amici.
Oramai vicinissimi aspettavamo da un momento all'altro il crepitio dei loro automatici,ma fu il nulla,il branco passò indisturbato e ,terminate le nostre grida,tutto ricadde nel silenzio.Uscimmo dalla nostra postazione ,corremmo dai nostri amici e li trovammo abbracciati,addormentati come due angeli,stremati dal troppo vino,dalle luculliane cene e da quattro giorni di tensione.
Prima fu l'ira poi l'ilarità e così la sera riscendemmo a valle ridendo delle mucche,dei colombi e di tante altre bischerate per cui molti,disgraziatamente,ogni giorno piangono.La caccia è anche questo.

by Meroni Massimo


Un Rischio...

Qualche anno fa mi ritrovai,in una spenta mattinata di caccia a passare per una stradina di campagna,regolarmente asfaltata,con un mio amico di nome Franco.
Non sapevamo dove battere la testa per arrivare a mezzogiorno quindi dopo uno spollo deludente e un dopo spollo ancora più deludente eravamo attenti come aquile a qualsiasi cosa attirasse la nostra attenzione per indurci a fermate fuori itinerario.In una di queste fermate ci accorgemmo di un gruppo di cacciatori che con i cani puntati,cacciavano in un campo attivo lepri o fagiani.
Non eravamo ancora fermi del tutto che si alzò ,proprio dai loro piedi a un centinaio di metri da noi una femmina di fagiano.La padellarono e questa puntò verso di noi per buttarsi nella vallatina alla nostra destra.Nel frattempo con la velocità di un Pentium 3 avevo fermato la macchina, imbracciato il fucile e come fu sopra gli
sparai facendola cadere in una macchia vicina.
Mi accorsi solo allora della situazione in cui eravamo.Avevo sparato dalla strada,con lo sportello della macchina aperto in un atto da arresto.E così fu.
Arrivarono in men che non si dica due guardiacaccia che mi tolsero il fucile dalle mani elencandomi tutto ciò che avevo fatto.Poi venni portato alla casa del guardia e qui chiuso in una stanza con Franco.Mi sentivo come Silvio Pellico con Pietro Marroncelli allo Spielberg.Il guardia ogni tanto veniva lì e rincarava la dose su quello che avevamo fatto.
Ad un certo punto mi scattò la rabbia .Era quello il periodo delle Brigate Rosse e mi sembrò ingiusto finire dentro per un fagiano,mentre Antonio Savasta,che dichiaratamente aveva partecipato all'uccisione di diverse persone,era fuori.
E dissi:"Mi dichiaro prigioniero politico".La sua faccia divenne cerea e mi chiese:"Ma icchè vol dire?". Io da buon arringatore cominciai un sottile giro di parole sui miei diritti e sulle libertà personali,mentre Franco mi guardava come fossi un pazzo del manicomio criminale di Montelupo e mi tirava la giacca per farmi capire che così saremmo andati dentro davvero.
Invece non fu così,il guardia, preoccupato da quel monte di bischerate che gli avevo detto ci lasciò andare e, giuro,ci rese anche la fagiana.
Erano altri tempi.Oggi per molto meno ti avrebbero fatto un processo da fare impallidire Perry Mason.

by Meroni Massimo

 


Dalle parti di Saragoza


Dieci anni fa andai a caccia dalle parti di Saragozza,in Spagna, alle allodole.Dopo un viaggio allucinante di quaranta ore in pulman (che oggi non farei nemmeno per una settimana in tenda con Claudia Schiffer) arrivammo a Burgos e da lì alla nostra tenuta di caccia.
La mattina dopo ci trovammo nel piazzale della bellissima "fazenda" e da lì con delle scassatissime jeep ci portaro ai vari posti di caccia, altopiani meravigliosi coltivati a grano.Ancora a buio preparai la parata e mi misi davanti ad un bel campo verde con un erbolina bassa bassa che innamorava.
Come fu giorno cominciò la sarabanda,le calandre mi volavano vicino, si buttavano come impazzite sui miei zimbelli e io sparavo come fossi stato sulle alture del Golan, mi sembrava di sognare!
Non andavo nemmeno a raccattare perchè il pratino era tanto liscio, che sembrava una moquette appositamente stesa per raccogliere le mie prede.Alle dieci avevo finito le cartucce che mi ero portato e stimavo di avere a terra qualcosa come cento allodole.Mi incamminai a piedi lungo la strada sterrata, alla ricerca del Land Rover su cui avevo lasciato la scorta delle cartucce e avevo già fatto diversi chilometri.
Alla fine la trovai e non trovandovi l'accompagnatore mi caricai come un ciuco di cartucce ripartendo all'inverso per ritornare in parata.Ero stanco ed eccitato per quella caccia miracolosa e per la foga di tornare a sparare non mi accorsi fino a che arrivai nella mia postazione di ciò che era successo.
Un enorme trattore, con dietro una fresa di tre metri,aveva completamente triturato la terra davanti a me , seppellendo inesorabilmente tutte mie Calandre.
Mi misi a piangere..................

by Meroni Massimo