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- La volpe
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- Nella calda serata di fine Giugno tutti gli
avventori del bar erano all'aperto per prendersi un po' di fresco.
Attorno ai tavoli dove si giocava a carte nutriti capannelli di
persone commentavano i presunti sbagli dei giocatori. In piedi vicino
ad un tavolo dove si giocava a "quintiliati" il cacciatore
stava meditando di andare a letto, quando, il guardiacaccia,
avvicinatosi senza che se ne accorgesse, gli bisbigliò in un
orecchio: "ti devo dire una cosa. Vieni fra dieci minuti dietro
il pallinaio".
Lui non si mosse, aspetto qualche minuto e poi si avviò con calma
verso il pallinaio.
"Non volevo che altri sentissero. La volpe ha figliato nelle
buche sotto il fontone" disse il guardiacaccia: "ho già
provato tre volte a vedere se riuscivo a tirare alla vecchia, ma non
si è mai fatta vedere. Ai volpotti non ho dato noia perché se
riusciamo ad ammazzare la madre a quelli ci penso dopo con le
tagliole. Ma se si accorge che abbiamo individuato il posto li porta
via e ..buonanotte. Te ci potresti andare qualche volta, ora che c'è
la luna piena?"
"Guardo quello che posso fare. Poi ti faccio sapere" disse
il cacciatore e si allontanò verso casa.
In paese quasi tutti andavano a caccia, ma pochi avevano la sua
esperienza e la sua capacità. Infatti il guardiacaccia ricorreva
spesso a lui per la lotta ai nocivi. E la volpe è un selvatico che
mette a nudo le capacità di un cacciatore.
Verso le due di notte si alzò silenziosamente senza che suonasse la
sveglia. Prese l'amata doppietta tre o quattro cartucce ed uscì di
casa. Si mise la doppietta a tracolla, mise in moto il Gilera 150 e si
avviò verso la riserva. Lasciò la moto lontano dal posto dove si
sarebbe appostato per produrre meno rumori possibili. Caricò subito
il fucile e si avviò. La luna piena illuminava a giorno la campagna,
spesso una lepre schizzava dal campo dove era in pastura. Camminava
silenzioso e spedito. Arrivato nelle vicinanze delle buche rallentò
il passo, quando fu sul posto salì su di un vecchio olivo che l'aveva
ospitato tante volte, si piazzò in maniera da stare comodo e non
essere costretto a muoversi e si mise in attesa.
Le buche non si vedevano perché rimanevano in ombra sotto la macchia,
ma davanti a loro l'erba era scomparsa e si vedeva il tufo chiaro. Era
il ruzzatoio dei volpotti dove giocando fra loro si esercitavano per i
futuri agguati che gli avrebbero consentito di mangiare. Avrebbe
scommesso che quando era arrivato erano fuori a giocare, ma il suo
arrivo li aveva spaventati e spinti precipitosamente al sicuro.
Sperava di non aver spaventato anche la madre, perché se così fosse
stato l'uscita si sarebbe rivelata inutile e probabilmente la volpe
avrebbe portato la figliolata in un altro rifugio già dalla notte
successiva. Sperava anche che il guardiacaccia non avesse lasciato
tracce, altrimenti le buche che stava appostando sarebbero state già
disabitate.
Il guardiacaccia era un bravuomo, ma gli garbava troppo dormire ed
inoltre non riusciva mai a stare fermo quando era alla posta, quindi
era raro che i suoi appostamenti avessero successo. Mentre aveva
imparato molto bene e mettere le tagliole, i lacci ed altri inganni
per i nocivi, così nella riserva c'era sempre molta selvaggina
scarsamente disturbata da altri animali.
Era passata sicuramente più di mezz'ora quando percepì un movimento
nella zona in ombra vicino alla macchia, portò il fucile alla spalla,
ma immaginava che si trattasse di un volpotto. Infatti dopo qualche
istante un cucciolo uscì allo scoperto seguito da un fratello.
Iniziarono a correre ed a giocare seguiti dopo poco dagli altri tre
componenti la cucciolata.
Questo lo tranquillizzò, infatti era sicuro che il guardiacaccia non
aveva prodotto danni e che la vecchia non fosse nelle buche,
altrimenti i volpotti non sarebbero sicuramente usciti.
Passò lentamente un'altra ora con i volpotti che si producevano in
ogni tipo di acrobazia e finalmente iniziò a schiarire, la luna stava
tramontando e ad oriente il cielo sfumava verso il celeste. Sapeva
istintivamente che era l'ora migliore.
Poco dopo notò nei volpotti un atteggiamento strano, come se fossero
in attesa, avevano smesso quasi del tutto di giocare.
Il campo intorno era costituito da un medicaio tagliato non molto
tempo prima, l'erba era ricresciuta di pochi centimetri e
consentiva un'ottima visuale, ma non riusciva a vedere niente.
Tutti i suoi sensi erano all'erta, ma nessun rumore e nessun movimento
gli indicavano l'arrivo della volpe.
All'improvviso notò qualcosa di strano, qualcosa di bianco, grande
come un uovo, si stava movendo in direzione delle buche. Si sforzò
per vedere se capiva di cosa si trattasse, ma inutilmente, vedeva solo
questa strana macchia bianca, nessun altro movimento, nessun rumore. I
volpotti erano immobili in attesa.
Si disse che non poteva essere altro che la madre, anche se non
riusciva a capire perché non vedeva niente altro, comunque la cosa
indefinita si stava avvicinando troppo alla macchia ed alle buche.
Ruppe gli indugi, portò la doppietta alla guancia e sparò al pallino
bianco. Poi istintivamente sparò l'altra fucilata ad uno dei volpotti
che correva precipitosamente verso le buche. Dove prima non vedeva
quasi niente ora una grossa volpe stava esalando l'ultimo respiro.
Scese dall'olivo e si sgranchì le gambe. Erano più di due ore che
era fermo. Si diresse verso la volpe vecchia per capire che cosa era
successo. Arrivato sul posto capì. Un fossetto, un leggerissimo
avvallamento nel terreno aveva consentito all'animale di muoversi
nascondedosi totalmente alla vista del cacciatore. Ma una pollastra
con un'ala bianca, prelevata in qualche pollaio della zona,
portata in bocca per costituire il pasto della prole aveva
tradito la scaltra madre.
Mise le due volpi in una balla di canapa e si diresse verso la moto.
Poi partì in direzione della casa del guardiacaccia. Questi sentite
le fucilate lo stava aspettando sulla porta, quando vide il risultato
sorrise contento.
"A cacce aperte ti ripagherò della cortesia" disse.
Ma fu inutile, fra loro esisteva una tacito accordo, a cacce aperte
quando il cacciatore era sicuro di non essere visto da altri
interpretava in maniera elastica i confini della riserva ripagandosi
con qualche lepre o fagiano dei piaceri che faceva al guardiacaccia
durante la stagione estiva.
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Claudio Calusi
responsabile del distretto "Montagnola" (ATC Siena 17) per
la caccia di selezione |
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