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Correva il giorno 8 Dicembre 2001...
... Anche se fin da piccolo avevo sempre parlato , visto e vissuto con cani
e cacciatori sia fra gli amici che fra i familiari (figuratevi anche il
medico di famiglia era ed è un grande beccacciaio) ero riuscito fino all'età
di 38 anni ad evitare di prendere la Licenza di caccia ; anche se molte
volte avevo partecipato con mio padre, i suoi amici ed i miei amici da
semplice compagno a battute di caccia, sapevo però bene che cos'è la vera
arte venatoria.
Come tutti i sabati, essendo l'unico giorno libero insieme alla domenica per
cacciare in quanto tutta la settimana lavoro, avevo già deciso dal venerdì
sera di andare a caccia la mattina seguente con mio padre in cerca di beccacce. La mattina successiva quando la sveglia squillò (erano le cinque)
mi alzai subito e guardando dalla finestra, fuori si vedeva che la neve era
caduta fino a bassa quota. Ebbi subito da stropicciarmi le mani come buon
segno in quanto avevamo previsto come zona di caccia le basse vallate maremmane, e quindi pensai che la neve avesse spinto le scolopacidi a basse
quote proprio come sono le vallate maremmane.
Mi sentivo sicuro di fare proprio un bel carniere. Ma proprio in quel
momento ebbi una sorpresa negativa in quanto appresi da mio padre che non si
sentiva bene e che quindi per quella mattina avrebbe rinunciato alla battuta. Capii immediatamente, conoscendolo bene, che niente poteva
rimuoverlo dalla sua decisione , anche se sapevo che questo per Lui era di
grande sofferenza ; infatti mio padre "fa" il beccacciaio da 45 anni e so
bene cosa gli costa rinunciare ad una battuta alla beccaccia per lo più
insieme a suo figlio.
Volevo tornare sui miei passi anch'io e rimettermi nel letto ancora caldo,
ma vedendo la borsa con tutto l'abbigliamento e tutti gli accessori da
caccia già pronta dalla sera precedente tornai nuovamente sulla mia decisione e mi riproposi di fare un giretto nelle campagne vicino casa da
solo. Mi vestii, presi alcune munizioni ed il fucile con me e uscii di casa
per andare a prendere il mio Buk, che ha la sua dimora dalla nonna a 200
metri di distanza da casa mia. E qui mi devo soffermare per fare due righe d'elogio per il grande ausiliare delle nostre cacciate. Si proprio un gran
bel Pointer sotto tutti i punti di vista sia venatorio innanzitutto (gran
corridore, buon naso, gran cacciatore e gran ferma) ma anche dal punto di
vista fisico, atletico e soprattutto dal punto di vista caratteriale :
intelligente, docile e affettuoso. Appena Buk mi vide che aprivo la porticciola del suo recinto capi subito che era giornata di caccia e come
tutti i cani ne fu immensamente felice. Anche se la cosa, devo essere sincero, gli fu strana perché mancava all'appello il suo padrone in primis e
cioè mio padre. Sapete bene che i cani conoscono tutti i membri della
famiglia ma sanno dare anche loro una giusta gerarchia di suddità a ogni
membro della famiglia stessa. Ciò nonostante anche se si vedeva che il cane
aveva notato la mancanza del suo padrone mi seguì e diligentemente salì in
macchina senza fare troppe storie.
Mi guardavo attorno e mi sentivo sempre più sicuro che se fossimo stati in
maremma quella mattina avremmo fatto sicuramente più incontri con la "dama"
del bosco. Continuavo a vedere la neve a basse quote ed anche il freddo era
pungente, in più era stata una settimana proficua per le scolopacidi perché
mio padre ed il suo solito compagno di caccia Eugenio ne avevano incontrate
molte durante la settimana. Misi in moto la macchina e partii per andare
nelle zone di campagna vicino a Pistoia dove abito. Ma il desiderio di una
battuta di caccia in maremma era così grande che dopo pochi minuti inforcai
la strada che mi portava in direzione della maremma. Feci tutta la strada insieme al cane in silenzio con la sempre maggiore
convinzione di fare incontri con la regina del bosco. Mi fermai al solito
bar di Colle val d'Elsa, e come al solito feci colazione con un cappuccino
ed una pasta. Risalii sulla mi auto e continuai il viaggio per la mia meta
ormai predestinata. Giunto sul posto di caccia notai che non ero solo in
quella zona, perché proprio dove parcheggiai la mia auto erano in sosta già
altre due auto. Scesi dalla macchina mi infilai gli stivali di gomma perché
il terreno mi sembrava umido, mi misi il mio gilet con la carniera sul
bordo, presi il fucile in spalla, feci scendere Buk dall'auto e mi incamminai verso quelle rimesse che mi sembravano più adatte per gli
incontri con le beccacce. Nei primi metri che percorsi caricai il mio fucile
(un Beretta semiautomatico) con cartuccia con pallini n° 8 in prima canna
e altre due cartucce con pallini n° 7. Camminando notai in Buk qualcosa di
strano e cioè che non girava come lui era normalmente abituato battendo
grandi spazi con infaticabile energia; ma notavo che di tanto in tanto si
fermava ad aspettare qualcosa o qualcheduno che non c'era. Era la mancanza
del suo vero padrone. Comunque continuammo sia io che il cane a cacciare e
vidi che specialmente dopo un primo breve e leggero accenno di effluvio,
anche se poi si rivelò nulla, il cane iniziò a cacciare con la sua usuale
sapienza. Anche lui era entrato in pieno clima beccacce, sembrò capire come
me che fosse giorno propizio per incontrarle. Il sottobosco era quello
classico maremmano con marrucheti, rovi , piante basse che di tanto in tanto
si alternavano a zone con piante di alto fusto come acacie e querce. Battemmo una semicollina in direzione ascendente, scendemmo sull'altro
versante, ne salimmo un'altra per poi scendere in un piccolo fosso. Fu qui
che dopo qualche secondo che non sentivo più il campano di Buk lo vidi in
ferma di fronte ad un rovo molto grande. Cercai di rientrare in me e di non
farmi trasportare dall'emozione dicendomi che non era una ferma vera e
propria; per lo più dopo solo 30 minuti di caccia. Buk comunque era sempre
li in ferma. Decisi con molta diligenza e in silenzio di avvicinarmi al
cane, ma il pointer non si muoveva, sembrava ipnotizzato. Mi avvicinai
ancora a lui e fu li che mi resi realmente conto di trovarmi con la beccaccia a pochi metri da me. Iniziai a lisciare Buk e sentivo la sua
muscolatura così in tirare che mi dava una sensazione indescrivibile. Lo
tenevo sulla mia sinistra, cosicchè potevo accarezzarlo con la mano sinistra
e tenere il fucile con la destra. Dissi dentro di me di stare calmo, e di
godermi questa ferma anche se l'adrenalina dentro di me era salita ai massimi livelli. Decisi di non perdere la concentrazione per poter capire in
quale direzione potesse involarsi la beccaccia. Ma allo stesso tempo cercavo
di godermi la statuaria ferma di Buk e il leggero fruscio del vento sui rami
degli alberi che faceva da contrappeso al forte battito cardiaco che mi
arrivava fino alla gola. Mi posizionai all'altezza della testa del cane
continuando a lisciarlo, ma niente né Buk si muoveva né la beccaccia volava.
Passai allora davanti al cane muovendo con i piedi l'erba e lanciando una
piccola pietra ma ancora niente e Buk era sempre li fermo. Mi trovai al
perso non sapendo cosa fare per far rompere la ferma al cane. Fu solo al
momento del lancio della seconda piccola pietra davanti a noi che Buk ruppe
la sua statuaria ferma e che si buttò in avanti alla ricerca del frullo dell
'animale. Furono attimi per me lunghi decenni. Io pronto con il fucile, ma
ancora una volta il nulla assoluto. Rimasi deluso perché speravo almeno di
poter veder volare la beccaccia ma niente. Mi domandai se buk avesse fatto
una finta ferma ma non riuscivo a crederci era troppo inverosimile. Mi
dovetti comunque rassegnare e continuare a camminare. Buk nel frattempo a
conferma che la beccaccia c'era (ma era di quelle furbe anzi molto furba)diventò così garoso da essere ingestibile, si allontanava molto per
poi rientrare verso di me. Fu proprio durante un ritorno verso di me che
il campano di Buk si ammutolì di nuovo. Mi detti una scossa per uscire come
da un sogno e mi dissi ancora una volta di stare calmo. Pensai che se Buk
fosse stato in ferma sulla beccaccia questa volta la "dama" si sarebbe
trovata fra me e il cane. Mentre mi avvicinavo al cane cercavo anche di
poter studiare la posizione migliore per poter sparare nel caso che la
"regina " si involasse. Ma questa volta fu la beccaccia che non mi dette
troppo tempo di stare li a pensare. Alzando la testa per intravedere Buk
vidi invece la sagoma della beccaccia frullare fra i rami ormai secchi delle
querci che mi circondavano. Senza pensare imbracciai il fucile e al primo
colpo riuscii ad abbattere quella che per me fu la prima beccaccia della
vita.
Leggendo questo racconto, qualcuno potrebbe anche sorridere, ma sono sicuro
che l'emozione della prima beccaccia è rimasta in un angolino del cuore di
ogni vero cacciatore.
- Enrico da Pistoia
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