Con le orecchie a pipistrello
 
            
Conoscevamo quel bosco molto bene, così scivolavamo in silenzio seguendo il rumore del bubbolo attaccato al collare di Lula. Nonostante non ci chiamassimo mai sapevamo esattamente dove eravamo, ci muovevamo da una posta ad un altra cercando di intercettare l'eventuale via di fuga degli animali (lepri o fagiani) che Lula poteva scovare. 

La cagna ogni tanto veniva a cercarci, sembrava che anche lei volesse sapere dove eravamo, si affacciava un attimo e appena vedeva uno di noi si rituffava nel fitto continuando la cerca.

Il grande bosco di cerri non era troppo fitto, inoltre era percorso da viottoli e stradelli che consentivano di aumentare la visibilità sia aerea che in terra.

Babbo si spostava più in alto a circa 3/400 metri di distanza, io battevo la parte bassa del bosco.

Già da un pò sentivo Lula più indaffarata del solito, forse aveva agganciato la traccia di un animale.

Cercavo di rimanergli più vicino possibile senza disturbare il suo lavoro.

Sulla traccia non dava la voce anche se era sulla lepre, per cui fino all'ultimo era difficile stabilire se sarebbe volato oppure avrebbe corso qualche animale.

La cerca sembrava lenta, però, più adatta a dipanare l'intrigo creato da una lepre prima di rimettersi a covo.

Ero preso da questi pensieri quando la cagna scovò, la decisa canizza svelò che si trattava della lepre.

Veniva verso di me imbracciai il fucile sperando di riuscire a vedere la lepre nel rado bosco, ma un leggero dosso mi lasciò intravedere solo il dorso del cane che passava.

Sapevo che non era finita, Lula batteva con molta tenacia e fino a quando babbo non la chiamava era capace di rimanere su una traccia per ore.

Mi spostai ancora più in basso dove c'era una strada di bosco in disuso che portava ad un vecchio podere diroccato, mi fermai dietro un ginepro e ascoltai la canizza.

Babbo era sicuramente alla strada di mezzo, poco più di un viottolo, micidiale come posta.

Dopo la foga iniziale gli scagni diradarono, il bosco riprese la sua vita ordinaria mentre in lontananza la cagna segnalava ogni tanto che il suo lavoro stava continuando, poi tutto scomparve dietro il poggio.

Era passata più di mezz'ora e pensavo che oramai non ci fosse più niente da fare quando un'abbaio nell'oliveto che sapevo in cima alla collina di fronte mi avvertì che quel diavolo di cagna non aveva mollato.

Mi sembrava di sentire di nuovo anche il bubbolo, ma forse era solo un'impressione.

Non sapevo più capire se la cagna stava rientrando o era ancora sulla traccia quando scovò di nuovo e c'era da scommetterci che era la stessa lepre.

Sembrava che lo facesse apposta di smettere di scagnare quando la traccia si faceva più flebile in modo da tranquillizzare la lepre che finiva per fermarsi e lei gli arrivava di nuovo addosso.

La canizza sembrava puntare verso di me, uscii da dietro il ginepro e imbracciai il fucile.

Come in una pista da bob la lepre sbucò a tutta velocità dalla curva della vecchia strada e la fucilata ne interruppe la corsa.

Sentito il colpo Lula moltiplicò l'intensità della canizza, apparve anche lei dalla curva della strada, le orecchie spiegate al vento come quelle di un pipistrello.

In un attimo fu addosso alla lepre.

La lasciai abboccare accarezzandola, gli schioccai anche un bacione sulla testa, se lo era proprio meritato.

Intanto babbo veniva fischiettando giù per il bosco.....
 
Claudio Calusi
responsabile del distretto "Montagnola" (ATC Siena 17) per la caccia di selezione