Emozioni al Cervo
Pierre (lo svizzero)

Sabato era il penultimo giorno di selettiva ai cervi e non è andata male a dispetto delle premesse.
Infatti la sera sono andato a letto alle due, poi una colica mi fatto correre parecchio ed infine alle sei, suonata la sveglia, mi sono riaddormentato.
Corsa sfrenata, senza nemmeno fare benzina per non perdere tempo, e alle 6.58 (due minuti prima dell'orario d'inizio dell'attività venatoria) sono sul posto.
Il tempo sembra buono, cielo grigio ma senza nubi, non vedo in giro nessuno (ultimamente nei "miei" posti ho trovato di tutto), decido quindi fare un sentiero alto che delimita un bosco di castagni dove sabato scorso mi (i soliti invasori) hanno fatto "partire" il branco che aspettavo dall'alba.
La sensazione è buona, passo leggero e orecchio teso, non c'è vento e questo facilità l'ascolto.
Ogni cinque passi mi fermo e tendo l'orecchio intanto che con il binocolo faccio passare il bosco sottostante (molto fitto e sporco). Dopo circa 15 minuti sento dei rumori che non sono il solito "razzolare" dei merli nelle foglie, raddoppio le cautele e avanzo lentamente, ad un certo punto una macchia scura orizzontale (quelle verticali sono tutte piante) attira la mia attenzione ma continuo, fatti pochi passi, non convinto ritorno e punto il binocolo su quello che credevo fosse un ceppo nel buio del bosco. Altro che ceppo....cervo! Non cosa sia (maschio, femmina, cerbiatto) ma mi apposto circa dieci metri più avanti in un "corridoio" di ca. 80m per 2 di larghezza e aspetto, nulla si muove, la tentazione di spostarmi è grande ma so perfettamente che sarebbe un madornale e allora mi convinco e aspetto.
Attesa che, a caccia i secondi diventano ore, viene premiata dopo circa 5 minuti (per fare non più di 10m) infatti spunta un primo cervo, porca miseria non riesco a distinguere se sia maschio o femmina, infatti il buio nel bosco è ancora troppo, vedo solo la sagoma, mi sembra una cerva (protetta). 
Tengo sempre l'animale nella croce del mio Zeiss variabile, messo a 3 ingrandimenti per darmi più campo, ed ecco che un'altra testa entra nel campo visivo, questo è il vitello, ne sono certo, anche se la stazza mi fa riflettere.
I due animali sono fermi a 70m e mi danno il posteriore di circa 60gradi, ora riesco a vedere bene il secondo è proprio un vitello, tolgo la sicura e accarezzo dolcemente il grilletto della vecchia Sauer 80 in cal 8x68S, il boato è attutito dal bosco ma l'eco rimbomba su tutta la montagna. Al momento del tiro non ho visto la reazione dell'animale a causa della fiammata (oscurità e freni di bocca). La sensazione è di aver colpito bene, avvalorata anche dal udito che sente due animali correre in direzioni diverse, la prima (femmina) orizzontale sul sentiero già percorso, la seconda (vitello) trasversale in discesa, inoltre un forte rumori di rami rotti mi rafforza la sensazione.
Attendo 15 minuti, tutto tace e all'improvviso scorgo la femmina tornare sulle proprie tracce...buon segno!
Scendo e comincio la ricerca, sul luogo del tiro nessuna traccia di materie organiche, solo una traccia nel terreno che conferma quanto sentito, l'animale è sceso trasversalmente. Non trovo segni di ferite (sangue, pelo, ossa) e la cosa mi lascia perplesso, cerco di focalizzare l'immagine al momento del tiro: ho tirato verso la fine delle costole, dall'alto verso il basso mi è sembrato un colpo ben partito.
Continuo a cercare sulla traccia e con il binocolo faccio scorrere tutto il bosco, ancora un passo avanti su di una sporgenza ed ecco apparire nel canale sotto me una sagoma scura...è lui fulminato.
L'analisi sommaria conferma che il colpo è andato pochi centimetri più indietro di dove miravo, forse ha fatto un passo avanti, comunque il sangue lo ha perso solo dove si è fermato, anche perché la palla (T-mantel RWS da 12.1 gr) non è uscita ma si è frantumata all'interno.
Ora inizia il bello, dopo aver reso onore all'animale, rametto in bocca, mi accorgo che nella sonnolenza del mattino ho lasciato il coltello, il cellulare e la corda in macchina, che si trova ora circa 2 km più in alto. Decido di tirare la preda in giù dove so che passa un'altra strada, questo mi costringerà poi a farmi altri 3 km in salita per recuperare l'auto ed un altro km per cercare l'aiuto da un provvindeziale boscaiolo per caricare il cervo in macchina.
Il tutto in due ore di sudata terrificante a circa 2 sotto zero.
Comunque ne è valsa la pena.

Scusate il dilungarmi ma volevo farvi partecipi delle belle emozioni che ho vissuto.

Pierre (lo Svizzero)

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