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- Il pulman che mi riporta a casa da scuola arriva al paese alle due e mezza del pomeriggio. Scendo alla fermata e mi avvio con passo deciso verso casa.
Per tutta la mattina invece che seguire le lezioni ho pensato al fagiano che mi beffa da tre giorni. Lo aspetto da una parte e lui vola dall'altra parte del bosco, penso di non riuscire più a trovarlo e mi frulla quasi dai piedi senza farsi vedere. Insomma sono incazzato nero e non vedo l'ora di andare a cercarlo.
Entro in casa e, come al solito, mamma è lì che mi aspetta con la pasta appena scolata, non gli rivolgo quasi la parola nonostante continui a chiedermi come è andata a scuola.
Mangio in cinque minuti ed in due mi vesto. Prendo la doppietta di babbo che ora è diventato il mio fucile. Esco di casa, sciolgo Titta, vecchia cagna bastarda che mi stà facendo da balia in questo primo anno di caccia, ed esco dall'orto caricando la doppietta. La settimana scorsa un branco di starne è frullato proprio dalla rete dell'orto e non avevo ancora caricato.
Per essere il primo anno di caccia non è che stia andando troppo bene, riesco ad ammazzare pochi animali, anche se ne trovo a valanghe. Faccio diverse padelle, ma inoltre non riesco a trovargli il verso, mi beffano sempre ed anche quando tiro lo faccio sempre alla disperata.
La lepre poi, non sono neanche riuscito a vederla, anche se ne ho trovate diverse.
Eppure mi sembrava, andando con babbo, che fosse più facile ed anche il primo giorno era andata alla grande, avevo ammazzato tre starne di cui due a coppiola sparando ad un branco che mi veniva di punta, mah..(un amico di babbo dice che sia stato il culo del principiante, ma io la penso
diversamente.).
Vado a caccia quasi tutti i giorni. Tutti i pomeriggi durante la settimana. Il sabato pomeriggio quasi mai e la domenica vado solo al mattino, perché Anna, la mia ragazza, non riesce a capire che la caccia dura solo qualche mese, mentre noi abbiamo tutto l'anno per stare insieme (che rottura le donne!!! Però....).
Ora cammino svelto verso il ciglio alberato del torrente, da lì le probabilità di trovare qualcosa si fanno serie. Titta mi gira intorno tranquilla.
Scendo nel torrente e lo guado senza che la cagna accenni a sentire qualcosa. Risalgo sulla sponda opposta e prima di arrivare nel campo la cagna sparisce.
Entro di corsa nel campo con la cagna che, quasi schiacciata in terra, stà guidando verso il centro dello spazio aperto. Non faccio in tempo a pensare:
"se è rimasto nel campo questa volta lo frego", che uno splendido maschio frulla una ventina di metri davanti al cane. Neanche un ramettino piccino, piccino mi da fastidio. Le due fucilate rimbombano del vuoto mentre il fagiano si dirige verso la riserva salutandomi con la coda che fa - ciao, ciao, ciao.......
"Mah.." penso: "tanto fra qualche giorno ti
ritrovo".
Ricarico il fucile e riparto.
Titta segue a lungo le tracce di una lepre, ma senza esito. D'altra parte di pomeriggio non è facile scovarla, e poi ho fretta di andare a vedere in altri posti.
Risaliamo una collina fra coltivati e prode di bosco senza allontanarci più di 1/200 metri dal confine di una riserva di ripopolamento.
Il pomeriggio è bello, un caldo sole di Ottobre mi fa sudare come una fontana. Babbo dice che a caccia è inutile correre, ma io penso che battere più territorio possibile sia la soluzione migliore, se mi metto a perlustrare a fondo ogni anfratto dopo un po' mi annoio e non riesco ad arrivare dove vorrei.
Arrivato in cima ad una serie di colline Titta penetra in una proda boscosa che scende ripida sotto ai miei piedi.
Sento la cagna che risale lentamente il bosco, non capisco perché venga su così piano. Stò quasi per chiamarla che dai piedi mi frulla un maschio. Non ha neanche fatto dieci metri che il fucile è tristemente scarico mentre lui canta allontanandosi.
Comincio ad arrabbiarmi seriamente e me la prendo con la cagna, rea, secondo me, di non avermi segnalato che stava seguendo un animale.
Comunque riparto battendo a passo di carica chilometri di campagna.
Il sole sta tramontando e rientro verso casa, dopo aver trovato altri due fagiani che non sono riuscito a vedere.
Rimugino fra me che la doppietta non è certo il miglior fucile per andare a caccia e che dovrei chiedere a babbo se mi fa usare il suo automatico, sicuramente migliore.
Prima di arrivare nel campo incolto dove avevo padellato il primo fagiano la cagna sparisce di nuovo. Impreco perché il rumore dell'acqua del torrente mi impedisce di sentire dov'è. Entro nel campo e la vedo puntata proprio nel mezzo, dove si era alzato il primo.
"Che fa questa cretina, punta quello di prima?" penso.
Ma appena mi avvicino inizia una guidata che la porta dentro un boschetto.
"Ecco ora vola dall'altra parte e mi frega".
Invece una femmina parte dal centro del bosco e viene dritta a passarmi proprio sopra la testa.
Sparo il primo colpo di punta mentre mi passa a due metri sul capo, quasi cado per girarmi, quando ce la faccio ad incannarla di nuovo è a 50 metri e sparo il secondo colpo dalla disperazione.
Mi siedo su un sasso con il fucile aperto in mano, non so se caricarlo di nuovo o se andare a casa così, tanto è uguale.
Titta mi arriva intorno gioiosa dopo aver inutilmente perlustrato il campo nella direzione presa dalla fagiana, stò per tirargli un calcio, ma mi rendo conto in tempo che non se lo merita sicuramente.
Un dubbio atroce mi prende "ma nelle cartucce ci sarà il
piombo??......." prendo due cartucce dalla cartucciera, le guardo, me le porto vicino all'orecchio e le scuoto, ma il dubbio si dissolve, il piombo è dove deve essere e "suona" regolarmente.
Le metto nel fucile e vado a casa.
Babbo è tornato da lavoro e mi sta aspettando, ha sentito le due ultime fucilate, mi chiede com'è andata.
Io gli racconto tutto nei minimi particolari accampando una valanga di motivi e di scuse per i miei insuccessi.
Mi aspetto che lui sia comprensivo e mi consoli, invece scoppia in una fragorosa risata.
Ondate di lacrime minacciano di fuoriuscire, corro in camera e vado a letto senza alzarmi né per studiare (tanto c'è tempo) né per la cena.
Ma domani.., domani tornerò di nuovo e cercarli e allora non mi fregheranno...
Marzo 2002 (o forse Ottobre 1972)
- Calusi Claudio
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