PAVONCELLA
(VANELLUS VANELLUS)

 

Lunga 30 cm pesa circa 250 gr.si riconosce immediatamente per il caratteristico ciuffo che nel maschio raggiunge i 10 cm (max 7 nella femmina).

È il selvatico delle pianure,dei campi aperti,delle zone solo parzialmente umide.

Il piumaggio della fronte,della parte superiore del petto e delle spalle è nerastro con riflessi tendenti al blù,

la nuca ha tinta cenere,le parti laterali della testa ed il collo sono bianche,come il petto ed i lati del dorso,le remigranti sono nero-grigiastre,la schiena di un grigio-verdastro,coda quasi quadrata con sottocoda castano vivo.

Si nutre di larve, molluschi, insetti, germogli,semi.in percentuali variabili a seconda del luogo ove il volatile si ciba.

Il verso e’ inconfondibile,sembra un lamento composto da pochi suoni ripetuti di cui l’ultimo emesso a tonalità piu’ alta una specie di “pee-pee-pik-uit” mentre il grido d’allarme suona come “ghik-ghiii “

L’habitat è molto ampio,comprende territori in Cina,Asia,Giappone,Africa,nella regione paleartica è particolarmente comune in Olanda ove nidifica in gran numero,eccezionalmente procrea  nel nostro paese,ha i suoi quartieri di riproduzione nell’Europa centrale ed orientale, e sverna nell’Europa occidentale e meridionale,spingendosi sino al nord Africa.

Il ripasso verso i luoghi di riproduzione avviene da fine febbraio a meta’ marzo, in questo periodo le pavoncelle sono particolarmente agitate,  i grossi stormi compiono vistose evoluzioni volando ,soprattutto i maschi che iniziano ad andar in estro.

Formatesi le coppie il maschio provvede a scegliere il  luogo idoneo per la costruzione del nido,quando lo ha trovato scava con le zampe formando una buchetta ,poi con l’aiuto della femmina la riempie di fili d’erba paglia e qualche piuma che si stacca dal petto.

La femmina vi depone quattro cinque uova di color giallognolo con macchie brune ,le cova per 25-28 giorni

I pulcini dopo alcune ore di vita,sono gia in grado di lasciare il nido seguendo i genitori fra l’erba, tuttavia nel primo periodo passano  la notte sotto la madre che continua cosi’ a difenderli oltre che dai predatori,anche dagli sbalzi di temperatura.    

Lo sviluppo completo è raggiunto al quarantesimo giorno di vita anche se dopo 25-28 giorni i piccoli sono in grado di compiere brevi voli.

Difficilmente compie una seconda covata.

Le prime avvisaglie di passo si hanno ad inizio ottobre, ma la migrazione vera e propria avviene a novembre,solitamente la  migrazione avviene di notte o alle prime luci dell’alba.

Il  volo ondulato accompagnato da lente battute d’ala la rendono inconfondibile,il branco procede usualmente in formazioni lineari molto compatte a volte assume la forma a V rovesciata oppure a mezzaluna, è un gran volatore,durante il passo raggiunge velocità comprese fra i 50 e i 60 km/h raggiungendo distanze incredibili,i dati d’inanellamento parlano d’esemplari  che dall’Inghilterra hanno attraversato l’atlantico percorrendo 3200 km .

Durante il loro passo invernale sostano a lungo in pianura padana almeno fino a quando la morsa del gelo le impedisce di trovare cibo nei terreni .

La pavoncella come detto ama il prato anche leggermente acquitrinoso,i terreni arati da poco o in fase d’aratura, ( da noi facilmente visibile lo stormo di pavoncelle che segue il trattore mentre ara) fondamentale che siano spazi molto aperti, scansa infatti assolutamente le zone alberate.

 arriva da noi in quelle belle fredde mattine d’autunno inoltrato quando il terreno è coperto di brina  oppure quando spira vento di tramontana.

Era una preda eccezionale anche nel periodo di ripasso prima che il legislatore vietasse la caccia oltre il 31/01 si era soliti trascorrere molta parte di febbraio e marzo nei capanni a pavoncelle anche se in questo periodo forse a causa dell’avvicinarsi dell’epoca degli amori, credono meno ai richiami, la risalita di questa specie dimostra di gran lunga maggiore abbondanza rispetto alla discesa verso sud, le ragioni di questo comportamento,opposto a quello di tanti altri migratori (es allodola) potrebbero essere nel fatto che l’autunno dalle nostre parti è spesso siccitoso pertanto durante questo periodo la pavoncella non sempre trova ambiente adatto a fermarsi. Si può affermare ,fatta salva l’ipotesi che alcune specie seguano durante il periodo e la migrazione autunnali altre rotte Europee ,forse il loro riflusso verso il nord durante febbraio-marzo in maniera cosi’ abbondante puo’ derivare dalle grandi piogge invernali che hanno bagnato terreni che erano asciutti prima dell’inverno.

Quanto detto,potrebbe esser frutto d’impressioni personali derivate da situazioni esistenti in alcune località e non in altre.

La caccia in forma vagante non da alcun frutto,vuoi per la scaltrezza dei volatili, vuoi perchè i luoghi che frequentano  non concedono al cacciatore alcun tipo di riparo, qualche minima possibilita’ di riuscita si ottiene conoscendo il luogo ove i selvatici vanno a dormire recandovisi di primo mattino in una giornata di nebbia.

I risultati migliori si ottengono da appostamento, non e’ facile pero’ che un folto stormo creda ai richiami e zimbelli,soprattutto se il “gioco” non e’ stato fatto alla perfezione, dopo aver ripetutamente sorvolato la zona mantenendosi a distanza di sicurezza lo stormo s’allontana.

Prima cosa scegliere il terreno,come gia’ detto si deve optare per le vaste distese d’erba,o d’arato rese umide dalle piogge ,van benissimo anche i campi ove è stato raccolto il grano o la soia, purche’ risultino quasi  nudi.

Il capanno,deve essere costruito in modo da non allarmare i sospettosissimi migratori, che al minimo cenno di pericolo s’allontanano, deve alterare il meno possibile lo stato naturale dei luoghi,l’ottimale sarebbe poterlo interrare in tal caso si eliminerebbe il problema maggiore generato dall’ ingombro della struttura visibilissima in campi aperti, ma non sempre è possibile piazzarlo in una buca o in un fosso d’irrigazione

In quanto essendo le zone umide,sovente l’acqua è a fior di terra ed i fossati ne contengono in abbondanza.

Procedere quindi ad armonizzare la costruzione,eliminando per quanto possibile gli spigoli,tenendolo il piu’ basso possibile, da non scartare l’ipotesi di potervici stare seduti alzandosi solamente per tirare.

Procedere quindi alla disposizione del “gioco”,utilizzando

  1. almeno venti trenta stampe impagliate ed altrettante piatte(sono quest’ultime stampe di pavoncelle visibili solo dai lati ).
  2.  una giostra appositamente costruita con possibilita’ di piazzarvi tre pavoncelle impagliate in volo, fissate cadauna ad una verga di almeno tre quattro metri  in modo che azionata, ruoti ed ondeggi descrivendo  un cerchio di sei otto metri di diametro.
  3. un palo alto tre quattro metri con un motore  alla sommita’ al quale viene agganciata una verga di un metro con una pavoncella impagliata in volo legatavi per mezzo di una corda o nylon in modo tale da girare attorno al palo nel modo piu’ naturale possibile.(inutile dire che questa giostra è utilizzabile solamente in assenza di vento).
  4. almeno due pavoncelle vive da utilizzarsi come  zimbello,vanno imbracate come l’allodola o lo storno,avendo cura di verificare con cadenza settimanale che l’imbracatura non dia fastidio all’animale che nel frattempo potrebbe essere ingrassato, o lo spago a causa dell’ umidità potrebbe essersi rattrappito. Posizionate quindi su due “tocchette”, attrezzo simile a una leva che consta in un legno piegato a ferro di cavallo fissato al suolo con dei picchetti ,con un bastone al centro lungo circa un metro dove all’estremità viene legata la pavoncella e nella zona mediana fissato lo spago che serve a sollecitarla dal capanno per evitare che durante l’azione la leva si rovesci all’indietro, vengono legati a circa metà arco due cordini con applicato un picchetto che viene piantato a terra.  ideale sarebbe poter disporre di qualche richiamo:3-4 pavoncelle presicce sarebbero il massimo
  5. qualche stampo di storno e piviere(questi ultimi inutilizzabili in quanto vietati )

 

Prima cosa da verificare è la direzione del vento,il capanno a pavoncelle non deve mai avere il vento in fronte o alle spalle ma sempre proveniente da destra o da sinistra questo perché è basilare che l’uccello monti il vento e che lo monti in particolare nel momento che viene al “gioco”, mi spiego meglio: se le stampe sono situate con il becco contro vento ma volgono le spalle al capanno,le pavoncelle sorvoleranno sicuramente il capanno nell’avvicinarsi al gioco,se al contrario le stampe sono poste si con il becco contro vento ma in modo da guardare il capanno ,le pavoncelle punteranno verso queste giocando ma saranno allarmate quando, come nella maggior parte dei casi visibile il capanno si presenti loro del tutto davanti,subito dopo il gioco degli stampi.

Con l’accortezza di disporre le stampe di fianco al capanno si diminuisce la possibilita’di essere scorti.

Quando i selvatici nei loro giri per curare il gioco si trovano a transitare sopra il capanno è molto importante stare fermi, non usare ne fischi ne zimbelli ,evitare di alzare la testa poiche’ il bianco del viso è molto visibile muoversi solamente quando si suppone i selvatici abbiano oltrepassato il capanno.

Per essere piu’ chiaro sulla disposizione del gioco supponiamo che il vento giunga alla sinistra del capanno,provvederemo quindi a disporre  come prima cosa la giostra tripla: cammineremo circa per dieci metri di fronte al capanno poi ci gireremo a sinistra vento in faccia percorrendo circa venti  metri e li posizioneremo la giostra,quindi immediatamente dietro la stessa inizieremo a disporre le stampe becco al vento distanziate 70/80 cm una dall’altra in modo da formare una fascia larga cinque sei metri che abbia la parte terminale un paio di metri alla destra del capanno.

Si posizionerà  uno zimbello a quindici venti metri di fronte al capanno subito dopo le stampe e  l’altro a otto dieci metri sulla destra  a fianco delle stesse, questo per evitare che i selvatici che giungono al gioco siano costretti a sorvolarli, la pavoncella infatti ben si abitua all’imbracatura ma se casualmente dovesse fare qualche strano movimento mentre i congeneri la sorvolano,il branco si dileguerebbe in un batter d’occhio. Quando i selvatici sono lontani azionare entrambi gli zimbelli, quando pero’i migratori si avvicinano bisogna azionare quello meno esposto considerando il lato da dove provengono gli uccelli, mai far alzare lo zimbello da terra quando i selvatici vengono di punta anche se lontani, va invece  leggermente azionata quando i selvatici sono di fianco,prolungando piu’ o meno nel tempo la sospensione del selvatico da terra in modo che compia un breve svolazzo, riaccompagnando poi lo spago delicatamente sino a che la zimbello non abbia toccato terra.

La pavoncella a zimbello e’ curata moltissimo anche da storni e pivieri.

I richiami vanno posizionati in prossimità degli stampi ma fuori da questi su un rialzo di terra battuta ove si posizionerà il gabbione in modo da permettere al richiamo di scorgere i congeneri a grande distanza. Utilizzando i richiami ci si accorge di quanto si acuta e lunghissima la vista della pavoncella,a volte passano minuti prima che l’occhio unamo avvisti le pavoncelle che il richiamo aveva segnalato da tempo.

L’allevamento ed il mantenimento della pavoncella in cattività è molto impegnativo,innanzitutto bisogna aver cura di non lasciarla per lungo tempo a contatto del pavimento , a sera si provvedera’ a darle da mangiare carne tritata,crisalidi e..spaghetti dei quali è molto ghiotta.non necessita di chiusa.

Il richiamo a bocca e’ importantissimo ma solo se si sa utilizzarlo a dovere,viceversa si ottiene l’effetto contrario.

Le pavoncelle non si abbassano mai di colpo per posarsi (a meno che non si tratti di un soggetto isolato) ma compiono ampi giri e si avvicinano progressivamente,fare molta attenzione come detto prima di muoversi e farlo solamente nel momento in cui si decide di tirare, starà poi al cacciatore capire se deve sparare a volo perche’ i selvatici potrebbero rinunciare a posarsi oppure attendere  che il branco sia a terra ,la casistica è molteplice,solo con la pratica si arriva ad acquisire la necessaria esperienza.

Le pavoncelle per quanto possano sembrare al primo tiro bersaglio facile, una volta sparato iniziano a “scartare”compiendo vere e proprie sarabande che rendono difficilissimi i tiri successivi, inoltre la mole e l’apertura alare ingannano moltissimo se non si ha quindi  “l’occhio”sulle distanze si rischia di sparare molto e raccogliere pochissimo.

Piombo consigliato  10 nonostante la mole la pavoncella e’ selvatico relativamente fragile,salvo farci imprecare per ore quando un selvatico ferito decide di sottrarsi pedinando, inoltre la caccia alla pavoncella concede spesso tiri allo storno ed altri volatili che credono al gioco.

 

Tancredi Corrado