10:10 pm - lunedì maggio 21, 2012

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi (1813 – 1901)
Musicista

Giuseppe VerdiIl più famoso compositore italiano, uno dei più ammirati nel mondo, nacque da Carlo, modesto oste del villaggio, e da Luigia Uttini, negli ultimi tempi della dominazione napoleonica e il suo atto di nascita fu steso in francese.
Nel 1832 Verdi non era stato ammesso al Conservatorio di Milano per “scarse attitudini musicali” e nel 1840 con la morte improvvisa a Milano della moglie, preceduta dalla perdita dei due figli Virginia e Icilio e il “fiasco” della seconda opera Un giorno di regno, Verdi aveva meditato di abbandonare per sempre la carriera di compositore.
Sarà l’impresario della Scala, Bartolomeo Merelli a convincerlo a musicare Nabucco (1842), che otterrà uno straordinario trionfo e che gli aprirà le porte dei maggiori teatri d’Italia e d’Europa. Protagonista femminile di Nabucco fu la soprana Giuseppina Strepponi che divenne poi sua seconda moglie.
Gli anni dei fermenti patriottico-risorgimentali e delle guerre d’Indipendenza nazionale trovarono in lui cosciente adesione e spesso espressione sentita nella sua musica. Fu patriota fervente, dimostrandolo con dichiarazioni anti austo-ungariche e con soccorsi ai feriti ed aiuti alle famiglie dei caduti del 1859 (avrebbe voluto combattere egli stesso, ma non gli fu consentito per ragioni di salute).
Nel 1861 Verdi fu eletto deputato al primo Parlamento italiano e nel 1874 divenne Senatore del Regno
Dalla primavera del 1851, nella villa di Sant’Agata, poco distante Busseto, in comune di Villanova sull’Arda, il Maestro, all’apice della fama e della ricchezza, alternava alla composizione la cura oculata dei poderi e le battute di caccia sulle quali amava poi scrivere appassionate relazioni agli amici.
Ampliò sempre più le sue proprietà terriere nella zona fino a raggiungere un’area di circa novecento ettari. A fine secolo il suo era il reddito più cospicuo dell’intera provincia di Parma.
Carattere severo e orgoglioso ma schietto, buono e generoso, tenne sempre con la terra d’origine un rapporto d’amore-odio, caratterizzato dalla sua presenza costante ma sdegnosamente appartata.
Un suo cruccio fu rappresentato dal fatto che gli abitanti di Busseto non gradirono mai le sue seconde nozze con la Strepponi tanto da cambiare marciapiede quando la incontravano per strada.
Morta la Strepponi nel 1897, Verdi abbandonava sempre più spesso Sant’Agata per lunghi soggiorni milanesi. Ed è a Milano che, colpito da emiplegia, termina il 27 gennaio 1901 la sua lunga vita
Per non disturbare il Maestro nei giorni che precedettero la sua morte i milanesi cosparsero di fascine di legna le vie circostanti per attutire il rumore delle carrozze di passaggio
Fin dall’inizio della sua attività di compositore, Verdi ha goduto, a livello internazionale, di un’ininterrotta fortuna, difficilmente eguagliabile da ogni altro operista e la sua personalità, quale si manifesta attraverso la copiosa corrispondenza, presenta una stupefacente ricchezza di interessi, anche in settori extramusicali, quali la letteratura, le arti figurative, la politica, la vita sociale.
Sua gran passione fu la caccia.
La morte di Verdi, segna la conclusione di un’era della vita italiana; l’apoteosi del suo funerale coincide invece con l’inizio della parabola crescente della fortuna dell’opera sua, mai come oggi viva ed attuale sulle scene di tutto il mondo.

Mentre componeva il Falstaff Verdi scriveva a Giulio Ricordi, il suo editore, d’aver acquistato il terreno sul quale era intenzionato a costruire, a sue totali spese, una Casa di Riposo per musicisti, cantanti e strumentisti ridotti in povertà. Ne affiderà il progetto all’architetto Camillo Boito, fratello di Arrigo, il librettista delle sue ultime opere. Nel testamento del 1900 egli assegnerà alla Fondazione i redditi derivanti dai diritti d’autore di tutto il suo repertorio ed un cospicuo capitale per la gestione quotidiana.
” Esprimo il mio vivo desiderio d’essere sepolto in Milano con mia moglie nell’Oratorio che verrà costruito nella Casa da me fondata “.
La sua salma, assieme a quella di Giuseppina Strepponi, vi fu traslata nel trigesimo della sua morte.
Una lapide di bronzo, nel porticato della Casa cita: ” Il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena, riverenti, visitarono la tomba nello stesso anno.”
Per volontà della Regina stessa fu apposta anche una lapide a memoria della sua prima moglie.

Sopra la tomba D’Annunzio scrisse:
” Pianse ed amò per tutti ”

1839 Milano, Teatro alla Scala: prima di Oberto conte di San Bonifacio
1840 Milano, Teatro alla Scala: Un giorno di regno
1842 Milano, Teatro alla Scala: Nabucodonosor
1843 Milano, Teatro alla Scala: I Lombardi alla prima Crociate
1844 Venezia, Teatro La Fenice: Ernani
1844 Roma, Teatro Argentina: I due Foscari
1845 Milano, Teatro alla Scala: Giovanna d’Arco
1845 Napoli, Teatro San Carlo: Alzira
1846 Venezia, Teatro La Fenice: Attila
1847 Firenze, Teatro alla Pergola: Machbeth

1847 Londra, Her Majesty Theatre: I masnadieri
1847 Parigi, Teatro dell’Opéra: Jérusalem (rifacimento de I Lombardi)
1848 Trieste, Teatro Grande: Il Corsaro
1849 Roma, Teatro Argentina: La battaglia di Legnano
1849 Napoli, Teatro San Carlo: Luisa Miller
1850 Trieste, Teatro Grande: Stiffelio
1851 Venezia, Teatro La Fenice: Rigoletto
1853 Roma, Teatro Apollo: Il Trovatore
1853 Venezia, Teatro La Fenice: La Traviata
1855 Parigi, Teatro dell’Opéra, I Vespri siciliano
1857 Venezia, Teatro La Fenice: Simon Boccanegra
1857 Rimini, Teatro Nuovo: Aroldo (rifacimento di Stiffelio)
1859 Roma, Teatro Apollo: Un ballo in maschera
1862 San Pietroburgo, Teatro Imperiale: La forza del destino
1865 Parigi, Thèatre Lyrique: Macbeth (nuova versione)
1867 Parigi, Teatro dell’Opéra: Don Carlos
1869 Milano, Teatro alla Scala: La forza del destino (nuova versione)
1871 Il Cairo, Teatro dell’Opera: Aida
1874 Milano, Chiesa di San Marco: Messa da Requiem
1881 Milano, Teatro alla Scala: Simon Boccanegra (nuova versione)
1884 Milano, Teatro alla Scala: Don Carlo (versione italiana)
1887 Milano, Teatro alla Scala: Otello
1893 Milano, Teatro alla Scala: Falstaff
1898 Parigi Teatro dell’Opèra: Quattro pezzi sacri

Enrico Gerosa