10:10 pm - lunedì maggio 21, 2012

Giovannino Guareschi

Giovannino Guareschi (1908 – 1968)
Giornalista e scrittore

…. Due giorni prima che aprissero la caccia, Lampo morì. Era vecchio come il cucco e aveva il pieno diritto di essere stufo di fare il cane da caccia, un mestiere che gli dava una fatica straordinaria per la semplice ragione che non era il suo.

Per una quindicina di giorni Don Camillo ebbe il magone, poi gli passò e una mattina, Dio sa come, si trovò in mezzo ai campi con la doppietta tra le mani.

Una quaglia si levò da un prato di erba medica e Don Camillo fece partire un doppietto. La quaglia continuò a volare tranquilla e Don Camillo stava per urlare: “Cane vigliacco!”, ma si ricordò che Lampo non c’era più e il magone gli tornò.

…. Don Camillo era un perfetto galantuomo, ma possedeva oltre a una formidabile passione per la caccia, una splendida doppietta e delle mirabili cartucce Walsrode. Oltre a questa la riserva del Barone Stocco era a soli cinque chilometri dal paese e costituiva una vera provocazione perché, non soltanto la selvaggina, ma persino le galline dei paraggi avevano imparato che bastava andarsi a rifugiare dietro a quella siepe per poi poter sghignazzare in faccia a chi voleva tirar loro il collo.

Quindi niente di strano se, una sera, Don Camillo – con la sottana in un enorme paio di brache di fustagno e un cappellaccio di feltro sulla zucca – si trovò dentro la riserva del barone…..

… Anche Peppone cacciava di frodo in quei paraggi e aveva anche lui un diavolaccio di lepre nel carniere e ora guardava beffardo Don Camillo.

“Non avrei mai creduto che proprio colui il quale ci predica il rispetto della roba altrui”, disse Peppone, “tagliasse le siepi delle riserve per fare il bracconiere”.

“E io non avrei mai creduto che proprio il primo cittadino, il compagno sindaco…”

Brani e disegni tratti da: “Mondo piccolo” di Giovanni Guareschi
Tempo fa ho scritto ad Alberto e Carlotta Guareschi per chiedere loro se Giovanni Guareschi fosse stato anche cacciatore.

La domanda che ho posto loro deriva dal fatto che il sottoscritto oltre ad aver letto e riletto Guareschi per circa quarant’anni, da oltre venti va anche a caccia.

Andare a caccia significa andar per la campagna e quindi significa incontrare chi abita in campagna, significa osservare la natura, osservare i campi, le stoppie, gli arati e poi i pioppi, le strade polverose e, se vai a caccia nella Bassa, ci incontri il Po e ci trovi i suoi argini.

E così, ancora adesso, quando vado a caccia è come se inforcassi un paio d’occhiali che mi fanno vedere la campagna con gli occhi di Guareschi.

E questo è uno dei motivi per cui mi piace andare a caccia.

Ora abito a Milano, lontano dalla Bassa, ma fino all’età di vent’anni ho abitato a Cremona e quando frequentavo il Liceo Scientifico “Gaspare Aselli” il mio Professore di Lettere, Professor Adelio Liborio, trovava buoni i miei temi e se mi capitava di ficcare in alcuni di essi brevi frasi riportate di sana pianta dai racconti di Peppone e Don Camillo Lui li trovava ottimi.

Non ho mai saputo se il Professore intuisse il plagio ma non mi sono mai sentito un imbroglione anche perché Lui stesso ci aveva detto che nei nostri temi avremmo potuto benissimo riportare pezzi letterari che ci avessero particolarmente colpito.

Alberto e Carlotta mi hanno risposto che il loro papà non era cacciatore aggiungendo però: “ La ditta Beretta di Brescia gli regalò una meravigliosa doppietta a canne sovrapposte: ebbene, gliela abbiamo vista usare solo per ammazzare l’anno vecchio. Giorgio Torelli, in un suo bel servizio su Grazia del 14 agosto 1968 scrisse: Andava in giro con lo schioppo per non sembrare sentimentale: lo usava, cioè, come giustificazione per poter girare per i campi della sua Bassa…

Sono rimasto un poco deluso ma mi sono consolato subito pensando che Don Camillo e Peppone erano invece appassionati cacciatori.

In ogni modo, quando vado a caccia, ancora adesso, non dimentico e non dimenticherò mai di portarmi dietro quei famosi occhiali di Giovannino Guareschi.

Enrico Gerosa