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Dumas Alexandre

Dumas Alexandre (1802 – 1870)
Scrittore, romanziere e drammaturgo

Il padre di Alexandre, mulatto, figlio dello scapestrato marchese Davy de la Pailleterie e della schiava nera Marie Dumas, era nato nell’isola di Santo Domingo. Tornato in Francia con il padre divenne Dragone. Era alto 1 metro e 95 e nel 1793 era già Generale nell’armata d’Italia. Fu amante di Paolina Bonaparte e nei fienili afferrandosi alla trave maestra riusciva a sollevarsi da terra, cavallo compreso. Era capace di infilare le dita indice e medio nelle canne di due fucili e col braccio teso tenere le armi in perfetta linea orizzontale.

Alexandre, nato nel 1802, aveva cinque anni quando suo padre morì. La madre in lacrime lo sorprese con un fucile in mano mentre gridava: “ Adesso vado in cielo ad ammazzare Dio che ha ucciso papà.” Durante la Restaurazione, per motivi politici (suo padre era Repubblicano) decise di presentarsi col nome della madre: Dumas. Evitò per un pelo di entrare in seminario e divenne un noto puttaniere. Alexandre giocava a biliardo con strabiliante abilità tanto che si narra avesse vinto, solamente in alcune partite, oltre 600 bicchieri d’assenzio. Fu da sempre goloso di cioccolata e col tempo coltivando la sua gran passione per la cucina divenne un grassone. Non beveva molto vino ma sapeva distinguere dal sapore le fonti e le fontane da cui proveniva l’acqua che beveva.
Nel 1822 scappò dal notaio di provincia dove lavorava e, attraverso i boschi, si diresse verso Parigi. Non aveva una lira ma aveva portato il fucile ed a caccia aveva una mira pressoché infallibile. Pagò in cacciagione gli alberghi per strada. Due notti a Parigi gli costarono quattro lepri, dodici pernici e due quaglie.
Nella capitale, un suo vecchio amico lo condusse alla Comédie Francaise. Ne fu incantato ed in quel momento nacque il Dumas romanziere.
Nel 1824 ebbe il primo figlio. La madre si chiamava Labay ed era sposata con un altro uomo, ma né il primo figlio, né una dozzina che ebbe da altre madri gli evitò d’aver fortuna.
Era già famoso quando scoprì un noioso libro su un guascone: Charles de Batz Castelmore detto D’Artagnan, moschettiere al servizio del Cardinale Mazzarino.
In quell’anno, si era nel 1844, Dumas aveva sperperato ingenti somme di danaro con donne di facili costumi ed in banchetti luculliani cui, fra l’altro, potevano partecipare anche persone non invitate.
Per pagare i creditori commissionò all’amico Maquet la prima stesura del romanzo di D’Artagnan. Dumas la rielaborò, gli aggiunse accelerazioni, divagazioni pause e la trasformò in un inno all’amicizia ed all’eroismo.
Con quel romanzo riuscì nel miracolo di far credere a qualunque lettore di poter mangiare, combattere ed amare come i quattro Moschettieri

Tutta la sua vita fu caratterizzata da eccessi di vario genere riuscendo ad accumulare e poi dissipare ingenti fortune economiche. Fu spesso incosciente ma senza invidiare nessuno e forse non crebbe mai rimanendo un eterno fanciullo. Ottenne un enorme successo, grazie all’abilità con cui riuscì a cogliere e soddisfare i gusti del pubblico, tanto da essere considerato uno dei precursori della moderna letteratura di consumo. Fece spregiudicatamente ricorso alla collaborazione dei cosiddetti nègres, cui affidò la stesura materiale di molte puntate dei suoi romanzi, con i quali contribuì all’affermazione del romanzo d’appendice (in francese, feuilleton). Autore di centinaia di scritti, divenne celebre per alcuni romanzi d’argomento storico, ricchi d’avventure, come Il conte di Montecristo (1844-45) e la trilogia, ambientata nella Francia di Richelieu e di Mazzarino, dei Tre moschettieri (1844), Vent’anni dopo (1845) e Il visconte di Bragelonne (1848-50).
Amico personale di Garibaldi ne fu biografo e agiografo seguendolo e supportandolo con il suo veliero personale nel Mediterraneo durante la Spedizione dei Mille.
(Scrive Dumas nelle “Memorie di Garibaldi” che l’Eroe dei due Mondi, veleggiando un giorno accanto alle isole Juan Fernández nell’oceano Pacifico sudorientale, aveva chiamato Robinson Crusoe l’uomo più felice del mondo. “Se un giorno avrò diecimila lire, comprerò un’isola”, avrebbe dichiarato. Quando il giorno arrivò l’isola prescelta fu uno scoglio solitario e granitico: l’isola di Caprera.)
La sua passione per la gastronomia fu coronata con la compilazione di un monumentale “Dictionnaire de cuisine”, ricchissima raccolta di ricette, ricordi personali, aneddoti e riflessioni d’ogni genere.

Il suo primo figlio, l’autore de “La dama delle Camelie” cui Giuseppe Verdi si ispirò per scrivere la “Traviata”, gli scrisse:

“ Caro grand’uomo, ingenuo e buono, che mi avresti dato la tua gloria, come mi davi i tuoi quattrini quando ero giovane e pigro, sono felice di inchinarmi davanti a te.”

Enrico Gerosa