Marco Rossoni


Armi e Balistica

 


Valerio

19 Febbraio 2005

Domanda: Vado a caccia da 20 anni ed ho sempre ritenuto che nei fucili ad "anima liscia" ad una maggiore lunghezza della canna corrispondesse un' aumento di tiro utile a cui arrestare una preda; poi mi è capitato di leggere un libro (Nuovissima Enciclopedia Pratica della Caccia. Edit. Olimpia) sui cui era scritto (copio testualmente) "Con le moderne cariche da caccia, una canna lunga 70 cm è in grado di dare velocità praticamente identiche a quelle di una canna lunga 76 cm. La differenza di velocità in più che offre una canna da 70 cm nei confronti di un' altra lunga solo 60 cm è talmente lieve da non venire considerata ai fini della pratica venatoria. La portata di un fucile da caccia è determinata unicamente dal valore della strozzatura ed in una canna da 60 cm ed una da 81 cm se hanno lo stesso valore di strozzatura, la differenza nella portata e nelle altre caretteristiche balistiche della rosata sarà pressocchè nulla." Domanda : è vero quindi che la portata di un fucile è influenzata solo dalla strozzatura della canna e non dalla sua lunghezza ?

Perdonami se abuso della tua pazienza ma avrei un' altra domanda : Ho sempre sparato con fucili Beretta A302 e A303, volendo cambiare mi sono fatto prestare da un mio amico un Benelli Raffaello; è un gran fucile ma ho notato che sulle distanze limite (45-50m) tende ad abbassare il tiro (ho provato anche differenti cartucce su tiri a fermo). Mi ero informato con degli armaioli che mi avevano dato però risposte vaghe poi ho visto che tra gli amici che ti hanno scritto in più di uno ti chiedevano dello stesso problema ma le tue risposte non mi hanno chiarito i dubbi quindi ti ripropongo la domanda : Quello di abbassare il tiro sulle lunghe distanze è un diffetto dei Benelli o un ' impressione di qualche cacciatore ?

Ringraziandoti anticipatamente per le risposte, ti saluto cordialmente. 
Valerio 


Risposta: Signor Bracciotti,
quanto mi accingo a scrivere non è rivolto soltanto a lei, ma anche a quei lettori che fanno poca attenzione alle risposte già pubblicate. Distrazione nella lettura o fretta di avere un contatto diretto con l'autore, sta di fatto che spesso le informazioni a quesiti come il suo sono incluse tra le rubriche. Basta rovistare un pò e collegare tra loro, tagliando, copiando ed incollando si possono avere immediatamente lumi a riguardo. Tenuto in considerazione che la mia collaborazione al portale è strettamente legata all'uso del tempo personale sottratto al mio lavoro e ai miei affetti generali, importante sarà fare più attenzione e sottolineare scrivendomi e-mail solo se queste contengono elementi di discussione nuovi a tutti. 

La gravità terrestre, la velocità e la conformazione fisica dei proiettili incluso il peso, incidono con la decrescita repentina della quantità di moto che ogni carica presenta a determinate distanze. Anche un proiettile di pistola o revolver a 50 metri avrà una traiettoria curvilinea, figuriamoci uno sciame di pallini lanciato dal calibro 12 standard e ormai privo della sua efficacia lesiva (Ec), non crede? Bando alle chiacchiere Signori, vi prego tutti. Con simpatia.....

Marco Rossoni

Corrado ed Egidio Veggian

18 Febbraio 2005

Domanda: Gentile Sig. Marco Rossoni,
Siamo padre e figlio e da poco tempo ci siamo dedicati allo sport del tiro a volo, fossa olimpica in particolare.
Le sarei infinitamente grato se volesse rispondere a due quesiti:
1) A 35 metri di distanza un fucile da trap di quanto dovrebbe "alzare" la  rosata rispetto al centro del classico bersaglio?
2) A parità di componenti, materiali e dosi utilizzate in una cartuccia,  l'altezza del collare, e quindi il fatto che sia tipo 1-2-3, su cosa incide e cosa varia?
In attesa di una risposta la ringrazio e saluto complimentandomi per la  chiarezza e la competenza delle argomentazioni trattate nella sua rubrica.
Corrado ed Egidio Veggian


Risposta: Gentili Signori Veggian,
tenendo in considerazione l'abilità massima e contigua del tiratore nello sferrare il colpo sempre con lo stesso scarto, lo spostamento medio del centro della rosata rispetto al punto mirato non deve superare 1%. Cosa significa questo? Significa che a 35 metri l'arma trap o il tiratore può permettersi un errore di spostamento massimo dal centro di rosata rispetto il punto mirato di 35 cm, oltre tale errore l'ampiezza dello sciame di rosata non compensa più. In pedana uno scarto tra 1,2% ed 1,9% con spostamento fino a 58 cm non è per niente accettabile. A questo punto mi rifaccio alla prima domanda che ha così stimolato il mio appetito di ricercatore: come fa un fucile trap ad alzare da solo la rosata? Devo in primo luogo tenere sempre presente che nel trap il metodo di tiro che fornisce i migliori risultati olimpici è quello di accompagnamento a precedere. Questa esecuzione di sparo è la più tecnica di tutte le altre e si compone da cinque azioni sequenziali: avvistamento del piattello, imbracciatura dell'arma e stima target, sorpasso di mira del bersaglio, accompagnamento mirato in traiettoria conservando un anticipo calcolato, pressione del grilletto senza fermare il movimento del fucile in modo da ottenere la velocità angolare delle canne*. Da ciò posso determinare che le incognite da ricercare ai fini dell'esito positivo del tiro sono; la velocità del piattello, l'angolo di ampiezza che il piattello percorre nello spazio rispetto la perpendicolare della linea di tiro, il tempo di volo dei pallini in traiettoria che varia in rapporto al variare della distanza, al peso e alla velocità dei pallini, alla pressione e densità dell'aria, alla direzione e velocità del vento. Mi rendo conto della complessità matematica che solo un computer al posto del mio cervello riuscirebbe a calcolare in poco più di mezzo secondo, trascorso dal comando soggettivo di sgancio in pedana, al raggiungimento della carica sui piattelli, ma entro nel dettaglio e comincio a fare due calcoli, vediamo che succede! Un piattello ha una velocità iniziale superiore a 110 km l'ora, ovverosia poco più di 30 mt/s. Supponendo di utilizzare una cartuccia con piombo numero 7 che eroga a Vo 400 m/s devo calcolare il tempo di volo dei pallini a 35 mt. Il tempo di volo è dato dal coefficiente balistico che posso ricavare conoscendo il diametro dei pallini, il peso in grammi e la densità dell'aria. Per un calcolo ancora più esatto potrei utilizzare la tavola di ritardazione di Journée dove il coefficiente balistico è dato dal prodotto della densità dell'aria per il diametro del pallino alla seconda potenza, diviso il peso del pallino che ancora ho da ricavare. Il peso in grammi di un pallino numero 7 è dato dalla densità standard del piombo di 11,1 g/cm3 per il prodotto del raggio elevato al cubo ( P= 0.0465x 1,25 alla terza; Peso pallino n°7= a grammi 0,0908). Noto il peso del pallino ricavo il coefficiente balistico che è 0,0839. Attraverso la tavola di Journée e i valori aggiunti relativi a R, il tempo di volo calcolato è pari a 0,289 secondi. A questo punto tutto risulta facile per il calcolo perché moltiplicando il tempo di volo dei pallini per la velocità del piattello avrò l'esatta misura dello spostamento che avverrà, ossia il piattello nel tempo di 0,289 secondi avrà percorso da 26,33 a 35mt, ben 8,67 metri. A pensarci bene conoscere il valore di questo anticipo così posto non mi servirà a un bel niente se non saprò come rapportare tale angolo alla correzione di linea, ma basterà sapere che un anticipo di 8,67mt a 35 metri di distanza corrisponde ad uno spostamento angolare della mira di 240 millimetri, supposto che l'intera lunghezza del fucile sia uguale ad 1 metro, infatti; 35mt : 8,67mt = 1mt : Y (Y è uguale a 0,24 mt, ossia 24cm). Stesso calcolo per lo spostamento lineare di alzo; 35mt : 0,35mt = 1mt : X ( X è uguale a 0,01 mt, ossia 1 cm).
Signori Veggian mi avete seguito? Ma non avevate altra domanda da fare? A parte gli scherzi, date retta a me; continuate tranquillamente ad allenarvi senza pensare alle teorie, quelle lasciatele fare ai ricercatori. 

* La velocità angolare è la stessa velocità del piattello, basata però sul calcolo trigonometrico


Domanda numero 2.

Il fondello incide nel tenere unito l'assemblaggio della cartuccia sotto la forte pressione della deflagrazione rispetto al peso della carica da lanciare; non possiamo montare 36 grammi di piombo sul tipo 1, pena nella migliore delle ipotesi crinare il fondello e sparare coriandoli. Possiamo però montare 28 grammi di piombo nel tipo 3 senza avere grossi problemi e nemmeno grossi risultati. Sta di fatto che lo standard per il tiro informale, quello per intenderci tra amici in allenamento e senza nessuna competizione, può avvenire con dosi modeste di piombo e con fondello tipo 1 in gr 28-33 per il calibro 12, mentre è fondamentale durante le gare utilizzare velocità e pressioni alte con cariche massime di piombo, gr 35-36 per il calibro 12 in fondello tipo 3.

Con affetto per entrambi........

Marco Rossoni


 

08 Febbraio 2005

Domanda: Da 15 anni caccio il cinghiale in battuta con il 308 W. ( palle da 150 grani RWS Tig ) con risultati ottimi.
Per aumentare la sportività vorrei passare al 44 magnum. 
Considerato che l' 85 % dei tiri è effettuato enrto 15 m. ed il resto entro i 25 e le tabelle Winchester danno per le palle da 240 grani alla bocca 2238
j. ed a 100 m. 1348, a 25 m. calcolo circa 1900 j. di energia, pensa che siano sufficienti per abbattimenti puliti ?
Mi sembrano potenze sovrapponibili a quelle del cal. 12.
Con la ricarica pensa si possa ottenere qualche cosa di più, sempre però in sicurezza e con un buon funzionamento della carabina ?



Risposta: Egregio Signore,
avrei preferito si fosse firmato alla fine dell'email non tanto per educazione, quanto perchè non so come chiamarla. A conti fatti con tutta la simpatia che mi accomuna allo spirito di sportività che cresce in lei, posso suggerire di abbandonare categoricamente il pensiero di sparare ai cinghiali col cal 44 Remington Magnum. Vediamo insieme perchè. In caccia al cinghiale, per la sua conformazione fisica la pallottola in .430 pollici ha un coefficente di penetrazione molto scarso. Sommato alla bassa velocità con cui lascia la bocca dell'arma e alla mutevole quanto repentina perdita di quantità di moto, essa non ha sufficiente energia cinetica per abbattere correttamente l'animale. 2238 Joule corrispondono a poco più di 228 Kilogrammetri di Energia. Un lavoro energetico buono per animali di mole e sopportazione agli schok da trauma balistico minore, come ad esempio i caprioli. In quanto all'aguaglianza con la potenza del calibro 12 non posso darle ragione. Prendo come esempio una palla Brenneke da 31,5 grammi che lascia la bocca dell'arma ad una velocità minore rispetto quella che lascierebbe dal vivo di una carabina in calibro 44 RM la palla in .430 millesimi di pollice. Ebbene, col calibro 12 ad un metro dal vivo sfioreremo i 300 Kilogrammetri. La conformazione balistica che la Winchester adotta nel confezionamento di cui sopra è il massimo consentito, una ricarica casalinga non le consentirebbe di guadagnare oltre. Distinti saluti.

Marco Rossoni

Paolo Durante

08 Febbraio 2005

Domanda: Salve Marco,mi chiamo Paolo Durante e vivo a Bassano del Grappa. Sono cacciatore di valle e per passione raccolgo vecchi semiautomatici e li restauro. Recentemente ho acquistato un fucile cal.16 per me assolutamente sconosciuto e del quale ,se possibile, gradirei sapere qualcosa:è un semiautomatico a lungo rinculo,sulla carcassa c'è la scritta  "RHEINMETALL 4" e in piccolo "made in germany".Sulla canna sempre "made in germany", "cylinderbore","16", più vari punzoni. Canna e carcassa hanno la stessa matricola. E' un fucile solido,compatto e molto ben costruito,con parecchie soluzioni tecniche che non ricordo in nessun altro. Lo stato di conservazione è buono,a parte parecchie camole all'interno della canna. Mi piacerebbe sapere il periodo approssimativo di produzione e il grado di rarità o meno .Inoltre, per quanto riguarda le camole della canna,cosa si può fare per eliminarle o perlomeno ridurle? E' un procedimento costoso? E ne vale la pena? Ti ringrazio
vivamente,Paolo. 




Risposta: Mi spiace, ma non conosco l'arma in questione. Ho anche, prima di risponderle, cercato informazioni a riguardo e che non ho trovato. Non le conviene rivolgersi ad un armaiolo? Oppure , scriva alla redazione di armi e tiro; loro possiedono dei collaboratori specialisti nel riconoscimento di vecchie armi. Con l'occasione la saluto cordialmente.

Marco Rossoni

Michele Massaro

19 Gennaio 2005

Domanda: Preg.mo Signor Rossoni,  la ringrazio per la repentina risposta. Ora ho qualcosa in più su cui prendere delle decisioni.
Intando stò provando in placca vari fucili con diverse tipologie di foratura e raggiatura nonchè lunghezza delle canne.  Da ciò al momento si è potuto evincere che il contenitore diventa indispensabile oltre i 12 m, distanza alla quale oltre ovviamente il vuoto centrale si verificano delle irregolarità all'interno di tutta la rosata. Il chè suppongo è dovuto ai pallini impazziti che si deformano a contatto della raggiatura.
Mi chiedevo che cosa cambia da una canna raggiata ad una dispersante con elica? il principio dovrebbe essere lo stesso. Lei poi mi consiglia di provare la canna raggiata con le dispersanti o sbaglio. Se volessi ottenere gli stessi efetti di un passo 2,70 m su 0,62m di canna in una canna da 0.55m che passo
dovrei adottare'? Se inferiore di quanto precisamente? Esiste immagino una formula per calcolare il passo ed il moto giroscopico che questo da alla massa di pallini.
Ringraziandola di nuovo attendo ulteriori chiarimenti nel qualcaso ve ne siano e il tempo a sua disposizione le consenta eventualmente di darmene.
Saluti 



Risposta: In via del tutto analitica per determinare il rendimento di un'arma dobbiamo definire lo sfruttamento energetico della carica di lancio, calcolare la potenza sul vivo di volata, sul rendimento del peso in esplosivo. Infatti il rendimento di un'arma è il rapporto tra l'energia cinetica posseduta dai proiettili all'uscita della volata e l'energia totale fornibile o fornita dalla deflagrazione della carica, senza tralasciare l'equivalenze tra calore sviluppato e lavoro fruibile o fruito. Nella fattispecie esistono formule matematiche che più si avvicinano a rilevare con approssimazione però detti risultati, che invece vanno sempre calcolati con algoritmi algebrici elaborati da computer e programmi sofisticati. Inoltre a ciò abbiamo anche il compito di trovare le differenze di balistica interna-esterna in rapporto alle varizioni delle componenti arma-cartuccia in funzione del comportamento balistico dello sciame, ossia l'allargamento latudinale e longitudinale rispetto: differenze tra anime e camere di scoppio, della lunghezza totale della canna, della sua cromatura interna, dell'elasticità della canna, della componentistica di cartuccia (capsula, polvere, borraggio etc), della velocità iniziale di carica, del tipo di chiusura della cartuccia, dell'uso di particolari concentratori di pallini, dal calibro dell'arma, dalla resistenza allo sconfezionamento della chiusura del bossolo, dalle variazioni di densità, di forma e resistenza dello sciame in traiettoria fino al target. A questo punto potrà comprendere come sia inutile farle pervenire le formule perché è altamente improbabile la loro messa in pratica, difatti la mia considerazione nella precedente risposta pubblicata è stata dettata dall'esperienza tecnica personale messa in campo, insieme alle nozioni acquisite dalla pochissima letteratura circolante a riguardo. Distinti saluti

Marco Rossoni

Duilio

19 Gennaio 2005

Domanda: Egr. Marco,
La ringrazio delle Sue delucidazioni sui miei quesiti precedenti: ne farò tesoro.
Una cosa su tutte mi sembra di aver capito dalle sue risposte alla mia post precedente in particolare, e leggendo tutte le altre sue risposte nella rubrica, di cui faccio i miei più vivi complimenti, più in generale: la tecnologia delle armi moderne, ai fini della resa balistica, conta poco o niente rispetto all' importanza della bontà di una munizione.
Sarebbe a dire che io posso anche andare a caccia con la doppietta sessantenne di mio babbo e, azzeccando buone cartucce ad essa adatte, ottenere risultati venatori eccellenti.
Quindi non è tanto importante l'arma, a patto che sia configurata per il tipo di caccia che si fa, quanto la munizione che con e per essa si usa. Ho capito bene ?

Ora volevo porle un quesito partorito da mio figlio ( il diciottenne prossimo al battesimo venatorio ) che da me ( mea culpa ) ha ereditato quella malattia per la quale ti perdi in particolari al limite forse del ridicolo, soprattutto ora che è preso dalla scelta dell' arma.
E' riuscito a notare, osservando più di un fucile, che la bocca di uno strozzatore interno ben avvitato, non è perfettamente livellata rispetto la bocca della canna ove viene inserito, ma non tanto perché la bocca dello strozzatore risulta leggermente internata rispetto la bocca di canna, quanto perché risulta " storto ": cioè se da un lato la bocca dello strozzatore risulta ad esempio interna alla bocca di canna di mm.1 dal lato opposto, cioè di fronte, lo è di mm. 0,5.
Essendo la bocca di canna, si presume, dritta o in piano che dir si voglia, all' occhio la bocca dello strozzatore risulta appunto come inclinata da una parte, ( anche se appunto di non più di mezzo millimetro ).
Ora non voglio neanche pensare, se ciò non fosse solo una teoria priva di fondanento, dove andrebbe a finire una rosata, che parte con questa seppur infima inclinazione dello strozzatore, a 40 mt distanza rispetto il punto in cui hai mirato.
Le assicuro, rischiando di essere ripetitivo, che io stesso ho controllato che gli strozzatori fossero correttamente avvitati. 
Ora lei mi chiederà: ma perché non fai delle prove alla placca? Risposta: perché se alla placca non spari con un fucile correttamente puntato e fermato meccanicamente ( morsetti o simili ) non sei mai sicuro di aver sparato dritto tu per primo e qui da noi non mi risulta ci siano posti dove puoi eseguire questo tipo di prova.

L' unica risposta che gli ho saputo dare io, in attesa di quella della scienza, è stata di comprarsi anche degli strozzatori interni con prolunga anche se minima ( ad es. cm.2,5 ), perché quelli hanno sicuramente la bocca dritta come quella di una normale canna, ma non penso di aver appagato la curiosità che gli è nata dalla sua osservazione sugli strozzatori interni.

Un'ultima domanda che invece ho partorito io: come fa una cartuccia standard ( 70mm ) sparata in camera magnum perdere di potenza se la parte anteriore della carica ha già raggiunto l' anima della canna e la parte inferiore è ancora dentro il bossolo?
In altre parole, la differenza delle due camerature ( 6mm ) è ben più breve della lunghezza della carica ( contenitore e pallini ) che deve essere occhio e croce di 3 o 4 cm., quindi la spinta dei gas è ancora dentro al bossolo quando la carica è abbondantemente già dentro l'anima. Secondo questa mia teoria non ci dovrebbe essere perdita di pressione e di potenza della carica, ma aspetto con ansia il suo autorevole verdetto.

Con questo la saluto con affetto e conscio di aver abusato di Lei e della sua disponibilità, non mi limito ad un semplice grazie di cuore per le risposte che mi ha già dato e per quelle che son sicuro mi darà, ma la invito, qualora passasse dalle mie allegre ed ospitali parti, magari in piena stagione estiva, per una bottiglia di buon trebbiano ed una nostrana grigliata di pesce
Naturalmente perché ciò accada mi chieda pure, nella forma che vuole, dove trovarmi.

Cordiali Saluti Duilio - Rimini


Risposta: Esattamente Sig. Duilio,
il munizionamento deve avere quelle caratteristiche tecniche tali da sprigionare nell'arma il massimo sfruttamento della carica di lancio. Il giusto binomio arma-munizione darà un alto rendimento al coefficiente di utilità e di effetto.

Sugli strozzatori: se il piano assiale dello strozzatore rispetto al piano circolare del tubo di canna non risulta compromesso tutto rientra nella norma. Allo stato attuale le suggerisco però di far controllare da un esperto l'arma, perchè senza vederla non posso non escludere un problema diretto al tubo stesso più che allo strozzatore.

Potrà trovare in altri post notizie e informazioni riguardo la differenza di potenziale (differenti pressioni in canna), rispetto l'utilizzo di cartucce standard in camere e anime anche di diverso e infinitesimale calibro tra un'arma e l'altra. Con affetto, Marco Rossoni.

Michele Massaro

10 Gennaio 2005

Domanda: Preg.mo sig Rossoni,
sono un apassianato cacciatore, la caccia che pratico è esclusivamente la beccaccia. Pur essendo in possesso di diversi fucili non ne ho uno che abbia le caratteristiche tecniche per il tipo di caccia a cui mi dedico.
Il quesito è questo vorrei farmi ritubare una doppietta fuori uso, ho pensato ad una prima canna raggiata ed a una seconda cilindrica forata 18.3 mm. la lunghezza delle canne dovrebbe essere 55 cm. Ora mi chiedo:
- con una canna di tale lunghezza utilizzando dei pallini adatti e cariche appropriate i pallini hanno sufficiente energia e buona concentrazione per abattere il selvatico? 
- qual'è il miglior passo di raggiatura? ho sentito parlare del passo 2,7 m, è troppo per una canna così corta?
- eventualmente che lunghezza dovrebbero avere secondo lei le canne? 
- E' possibile vedere delle prove di rosata di tali canne alla distanza di 20 m?
- Qual'è la carica per la canna r. che mi consiglia?  
Se le può essere utile solitamente sparo la prima fucilata ad una distanza tra i 10 ed i 20m e la seconda dai 20 ai 30 massimo 35 m a fine stagione, solitamente utilizzo del piombo di prima canna n. 8  e 5 - 6 di seconda, che puo sembrar grosso ma fa cadere oltre i rami una beccaccia senza problemi pur no daneggiandola e mantenendo una buona concentrazione di piombo.

Ringraziandola anticipatamente le porgo cordiali
saluti. 


Risposta: Egregio Signor Massaro,
tecnicamente dovremmo starci, almeno per quel che riguarda la canna raggiata e se l'animale sarà entro la soglia minima e massima di abbattimento, ossia 08-13 metri e non oltre utilizzando però solo munizionamento dispersante con o senza borra contenitore, mentre nella canna cilindrica di seconda battuta, ovverosia dove la beccaccia si troverà tra i 15-30 metri, adotterei un profilo di diametro interno di 18,5 perché potrà avere la massima resa balistica impiegando cartucce con borra contenitore in plastica qualora la selvaggina, sbagliando il primo colpo sia presumibile nel secondo portare la carica letale ad una distanza medio-lunga. Tale considerazione è presa in atto anche perché le sue canne sono corte e quindi meno incapaci ad elasticizzare i rinculi. Tutto ciò lo dovrà provare poi in placca e alle varie distanze ipotizzabili. Soltanto osservando i risultati potrà correggere le eventuali perdite in distribuzioni di rosata adottando accorgimenti diversi di assemblaggio tra i munizionamenti commerciali; chiusure stellari o circolari, piombo tradizionale o deformato, borre varie. Da tutto ciò può dedurre che non esiste il miglior passo su tutti, ma esiste il miglior apporto tecnico rispetto certe caratteristiche balistiche che possono variare secondo le tipologie di caccia, di munizionamento e di armamento. Distinti saluti.

Marco Rossoni

Duilio

10 Gennaio 2005

Domanda: Egr. Marco,
mi chiamo Duilio e scrivo da Rimini, sono suo coetaneo e vado a caccia da 24 anni.
Quello che a me preme , come credo a tutti i cacciatori, è che il fucile che usiamo sia perfettamente preciso e che conferisca alla rosata la migliore energia cinetica possibile ( soprattutto a medie/lunghe distanze ). Anche se una rosata non è perfettamente distribuita ( ho sparato con la medesima canna alla placca dist.mt.35 n°10 differenti cartucce stesso piombo e non ce ne' era una di rosata eguale, andando da distribuzioni omogenee a distribuzioni a grappolo) l'importante è che i pallini siano il più possibile mortali alla distanza più lunga possibile, e che ne arrivino a bersaglio il numero più alto possibile in tali condizioni. Alla luce di tutto questo le chiedo:( volendo comprare un semiauto per mio figlio neo cacciatore che praticherà con me caccia generica ):

Mi hanno detto che i semiauto Benelli presentavano un difetto di precisione ( sparavano sotto il bersaglio di parecchio ) probabilmente a causa di un' oscillazione della canna, al momento dello sparo, dovuta alla collimazione errata della  medesima alle sue parti di incastro nella carcassa e nel perno dove si avvita il tappo. E' vero? E se è si, sussiste ancora oggi questo difetto?

E' vero che la sottrazione dei gas nei semiauto Beretta non incide sull' energia cinetica della rosata e perché?

Lei ha scritto, parlando di Tribore, che ci sono comunque altri tipi di canna molto validi: essendo la canna fondamentale per la resa balistica, potrebbe precisare quali e con quale misura di anima?

Mi sembra di aver letto tra le righe, chiedo umilmente scusa se sbaglio, che Lei non è proprio un estimatore degli strozzatori mobili: che difetti importanti hanno, sempre in relazione a resa balistica e mortalità della rosata? C' è differenza tra quelli totalmente interni e quelli interni/esterni? (intendo quelli che si avvitano dentro la canna e la prolungano di 5 o 10 cm.)

Con ammirazione ed un pizzico di invidia per la sua immensa competenza in materia La saluto con Cordialità


Risposta: Anche per Lei egregio Signor Duilio, 
vale il suggerimento di leggere i precedenti post a riguardo nella rubrica "Armi e Balistica". Da parte mia posso solo rammentare che se esiste un prodotto in cui la tecnologia e l'ingegneria industriale ancora non offre valide alternative di evoluzione alle performance balistiche della carica spezzata è proprio la canna liscia del fucile. Difatti, tutti i cacciatori che cambiano il proprio acquistandone uno dalle nuove caratteristiche, trovano così difficile ricalcare il passato se pur glorioso della vecchia arma. 

Ricordi principalmente questi fondamentali di balistica venatoria; se non utilizza cartucce Magnum in un fucile Magnum avrà di per se un decadimento dell'impostazione balistica della carica, relativo alle diverse pressioni generate da una cartuccia 65/70 mm in camera 76 mm e il conseguente anticipo componentistico nel freeboring, (raccordo dolce tra camera, cartuccia/ anima). Se utilizza strozzatori di alto grado lasci che il loro lavoro si compia su munizionamento esclusivamente tradizionale non usando cariche con borra contenitore. A seconda del grado di strozzatura, potremo entro certi limiti ragionevoli aumentare o diminuire la dose del piombo tanto per guadagnare qualche metro in più di tiro utile con canne poco strozzate, qualche metro in meno con canne molto strozzate. Ad una canna non possiamo chiedere molto di più, ne il contrario, di quello che sono principalmente le prestazioni per cui è stata costruita. Nel calibro 12 non possiamo certo pretendere di abbattere un selvatico a 40 metri con una canna cilindrica quando la sua portata utile e con munizionamento adeguato è di 27mt. All'inverso non avremo certo un selvatico presentabile abbattuto a 20 metri e con una canna dal massimo grado di strozzatura. Variabili che possiamo variare per distanza e per mole del selvatico con l'acquisto di calibri e camere di scoppio, canne e munizionamenti adeguati, ma sempre e secondo le attitudini di caccia che ci apprestiamo a fare. Moderne concezioni di balistica interna hanno portato alla luce la creazione di profili dell'anima modificati rispetto al passato; canne overbored, backbored, tribore, optima bore, supervelox. Tutti accorgimenti tecnici molto validi sulla carta come nella pratica venatoria, ma a condizioni particolari per estrarne la massima resa e che la stragrande maggioranza dei cacciatori non conosce. I "vecchi" di una volta preferivano canne con foratura molto stretta. Un giorno si comprese però che le attuali borre potevano ben contenere la tenuta dei gas, così si passò a diametri interni più ampi, a meno sollecitazioni per gli acciai e di rinculo. Poi, sotto la pressione commerciale le invenzioni di borre contenitore senza che nessuno abbia mai spiegato come e quando necessitano l'uso, ( il 95% degli attuali caricamenti presenta borre bicchierino). Come Lei tutti cercano il fucile tipo, s'informano e ne studiano le caratteristiche. Tutti vorrebbero possedere le prestazioni migliori, leggerezza, precisione, potenza lesiva variabile nel tiro. Mai nessuno però sento disquisire sulle munizioni da usare al meglio nel proprio fucile. Già la cartuccia che sembra un optional, ma attualmente è davvero la questione più importante per una canna. Una canna calibro 12 forata mm 18,2 si comporterà dal punto di vista balistico in modo diverso rispetto un'altra forata 18,9. Una cartuccia ben equilibrata per la prima risulterà molto fiacca se sparata nella seconda, viceversa la cartuccia ben dosata per la seconda risulterà molto forte se sparata nella prima, ma basterà sostituire la borra per ritrovarla perfetta in prima e lenta in seconda. Molte sono le dicerie da bar sulle armi, a volte troppo alimentate dall'ignoranza; Per Benelli più che un difetto si può parlare di diversa politica di mercato per un prodotto che poco si voleva vendere, altro non posso aggiungere. Sul Beretta è più corretto dire che è un'arma a recupero di gas. Difatti non sottrae proprio nulla all'energia di spinta perché, quando il pistoncino riceve una parte dei gas esplosivi per attivare il cinematismo di alimentazione e riarmo, la carica dei pallini è già al target o poco manca. Per quanto riguarda gli strozzatori e senza entrare nel merito tra gli esterni, ormai in disuso e gli interni, dovrei scrivere un libro seduta stante per spiegarne i risvolti. Basterà però dire che nonostante i notevoli sviluppi industriali per costruire strozzatori senza intaccare minimamente la resa balistica, a tutt'oggi nulla eguaglia la distribuzione di rosata che viene generata dalla vecchia e amata canna fissa. Per suo figlio il consiglio che posso dare è di acquistare un modesto semi-auto calibro 12 con canna lunga 67 cm a strozzatura fissa tre stelle. Lasci che sia lui stesso a trovare la tipologia di caccia più piacevole. Poi l'esperienza lo condurrà alla ricerca di tutti quegli accorgimenti tecnici per migliorare le qualità ed accrescere la passione. Un affettuoso saluto ad entrambi.

Marco Rossoni

Aldo

10 Gennaio 2005

Domanda: Caro Marco,
Innanzi tutto volevo ringraziarti per la risposta al mio quesito precedente e poi volevo rivolgerti questa domanda:
uso cartucce commerciali della Nobel Sport e precisamente SIDNA 70mm piombo n° 9 gr. 34 cal.12. Le sparo con un benelli montefeltro 
canna 65cm strozzature 4stelle no magnum. Le sparo sempre d'inverno con ottimi risultati (tordi,cesene,colombacci). Potrebbero andare 
bene anche nel mese di settembre all'apertura sulle tortore, o la Sidna è una cartuccia prettamente "invernale"?
sulla confezione ci sono le caratteristiche della polvere: 
TIPO: singola base laminata
FORMA: piasterlle grigie 1,4x1,4x0,15 mm.
DENSITA': 540 g/l.
Ti ringrazio fin da ora
Aldo




Risposta: Signor Aldo,
in giornate particolarmente calde e afose la sua cartuccia non andrà un gran che bene e potrà trovarne giovamento soltanto eliminando dalle dose il 3-5 % della polvere totale. Un artifizio, anche potendolo fare, che non ne vale l'impresa. Distinti saluti.

Marco Rossoni

Nicola VERGORI

10 Gennaio 2005

Domanda: Caro Sig. Marco, mi chiamo Nicola VERGORI, ho 44 anni. Abito a Castellana-Grotte (BA) e vorrei approfittare della Sua squisita esperienza e professionalità per  porLe alcuni quesiti.
Ho due fucili, un cal. 12 e un cal. 20 Benelli "Raffaello". Il primo,(cal. 12) con strozzatori esterni,60 cm, foratura della canna 18:3, con gli strozzatori da 5 a 10 cm (*,**,***) la canna diventa da 65 o 70 cm. Il secondo (cal. 20) con strozzatori interni(Varichoke da * a  *****) canna 65 cm; la camera di scoppio è per entrambi i fucili 76mm per eventuali cartucce magnum. Prima di porLe le domande vorrei fare una premessa, ho caricato in maniera tradizionale ,(con bilancetta, dosatore, ecc.) per diversi anni le cartucce con vari tipi di polvere (come D.N., F2, GM3, S4, Sipe, G.P,, Anigrina, M.B.209, J.K.6, Nobel Glasgow66, Winchester, ecc.) alcune delle quali non più in commercio. Ero in possesso di un fucile Beretta, cal. 12 A 301 magnum 76 cm(*), il sovrapposto cal. 12 e 20 S56 con canne 71 cm (*,***). Le posso assicurare che ho avuto grandi soddisfazioni , realizzavo dei tiri, sicuramente al di fuori della norma, su selvaggina di vario genere (dal tordo al germano).
Quando decisi di cambiare fucile e, per vari motivi, non carico più manualmente le cartucce, è iniziato un momento di crisi. Sparavo entro tiro, a tiro o fuori tiro utile realizzando molto poco; oppure succedeva e succede tutt'ora l'incostanza della cartuccia . Non riuscivo e non riesco ancora a darmi una spiegazione valida, sono io. sono le cartucce. o qualcosa legato al fucile? Stessa situazione si è verificata a mio cognato che suo malgrado, come me, ha cambiato fucile dal Beretta con canna con strozzatore fisso al Benelli con strozzatori intercambiabili. C'è anche un altro mio amico che è in possesso del Cal. 20 Beretta A-301 magnum cm. 71 (*) utilizza solo un tipo di cartuccia da lui caricata con polvere S4 piombo n. 10, che provando il Benelli, sicuramente più maneggevole, di miglior veduta e tecnicamente più avanzato, le cartucce non rispondevano con le stesse prestazioni anzi cominciava a dubitare (come è successo a me e mio cognato) sulle proprie capacità.
Le domande che Le pongo sono le seguenti :
- Vorrei sapere se conosce alcuni tipi di cartucce del cal. 20 dal piombo  n. 10 al n.5 (a seconda della selvaggina dal tordo, alla tortora, al colombaccio al germano) o eventualmente alcune cariche che Lei voglia  suggerirmi per trovare pace alle mie requie, da utilizzare nel mio bellissimo Benelli;
- Idem per il cal. 12;
- Se effettivamente c'è differenza di resa della stessa cartuccia sparata con fucile con canna con strozzatore fisso e canna con varichoke.

Mi scuso per essermi dilungato e sicuro di ricevere esaurienti risposte Le auguro un felice e proficuo anno 2005 e la ringrazio anticipatamente.
Rispettosi saluti.

Firmato : Nicola VERGORI



Risposta: Anche per Lei egregio Signor Vergari,
vale il suggerimento di leggere i precedenti post a rigurdo nella rubrica "Armi e Balistica". In questo modo sono sicuro, potrà trovare giovamento per
suggerirsi da solo l'acquisto di un munizionamento più adatto alle caratteristiche di ogni arma in possesso. Da parte mia posso solo rammentare che se esiste un prodotto in cui la tecnologia e l'ingegneria industriale ancora non offre valide alternative di evoluzione alle performance balistiche della carica spezzata è proprio la canna liscia del fucile.
Difatti, tutti i cacciatori che cambiano il proprio fucile acquistandone uno dalle nuove caratteristiche, trovano così difficile ricalcare il passato se pur glorioso della vecchia arma, (leggi i successivi post). Moderne concezioni di balistica interna hanno portato alla luce la creazione di profili dell'anima modificati rispetto al passato; canne overbored, backbored, tribore, optima bore, supervelox. Tutti accorgimenti tecnici molto validi sulla carta come nei territori venatori, ma a condizioni particolarissime per estrarne la massima resa e che la stragrande maggioranza dei cacciatori non conosce. I "vecchi" di una volta prefirivano canne con foratura molto stretta. Un giorno si comprese però che le attuali borre potevano ben contenere la tenuta dei gas, così si passò a diametri interni più ampi, a meno sollecitazioni per gli acciai e di rinculo. Poi, sotto la pressione commerciale le invenzioni di borre contenitore senza che nessuno abbia mai spiegato come e quando necessitano l'uso, ( il 95% degli attuali caricamenti presenta borre bicchierino). Come Lei tutti cercano il fucile tipo, s'informano e ne studiano le caratteristiche. Tutti vorrebbero possedere le prestazioni migliori, leggerezza, precisione, potenza lesiva variabile nel tiro. Mai nessuno però sento disquisire sulle munizioni da usare al meglio nel proprio fucile. Già la cartuccia che sembra un optional,
ma attualmente è davvero la questione più importante. Non posso darle informazioni sulla ricarica, non me ne voglia ma si sarà certamente accorto che la rubrica è chiusa da un pezzo. Non le resta che cercare dei caricamenti più consoni alla sua canna. Ricordi principalmente tre cose fondamentali; se non utilizza cartucce Magnum avrà di per se un decadimento balistico relativo alle diverse pressioni generate da una cartuccia 65/70 mm in camera 76 mm e il conseguente anticipo compenentistico nel freeboring, (raccordo dolce tra camera, cartuccia/ anima). Se utilizza strozzatori lasci che il loro lavoro si compia su munizionamento esclusivamente tradizionale non usando cariche con borra contenitore. Distinti saluti.

Marco Rossoni

Alessandro Pasian

09 Gennaio 2005

Domanda: Egregio Rossoni, mi ostino a praticare la caccia conil cane da ferma in  una zona, il Polesine, patria di segugisti incalliti. Perseguo fagiani e  lepri quindi con un kurhaar, anatre e beccaccini in forma vagante e qualche volta anatidi da appostamento. Alle soglie dei 50 anni, dopo aver usato per lungo tempo e con grande soddisfazione un Browning superleggero 4 colpi (con castello in acciaio), ed una doppietta Franchi Condor con canne da cm.70 ****/**, mi è pigliato lo sfizio di un nuovo fucile in grado di adattarsi duttilmente alla caccia vagante e, occasionalmente, da appostamento non disdegnando qualche serie al  percorso di caccia. Un fucile eclettico quindi, da usare in ogni  occasione. Anche se non mi piace disseminare la campagna di bossoli (ma  dato il modesto numero di colpi sparati non creerei certo un disastro ambientale!) avrei optato per un semiautomatico, arma per la quale negli ultimi anni mi pare ci siano state le novità più interessanti e curiose. E proprio qui sta il dilemma: Beretta ha proposto l'A391 nelle varie  versioni, passando per le canne optima bore con anima sovraalesata per giungere al Greystone con canna forata 18.2. Benelli produce canne criogeniche delle quali ho sentito parlare un gran bene ma non ho letto nulla sulle effettive caratteristiche e sulla concreta resa balistica. Gradire quindi sapere da lei qualche cosa di più sull'evoluzione balistica di queste armi ed un consiglio sul fucile da acquistare considerando che: non uso sparare cartucce magnum (massimo 42 gr. alle anatra da appostamento), che non ho mai sparato con un Benelli e che non mi sono mai trovato un gran che bene con il Beretta serie 302 causa il peso sulla mano sinistra che mi impedisce un fluido movimento (ma gli ultimi mi dicono migliorati anche sul fronte bilanciamento). Insomma un Beneli Crio o un Beretta A391 (n quale versione?). Non dovrebbe avere problemi di etica giornalistica dal momento che entrambe le marche fanno ormai capo al medesimo gruppo industriale.
Grazie per l'autorevole parere che vorrà gentilmente comunicarmi.
Cordiali saluti
Alessandro Pasian



Risposta: Anche per Lei egregio Signor Pasian,
vale il suggerimento di leggere i precedenti post a rigurdo nella rubrica "Armi e Balistica". In questo modo sono sicuro, potrà trovare giovamento per suggerirsi l'arma più consona alle caratteristiche personali che dovrà acquistare. Da parte mia posso solo rammentare che se esiste un prodotto in cui la tecnologia e l'ingegneria industriale ancora non offre valide alternative di evoluzione alle performance balistiche della carica spezzata è proprio la canna liscia del fucile. Difatti, tutti i cacciatori che cambiano il proprio fucile acquistandone uno dalle nuove caratteristiche, trovano così difficile ricalcare il passato se pur glorioso della vecchia arma, (leggi i successivi post). Moderne concezioni di balistica interna hanno portato alla luce la creazione di profili dell'anima modificati rispetto al passato; canne overbored, backbored, tribore, optima bore, supervelox. Tutti accorgimenti tecnici molto validi sulla carta come nei territori venatori, ma a condizioni particolarissime per estrarne la massima resa e che la stragrande maggioranza dei cacciatori non conosce. I "vecchi" di una volta prefirivano canne con foratura molto stretta. Un giorno si comprese però che le attuali borre tradizionali potevano ben contenere la tenuta dei gas, così si passò a diametri interni più ampi, a meno sollecitazioni per gli acciai e di rinculo. Poi, sotto la pressione commerciale le invenzioni di borre contenitore senza che nessuno abbia mai spiegato come e quando necessitano l'uso, ( il 95% degli attuali caricamenti presenta borre bicchierino). Vede Signor Pasian, io non ho problemi di etica giornalistica nei confronti di quell'industria armiera che propina moderne evoluzioni, ma solo la paura che un mio consiglio non possa collimare poi con l'uso impropriato della clientela. Tutti cercano il fucile tipo, s'informano e ne studiano le caratteristiche. Tutti vorrebbero possedere le prestazioni migliori, leggerezza, precisione, potenza lesiva variabile nel tiro. Mai nessuno però ho mai sentito in armeria all'acquisto della munizione chiedere com'è assemblata una munizione per spararla al meglio nel proprio fucile. Già la cartuccia che sempre sembra un optional, ma ai tempi nostri è davvero la questione più importante. Allora cosa posso suggerirle caro amico? Benelli Crio, Beretta A391, entrambi vanno bene, ma per i suoi fini venatori almeno quelli a me dichiarati, tra i due le proporrei l'acquisto del Benelli Crio. Il modello A391 Beretta è troppo pesante per lei. Non fa differenza tra i due il diverso cinematismo ( beretta a recupero gas, benelli a massa inerziale), bensì la notevole misura della camera di scoppio del Beretta; 89mm contro 76mm. Distinti saluti

Marco Rossoni



Alberto Caruso

04 Gennaio 2005

Domanda: Egregio sig.Rossoni,
leggendo le Sue rispose ai vari quesiti riguardanti l'uso del 30-06 per la caccia al capriolo traspare l'evidente disapprovazione per l'ipotesi del suddetto utilizzo. 
Il fatto è che anche io ho una 30-06 e he non mi posso permettere l'acquisto di altre carabine di calibro più consono; il problema non è tanto finanziario quanto coniugale, quindi è pressochè insormontabile.
Le pongo quindi il mio quesito premettendo che possiedo una CZ 550 scandinavia cal 30-06 con ottica 7x50 ed utilizzo per la ricarica la polvere Vihtavuori N140; in poligono utilizzo:
- palle Sierra Match da 167 gr
- palle Sierra Spitzer da 150 e 180 gr
- palle Sierra RN da 150 e 180 gr
- palle Speer Grand Slam da 150 gr.

Dalle suddette ricavo una discreta precisione (anche 1 MOA a 200 m con le Match da 167 gr), ma presumo che per il capriolo si debbano utilizzare palle che si deformano meno rispetto alle Spitzer o alle Grand Slam.La prego quindi di consigliarmi una palla (marca, tipo e peso) che sia la meno peggio per la caccia in questione col 30-06; immagino che si debba utilizzare una 150 gr monolitica, ma preferirei attenermi al consiglio di un esperto.
Cordiali saluti ed auguri.
Alberto Caruso 



Risposta: La natura dell'energia cinetica perduta dal proiettile dipende da alcuni fattori, tutti riconducibili alla produzione della lesione balistica. Ora devo precisare che la gravità di una lesione è correlata con l'entità dell'Energia Cinetica (Ec) ceduta dal proiettile ai tessuti intorno e non con l'energia 
totale posseduta dallo stesso proiettile. Difatti, se una pallottola penetra in un corpo ma non ne fuoriesce, tutta la sua energia cinetica si scarica contribuendo al determinismo della lesione. Mentre al contrario, se il proiettile trapassa il corpo, solo una parte di quest'energia induce l'effetto lesivo. Non a caso la convenzione di Ginevra rispetto alle armi, obbliga i militari ad utilizzare soltanto munizioni tipo Full Metal (completamente camiciate), proprio per limitare le lesioni passanti, ove il proiettile subisca meno deformazioni o frammentazioni possibili che contribuirebbero, altrimenti, a determinare ferite più gravi ed estese.

La Wounding Power (capacità di ferire), indica la predisposizione di un proiettile ad esercitare shock traumatici tanto invalidanti da creare lesioni, anche a carico d'organi vitali e tessuti muscolo scheletrici non necessariamente interessati dal passaggio della pallottola. Ovverosia, la massa e la velocità del proiettile ( Quantità di moto ed Energia Cinetica), possono rendere conto soltanto di una quota dell'entità delle ferite prodotte, il restante ed ultimo lavoro energetico lo eserciterà la cavitazione temporanea. La cavitazione temporanea è una reazione intrinseca, preceduta dall'onda sonica, che genera lungo il tramite, potenze e forze ad altissime pressioni e in tempi brevissimi. Le cellule attraversate sono accelerate e scagliate centrifugamente le une contro le altre. Sospinte dalla forte pressione, le oscillazioni radiali dell'energia provocano una cavità pulsatoria a forma d'ampolla che con movimenti d'espansione e collasso, comprime e decomprime i tessuti intorno al tramite, gli organi vitali, le ossa. Queste contrazioni hanno tutte poi una fase detta 
"negativa", in cui il lavoro energetico si compie; i nervi prima stirati si lacerano e snervano poi, le ossa prima deformate si rompono e si frantumano 
poi, gli organi vitali prima squarciati si dilaniano ed esplodono poi. Allora, per quale motivo nonostante l'adeguatezza del calibro, la potenza 
dell'arma, la velocità del proiettile, la nostra preda non è rimasta sul colpo?


In Figura A; Onde di pressione di un proiettile che viaggia a velocità 
inferiore a Mach 1.

In Figura B; Uguale Mach 1.

In Figura C; Superiore a Mach 1.



Fig. A






In evidenza nella figura B la formazione della barriera perpendicolare ( onda di shock ) alla traiettoria ( muro del suono ) .

La figura C mostra la focalizzazione dell'energia assiale sulla punta del proiettile e la disposizione a cono delle onde di shock, e la formazione 
della cavitazione.

Ho visto animali colpiti da cinque e più proiettili di grosso calibro andarsene via e perire lontano.

Abbiamo imparato che un proiettile, in virtù del proprio movimento, possiede  una certa energia cinetica, fisicamente determinata dal suo peso ma soprattutto dalla sua velocità. Difatti l'energia cinetica raddoppia se al quadrato è elevata la massa, quadruplica se alla stessa potenza è elevata la velocità. Quindi, il nostro primo elemento di rilievo sarà possedere un proiettile capace di raggiungere alte velocità, ma allo stesso modo dovrà essere abile a trasferire tutta la sua energia al passaggio nel bersaglio. E' risaputo come potenti calibri hanno a volte lasciato ben magri bottini. Prendiamo l'esempio del proiettile Cal .300 Weatherby Magnum dal peso di 150 grani (9,7 grammi ), sparato in un blocco sperimentale di gelatina balistica. Questi sono i risultati ottenuti: con velocità d'impatto di 1.100 m/s nel caso di proiettile hollow point l'energia assorbita è pari a 605 kgmetri, con velocità d'impatto di 1.100 m/s nel caso di proiettile full metal jacket l'energia assorbita è pari a 269 kgmetri, con velocità d'impatto di 1.100 m/s nel caso di proiettile soft point l'energia assorbita è pari a 437 kgmetri.

Da questi risultati si nota subito come la conformazione fisica del proiettile incide da sola sul parametro finale. Non è tutto. Dove è finita l'energia che la pallottola non è riuscita a rilasciare al suo passaggio?

Non c'è dubbio, nel caso dell'hollow point l'energia è stata tutta assorbita perché il proiettile non è uscito dalla parte opposta. Nel caso del full metal jacket la velocità con cui il proiettile è trapassato era di ben 820 m/s. Nel caso del soft point la velocità con cui il proiettile ha trafitto era di 520 m/s. Potremo fare questi esperimenti all'infinito e per tutti i calibri più comunemente usati nell'attività venatoria, ma avremo sempre e solo gli stessi principi balistici nei risultati finali.



Si all'alta velocità, ma facciamo lavorare anche il nostro proiettile.

Come tutti i traumi da energia fisica e meccanica le ferite d'arma da fuoco sono causate dal trasferimento di una percentuale dell'energia posseduta dal 
proiettile in rapido movimento, alle strutture del corpo su cui impatta. Il trasferimento energetico varia infatti secondo il tipo di proiettile che talvolta è costruito con particolari accorgimenti proprio per rallentare la sua corsa dentro il bersaglio, perché i proiettili è utile ricordare, dovranno compiere un impiego che esplicheranno disastrandosi.

I proiettili a punta morbida (soft point) si appiattiscono all'impatto e il più delle volte raddoppiano il loro calibro. Altri, come i semiblindati sono costruiti per dividersi, creando un iter balistico somatico diversificato. Altri ancora come i dum-dum esplodono frammentandosi in più deformazioni che trasmettono i massimi effetti di decelerazione lesiva. Signor Raffaele il mio spassionato consiglio per la sua arma in funzione della caccia che vorrà affrontare e della polvere da sparo già in suo possesso, è quello di usare un proiettile da 105 grani Lapua HP CE (G477 in Cal. 308 Win). Un hollow 
point strategico, che le darà, ne sono sicuro, molte soddisfazioni. 

Distinti saluti.


Aldo e Fiorenzo

23 Dicembre 2004

Domanda: caro Marco mi chiamo Aldo e sono un appassionato cacciatore praticamente da sempre.
Prima di tutto volevo farti sinceri complimenti per l'eccellente lavoro svolto fino a qui e che continuerai sicuramente a svolgere.
Ma veniamo al mio quesito: volevo sapere in termini di tiro utile e di prestazioni balistiche quale differenza può esserci fra un fucile che monta una canna magnum(camerata 76mm) lunga 66cm con strozzature mobilchoke tre stelle(nel mio caso un beretta urika al391cal.12) e un fucile che monta una canna camerata 70mm di lunghezza 65cm strozzatura fissa 4 stelle(benelli Montefeltro cal.12) se si dovesse sparare lo stesso tipo di cartuccia (ovviamente no magnum). inoltre volevo chiederti se era vero che dovendo sparare una cartuccia no magnum, rende più un fucile camerato 70mm piuttosto che uno camerato magnum, e se lo stesso si può dire fra una canna con strozzature fisse e una intercambiabili.
ti ringrazio fin da ora..
i più sentiti auguri di buone feste
Aldo

Gent.le Sig. Rossoni,
pratico principalmente caccia da appostamento a migratoria e generalmente la distanza di tiro è dai 20 ai 35 metri. Caccio con un Beretta Al 391 Urika gold con canna da 61 con strozzatori interni (uso dal 2 al 4 stelle). Il mio problema/dubbio è il seguente: ritengo che la canna del fucile abbia dei difetti (non so di che genere). Spesso il selvatico pur centrato cade ferito, ad una distanza superiore ai 30 mt la mortalità del fucile è quasi nulla ed inoltre sparando le stesse cartucce di miei compagni di caccia (siamo affiancati) noto che il selvatico abbattuto dal compagno non ha alcuna traccia di sangue mentre il mio o se ne va ferito oppure lo recupero in un lago di sangue. Ho provato ad aumentare la lunghezza della canna con prolunghe fino a 10 cm ma purtroppo senza alcun miglioramento. Mi sono rivolto ad un tecnico Beretta, ma lo stesso non ha saputo darmi consigli o spiegazioni.
Sono vivamente tentato di cambiare arma e di acquistare un fucile usato con canna St Etienne (di cui molti cacciatori ne vanno fieri).
Chiedo cortesemente un suo consiglio.
Grazie e auguri di buone feste.

Fiorenzo Pagnini
Pesaro



Risposta: Gentilissimi Signori Aldo e Fiorenzo,
il rendimento balistico tra due fucili, considerando uno stesso munizionamento per entrambi, varia in rapporto alle caratteristiche di costruzione delle canne. A volte le differenze pratiche sono così sottili che possono emergere solo con le prove di fuoco, altre volte invece le avvertiamo subito dopo l'esplosione della cartuccia con un decadimento pressorio, o addirittura una maggiore performance lesiva. L'errore che molti cacciatori commettono è quello di comparare ai fini balistici il rendimento di una stessa cartuccia, sparandola dapprima nel proprio fucile e successivamente in quello, molto simile per caratteristiche di costruzione, del compagno di caccia. Mi ostino a ripetere che una cartuccia di munizione spezzata può non andar bene per entrambi i fucili, o essere ben bilanciata per uno soltanto, perché il rendimento oltre a variare in rapporto alla componentistica della stessa, varierà in relazione alla lunghezza della canna, ai diametri di camera di cartuccia ed anima di canna, ai diametri di raccordo tra camera e anima, tra anima e strozzatura. Molti di noi in armeria, o al bar con gli amici si concentrano in discorsi esclusivi alla balistica esterna, dimenticando però che i pallini d'una cartuccia prima di uscire percorrono tratti di canne, nelle quali si sviluppano elementi pressori e fisica dei moti che chiamiamo balistica interna; una scienza complessa che appunto studia le differenze di rendimento balistico. A volte queste differenze di pressione sono di pochi kg/cmq e corrispondono a minime differenti velocità di bocca e che sono del tutto ininfluenti ai fini dell'abbattimento pulito. Ma altre volte, se oltre ad una riduzione di lunghezza delle camere di scoppio, dei raccordi di anima, aggiungiamo la vivacità di una polvere da sparo rispetto un'altra, una borra rispetto un'altra e una strozzatura rispetto a un'altra, possiamo perdere in un colpo solo tutto il "temperamento" della nostra arma a discapito di un'altra. Chiaro a questo punto Signor Aldo confermarle il dubbio riguardo gli ultimi quesiti, precisandole però che le differenze pratiche sono davvero esigue tali da non essere del tutto rilevabili tranne che al banco di prova balistica. Per lei invece Signor Fiorenzo, oltre a suggerirle di non cambiare fucile e invece ad acquistare munizionamento più consono alle caratteristiche della canna del suo fucile, la invito a leggere altri post precedenti rigurdo lo stesso problema. Distinti saluti

Marco Rossoni



Gianni

21 Dicembre 2004

Domanda: Sono Gianni, pratico la caccia con il cane da ferma. Posseggo un semiautomatico Benelli Super 90 cal.12 con canna cilindrica; nonostante questo padello diversi selvatici per il mio difetto incoreggibile di sparare di stocco e piuttosto repentinamente. Puoi consigliarmi un tipo di arma piu' adatta alle mie caratteristiche .Non ho mai provato ne' la doppietta ne' il sovrapposto; inoltre volevo sapere se il calibro 20 rispetto al 12 a parita' di lunghezza di canna, strrozzatura e munizione utilizzata comporta una riduzione della rosata e in che percentuale ? grazie saluti


Risposta: Caro Gianni,
non esiste arma al mondo che possa correggere automaticamente i difetti di mira. Come non esiste tiratore, per quanto bravo, che sia completamente immune dallo "scarto personale". Lo scarto personale è in sintesi il valore medio delle deviazioni dei colpi rispetto la linea di mira. Esso non è provocato da scarsa precisione del fucile o da un difetto del munizionamento, bensì da errori individuali. In massima parte questi errori sono dovuti al puntamento e allo scatto. Nel puntamento in generale il tiratore deve tenere presente la distanza, il movimento e la traiettoria del selvatico, mentre nello scatto di un'arma lunga giuoca un ruolo fondamentale l'eventuale bandeggio provocato dall'errato movimento dell'imbracciatura; dal dito che preme il grilletto, alla spalla compresa. Calcolare lo scarto personale di tiro non è una cosa semplice perché le variabili in esercizio di caccia sono davvero tante; oltre la distanza, la velocità e la regolarità di traiettoria del selvatico incidono anche gli ostacoli naturali dell'ambiente e il calcolo del tempo disponibile per evitarli nel tiro, le condizioni di luce di tempo e di prontezza al colpo, di stanchezza o fiducia nelle proprie qualità e abilità. E' necessario allora inviare il tiro non dove l'occhio localizza la selvaggina, bensì dove l'animale si presume verrà a trovarsi. La stima dell'anticipo direzionale dell'arma rispetto la posizione dell'animale và fatta in micron di secondo e sono convinto Signor Gianni che le sue esperienze venatorie, tiro per tiro, le abbiano già insegnato l'esatta valutazione nella variazione individuale tra angolo di traiettoria e spostamento di canna. Sono meno convinto invece che lei non tenga il fucile ben fermo e piantato sulla spalla. Infatti "la Stoccata", prevede come primaria modalità d'esecuzione, quella di considerare il fucile come un naturale prolungamento del braccio. Dopo la stima valutativa contemporanea all'imbracciata e alla linea mira-tiro, nessun movimento anomalo dovrà più avvenire. Un grave errore che ricorre spesso e per reazione personale all'esplosione del colpo è precedere automaticamente e senza accorgersene, l'impennata o il bandeggio dell'arma un milionesimo di secondo prima dell'espulsione del munizionamento sotto la forte spinta dei gas. E' una tipica reazione istintiva che va corretta, ma come? Durante la caccia faccia caricare a sua insaputa, di volta in volta, alternando con un colpo da esplodere e uno già esploso, l'otturatore del suo fucile da un amico. Al primo colpo già esploso e che, sotto il tiro del grilletto, non esploderà di nuovo, con sorpresa vedrà uno strano e illecito movimento orizzontale e verticale della sua canna. Ecco, come dire: questo non sa da fare perché il fucile era scarico e allora perché l'ho fatto? Che forse abbia avuto il timore del "botto"? Che la forza impiegata nel tirare il grilletto sia stata sovralimentata dalla spalla, dall'avambraccio, dal polso o dal dito indice? Lei pensi: il solo movimento della canna di un centimetro distribuirà a 30 mt un errore di rosata, due metri il là rispetto il target. Quando la caccia sarà chiusa si eserciti al tiro, vada al piattello e anche senza nessun intento agonistico lavori ancora sulle variabili di scarto personale. Smussi gli errori d'imbracciata, impennaggio e bandeggio arma. 

A pari caratteristiche tecniche d'impiego, una riduzione di rosata non dipende dal calibro, ma dalla quantità massima di pallini che quel calibro può lanciare. Chiaro quindi che una dose ridotta per il calibro 20, mai eguaglierà la stessa dose ridotta del calibro 12. Allo stesso modo una normale dose di 20, contro quella del 12. Così una dose magnum del 20, mai potrà accostare in qualità balistiche quella magnum del 12. Ma allo stesso modo una dose magnum del calibro 20, è per caratteristiche balistiche simile ad una dose normale del calibro 12. Potrà comunque trovare altre informazioni in merito in un precedente post di " Armi e Balistica". Cordiali saluti.

Marco Rossoni


Luca

21 Dicembre 2004

Domanda: Caro Marco … sono intenzionato a comprare una carabina 7mm bolt action per la caccia al cervo (eventualmente da usare anche per poligono). Dopo aver letto varie riviste ,e consultato molti siti Web, e stressato il mio armiere di fiducia ,,,sono ancora più confuso ,, perché tu sai meglio di me ,che su questo calibro ci sono almeno altri 5 sottocalibri del 7mm ,,, allora quale scegliere? Mi sono soffermato sul calibro (7mm STW) ma ho trovato poche informazioni , ma ho letto che il (7mm STW) ha il tiro più teso e le velocità sono molto alte almeno da quello che ho capito(tiro teso tiro lungo?). Chiaramente se ci sono dei pro’ ci saranno anche dei contro ^? E se si quali? Nessuno purtroppo non mi ha’ saputo dire molto..Quindi caro Marco mi rivolgo a te e soprattutto alla tua esperienza , per aiutarmi ,e farmi capire come mai questo 7mm STW e’ cosi poco noto , e soprattutto se gentilmente mi puoi spiegare i pregi e difetti anerenti ? 

Cordiali saluti Luca d’ Arezzo 



Risposta: Caro Luca,
il "Seven", così lo chiamano i cacciatori Americani, è un calibro con delle spiccate doti di volo. Qualità che si esprimono per via del giusto compromesso tra diametro e densità sezionale del proiettile. Nel 1962 nasce Il 7mm Remington Magnum e con esso la ricerca a tutt'oggi, per migliorarne le qualità balistiche, non è ancora terminata. Nel 2001 e nel 2002 vengono presentati al pubblico le ultime evoluzioni con il 7 millimetri Remington Ultra magnum e 7 millimetri Remington Short Action Ultra Magnum. Nel bel mezzo di ciò troviamo il 7mm mauser, il 7mm-08 Remington, il 7-30 Waters, il 7x64 Brenneke, il 7mm Remington Exspress, il 284 Winchester, il 7mm Weatherby Magnum e il 7mm WST. Senza entrare nel merito di ogni munizionamento, non riuscirei a dettagliarne le differenze neanche scrivendo un libro intero, le basterà sapere che proprio a causa delle virtù del "seven" i tecnici hanno sperimentato spremendo al massimo le sue doti. Così tra un calibro 7mm e l'altro rispetto al progenitore, oltre a smuovere il soporifero mercato armiero, a parità di massa-proiettile possiamo trovare velocità superiori e traiettorie moderatamente più tese, con tiri discretamente più precisi e maggiore energia cinetica residua. Tutto questo andirivieni ha però un limite fisico, un limite che il 7mm impone per ogni calibro sopra menzionato. Quasi impossibile lanciare una pallottola di una certa "X" massa a 1100 mt/sec senza provocare gravi problemi alla balistica interna ed esterna; violenti rinculi, errati assetti giroscopici della pallottola sul proprio asse in traiettoria, o debole lesività conseguente alla repentina perdita d'energia sulle lunghe distanze e non ultima per proiettili meno pesanti, anche l'esplosione in volo, o appena attinto il target. Dunque non è un caso che la Remington nei suoi munizionamenti utilizza i 175 grani come massimo peso per le pallottole solo nel vecchio, ma sempre affidabile calibro 7mm Rem. Magnum. Si è vero, una palla da 140 grani sparata nel 7 mm STW a 300 metri di distanza mantiene circa 322 kilogrammetri di energia, contro i 291 di una palla 7mm Rem. Magnum da 175 grani. Si è vero, il tiro è più teso; a 300 mt di distanza lo scarto con taratura dello zero a 150/mt è per il 7mm STW di -8 cm, mentre per il 7 mm Remington Magnum di -10,7 cm. Ma lei Signor Luca quanti cervi abbatterà a 300 metri di distanza? E sarà dotato di una ottica che le consentirà di correggere l'alzo e mirare chirurgicamente? A mio avviso Il 7 mm Remington Magnum è una potente cartuccia, particolarmente indicata per la caccia a cervi e cinghiali anche poco oltre i 300 metri. Con pallottole da 150 grani, spinte alla bocca a 960 m/sec, sono ottime per daini e mufloni, mentre quelle da 125 grani, spinte a 1.010 m/sec circa, possono essere usate per il camoscio. Un calibro "padre" che nessun calibro "figlio" riesce ancora a spodestare definitivamente. Inoltre se solo aggiungo a quanto fin qui detto, anche la facilità con cui si riesce a reperire tutto il materiale per la ricarica personale, oltre le miriadi configurative di munizionamento industriale acquistabili, non ho più dubbi in merito. Eccole spiegato il motivo per cui poco si parla del 7 STW. Senza nulla togliere a tutti gli altri "seven", il 7mm Remington Magnum è il calibro che più mi appassiona. Saluti Cari.

Marco Rossoni

Fascelli Giuseppe

18 Dicembre 2004

Domanda: Carissimo Sign. Rossoni la ringrazio immensamente per la precisa ed esauriente risposta riguardo la canna del mio semiautomatico,inoltre approfittando della sua gentilezza volevo chiederle un consiglio di natura personale, mio padre di recente ha deciso di acquistare un'altro semiautomatico e ha sentito parlare bene dei semiautomatici della Fabarm con Canne tribore che secondo molti offrono rosate più dense e maggiore capacità di penetrazione anche su tiri più lunghi del Normale.
Non le chiedo di esprimere un giudizio su una marca o un'altra , dato che a certi livelli costruttivi non si puo' parlare di più o meno buono , ma solo di caratteristiche tipiche di alcune armi rispetto ad altre. Volevo chiederle insomma ,anche in forma privata , se era possibile avere una risposta sull'argomento o se semplicente questa caratteristica delle canne della Fabarm sono la solita diceria di paese o se veramente offrono questi rendimenti balistici così decantati e Tipici.
La ringrazio Anticipatamente per la precedente risposta ed inoltre si approfitta dell'occasione per Augurarle Buone Feste a Lei e Famiglia.
Distinti Saluti Fascelli Giuseppe


Risposta: Si è vero,
il tribore è un brevetto Fabarm e ha la particolarità di avere lungo la canna tre diverse sezioni di spessore di foratura. Balisticamente parlando questi raccordi comportano, al passaggio della carica, minore stress all'arma con un rinculo moderato per la diminuzione d'attrito generata nel primo grado di foratura. Nel secondo grado di foratura, per l'effetto Venturi fenomeno di fisica idro-dinamica, verrà provocata un'accellerazione forzata e controllata dei pallini. Infine nel terzo grado di strozzatura in virtù dell' equilibrio dinamico che la carica presenta al vivo di volata, i pallini sono perfettamente sincronizzati nella disposizione d'uscita. La quasi totale mancanza di fusione tra loro genera una distribuzione di rosata omogenea. Uno sciame così disposto conterrà maggiore energia cinetica residua. Dopo averle spiegato il sistema Fabarm tribore mi consenta di aggiungere che anche altre famose case armiere utilizzano svariati accorgimenti tecnici, sulla carta tutti validi. Sta poi a noi, rispetto le modalità di caccia o di tiro, renderli proficui con caricamenti adeguati, altrimenti a nulla varranno i nostri sforzi. Distinti saluti.

Marco Rossoni

N.B.
Signor Fascelli, le risposte in forma privata mi danno un senso illogico perché mal si dispongono alle finalità collaborative col portale che mi sono prefissato. La chiarezza invece interagisce di fronte gli occhi di tutti e con voi tutti il sottoscritto non avrà mai consulenze tecniche di che nascondere, al contrario di altri relatori.



Riccardo Latini

17 Dicembre 2004

Domanda: Salve,
le ho già scritto per delle delucidazioni su un fucile che mi hanno regalato ma nonostante le sue valide indicazioni non riesco proprio a prendere la m ano con questo fucile per il tiro a volo e visto che mi sono da poco iscritto ad una squadra di cinghialai ho deciso di acquistare un fucile. Essendo un appassionato di benelli ho deciso per un raffaello,se possibile mi dovrebbe aiutare a scegliere tra il raffaello"normale" e il crio entrambi camerati magnum,volevo sapere se effettivamente la canna criogenica nell'utilizzo venatorio sia vantaggiosa e se questo vantaggio giustifichi la spesa in piu da affrontare. Vorrei inoltre chiedere quale differenza comporta in termini di resa balistica (distanza max. e rosata) tra due canne dotate di uguale grado di strozzatura ma con lunghezze rispettivamente di 65cm e 70cm.Grazie per il suo aiuto.


Risposta: Signor Latini,
la Benelli adotta come metodo di produzione delle canne la martellatura a freddo. Questo sistema consente alla casa armiera di ottenere già così canne di discreta qualità e in quantità industriali sufficienti al fabbisogno del mercato. Sistema meno economico è la foratura diretta dal pieno, che ha il vantaggio rispetto la martellatura a freddo di non creare tensioni eccessive al materiale acciaioso, conferendo alla canna una notevole leggerezza elastica durante l'esplosione del colpo. Quindi la martellatura a freddo oltre ad accentuare una certa durezza e rigidità può provocare delle distorsioni a livello molecolare con infinitesimali deformazioni a causa delle tensioni sofferte per la lavorazione. Ed ecco entrare in giuoco la tempra criogenica che corregge le fratture tra gli atomi ridonando alla canna una tonica e naturale elasticità. La spesa vale l'impresa? Comincio col dire che l'aumento del prezzo è del tutto giustificato perché i costi di lavorazione si innalzano, ma finisco anche col domandarle: lei crede che i nostri antenati sugli scacchieri venatori usufruivano di tali tecnologie? In caccia, la canna criogenica offre insospettabili vantaggi solo se l'intera arma è tecnicamente configurata in modo da accentuare le doti e qualità balistiche del tiratore; lunghezza del calcio, scatto, riarmo, peso totale, mire, bandeggio, bilanciamento e munizionamento caricato. Per quanto riguarda le differenze balistiche tra due canne di stesso grado di strozzatura ma con diversa lunghezza totale, oltre a guadagnare qualche metro di gittata massima lesiva in più con la canna lunga, potrà trovare le informazioni in un precedente post in questa stessa rubrica. Distinti saluti.

Marco Rossoni


Olobardi Giuseppe

14 Dicembre 2004

Domanda: Egr. sig. Marco Rossoni, mi chiamo Giuseppe ed avrei bisogno di capire il significato di alcune incisioni che appaiono su dei fucili in mio posseso e magari sapere le loro caratteristiche balistiche e qualitative;

DOPPIETTA Cal 12 bigrillo calcio all'inglese di marca "Rampini e Abbiatico" acquistata nel 1955.

CANNE:
Lunghezza 70 cm , sulla bindella c'e' la scritta "Rampini e Abbiatico Gardone V.T. Acciaio Vickers" 
Incisioni sulla canna destra : 18.3 17.3 20.3 70 
Incisioni sulla canna sinistra: 18.3 17.1 Kg 1.300
PIASTRA CULATTA:
Inciso Canne inter. te cromate 
inciso un galletto che porta una bandierina con le lettere RA ( scritta un po' rovinata ) 
Inciso un occhio con sovraimpresso R e A 
Inciso un cerchio con all'interno iniziali GM 
incise PSF con sopra una stella, FINITO con sopra una stella, SCUDETTO con sopra una stella con all'interno due fucili incrociati 
incisa XI
BASCULA:
Completamente in acciaio con arabeschi e due piccioni con la leva di apertura brunita con incastonato un piccione d'argento, 
inciso un galletto che porta una bandierina con le lettere RA ( scritta un po' rovinata ) 
incise PSF con sopra una stella, FINITO con sopra una stella, SCUDETTO con sopra una stella con all'interno due fucili incrociati

SEMIAUTOMATICO Cal 12 marca Franchi Probabilmente mod. 48 AL

CANNA:
lunghezza 66.5 con scritto Chambered 2 3/4" IMP.MOD. Acciaio Cogne Super cromato 
Incisioni XX8, PSF con sopra due stelle, FINITO con sopra una stella, SCUDETTO con sopra una stella con all'interno due fucili incrociati 
incisioni kg 1020, 18.4 cam 70 , YY ( SOMIGLIANO A DUE IPSILON) 
Canna con bindella ventilata
BASCULA:
Nera con arabeschi chiari in alluminio con incisa la marca del fabbricante LUIGI FRANCHI BRESCIA 
Incisioni PSF con sopra due stelle, FINITO con sopra una stella, SCUDETTO con sopra una stella con all'interno due fucili incrociati

DOMANDE

DOPPIETTA:

Vorrei sapere le strozzature delle due canne in termini di "STELLE"? 
Il tipo di caccia idoneo per il tipo di arma? e tiro utile? 
Sue considerazioni sulla qualita' dell'arma e la balistica.

SEMIAUTOMATICO:
Vorrei sapere le strozzature della canna in termini di "STELLE"? 
Il tipo di caccia idoneo per il tipo di arma? e tiro utile? 
Sue considerazioni sulla qualita' dell'arma e la balistica. 
Il famoso "collarino " d'acciaio , per intendersi il freno, come deve essere posizionato ? dipende dalla grammatura del piombo delle cartucce per la corretta ricarica dell'arma?

La ringrazio anticipatamente dell'attenzione che Vorra' dare a questo mio quesito e del tempo rubatoLe per l'eventuale risposta,
rimango in attesa di una sua E-MAIL e colgo l'occasione per rivolgerLe gli auguri di Buone feste

distinti saluti 



Risposta: Egregio signor Olobardi,
ciò che mi chiede è materia per consulenza tecnica di perizia balistica per l'identificazione di un'arma. In tutta onestà penso che la sua richiesta non è pertinente alle motivazioni che muovono la mia collaborazione col portale. Pertanto le suggerisco di rivolgersi ad un perito balistico con cui potrà concordare la parcella per il compenso dovuto alle prestazioni svolte. Distinti saluti.

Marco Rossoni


Fascelli Giuseppe

02 Dicembre 2004

Domanda: Sono in possesso di un fucile da caccia cal 12 Franchi Modello 48 AL ELDORADO SPECIAL a otturatore rinculante non ho mai avuto problemi con quest'arma ma purtroppo dopo un periodo di inattività ho notato la comparsa all'interno della canna di alcune macchie nere che a vista sembrano una perdita di trattamento della cromatura interna. Non mi accingo ad usare quest'arma per la caccia in quanto vorrei capire cosa e successo e cosa fare per mettere a posto la canna o se è il caso di sostituirla con una nuova sempre se la Franchi ne produca ancora dello stesso tipo.
Fiduciosi per una Dettagliata e competente risposta 
Si pongono Distinti Saluti 
Fascelli Giuseppe


Risposta: Gentilissimo Signor Fascelli,
da ciò che leggo ne deduco che il tubo della canna perso il cromo ha riportato il reticolo del cristallino dell'acciaio in superficie e successivamente gli ossidi a stratificare sopra. Generalmente il processo di cromatura ha uno spessore di pochi micron e serve fondamentalmente a preservare la canna dai fenomeni di corrosione che i gas degli inneschi esercitano, insieme all'ossido di piombo che si forma in special modo dopo una lunga inattività, ma serve anche e soprattutto a migliorare la resa balistica con uno scorrimento più fluido dei pallini lungo tutta la canna. La moderna balistica venatoria ha però accertato che anche una leggera cromatura non consente alla canna, sotto le fortissime sollecitazioni pressorie, quella stessa elasticità che una canna non cromata invece possiede. A conti fatti una canna non cromata, come quelle dagli acciai inossidabili e anticorrosivi, rende alla balistica interna dell'arma una continuità di resa in virtù della minore rigidezza molecolare. Allo stesso tempo però la canna con cromatura riesce a compensare la sua durezza e riguadagnare la strada persa, applicando ai pallini una minore sollecitazione fusoria. Al di là di ciò per un normale tiratore sono veramente sottili le differenze di decadimento balistico quando l'arma con canna cromata non è sottoposta ad un regime e volume di fuoco repentino, come invece spesso accade sulle pedane dei poligoni di tiro. Al limite queste differenze di resa potranno essere più percepite durante l'attività venatoria viste le mutevoli condizioni metereologiche di utilizzo e che possono influire negativamente secondo i principi della termo-dinamica. Devo aggiungere e ricordare a tutti i lettori che questi importantissimi aspetti vengono indistintamente e repentinamente a decadere se le munizioni usate possiedono borre contenitore. Signor Giuseppe, nel particolare caso del suo fucile se gli ossidi non hanno intaccato, come io presumo, la struttura molecolare con vistosa abrasione del materiale acciaioso, lei può ancora usare tranquillamente l'arma così com'è adesso a sua disposizione. Controlli attentamente sotto una luce la superficie interna e quella esterna che la canna sia perfettamente rettilinea e senza avvallamenti. Ricapitolando: l'arma in suo possesso, qualora non debba partecipare a campionati di tiro al piattello, qualora non venga sottoposta a continue sollecitazioni esplosive, qualora durante l'attività venatoria non vengano a verificarsi condizioni estreme di tempo, qualora e in svariate condizioni tecniche potrà correggere la resa balistica con adeguato munizionamento, non deve assolutamente pensare di disporla a definitiva dimora. Spero vivamente di esserLe stato utile. Cordiali saluti.

Marco Rossoni

Riccardo Luciani

17 Novembre 2004

Domanda: Carissiomo Sig. ROSSONI. sono un entusiasta possessore del fucile Benelli Raffaello de Lux cal. 12 con canna cm 71 e viriocoke interni, vorrei conoscere il suo parere circa la diceria che i fucili Benelli hanno la spiccata tendenza ad abbassare la rosata rispetto al centro del bersaglio.
La ringrazio.
Riccardo Luciani


Risposta: Caro Signor Luciani,
come posso darLe pareri su dicerie? Cordialmente la saluto.

Marco Rossoni

Luca

17 Novembre 2004

Domanda: Caro Marco ti voglio porre un altro mio quesito..
Sono entrato in questo periodo in un piccolo gruppo di cacciatori che svolge  caccia al cinghiale alla cerca max 4/3 persone.
Adesso mi sono deciso a comprare un fucile adatto a questo tipo di caccia  Un fucile leggero corto maneggevole e potente per abbattere questo tipo di
selvatico.  La moda consiglia carabine semiautomatiche cal 30-06 ecc. molto belle e costose.  Io avrei una teoria molto più pratica tipo ma se prendessi un semi automatico cal.20 magnum canna cilindrica 60/1cm molto più economico si capisco che le  palle sparate sul cal.20 sono meno stabili e molto meno precisi nulla di nuovo . ma per la caccia da me svolta personalmente credo che siano sufficienti.. Gradire un tuo autorevole consiglio ,sia sulla mia teoria , sia che tipo di palle dovrei usare su questo fucile per ottenere il massimo effetto , e tutte le problematiche intrinseche e estrinseche .
con stima.
Luca



Risposta: Luca,
in tutta franchezza la sua teoria è poco pratica e credo che la debba rivedere completamente. Sparare al cinghiale col calibro 20 magnum? No, non ci siamo caro Luca. Sono d'accordo invece che può anche fare a meno del calibro 30.06 Springfield in armi semiautomatiche dal costo certo non popolare. Facciamo così: io le suggerisco un calibro e lei attraverso internet ricerca le informazioni e poi mi riscrive, ok? Cominci col studiare il calibro .444 Marlin, distinti saluti.

Marco Rossoni

Silvio

31 Ottobre 2004

Domanda: Caro Marco,
Mi sono convinto a scriverti per porti un quesito che forse ti farà sorridere: Tra un calibro 12 e un calibro 20 quale è quello con il tiro "utile" più lungo?
Ti disturbo perchè essendo appassionato del calibro 20, ho notato dei tiri stranamente "performanti", e sinceramente mi sono stancato di tutte le chiacchiere da armeria in merito.
Vorrei conoscere il parere dell'esperto.
Grazie



Risposta: Caro Silvio,
la portata utile di un'arma con canna ad anima liscia è la distanza massima alla quale i pallini conservano ancora una sufficiente energia, sia per per penetrazione che per numero di ferite inferte al selvatico. Ad esempio, la gittata di un pallino n.5 sparato con Vo di 380/ms in canna cal. 12 71* e con un angolo di tiro di 17°, risulta prossima ai 215 metri e il suo potere lesivo su selvatici di peso non superiore ai 300 grammi non è sufficiente già a 45 metri dal vivo di bocca. Difatti la portata utile della carica di 36 grammi di tali pallini, per effetto della dispersione e della gravità terrestre, si arresta a soli 41 metri, perchè la rosata oltre questa distanza non possiede più la densità dello sciame. Sparando a munizione spezzata non basta infatti che il singolo pallino disponga ancora dell'energia cinetica a produrre una ferita grave, ma sarà indispensabile che la selvaggina venga colpita da un certo numero di pallini, non inferiore a 5. Questa numero si basa sul calcolo statistico-balistico abbastanza attendibile, non a caso si può abbattere un animale anche con un solo pallino o vederlo andar via ferito da molti pallini. Con la munizione spezzata noi non possiamo influire sull'esatta collocazione nell'indirizzo dei proiettili sul corpo del selvatico e siamo costretti nel tiro a correggere, quasi compensando questo svantaggio aumentando il massimo numero e la gravità delle stesse ferite. Ecco spiegato perciò come sia fondamentale possedere, oltre uno sciame con omogenea densità per limitare le dispersioni, anche una sufficiente quantità di moto per ogni singolo pallino. Quantità di moto, ossia forza viva, proporzionale alla massa del proiettile per la sua velocità residua. Riepilogando: densità di rosata, peso di ogni singolo pallino, velocità al target, sono appunto i parametri che determinano sulla portata del fucile. 
Concludo dicendo che il calibro 20 spara cariche dalle stesse velocità del calibro 12 e se dotato di camera magnum lancia pesi "maggiorati di piombo non dissimili da quelli "normali" che lancia il calibro 12 (maggiorate 28-35,5gr cal.20) (normali 32-36gr cal.12), col risultato logico, entro certi limiti, di possederne le stesse qualità balistiche. Niente di strano dunque, confermo le sue annotazioni che girerà, ne sono certo, anche agli amici dell'armeria. Saluti cari.

Marco Rossoni


Riccardo Latini

17 Ottobre 2004

Domanda: Buonasera sign.Marco,sono un ragazzo al primo anno di licenza a cui è stato regalato dal nonno un fucile semi-auto benelli 123 canna 70cm due stellette Saint-etienne,avendo fino ad oggi sparato con il 123 sl 80 65cm tre stelle con canna benelli ho constatato che questa canna pur regalando soddisfazione quando si riesce a tirare giu una preda da distanza ragguardevole a corto rovina la cacciagione oppure la si padella,considerando che sparo fiocchi nova 31 bior con piombo 12 come posso risolvere il problema senza sparare costose cartucce con dispersore,avevo pensato di tagliare la canna di 5cm poi rimandarla al banco prova però dopo diventerebbe cilindrica?,grazie



Risposta: Non faccia assolutamente tagliare la canna. Semmai ne acquisti una nuova più corta e cilindrica. Piuttosto invece, cerchi di trovare in commercio cartucce con borraggio tradizionale (borra con fibre agglomerate). A pari condizioni rispetto la cartuccia che ha sparato finora, lei avrà pallini con minor energia cinetica e una rosata più ampia.
Saluti cari e in bocca al Lupo.

Marco Rossoni

Luigi

17 Ottobre 2004

Domanda: Complimenti per la sua rubrica. Sono Luigi dalla Provincia di Potenza, sto praticando la caccia al cinghiale e dovrei cambiare il mio fucile. vorrei prendere un semiatomatico (anche se l'ideale sarebbe una carabina) ma non so tra i tanti in commercio qual'è il più adatto per questo tipo di caccia - potresti aiutarmi confrontando le marche più prestigiose in rapporto qualità-prezzo.

Mi hanno parlato del beretta urika al391 ma vorrei chiedere la tua autorevole opinione anche perchè non capisco le varie sigle che lo contraddistinguono - slug ecc. per capire il più adatto.

grazie Luigi



Risposta: Gentile Signor Luigi, 
spero di aiutarla a fare un pò di chiarezza. Mi sembra di capire dalle sue parole la volontà di acquistare un'arma Beretta da dedicare esclusivamente alla caccia al cinghiale. Arma tra l'altro da usare in un territorio che così conformato la obbligherebbe lo sparo alle brevi distanze e su animali quasi sempre in corsa e di stoccata. Il consiglio che le suggerisco è di concentrare l'attenzione al modello AL391 Urika Slug cal. 12. Le armi slug possiedono speciali organi di mira, sono fucili molto robusti con canne corte e cilindriche, o dotate di minima strozzatura. Le canne vengono costruite corte per rendere l'arma molto maneggevole nel fitto, così da mantenere un facile puntamento anche nei boschi più folti e impenetrabili. I congegni di puntamento simili per efficacia a quelli delle carabine, sono così accurati perchè devono necessariamente migliorare la precisione di tiro riducendo gli errori di mira. Difatti le armi slug possiedono anche l'alzo regolabile che permette se ben regolato e tarato di replicare, con l'arma in appoggio, colpo dentro colpo anche a 50 metri di distanza. La camera di scoppio dell'Urika è lunga 76mm (magnum), i suoi proiettili a 60 metri dal vivo di bocca avranno ancora sufficiente capacità lesiva per abbattere e in modo pulito grandi animali. Inoltre potrà dotare l'arma di un'ottica, meglio però un sistema di puntamento rapido, difatti il castello di culatta del Beretta è predisposto per il montaggio. Distinti saluti.

Marco Rossoni


Angelo Sgroi

19 Ottobre 2004

Domanda: Gent.mo Sig. Rossoni,
sono Angelo Sgroi e le scrivo da Palermo per porle una domanda sul corretto utilizzo di un'arma.
Sono in possesso di un Benelli SL 121, cal. 12, canna 70 cm, camerata 70, strozzatura *** (acciaierie Saint Etienne).
Mi dedico a vari tipi di caccia: coniglio, volpe, quaglia, beccaccia, ecc., e in tanti anni di attività venatoria, questo fucile non mi ha mai dato nessun tipo di problema.
Recentemente ampie zone del territorio della mia provincia sono state colonizzate dal cinghiale.
Volendomi dedicare anche a questo tipo di caccia ho la necessità di utilizzare cartucce caricate a palla. Alcuni miei compagni di caccia si sono già procurati questo tipo di cartucce sulla cui confezione è riportato, tra le avvertenze, che "possono essere utilizzate solo su fucili che hanno superato la prova superiore di 1370 bar, contrassegnati dal punzone PSF con due stellette **";. Il punzone PSF impresso sulla canna del mio fucile ha una sola stelletta *, per cui ne ho dedotto che non posso utilizzare quelle cartucce. Anche il mio armiere me lo ha sconsigliato, ma d'altro canto non mi ha saputo suggerire nessuna cartuccia caricata a palla adatta al mio fucile.
Pertanto:
- potrebbe indicarmi qualche modello di cartuccia caricata a palla utilizzabile senza pericolo nel mio fucile?
- la strozzatura della canna rappresenta un limite all'uso di questo tipo di cartucce?

Sicuro di ricevere esaurienti risposte la ringrazio anticipatamente

Angelo Sgroi




Risposta: Egregio signor Sgroi,
il suo armiere di fiducia le ha giustamente consigliato bene, io non posso far altro che rafforzare il concetto. In più, la rimando a consultare quanto già avevo espresso a riguardo:

Nel corso degli ultimi anni sono stati costruiti diversi tipi di proiettili per armi di anima liscia. Costruiti con l'intento di permettere una sufficiente resa balistica anche in canne di poco strozzate. Questi proiettili vengono denominati "sottocalibrati" e permettono al vivo di volata di non subire violente oscillazioni radiali di forze espansive al passaggio del proiettile, pena il facile scoppio della canna. Essi presentano delle profilature leggere e facilmente plasmabili nel forzamento dello shoke, così da bloccare l'avanzamento dei gas rispetto la palla e nello stesso tempo però non conferire alla strozzatura gravosi stress di tormento e pericolosità. Il mio parere su tali accorgimenti è piuttosto negativo per una serie di considerazioni; è risaputo come una canna ad anima liscia non possa trasmettere il moto giroscopico sull'asse del proiettile, moto che in una canna rigata invece avviene imprimendo una rotazione al proiettile che sarà capace di stabilizzarlo anche in lunghe traiettorie. Non è invece risaputo che l'artifizio di costruire palle per canna ad anima liscia, con solchi elicoidali esterni che permetta all'aria di scorrervi intorno e traslare così il moto rotatorio, non funziona. Recenti fotografie soniche hanno dimostrato che i proiettili di calibro 12 non assumono rotazioni sul proprio asse, quindi la loro stabilità lascia il tempo che trova. Se ad essa, noi sommiamo la rivoluzione balistica che un proiettile sottocalibrato assume al passaggio del vivo di volata (compressione e cessione di materiale, perdita di massa, cambiamento del fattore di forma e della costante K con baricentro differenziato), ci rendiamo immediatamente conto che lanciare una biglia di acciaio con la fionda o sparare un sottocalibrato in canne di poco strozzate è più o meno la stessa cosa. Signor Angelo oltretutto le consiglio di non sparare tali proiettili visto l'alto grado di strozzatura della sua canna. 

Distinti saluti.

Marco Rossoni

Luca Stincardini

13 Ottobre 2004

Domanda: Egregio sig.Rossoni,
mio padre sarebbe propoenso all'acquisto di fucile semiautomatico calibro 20.
So che correttezza verso tutte le aziende gli addetti al lavoro e gli esperti di balistica in genere non piace dare delle preferenze a questa o quella arma ma se potesse gradirei sapere un cosiglio su alcuni tipi di automatici. Premetto che sono uno strafelice possessore di un fabarm, ma purtroppo non produce calibri 20, dopo aver visualizzato siti internet e depliant di varie case costruttici la nostra decisione si è ancora + "incasinata". Mio padre sarebbe propenso per il breda e il franchi visto anche il rapporto qualità prezzo invitante e memore di ottimi fucili. Beretta e Benelli sono una garanzia ma lì il prezzo sale vertiginosamente soprattutto per Benelli anche se il costo non sarebbe il problema più grande visto anche il detto chi più spende meno spende. I nuovi browning?
Mi scuso per il tempo prezioso che le faccio perdere, spero in una sua risposta anche a grandi linee.

Cordiali saluti, luca stincardini



Risposta: Ed eccole la risposta a grandi linee Signor Luca,
la ricerca dei materiali leggeri per la costruzione dei semi-automatici di marca prestigiosa li rende ovviamente anche più costosi. Ha ragione papà, se il peso dell'arma non è la Vostra priorità Franchi e Breda vanno benissimo, a patto di acquistare un fucile che abbia una camera di scoppio di 76/3" con canna 71/28" ***. Ottimo anche il Browning. Saluti cari.

Marco Rossoni



Luigi Farinelli

4 Ottobre 2004

Domanda: Buon giorno sig. Rossoni, io sono il mio nome e Luigi ho 36 anni, le scrivo dall'umbria e sono semplicemente appassionato di caccia alla beccaccia.
caccio da anni con una doppietta con canne 60 cm strozz. CL-CL (ambedue cilindriche) con buoni risultati ma anche co molte e molte padelle piu imputabili ad altri fattori che non alle strozzature delle canne del mio fucile.
Sto' comunque acquistando un sovrapposto "franchi Falconet" scelto per vari motivi e la mia domanda riguarda proprio la canna con raggiatura prevista e da me scelta proprio su tale modello.
Nonostante le mie conoscenze e convinzioni sulle prestazioni balistiche di tale canna che mi portano alla consapevolezza che allargando il diametro di rosata ad una distanza "D" ipotetica, i pallini nella parte esterna della rosata saranno piu distanti l'uno dall'alto e che tale situazione oltre a provocare dei "buchi" nella rosata stessa, se così possiamo chiamarli, avra' anche come effetto una notevole riduzione della distanza di tiro utile.
E fino qui tutto ok, e' per tyali motivi e caratteristiche che ho scelto di acquistare tale arma.
Il problema sta nel fatto che secobndo il mio pensiero tale canna rigata sia in grado di mantenere un sicuro potere di arresto almeno fino ad una distanza di 20 m dal vivo di volata, mentre altre persone gia' possessori di tale fucile asseriscono di aver acquistato un fucile quasi inutilizzabile perche le caratteristiche balistiche della canna raggiata in questione NON permettono il normale abbattimento di un selvatico su distanze superiori ai 8/12 mt. e questo in funzione dei "buchi " presenti nella rosata che sarebbero troppo ampi.
Certo che tali affermazioni siano prive di fondamento e avendo comunque ordinato il fucile su citato con canna raggiata vorrei cercare di capire qualcosa di piu su tale argomento.
Ad esempio: una Beccaccia investita a 20 m dalla rosata di una cartuccia borra in feltro piombo 9 o anche piombo 8, ha veramente molte possibilita' di uscire indenne da tale situazione, grazie agli ampi ed innumerevoli "buchi" che secondo molti ci sarebbero in tale rosata??

Spero che lei possa smentire tali affermazioni dando valore a quelle che sono le mie gia' esistenti qusi certezze.
La ringrazio per la disponibilita scusandomi se sono stato in po lungo nel porre il quesito, ma volevo descrivere bene la situazione, e le auguro una buona giornata.
a presto 
Luigi Farinelli




Risposta: Egregio Sig Farinelli, 
le riporto un'antica dottrina dei RadioAmatori che così diceva: spendi 100 lire per il trasmettitore, ma spendine 1000 per l'antenna. Questa filosofia Marconiana è ancora oggi è in uso perchè si vuole dare, nella Radioantistica, il massimo risalto all'importanza dei collegamenti internazionali tramite l'impiego di ottime antenne. Antenne che giocano un ruolo fondamentele, più del ruolo che giocano i trasmettitori. Ora proviamo a comparare l'elettronica di risonanza con la balistica venatoria. Come già risposi in un precedente post, la resistenza dell'aria origina una progressiva dispersione della rosata. Dispersione proporzionale alla massa dei pallini, proporzionale al grado di strozzatura, velocità e deformazione. Insomma le variabili sembrano essere davvero molte, ma tutte riconducibili al tipo di pallino in uso: quello di piombo. Prendendo per buono ciò che i suoi amici asseriscono, ossia l'incapacità della canna raggiata di abbattere un animale a 13 metri dal vivo di volata (spesso mi è capitato di constatare misure inverosimili perchè i cacciatori non sapevano valutare ad occhio le effettive distanze), posso pensare a pallini costruiti da una lega leggera di piombo e antimonio, più pesanti per la loro densità sezionale, ma maggiormente soggetti a fusioni e deformazioni nel passaggio in canna raggiata. Allo stesso modo, se il pallino è costruito da una lega di elevata durezza risulta più leggero a causa del basso peso specifico, quindi più soggetto a perdere rapidamente velocità e energia, deviando in traiettoria e riducento così la lesività di massima gittata balistica. Da ciò potrà comprendere quanto sia importante adottare la cartuccia che annovera il giusto compromesso fra durezza del pallino e peso specifico di lega. Trovata la munizione più consona, già così dovrebbe risolvere tutti i suoi dubbi per le canne raggiate. Altrimenti potrà sempre avvalersi di ottime cartucce con piombo nichelato, meglio ancora sarebbe in acciaio dolce. I pallini nichelati e quelli in acciaio presentano la massima resistenza a schiacciamenti e attrito. L'ottima sfericità e levigatezza ne conferiscono il minimo ritardo in traiettoria e minore dispersione. Insomma caro Signor Luigi, dopo aver speso tanti soldi per l'arma in questione non pensi minimamente di lesinare nelle cartucce. In simpatia cordialmente la saluto.


Marco Rossoni



Daniele GRANDI

8 Settembre 2004

Domanda: Egregio sig. ROSSONI

Gradirei sapere la differenza, in generale, nell'utilizzo di canne corte (60) e lunghe (76) per l'esercizio venatorio. Che diffrenza c'è fra una canna da 67 *** ed una 76 a pirità di strozzature?

grazie 
Daniele GRANDI



Risposta: Gentile Signor Grandi,
tra due canne di diversa lunghezza la differenza pratica sta alla tipologia di caccia che si vorrà adottare. Di solito nel fitto del bosco o in tutti quei luoghi ove si pensa a tiri molto ravvicinati, si è costretti ad usare, per non veder malamente rovinata la selvaggina e nella peggiore delle ipotesi padellarla, una canna di corta o media lunghezza con debole strozzatura. Al contrario, i tiri che richiedono maggiore gittata lesiva hanno l'obbligo di adottare canne dalle lunghezze massime. Una canna che le consentirebbe di ottenere un buon compromesso tra le due tipologie nell'attività venatoria generale è quella lunga 67cm***. La strozzatura, in Inglese "choke", è una riduzione del diametro interno della canna in prossimità del vivo di volata. Essa ha il compito di ridurre la dispersione dei pallini favorendo la loro concentrazione, per ottenere a parità di lunghezza della canna una rosata più folta e più ristretta. Va anche detto però, che la strozzatura a nulla serve se si utilizzano munizioni con borra contenitore perchè il piombo si separa dal bicchiere raccoglitore a qualche metro di distanza dal vivo di bocca. Quindi è chiaro, se la sua caccia sarà esclusiva alle anatre è preferibile acquistare una canna molto lunga, esempio 76 cm. Discorso a parte, ma sempre molto interessante anche per gli altri lettori è che la lunghezza della canna non influisce sull'andamento della pressione massima, pressione invece che diminuisce se aumentiamo i diametri di camera di scoppio, di anima di canna e di anima-raccordi-strozzatura. Altra differenza per lunghezze di canna comprese tra cm 67 e cm 76 è una variazione di velocità iniziale maggiore e a favore della più lunga di 7 m/s con polveri vivaci, fino a 20 m/s con polveri di lenta combustione. Spero di esserLe stato d'aiuto. Distinti saluti.

Marco Rossoni


Riverditi Giuseppe

3 Settembre 2004

Domanda: Salve sig. rossoni sono riverditi da alba (cuneo) navigando per caso sono approdato ad il cacciatore ......
e avendo frequenti discussiono con amici cacciatori le chiedo aiuto per il seguente mio ..problema
leggendo i dati di cartucce da caccia cal 12 (spezzate)commerciali su riviste specializzate quando fanno delle comparative ci sono le velocita che vanno da circa ...380 metri al secondo fino ai 415/420
queste velocità misurate su canne manometriche che sono circa di 71 cm
di guanto possono variare in fucili con canne da 54 cm ...e possibile che parte della carica di lancio sia inutile perche bruci all'esterno...
usando tali fucili per caccie che vanno dalla beccaccia all' anatra (passando per la lepre) puo consigliarmi delle ricariche adeguate
amici ricaricano con polveri tipo tecna a detta loro per contenere a distanza maggiore la rosata in quanto progressiva ma con la consegunza di sporcare
le canne(54) con residui mal combusti e a detta di qualcuno anche residui fastidiosi all espulsione del bossolo in fucili semiautomatici
anticipatamente ringrazio (e non esiti a bacchettarmi)

alba 30 agosto 2004 Riverditi Giuseppe


Risposta: Signor Riverditi,
nelle canne monometriche si misura solo la pressione dei gas. Il regolamento CIP, per intenderci lo standard che utilizzano i Banchi Nazionali di Prova, stabilisce che la media di pressioni massime delle cartucce in calibro 12 non deve superare i 740 bars, 780 bars quelle del 16, 830 bars quelle 20 e inferiori. Le cartucce magnum di tutti i calibri invece non devono superare i 1050 bars. Inoltre nessuna cartuccia delle serie sottoposte a verifica deve avere una pressione superiore al 15% dei valori sopra descritti. Diverso il discorso della velocità; la pressione dei gas imprime ai pallini notevole velocità durante il percorso di canna. Questa velocità se misurata alla bocca della canna prende nome di velocità iniziale o di Vo. La velocità di una carica viene calcolata tramite cronografi elettronici, ovverosia oscillatori al quarzo stabilizzati a frequenza d'impulso che misurano la velocità con scarti di precisione inferiori al diecimilionesimo di secondo. Tutti i proiettili in traiettoria, attraversando gli strati d'aria, incontrano una resistenza detta ritardatrice che sommata alla gravità terrestre determina una velocità all'impatto di gran lunga inferiore alla Vo. Questa velocità, la Vr, è detta velocità residua ed è proporzionale all'energia cinetica che determina i traumatismi dell'abbattimento, quindi l'efficacia del tiro in gran parte dipende dalla velocità residua dei pallini. Spingendo una carica ad alta Vo non si ottiene mai un proporzionale aumento della Vr perché la resistenza dell'aria aumenta in rapporto al quadrato della velocità del piombo. Velocità iniziali che variano dai 370 ai 410 m/s sono definite normali. Nel trap invece per limitare l'inquinamento acustico possono scendere anche a 320 m/s, come salire tra i 440 e 450 m/s in cartucce speciali da caccia. Più le Vr aumentano più aumenteranno le dispersioni che potranno essere limitate attraverso certi accorgimenti di ricarica, come i pallini nichelati, le borre a contenitore, le chiusure stellari e tutte quelle componenti ed assetti di caricamento che sono capaci di ridurre le deformazioni dei pallini che le causuano. Dopo aver fatto un pò di chiarezza riguardo velocità e pressione, tento di rispondere alle sue domande che così mal proposte mi danno la netta impressione di discussioni tra amici senza la necessaria certezza dei fondamentali di balistica. Una cartuccia industriale di munizione spezzata se sparata in canne da diversa ma contenuta lunghezza, assumerà alla bocca delle armi più o meno le stessa velocità. Lo scarto di velocità tra una canna ed un'altra sarà davvero minimo e quasi irrilevabile in virtù di una polvere che necessariamente dovrà incendiarsi completamente entro la lunghezza stessa dei tubi. Dobbiamo tenere conto che non parliamo di una cartuccia a palla o proiettile dove 30 o 70 mt/s possono incidere notevolmente alle lunghe distanze. Diversamente la lunghezza e strozzatura di canna inciderà solo sulla gittata massima dei pallini. Entro certi limiti, più una canna sarà lunga più i pallini andranno lontani, più strozziamo il vivo di volata meno questi si disperderanno nel rapporto spazio/tempo. Da ricordare poi che le strozzature a nulla servono se le borre sono a contenitore, perché il bicchierino si separa completamente dai pallini a qualche metro dal vivo di volata. Che cosa strozziamo, la plastica delle borre? Discorso un pò diverso va fatto per le cartucce confezionate in casa che possono subire drastiche variazioni pressorie se non assemblate in modo corretto, a volte anche rispetto i passi di foratura che le canne delle armi usate riportano. Oltre alla non completa detonazione della polvere perché inadeguata, possiamo provocare una rapida o lenta accensione a seconda della progressività chimica della polvere. Anche in questo caso per una errata scelta dell'innesco si possono pericolosamente verificare alte pressioni. La Tecna a doppia base attenuata è una polvere specifica per cariche maggiorate di piombo e sporcherà le canne dei fucili poco più di quanto potrà fare una polvere a doppia base modificata, ma il propellente in questione nulla avrà a che vedere col lancio dei pallini a distanza maggiore pur mantenendo la propria rosata omogenea. Distinti saluti.

Marco Rossoni


Massimo

3 Settembre 2004

Domanda: Salve Marco!
Mi chiamo Massimo ed ho 21 anni.
Io possiedo un benelli centro, bel fucile, ma confrontandone le prestazioni della foratura con un beretta A300, ho notato che il benelli fora meno (su compensato a 40 m circa di distanza). Però leggendo la risposta che ha dato a Giuglina (nella sezione armi il 31 marzo), mi viene da pensare che la differenza di foratura è data dalla differenza di tecnologia che c'è tra i due fucili, nonostante le munizioni ereno identiche, le strozzature entrambe a 2 stelle(anche se una a strozzatura fissa e l'altra con strozzatori interni) e la lunghezza delle canne è 65 per benelli e 66 per beretta.
Lei cosa dice? Mi sono già risposto dicendo le differenze?
Comunque anche altri pensano di una resa scarsa dei benelli compreso il nuovo crio.

Grazie!


Risposta: Signor Massimo,
la verità in questo caso gioca a favore del più vecchio e anziano Beretta 300. Difatti nonostante il suo fucile sia di gran lunga tecnologicamente più evoluto rispetto l'altro, alla prova a fuoco, tra l'altro la più elementare e casareccia, ne risulta notevolmente svantaggiato. Eppure esso è un semiautomatico inerziale con gruppo di scatto a geometria variabile, esso ha pure una bindella ventilata in fibra di carbonio, un mirino fluorescente, e tante altre cose che il vecchio Beretta non ha. Perchè allora il piombo di una stessa cartuccia, espulso da canne quasi simili (la differenza di un solo centimetro in lunghezza in questo caso non è sostanziale), risulta al target di diversa conformazione cinetica? Nella migliore delle ipotesi potrei pensare che tra i due fucili il passo di foratura delle canne non è uguale, con la conseguenza di avere a 40 metri due ben distinte risposte balistiche. Se così fosse però, la sensazione della "botta" alle orecchie e del contraccolpo alla spalla, sarabbe talmente evidente nelle diversità percepite e osservate da indurla subito a pensare che uno dei due fucile ha sparato coriandoli e non la stessa cartuccia. Invece nella peggiore della più probabile ipotesi le dico che il Varichoke interno dell'arma ha notevolmente cambiato la balistica della cartuccia, modificando in negativo il risultato finale. Allora si domandi e cerchi di scoprire com'era costituita la munizione utilizzata per la prova a fuoco. Riprovi, utilizzando diversi munizionamenti, di sicuro i componenti di quella cartuccia hanno subito forti sollecitazioni durante il passaggio di volata e diminuito così la lesività balistica. Lei possiede un'ottima arma, deve soltanto trovare il migliore equilibrio possibile tra il Varichoke e la componentistica del munizionamento da lanciare. Saluti cari.

Marco Rossoni

Emilio Villani 

30 Agosto 2004

Domanda: Carissimo Sig. Marco
Spero che le vacanze abbiano sia a Lei e che alla sua famiglia abbiano fatto smaltire lo stress che a noi tutti ci attanaglia durante l'anno.
Volevo chiederLe, oltre che a ringraziarLa per le continue risposte alle numerose domande che Le pongo, Ho acquistato della polvere marca cheddite JK6, ma a differenza delle altre volte ha un colore diverso rispetto a quello tipico delle altre volte.
Intanto sullo scatolo c'e' scrito solo JK6 e non JK6/B poi il colore delle scaglie invece di essere un giallo verde sono grigiochiaro (sembrano anche piu rigide) abbastanza uniforme quasi ad assomigliare alla JK8. Come posso essere sicuro che si tratti della JK6? e poi la carica per il calibro 20 da lei consigliata 1,40 x 26 innesco 616 non e un po' troppo? precedentemente io caricavo 1,20x26 e 1,20x28 innesco cx1000.

La saluto e grazie ancora.



Risposta: Gentile Signor Emilio,
credo che Lei abbia trovato un vecchio scatolo della JK6 distribuito, se non ricordo male, dalla ditta Colombo di Milano. Oggi la JK6/B è invece importata dalla Cheddite Italia di Livorno e sempre dalla Bofors Explosives Svedese. Stia tranquillo la sua polvere, se ben conservata, oltre ad avere la stessa densità gravimetrica, potere calorifico e composizione chimica della JK6/B, avrà anche una buona stagionatura. In quanto alla ricarica per il calibro 20 ribadisco il concetto precedentemente esposto facendole notare che l'innesco consigliato non era il 616, bensì l'U686 e che mi pare di capire Lei non ha a disposizione. In questo caso le ripropongo una carica molto simile a quella che già conosce, ma con l'innesco in suo possesso; il DFS616SUR. Da solo potrà notare che poco si differenzia dalla precedente. Ora, le suggerisco di concentrarsi a ricaricare soltanto quest'ultima dose. In bocca al Lupo.

Polvere JK6/B 1,30-1,40x26-27 DFS616SUR Gualandi Super G orlatura stellare

Marco Rossoni


Sauro

30 Agosto 2004

Domanda: La ringrazio per la risposta,
come ha giustamente detto lei non ho specificato il tipo di innesco , ma non e' facile trovare bossoli nuovi calibro 36 innescati con il dfs 615 per cui le chiederei gentilmente di fornirmi le dosi per bossoli con innesco dfs 616.
Potrebbe gentilmente fornirmi anche la dose per caricare una cartuccia cal 12 con polvere jk6/b (l'ho comprata l' anno scorso ma non l'ho mai caricata)
per clima caldo asciutto con 36 grammi di piombo  innesco 616 borra gualandi chiusura stellare da sparare con un automatico urika al 391 ?
saluti Sauro




Risposta: Signor Sauro, 
per curiosità, con quale innesco ricaricava quella cartuccia fantasma? Non posso darle dosi con il 616, esso è di potenza alta e per niente indicato all'accensione di polveri per il calibro 36/410. Non le nego che si potrebbe anche fare un tentativo col 616, ma complessa, artificiosa e pericolosa è la realizzazione. E' molto probabile che dalle sue parti si trovino ancora cartucce innescate col più comune tra gli inneschi: il 5,45 di produzione Fiocchi e Martignoni, con due fori vampa e con potenza molto debole, non è così? Insomma, mi faccia sapere, altrimenti dovrà capsulare personalmente. Eccole la dose per il calibro 12: 

CALIBRO .12 

JK6/B 1,80x36 innesco DFS616SUR 

Borra Gualandi Super G Orlo stellare 

A presto. 
Marco Rossoni


Sauro

09 Agosto 2004

Domanda: mi chiamo sauro e ricarico cartucce da molti anni per il cal 12 con buoni risultati.
mi sono preso carico del problema di un mio amico che caccia da appostamento fisso tordi e fringuelli(deroghe permettendo) in quanto non ha l'uso delle gambe.
Spara con un monocanna cal. 36/410 Abbiamo provato a caricare la polvere f2 sub sound alla dose di 0,30 x 9,5 funziona solo con clima umido perche' quando tira tramontana o esce il sole (dopo le 9,30 - 10) non funziona piu' e bisogna arrivare a caricare  anche 10 - 11 grammi di piombo per farle funzionare in quelle condizioni climatiche Vorrei sapere come mai bisogna fare una variazione  cosi' notevole di dose di piombo.
Eventualmente se questa polvere non andasse bene vorrei sapere le dosi di qualche altra piu' stabile considerando che sono in possessso di  jk6 - mb x 36 - a1 

Grazie anticipo
saluti Sauro




Risposta: Gentile Signor Sauro,
la F2 SS è una polvere con caratteristiche altamente spiccate per lo skeet e il trap. Essa concede al tiratore un minor rinculo e una ridotta intensità sonora attraverso la riduzione di ca. 20 bar di pressione dei gas alla bocca dell'arma e da quanto mi risulta la B&P ne produce in munizioni solo per il calibro 12. Il fenomeno da Lei riportato (evoluzione-involuzione balistica) è imputabile all'adattamento della polvere rispetto la dose di piombo ossia, agendo opportunamente sulla potenza d'innesco, sul tipo di borraggio, sulla resistenza della chiusura, ecc ecc, è possibile accentuare o reprimere la velocità di combustione di una data polvere. Le faccio un esempio: da una polvere semiprogressiva è possibile ottenere un comportamento vivace associandola ad una dose relativamente elevata di piombo, o ad un innesco più forte; oppure, al contrario ottenere un comportamento più progressivo associandola ad una dose relativamente bassa di piombo, o ad un innesco debole. Forse le basterebbe cambiare l'innesco che monta (di cui non conosco il tipo perchè non riportato) per risolvere il problema, ma resta il fatto che questi artifici richiedono grande competenza tecnica. In virtù di ciò preferisco ex-novo darle due dose di ricarica, dal sicuro rendimento, con le polveri da Lei menzionate. 


Vectan A1 0,40-0,45x9-10 DFS615SUR Gualandi Mini-Container orlo tondo


MBx36 0,50-0,55x10-11 DFS615SUR Gualandi Mini-Container orlo tondo


JK6/B 0,50-0,55x10-11 DFS615SUR mini-bior orlo tondo


Distinti saluti.
Marco Rossoni


Mario

28 Luglio 2004

Domanda: buon giorno mi chiamo Mario e vorrei porle un quesito che mi sta arrovvellando il cervello

premesso che non mi intendo di fucili da caccia semiautomatici perchè da 12 anni uso sovrapposti in calibro 12
premesso che la mia caccia si svolge con cane prevalentemente su quaglie e beccacce
mi sono convinto su consiglio di amici ad acquistare un fucile semiautomatico in calibro 20 e la mia scelta è incerta tra il Franchi 48 AL 20 e il benelli M1 20 avendo sentito pregi e difetti di entrambi,sarebbe così gentile da darmi il suo parere tra i due fucili considerando il mio tipo di caccia?
inoltre Le sarei grato se potesse darmi suggerimenti su quali tipi di cartucce adottare sul fucile da Lei consigliatomi sia per la quaglia (io uso pallini n.11) quindi in clima caldo sia per la beccaccia (uso dispersanti n.9)ovviamente in inverno.

ringraziandoLa anticipatamente per la Sua cortesia Le porgo distinti saluti



Risposta: Gentilissimo Signor Mario,
sin dalle origini collaborative col portale del "cacciatore" mi ripromisi di adottare con molta circospezione quelle eventuali risposte di quesiti riguardanti consigli e suggerimenti su probabili acquisti per armi tra diverse marche costruttrici. Una specie di codice deontologico da rispettare. Lei mi perdonerà, ma non sono in grado di risponderle. Questa negligenza è dettata per altro come tutela personale a quelle categorie lavorative del settore. In fondo le case armiere offrono e mettono a disposizione degli acquirenti per ogni sorta d'informazione preparatissimi tecnici e ingegneri. 
Distinti saluti.


Marco Rossoni

Salvatore

19 Luglio 2004

Domanda: Ciao Marco, 
Sono un appassionato cacciatore e mi diletto ad approfondire le tematiche di balistica e caricamento delle cartucce a pallini cal. 12. 
Finora ho sempre caricato le cartucce con la chiusura a cartoncino adesso ho comprato una orlatrice elettrica per effettuare l'orlatura stellare. Il tipo di orlatura che ottengo,dopo ripetute prove sulla altezza di orlatura, non è eccezionale perchè il bordino della chiusura (che garantisce la maggior parte della resistenza allo sbossolamento) non è molto marcato ma appena piegato. 
Ho pensato che il problema fosse legato al tipo di bobina ed incisore. Potresti darmi delle informazioni su quale tipo di bobine utilizzare per ottenere un buon risultato (se reputi che il problema è questo) ed eventualmente dove reperirle? O eventualmente qualche consiglio sul modo di effettuare questa operazione? 
Grazie anticipatamente 
Salvatore 



Risposta: Non credo affatto che il problema possa scaturire da un difetto dell'orlatrice elettrica, ma probabilmente da una errata esecuzione manuale da Lei operata. Ritengo necessario, come prima e fondamentale regola, ricordarle quanto sia importante innanzitutto utilizzare per l'orlatura stellare soltanto bossolame che ha già ricevuto lo stesso tipo di chiusura. Nei bossoli che da nuovi hanno ricevuto l'orlo stellare, la seconda chiusura può anche avere un orlo sul bordo più profondo di 1 o 2 millimetri circa di tubo in più, così da ristabilire un certo equilibrio balistico. Equilibrio venuto meno dopo lo sparo a causa della dilatazione forzata delle molecole di polietilene nei tubi in plastica e dello sfilacciamento delle fibre in quelli di cartone, equilibrio che normalmente si ristabilisce così: i tubi già sparati in cartone vengono immersi nella loro parte finale in una soluzione di paraffina fusa o di resine sintetiche, asciugata la paraffina toglieremo gli eccessi raschiando con un coltellino, in particolar modo all'interno del bossolo, mentre per i tubi in plastica adotteremo un mandrino metallico e di forma conica precedentemente riscaldato con la fiamma del gas ed inserito nel tubo, il calore da esso esercitato ammorbidirà e spianerà le pieghe e gli spigoli ridonando tonicità al tubo. Dopo la stellatura, la seconda operazione da fare è la ribordatura a orlo con la seconda bobina (ribordatrice). Per meglio rifinire la ribordatura, che altrimenti rimarrebbe scarsamente approfondita e mal profilata, è necessario ripassare la cartuccia alla comune orlatrice: con bossoli di plastica è opportuno fare preventivamente riscaldare per attrito la bobina, se azionata elettronicamente, la ribordatura avrà così profili netti, giusta profondità e senza tendere a rinvenire su se stessa. Signor Salvatore, con queste mie considerazioni spero di poter contribuire alla risoluzione definitiva del suo problema, mi faccia sapere. In bocca al lupo, distinti saluti.

Marco Rossoni

Vietina Giuseppe

3 Giugno 2004

Domanda: Vorrei alcune infomazioni in riferimento a cartucce simili ma con piombo di  numero diverso.  Ho letto che una cartuccia con piombo 8 ha una certa velocità di uscita e la stessa cartuccia con piombo 11 ha una velocità di uscita minore, vorrei sapere se questo comporti un miglior rendimento di profondità e perforazione dei pallini. Inoltre mi farebbe piacere avere un consiglio sul fatto che con temperature alte e clima secco-umido la resa è migliore con pallini piccoli(11-12) rispetto ad altri più grandi (8-9).
La ringrazio fin da adesso e le mando cordiali saluti.
Vietina Giuseppe


Risposta: Signor Giuseppe,
consideriamo la polvere da sparo come il motore capace di imprimere una forza di accellerazione ai pallini che avranno in questo caso specifico stessa massa, in virtù dell'uguaglianza di materiale di costruzione e stesso peso, ovverosia 32 grammi. L'unica differenza invece che potremo rilevare è la densità sezionale, in base al diverso diametro che ogni pallino presenterà all'impatto, maggiore è il peso, maggiore è lo stopping power. Se la nostra polvere è capace di imprimere una velocità X massima a pallini di un certo diametro, è capace allo stesso modo di imprimere la stessa X velocità ad altri pallini di diverso, superiore o minore diametro, purchè le due cariche abbiano uguale peso. Così che una cartuccia di 32 grammi di piombo del 11, ha la stessa velocità di bocca di una cartuccia sempre di 32 grammi con piombo 8, fermo restando la similarità dei caricamenti. Diverso discorso andrà fatto invece ad una distanza maggiore dalla volata, difatti i pallini di minor diametro già intorno ai 15 metri dal vivo di bocca cominciano a subire maggiori influenze dalla resistenza che incontrano con l'attrito nell'aria, tanto da modificare progressivamente la densità della propria rosata ancor prima dei pallini di superiore diametro. E' chiaro quindi che più si anticipa un allargamento di rosata, prima si determina un rallentamento della velocità, con uno sfacimento progressivo dell'energia cinetica posseduta. Tutto ciò, è certo, accade con anticipo in una carica lanciata, del diametro di pallini minore rispetto una carica lanciata, del diametro di pallini maggiore. Questi fondamenti di balistica venatoria del pallino potranno così spiegarle perchè ad esempio allo spollo si preferiscono cariche fine, rispetto alle cariche più grosse da utilizzare al traccheggio. Nel consiglio che dovrei darle sul secondo quesito trovo un certo imbarazzo, una difficoltà dettata più che altro dal riscontro leggendola, che anche qui credo di non aver ben compreso bene la domanda, ma certamente non sara il diametro dei pallini a fare la differenza balistica in cacce con temperature ambientali diversificate. Lei parla di resa, indicando nella grandezza dei pallini l'idoneità all'abbattimento migliore con temperature alte o clima secco-umido. A parte che il clima se è secco non potrà essere umido e viceversa, ma l'unica relazione che esiste tra preda e diametro dei pallini è la mole e la vitalità del selvatico. Se lei invece intende come resa migliore, la problematica tra polvere pirica, pressione barometrica e temperatura, questa è ormai definitivamente risolta dall'introduzione nel mercato attuale di ottime polveri da sparo che non risentono più, grazie alle moderne componenti chimiche, del grado d'umidità. 
Distinti saluti.

Marco Rossoni

Mario Carelli

28 Maggio 2004

Domanda: Volendo ricaricare cartucce cal 12 con palla brenneke posso usare le stesse dosi e tipi di polvere e inneschi normalmente usate per un caricamento a pallini della stessa grammatura? E' bene orientarsi verso una polvere più progressiva o non esiste nessuna differenza ai fini delle pressioni e stress della canna?
In qualsiasi caso quale è secondo la Sua esperienza la polvere ideale da utilizzare per caricare cartucce a palla brenneke, premetto che la canna del fucile che utilizzo sebbene cilindrica non è magnum.

Grazie
Mario Carelli



Risposta: 

1) Nel caricamento domestico delle carucce a palla per il calibro 12, se si desiderano ottenere le migliori prestazioni, richiede una oculata scelta di un opportuno dosaggio della polvere. Dosaggio molto attinente al peso del proiettile, difatti rispetto ad una dose di pallini di identico peso ed a parità di ogni altra condizione (innesco, polvere), la palla unica dà generalmente pressioni un pò più basse, così che lei volendo ricaricare uguali dosi, ad uguali condizioni generalmente usate per la munizione spezzata, si troverà difronte (o meglio di spalle), una cartuccia che a 20 mt farà lo stesso effetto dei coriandoli di Carnevale e addio cinghiale. 

2) La particolare caratteristica balistica che viene richiesta alla cartuccia a palla è di essere sempre molto spinta e ciò impone al ricaricatore l'impiego di polveri di ottima qualità, adeguatamente progressive, in un bossolo sempre corazzato con innesco DFS. Per adeguatamente progressiva intendo dire che ciò non le impedisce ad esempio di utilizzare con palla Brenneke, anche una polvere tendenzialmente vivace e chimicamente evoluta come la 206 S.

3) Non esiste una polvere ideale, ma devono esistere una serie di configurazioni che inneschino le migliori qualità balistiche in determinate condizioni, pur mantenendo contenuto il costo di assemblaggio. Ad esempio, oltre la marca di polvere sopra menzionata per la palla Brenneke originale tedesca ed innesco DFS, vanno benissimo anche la A1, C7 Perfecta, M.B., L P. 4, ma meglio di tutte secondo me sarà la Sipe visto il risparmio di 0,20-0,30 gr di caricamento rispetto le altre. Distinti saluti.

Marco Rossoni


Luca Marassi

26 Maggio 2004

Domanda: Carissimo Sing , Marco
Mi presento mi chiamo Luca Marassi e chiamo dalla  provincia di Firenze , sono un nuovo seletcontrollore e ad'Agosto sperando che mi assegnino almeno un capo faro' il mio primo abbattimento al capriolo.  In questo anno , por motivi vari , non potrò acquistare un'arma di calibro opportuno per questo tipo di caccia (capriolo) , ma prendero' in prestito da mio padre una carabina Sako cal. 300 Mg , che lui usa per la caccia al cinghiale da altana, lo sò che 'e un calibro esuberante e non adatto , e non troppo sportivo, data la sua notevole potenza , che lei conoscerà sens'altro meglio di me , ma per adesso dovrò usare questo.
Se non e' troppo disturbo per lei , mi puo' consigliare una cartuccia soprattutto commerciale ,ma anche ricaricata con tipo di polvere palla ecc. per questo tipo di animale che non arrechi danni ai tessuti e che abbia un ottimo funzionamento .
Cordialissimi saluti
Luca Marassi 


Risposta: Non voglio qui far paternali per carità, ma a cosa è servito il corso per divenire selecontrollore? Non so se esistano confezionamenti di cartucce commerciali in calibro .300, presumo Winchester Magnum perché tra l'altro lei non lo ha specificato, che montino proiettili Full Metal Jacket. Ho fatto una veloce ricerca personale e non ne ho trovati, quindi lascio a lei il proseguo per acquistare semmai tali cartucce soltanto con questa configurazione. Nel frattempo per proporle una ricarica mi dovrà riscrivere e specificarmi il calibro esatto. A presto.

Marco Rossoni



Luigi Massetti

26 Maggio 2004

Domanda: Gentilissimo signor. Marco, orrei porle un mio problema tecnico ,Mi chiamo Luigi  Massetti sono un cacciatore residente nella provincia d'Arezzo. sono in possesso di un automatico Beretta  391 urika canna da 81cm ad'una (stella) .  La caccia che pratico e' prevalentemente ai colombacci
dentro il bosco sia sotto le piante che su capanni collocati in alberi . Il mio quesito e' questo :
dato che sono sempre nei boschi spesso vengo a contatto ravvicinato con cinghiali ma dato che non ho  mai a portata di mano cartucce caricate a palla ,
 primo perché sono sprovvisto di esse, e secondo  perché poi ho paura di sciupare la canna del mio  ottimo fucile Beretta.  Lei cosa mi consiglia di lasciar perdere all'inserire cartucce a palla in questo tipo di fucile con queste caratteristiche , o conosce un tipo di cartuccia a palla marca e tipo che mi può' consigliare? per il mio problema . 
cordiali saluti 
Luigi Massetti



Risposta: Nel corso degli ultimi anni sono stati costruiti diversi tipi di proiettili per armi di anima liscia. Costruiti con l'intento di permettere una sufficiente resa balistica anche in canne di poco strozzate. Questi proiettili vengono denominati "sottocalibrati" e permettono al vivo di volata di non subire violente oscillazioni radiali di forze espansive al passaggio del proiettile, pena il facile scoppio della canna. Essi presentano delle profilature leggere e facilmente plasmabili nel forzamento dello shoke, così da bloccare l'avanzamento dei gas rispetto la palla e nello stesso tempo però non conferire alla strozzatura gravosi stress di tormento e pericolosità. Il mio parere su tali accorgimenti è piuttosto negativo per una serie di considerazioni; è risaputo come una canna ad anima liscia non possa trasmettere il moto giroscopico sull'asse del proiettile, moto che in una canna rigata invece avviene imprimendo una rotazione al proiettile che sarà capace di stabilizzarlo anche in lunghe traiettorie. Non è invece risaputo che l'artifizio di costruire palle per canna ad anima liscia, con solchi elicoidali esterni che permetta all'aria di scorrervi intorno e traslare così il moto rotatorio, non funziona. Recenti fotografie soniche hanno dimostrato che i proiettili di calibro 12 non assumono rotazioni sul proprio asse, quindi la loro stabilità lascia il tempo che trova. Se ad essa, noi sommiamo la rivoluzione balistica che un proiettile sottocalibrato assume al passaggio del vivo di volata (compressione e cessione di materiale, perdita di massa, cambiamento del fattore di forma e della costante K con baricentro differenziato), ci rendiamo immediatamente conto che lanciare una biglia di acciaio con la fionda o sparare un sottocalibrato in canne di poco strozzate è più o meno la stessa cosa. Signor Luigi oltretutto le consiglio di non sparare tali proiettili visto l'alto grado di strozzatura della sua canna. Distinti saluti.

Marco Rossoni


Gianluca

19 Maggio 2004

Domanda: Gentile Signor Marco.
Mi chiamo Gianluca e chiamo dalla provincia di Siena . avrei da porle un mia domomanda oltre ad'una curiosità' ;
Sono affascinato dal calibro 300 w.mag e sinceramente mi piacerebbe comprare una carabina di questo calibro per uso tiro , poi chissà' anche per grosse prede , dato che sono un selercontrollore e spesso mi capita di abbattere daini .
Mi anno parlato molte persone che questo calibro e molto pesante soprattutto per il grande rinculo che emana al tiratore ,,, adesso so che c'è in commercio il 300 w.s.m ecco la mia domanda e questa: 
che differenza c'è tra il 300 W.M e il 300 W.S.M ,,, sia sul lato balistico che sul lato di gestibilità' dell'arma da parte del tiratore
spero di essere stato preciso e chiaro per la sua visione .
La ringrazio sin da ora per l'attenzione e mi complimento con Lei per l'ottimo livello della Sua rubrica, distinti saluti

Gianluca


Risposta: Caro Signor Gianluca,
vi è pochissima letteratura a riguardo del .300 Winchester Short Magnum perché è un calibro nato da troppo poco tempo ed immesso nel mercato delle vendite solo lo scorso anno. Io stesso ancora non ne ho provato personalmente le qualità. Comincerei col dire che: ogni tanto e per smuovere il torpore del mercato armiero, qualche grande industria inventa un nuovo calibro. Ed ecco nascere intorno quel vortice di clamore, giustamente emerso alla luce della curiosità scatenata degli appetibili acquirenti. Non a caso e non sarà nemmeno l'unico, lei ne risulta interessato. Diciamo che in questo caso non è stato quasi inventato nulla di nuovo se non limitare la lunga azione di riarmo del suo progenitore, il .300 Winchester Magnum. Proprio così, il .300 WSM lavora più o meno con le pressioni del .300 WM difatti, alle armi che lo camerano non è stato neanche ridotto il peso degli acciai di costruzione rispetto il WM. Il bossolo del WSM è si decisamente più corto del WM, ma è anche molto più panciuto e abbombato, tanto da determinare soltanto mezzo grammo in meno come differenza volumetrica per il massimo riempimento di polvere da carica. A questo punto l'equazione pare chiara: ( il 300WM : al bolt action = il 300WSM : al semi auto ), ( il Calibro .300WM sta al bolt action, come il Calibro 300WSM sta al semiautomatico). Appunto, chissà che non si sia voluta adottare questa tattica di mercato proprio per spingere le tante e latitanti case armiere a costruire finalmente dei fucili semiautomatici per calibri potenti come il calibro .300? Voglio difatti ricordare a tutti che soltanto gli ingegneri della Browning erano stimolati a proporre per il Calibro .300WM un fucile semiauto, tutte le altre case producono solo in bolt action, in virtù di quel difficile e lungo riarmo che se eseguito a mano non è determinante. Signor Gianluca badi bene, lo short è un ottimo calibro. Monta le stesse palle del winchester magnum, pallottole di svariati pesi e per tiri molto tesi, che vengono lanciate a gran velocità e che attraverso una analisi ponderata di scelta costruttiva nei materiali e nelle masse d'uso, possono determinare un alta wounding power senza rovinare le carni dell'animale. Ma questo è un altro tema che magari sfrutteremo in successive occasioni. Nel caso dei sui Daini e se acquisterà il .300 winchester magnum non si preoccupi del rinculo, ma solo di non veder esplodere l'animale qualora non lo attinga con un solo proiettile full metal. La rimando a leggere gli articoli inerenti, sulla rivista Caccia e tiro N°4 e N°8 del corrente anno. Con simpatia, distinti saluti.

Marco Rossoni


Paolo Carrino

18 Maggio 2004

Domanda: Gentilissimo Sig. Rossoni,
Da alcuni anni utilizzo oramai (ed ho coinvolto tutto il gruppo di amici con cui si va a caccia) solo un tipo di cartuccia che ha prestazioni eccezionali in ogni tipo di caccia che pratico (tortore - tordi/cesene - beccaccini ed acquatici) occorrendo solo cambiare la misura dei pallini. La cosa straordinaria è che si riesce ad avere ottimi risultati in qualunque condizione metereologica e in qualunque condizione di tiro dalle brevi alle lunghissime distanze, sempre con selvaggina mai ferita ed al contempo perfettamente integra. Inoltre si notano risultati migliori se impiegati pallini più piccoli di quelli tradizionalmente usati (es n.12 per tordi/cesene/beccaccini/quaglie - n.10 per tortore e anatre piccole - n.7 per anatre grosse e tiri lunghi). Poichè sono cartucce acquistate in un armeria che le carica su commissione ma non ha mai voluto svelarene il tipo di polvere usato, e dato l'elevato costo delle stesse (euro 23 x 100 cartucce), con l'occasione di tornare alle vecchie buone abitudini vorremmo caricarle noi: a tale scopo Le descrivo le caratteristiche dei materiali usati:
BOSSOLO FIOCCHI TIPO 5 70/57 - INNESCO 616 - CONTENITORE BASCHIERI Z - CHIUSURA STELLARE ORLATURA 2,5 MM - PIOMBO GR. 36 - POLVERE GR. 1,60.
Le allego le foto della polvere al fine di conoscere, secondo Lei, di che polvere si tratta.
Grato per la collaborazione, nell'invitarLa a provare la detta carica l'occasione è gradita per salutarLa cordialmente.

Paolo Carrino - Napoli

Risposta: Signor Paolo,
mi ha appassionato quanto lei cercare di scoprire con quale polvere pirica il suo armiere confeziona queste cartucce. Una idea grossolana l'ho determinata, mi creda però che non desidero pubblicizzarla senza averla prima messa in pratica personalmente. Penso che l'armiere non abbia fatto la scoperta dell'acqua calda perchè ne utilizza una di marca famosa, ma qualcosa di estroso nel confezionamento c'è. Lei, come tutti i lettori di questa rubrica, sapete che ho un estremo timore nei confronti della ricarica casalinga e delle responsabilità implicite, per cui ritengo pericoloso ipotizzare congetture per innescare l'avvio di sperimentazioni sue e di quanti potranno leggerne in seguito. Non me ne voglia la prego, ma con le pressioni in canna non ci si scherza. Lasci che sia il suo armiere ad avere la responsabilità di assemblare i munizionamenti menzionati, così che soltanto lui e lo scontrino d'acquisto ne determineranno l'obbligo di renderne conto. I miei rispettosi saluti.


Marco Rossoni


Paolo Carrozzi

12 Maggio 2004

Domanda: Gentilissimo Marco
Torno ad abusare della tua pazienza proponendoti o meglio girandoti il quesito propostomi da un socio del circolo cacciatori, del quale mi onoro di essere il presidente.
Il caro amico Mirko nel 2001 ha comperato un fucile nuovo, semiautomatico della Beretta modello AL 390 mallard, camera 76, canna 71 con mobil choke. Premetto che mirko caccia solitamente la lepre, da qui' intuirai il numero esiguo di cartucce che spara durante la stagione venatoria. Orbene nel dicembre 2003 dopo una battuta di caccia (sparata una sola cartuccia, non magnum, piombo n.3 della Baschieri e Pellagri),tornato a casa, nel pulire il fucile si accorge che la canna presentava esternamente un rigonfiamento che, ad anello avvolgeva la stessa all' altezza della filettatura del mobil choke ( circa 2 cm dal vivo di volata)
Ora Mirko si chiede come e' possibile che una marca prestigiosa come la Beretta possa incorrerre in inconvenienti cosi' gravi, cosa deve fare visto che la garanzia Beretta copre i danni per un solo anno dalla data di acquisto dell'arma, ma se sopratutto puo' ancora usare il fucile?
Ringraziandoti anticipatamente invio i piu' cari saluti.
Paolo Carrozzi 

Risposta: Gentili Signori,
il rigonfiamento di una canna di fucile consiste in una dilatazione permanente del metallo, innescata da un aumento smisurato di pressione interna al tubo o da una scarsa sopportazione dei livelli pressori di sparo per cause che successivamente accerteremo. La deformazione è permanente quando la pressione dei gas raggiunge il valore di coesione molecolare degli acciai. Gli atomi sottoposti ad un lavoro eccessivo si disgiungono, gli elettroni vengono scagliati alla rinfusa e le molecole assumono minor resistenza. Quando la pressione invece supera il valore di coesione molecolare avviene lo scoppio che per fortuna nel nostro caso non c'è stato. Le cause possono essere molteplici, tentiamo insieme col ragionamento di escluderle una ad una, tranne quella che indicherò come la più probabile, quella colpevole. L'arma in questione è stata sottoposta al banco di Gardone Val Trompia a prove di balistica interna che vanno ben più in la di semplici prove a fuoco. La canna è punzonata con la sigla PSF, ossia; Prova Sostenuta Forzata. Sono state esplose tre cariche con pressioni molto vicine a quelle che avrebbero innescato la rottura di coesione. La punzonatura testimonia l'assoluta affidabilità. La marca del fucile, a cui dobbiamo il massimo rispetto non c'entra proprio nulla con quanto accaduto, in virtù che l'arma al momento dell'incidente era nuova. Una eccessiva corrosione ed erosione del tubo avrebbero invece causato il probabile scoppio della canna, perché una riduzione dello spessore ne riduce la resistenza. Consideriamo ora l'altra ipotesi, quella del munizionamento. Spesso mi sono ostinato a ripetere la pericolosità del caricamento casalingo, eccone la testimonianza. Il rigonfiamento della canna è un fenomeno abbastanza frequente, causato da cartucce troppo potenti o errate nel caricamento, dall'uso sconsiderato di palle dure in canne molto strozzate. In questo caso l'errore industriale di una casa costruttrice come la famosa Pellagri & Baschieri potrebbe essere un evento più unico che raro. Inoltre, se la pressione fosse aumentata per una causa di errato caricamento, avremmo avuto il picco massimo pressorio negli immediati dintorni della camera di scoppio. Diversamente il problema si è originato proprio li, dove la pressione è ai minimi rilevabili, vicino il vivo di volata. Ma allora cosa è stato? Dov'è il dilemma? Gli strozzatori. Si esatto, proprio loro e prende sempre più corpo l'ipotesi che il Signor Mirko non li abbia inseriti correttamente. Può succedere nella fretta, nella semi oscurità dell'alba di inserire un varishoke saltando qualche filettatura, o ancora più frequentemente non stringerli a modo, sia quelli interni che esterni. Adesso lei mi chiederà che cosa mi induce ad indiziarla come il solo colpevole dell'accaduto? Insomma, lei mi domanda di darle una prova? La prova è l'anello di rigonfiamento, tutto intorno alla filettatura che forma un perfetto cerchio. In quei punti precisi di contatto, dove tra canna e mobil shoke le anime dell'acciaio non combaciavano perfettamente, s'è verificato l'incidente. Cosa fare del fucile? Non spari con quella canna che dovrà sostituire e, mi creda, se non fosse stato un fucile Magnum forse avrebbe avuto ancor più conseguenze.

Distinti saluti

Marco Rossoni


Piero Vizzari

12 Maggio 2004

Domanda: Sono un appassionato cacciatore e sono in cerca da mesi della carica giusta per fare una cartuccia in grado di colpire un tordo a circa 50 mt. ho sentito dire che oltre al piombo grosso n.8 ci sia anche il borra gualandi super g steel. la polvere a disposizione è rex gialla- s4 sipe- gm3 - al
puo' darmi delle dosi di ricarica per le suddette polveri?
sono in possesso di un fucile benelli super 90 canna 62.
grazie 

Risposta: Egregio Signor Piero,
Direi soprattutto tre cose: 

1) siamo forse a corto con la misura di canna nonostante l'arma sia magnum. 

2) tutte le polveri da lei menzionate non sono adatte a spingere cariche baby-magnum, magnum e supermagnum di conseguenza potrà cercare per altrettanti mesi, ma non riuscirà a ricavarne vantaggio. 

3) prima di farle acquistare una canna più lunga o darle ulteriori informazioni mi provi balisticamente alla distanza di 45 mt il tipo di cartuccia di cui sotto (numero 7), dicendomi poi quanti pallini sarà riuscito a mettere e con quale omogeneità, (meglio se mi invia una foto in formato jpeg) in un bersaglio rotondo del diametro di 75cm, diviso da meridiane e da un altro cerchio più piccolo dal diametro di 37,5cm.
Cartucce marca Clevar 

Bersaglio



Da queste sue conclusioni potrò consigliarle tra le polveri adatte una carica completa o nella peggiore delle ipotesi il suggerimento di sostituire la canna. Infine, non mi ha specificato si si tratta di semiauto M1 o M3.
Aspetto sue nuove, distinti saluti.

Marco Rossoni


Roberto Cappuccinelli

7 Maggio 2004

Domanda: Caro Marco, potresti gentilmente indicarmi la velocità di due cartucce a pallini con le quali mi trovo estremamente bene, precisamente:
SMI special skeet, 32gr. pb 9,5, che adopero per la caccia a beccaccini, quaglie e soprattutto tordi.
RC sporting trap, 34 gr pb 7,5 che utilizzo soprattutto per i colombacci.
Precisando che la mia è solo una curiosità, attendo fiducioso una tua risposta.
Saluti, Roberto

Risposta: Gentile Signor Roberto,
mi è impossibile sapere con precisione le velocità (Vo-V1o) delle cartucce che mi pone in attenzione, in quanto le stesse devono essere rilevate attraverso prove balistiche. La velocità, se non conosciuta, sarà necessariamente ricavata con l'uso di particolari strumenti di misura. Una volta determinata, gli esperti hanno a disposizione formule matematiche e programmi informatici più o meno complessi per ricavare tutte le successive equazioni fisiche. Anche perché influiscono sulla velocità del piombo, la dose, il tipo di polvere, la potenza d'innesco, la qualità del borraggio, il tipo e qualità dei pallini, la resistenza della chiusura, la lunghezza e la foratura del vivo di volata e le condizioni climatiche. Solitamente, le case costruttrici di cartucce informano la clientela della velocità da loro rilevata, ma certamente questa non sarà del tutto uguale a quella che eventualmente si potrà ricavare da una personale misurazione, perché troppe sono le variabili in oggetto. Invece le posso dire che la cartuccia Trap e Skeet deve erogare velocità elevate, velocità che variano dai 345 ai 400 m/s a 10 mt, mantenendo costante anche nella lunga distanza, la densità e la distribuzione della rosata. Questo principio è importante perché fu determinato dall'inasprimento agonistico innescato dalla normativa olimpica che impose al Trap e allo Skeet riduzioni in grammi delle dosi di piombo consentite. Così, le cartucce a velocità moderata e che in passato costituivano il tipo di munizione più idonea alle esigenze delle discipline, sono state sostituite da cartucce di elevata velocità capaci, pur con la loro modesta dose di piombo, di assicurare la rottura del piattello anche su cospicue distanze del secondo tiro a disposizione. Però e mi creda, le posso assicurare che la realizzazione di cartucce con tali caratteristiche così spinte, è stata resa possibile dai progressi segnati dalla balistica venatoria, e in special modo dal perfezionamento della borra contenitore di plastica, dalle nichelature e acciaiture dei pallini che consentono di ottenere cartucce molto veloci con rosate compatte e ben distribuite. Continui a usarle, perché lei Signor Roberto ha trovato un ottimo binomio di forma, tra la sua arma e il suddetto munizionamento, ma ricordi che esistono per la caccia cartucce di stessa, se non più alta, performance.



Luciano Scarselli

20 Aprile 2004

Domanda: Al Sig. Marco Rossoni

Navigando per risolvere alcuni miei dubbi sono approdato sul sito de "ilcacciatore.com".
Per quello che ho visto non posso che esprimere le mie più vive congratulazioni e non mancherò di approfondire la conoscenza del sito medesimo e trasmettere altri amici cacciatori l'indirizzo web.
Si respira un'aria familiare! 
In particolare sono stato attratto dalla Sua pagina e dalla evidente disponibilità verso i frequentatori del sito. Pertanto mi permetto di avanzare alcuni quesiti.......
Sono in possesso di una carabina BAR acciaio, automatica, cal. 270 Winchester, canna di 22" munita di dispositivi classici di mira e attacchi Pivot per punto rosso, acquistata di seconda mano.
Possiedo pure una CZ 550 canna di 60 cm. cal. 30.06. bolt action.
Mi sono interessato da poco alla caccia agli ungulati e alla ricarica,. anche se da studente ho caricato per anni, munizione spezzata, per il negozio di mio padre. 
L'elemento scatenante è stato una gita in SUD AFRICA dove mi è stato concesso di sparare agli "impala".
Veniamo alle domande:
1) la BAR, come sopra specificata, può essere considerata sufficiente alla caccia in battuta al cinghiale (tiri a distanze brevi) e per tiri non oltre i cento metri (molti amici mi dicono che ho fatto uno sbaglio ad acquistare un calibro come il 270 win)? 
2) quale tipo di palla è da consigliarsi (soft point, flat point, round nose) e quale la ricarica per Vithavouri N.160 con palle da 150 o 160 grs.sempre per cal. 270 Win.? 
3) per tirare al capriolo con la 30.06 quale tipo di palla è più adatta sia per peso che per forma?Puoi consigliare delle dosi anche in questo caso?
Vorrei ancora fare altre domande, ma mi fermo e ringrazio anticipatamente per la gentile risposta.

Luciano Scarselli

Risposta: Gentile Signor Luciano,
non mi stancherò mai di trasmettere attraverso le rubriche quel senso di pacatezza, quella tranquillità e ragionevolezza necessaria per condividere ciò che amiamo, questa è la casa di tutti, la casa degli amici cacciatori e non. Una tavola rotonda di quanti desiderano fare due chiacchiere e risolvere assieme dubbi e incertezze. L'attività venatoria è in continua evoluzione, senza nulla togliere alle passate progenie che tanto ci insegnarono, ora come non mai è il momento di rimboccare le maniche e interagire tutti insieme, imparando a mantenere e migliorare la vitalità dell'ambiente animale e vegetale che ci circonda. Gli studi effettuati dalle scienze del sapere sono per noi a più completa disposizione, dobbiamo solo recepirli e promuoverli oltre le nostre stesse volontà. Non dobbiamo restare solitari e racchiusi a riccio, troppo spesso la mentalità ci ha costretti a nasconderci, a subire le angherie e le ingiurie di quanti con torto ci additano contro. Adesso, abbiamo solo l'obbligo di recepire i cambiamenti e le diversità generazionale del mondo venatorio, agricolo, ambientale tutto. Dovremo costringere i media a correggere il "tiro", dovremo saper spiegare nelle pubbliche piazze, tra le genti comuni, nei luoghi di lavoro e ad ogni buona occasione, la nostra capacità di amare e conoscere la natura più di altri. Dovremo combattere, denunciando le menzogne che certi ambienti fondamentalisti e non solo hanno costruito attorno a noi e prodigarci ad essere sempre presenti e attivi qualora venissimo scanzonati come propinatori di vandalismi ecologici. Questo è il mio messaggio, ma è anche il messaggio e l'intento del portale. Un sito che rende giustizia a l'etica dei cacciatori e ai valori venatori. Col vostro aiuto cercheremo ancora di migliorarci, colle vostre letture ci ripagate senz’altro dei nostri sudori. Signor Luciano, il Cacciatore.com la ringrazia sentitamente per le parole di apprezzamento che ci esprime, ricordando a lei e a gli altri lettori che questo strumento elettronico è a disposizione di tutti.

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Nel 1925 nacque la cartuccia in Calibro .270 Winchester. Il colletto di un bossolo per il calibro .30-06 fu ristretto per camerare una palla di .277 millesimi di pollice. Da subito gli esperti si accorsero delle qualità esclusive, una cartuccia che rappresentava l'unica e la più prestante per tiri a grandi distanze e che fosse disponibile ai cacciatori statunitensi in quel momento. La sua fama non impiegò molto a diffondersi anche in Europa e nel resto del mondo, obbligando tutti i produttori di armi a camerarla poi nei modelli bolt-action e anche in alcuni fucili semiautomatici e a pompa. E' evidente, se i Ranger le permisero in Africa di utilizzare tale calibro per selvatici che arrivano a pesare anche 200 chilogrammi, il motivo risiede nella potenza lesiva che viene generata dal cameramento. Un alto stopping power dell'arma, assieme al contributo di un proiettile capace di trasferire nel bersaglio tutta la sue energia cinetica darà, che ne dicano i suoi amici, un grosso valore alla wounding power, ma non è tutto; ci troviamo di fronte una cartuccia che può rappresentare per il cacciatore italiano un prodotto davvero geniale nella sua versatilità, con la possibilità di insidiare con un unico fucile tutta la selvaggina nazionale cacciabile a palla. Difatti, con proiettili da 100 grani, spinti a oltre 1.000 m/sec, si può utilizzare il .270 Winchester contro il capriolo, ma anche pur non essendo questo il suo impiego pratico, contro i nocivi e piccole prede; con proiettili da 130 grani, spinti a 950 m/sec, è ottimo, oltre che per il capriolo, anche per il camoscio, il daino e il muflone, mentre quelli da 150 grani, lanciati a 885 m/sec, ne estendono il raggio d'azione fino a prede quali i cervi e i cinghiali. Discorso a parte merita il calibro .30-06 Springfield che lei vorrebbe usare per tirare ai caprioli. Direi decisamente eccessivo, oltre modo poco dignitoso abbattere un animale come il capriolo con tale potenza. Certo, qualcuno leggendo queste righe potrà avanzare l' ipotesi di farle sparare proiettili leggeri e di poca massa tipo 110 grani. Non potrei darle una dose contro il mio costume proprio in virtù di quell'etica personale perché non posso farle accelerare una palla a quasi 1100 m/s senza il rischio di vederla esplodere appena dentro il corpo dell'animale e con tutte le atroci sofferenze che ne provocherebbe. E allora Signor Luciano, la dose che le conferirò per il .30-06 la usi solo sui campi di tiro, al poligono per le gare dei cacciatori. Oppure mi riscriva e proverò a confezionargli una cartuccia per utilizzarla sul cinghiale. Spero di esserle stato di aiuto e la invito alla pagina della ricarica dove potrà trovare i dati per le sue ricariche. Grazie per la sua attenzione e un vivido in bocca al lupo.
Distinti saluti

Marco Rossoni




Valerio Santini

18 Aprile 2004

Domanda: > Gentile Sig. Rossoni, da pochi mesi possiedo un fucile cal. 8 c.f., utilizzato per tiri a brevi distanze a piccola migratoria da appostamento.
Vorrei sapere se cartucce con due diverse misure di pallini, es. 10-12 possono avere una loro logica o meno; ancora, se hanno una qualche utilità, la misura più grande deve essere più vicina alla borra o alla chiusura?
Infine, vorrei sapere se esiste una polvere oggettivamente superiore alle altre per cartucce di questo calibro, considerando che la dose da me utilizzata raramente raggiunge gli 0,25 g. Personalmente ho avuto ottimi risultati con la polvere SIPE lamellare, spesso uguagliati però con la polvere GM3 granulare.
La ringrazio sin da ora per l'attenzione e mi complimento con Lei per l'ottimo livello qualitativo della Sua rubrica, cordiali saluti

Risposta: Egregio Signor Santini,
la mia consulenza è a disposizione di quanti hanno piccoli o grandi dubbi. Le mie modeste conoscenze sono promulgate soprattutto attraverso risposte chiare e riflessioni semplici. A volte l'uso logico delle spiegazioni viene coniugato con grammatiche e terminologie complesse, che mal si adattano alle più elementari finalità informative. Le frasi fatte, i temi scopiazzati qua e la non rientrano nel profilo tecnico che il sito de "ilCacciatore.com", insieme al sottoscritto, hanno prefissato di raggiungere per conto dei lettori. Grazie infinite della sua attenzione. Ma veniamo a noi e al suo giovane fucile centrefire che l'accredita in un interessante profilo venatorio. Le basterà pensare che ormai solo l'antologia di caccia riporta configurazioni del genere. E' certo un'arma dalle poco diversificate doti balistiche di utilizzo, ma dalle tante qualità specifiche e divertenti nelle cacce solitarie da capanno. Gentile Valerio, è importante e decisamente influente il calibro dei pallini da utilizzare nei caricamenti. La resistenza dell'aria origina una progressiva dispersione dello sciame. La rosata avrà dispersioni longitudinali e trasversali quanto maggiore sarà la densità dell'aria e la distanza del tiro, ma anche quanto più piccoli saranno i pallini, più alta la loro velocità, minore il grado della strozzatura di canna. Consideriamo ora una sola variabile, la numerazione dei pallini; quelli del n°12 a 15 mt di distanza dal vivo di volata avranno un diametro di rosata trasversalmente e longitudinalmente superiore a quelli del n°10, e potranno così generare indesiderosi vuoti di rosata. Inversamente i pallini del n°10 a 10 mt di distanza dal vivo di volata avranno un diametro di rosata troppo raggrumato, la dove i pallini del n°12 potranno svolgere invece il lavoro energetico col massimo potere lesivo. Questi sono dettagli che i più non tengono mai in considerazione, però mi è parso di percepire da lei il desiderio di non tralasciare nulla al caso. Le suggerisco allora di apportare un foglio quadrato di cartone su cui sparare entrambe le cariche per valutarne i valori di dispersione alle distanze che solo lei conosce. Potrà in questo modo capire quale cartuccia assemblare, ricordando che i pallini a prescindere dalla loro grandezza dovranno risultare distanti dal bordo del bossolo, prima della crimpatura, di 3 o 4 millimetri. Per quanto concerne la polvere da sparo, lei sta già usandone due tipi eccellenti. Non le consiglio di spendere altri denari per acquistarne di altra marca che le darebbe gli stessi risultati. Invece si concentri al ricaricamento con queste di suo possesso e continui a raggiungere raramente i 0,25 grammi per dose.
Molto lieto di aver fatto la sua conoscenza Signor Santini.
Distinti saluti

Marco Rossoni


Domenico

13 Aprile 2004

Domanda: Salve Sig. Marco, volevo sapere che polvere viene caricata nelle cartucce della collezione Mygra della B&P.

Distinti saluti

Risposta: Signor Domenico,
proprio una bella domanda la sua!!! Mi trovo costretto per scarsità di dati precisi a intavolare questa discussione soltanto sulla base di supposizioni tecniche. Mi riferisco alla mancanza, volutamente omessa, di dichiarare da parte dell'azienda B&P la marca della polvere caricata nelle cartucce della linea Mygra. L'unica fonte informativa a cui attingere è il sito ufficiale della Baschieri e Pellagri, dove si enuncia sommariamente che la componente della polvere è bibasica con granitura sferica. Da questo indizio cominciamo col ragionare dicendo che: la polvere a doppia base contiene due composti attivi, la nitrocellulosa e la nitroglicerina che proporzionalmente trattate nelle lavorazioni costituiscono poi tre diverse distinzioni; la balistite, la doppia base attenuata, la doppia base modificata. La balistite è costituita da proporzioni uguali (50%+50%) di nitrocellulosa e di nitroglicerina. La sua migliore caratteristica è la resistenza all'umidità, la peggiore invece è costituita dalla troppa capacità erosiva nei confronti dell'acciao delle canne. Così successivamente si pensò di abbassare la percentuale di nitroglicerina con degli stabilizzanti chimici, e nacquero in tal modo le doppie basi attenuate, di poco meno erosive delle balistite. Le moderne risorse della chimica ci presentarono poi l'ultima generazione delle polveri bibasiche, che sono costituite da quantità ancor più ridotte di nitroglicerina. Un basso contenuto reso possibile dalle modifiche apportate con l'impiego di solventi e additivi plastificanti. Le doppie basi modificate risultano eccellenti nella balistica venatoria con un minimo grado di erosività, peccato che la B&P non ne produca di proprie. 

Conclusioni:
In considerazione che: l'attuale ecopolitica produttiva della Baschieri & Pellagri, vedi pallini in acciaio, borre biodegradabili, etc etc, la polvere da sparo della linea Mygra è una doppia base modificata a basso profilo di nitroglicerina. Non sono molte in commercio le polveri da sparo con queste caratteristiche e il cerchio si stringe attorno due distinte fabbriche che guarda caso forniscono due famosissime case armiere mondiali; la Winchester e la Remington. Le fabbriche sono per Winchester "la Ball Powder 450", per Remington "la Hi-Skor 800X" con granuli a forma di disco.
Signor Domenico, lei in tutto ciò che idea s'è fatto? Grazie per l'attenzione, distinti saluti.

Marco Rossoni


Sierram

11 Aprile 2004

Domanda: Ho grosse difficolta' nel reperire dati statistici italiani per quanto riguarda l'incidenza di ferite da arma da fuoco in corso di o in rapporto all'attivita' venatoria, ritengo il fenomeno di modesta importanza, ma comunque mi interesserebbe consultare qualche fonte attendibile in merito. 
Credo di avere capito che per ogni calibro esite una distanza ottimale per l'azzeramento, ho visto su varie pubblicazioni alcune tabelle pittosto articolate che tengono anche conto dei vari pesi della palla,non ho pero' mai trovato quella riguardante il 270Win.
Grazie, Sierram.

Risposta: Signor Serram,
è molto più complicato di quanto lei fin qui ha carpito. Senza nulla togliere alle sue conoscenze le ricordo come ad esempio nei tiri sniper i cecchini militari utilizzino gli "spotter", coadiuvatori delle compensazioni per le correzioni del tiro. Gli spotter impiegano tabelle di calcolo, altre volte invece, veri e propri computer per utilizzare programmi che calcolano in base alla balistica della munizione utilizzata e la distanza del bersaglio da colpire, il miglior DOA possibile (Distanza Ottimale Azzeramento). Le variabili per un diversificato DOA dipendono da questi fattori: 1) peso del proiettile, 2) diametro del proiettile, 3) velocità del proiettile alla volata, 4) distanza del target, 5) velocità del proiettile al target, 6) densità dell'aria, 7) coefficiente balistico, 8) coefficiente K (costante casuale). A questo punto le diverrà chiaro come non possano esistere sostanzialmente delle tabelle fisse di DOA per ogni calibro, in virtù che non tutti i fattori elencati sono sempre conosciuti ai più e soprattutto perché gli stessi fattori variano al variare delle distanze del bersaglio, variano al variare delle velocità e al variare dei coefficienti. Da qui il concetto di base che le chiedo di osservare attentamente è; avere un basso DOA non significa privare l'arma della sua efficacia energetico-lesiva, ma spostare a distanza minore quella parte di tratta o percorso che il proiettile percorrerà con la traiettoria più tesa possibile rispetto al resto della sua gittata lesiva. Al contrario, avere un alto DOA significa spostare il segmento della tratta più tesa ad una distanza maggiore. Resta inteso che lungo tutto il percorso, anche le tratte di traiettoria più curvilinee potranno essere corrette attraverso i calcoli dei parametri con successivo alzo di mira. Quindi, lei potrà trovare impressi sulla scatola, dopo l'acquisto, i dati balistici con velocità-energie e rilievi della DOA a varie distanze di azzeramento. Dati relativi alle prove di banco e tiro che le case costruttrici successivamente mettono a disposizione dei cacciatori, ma che riguardano solo ed esclusivamente le marche così assemblate. Oppure, in riferimento a quelle pubblicazioni che lei ha visto, si descrive di sperimentazioni che vertono in traiettorie più o meno curve (+/- tese), secondo il tipo di calibro che le genera in un'arma. Difatti, un calibro più si esaspera e più genera traiettorie tese, con abbassamento di pochissimi centimetri anche in tiri a 300mt di distanza. Col .277 pollici c'è poco da cercare, c'è poco da trovare, il volume energetico è quello. Se lei invece desidera provare lo studio del DOA nel calibro in questione potrà scaricare da internet, presso il sito del Giudice E. Mori il programma di balistica Winballit: http://www.earmi.it/download/winballit.htm 
Per quanto concerne la casistica con riferimento alle ferite provocate dalle armi da fuoco, in specie quelle da incidente di caccia, a tutt'oggi non esiste nessun dato statistico degno di nota e fiducia. Le uniche fonti, non attendibili perché mai confermate dal Ministero degli Interni, dal Dipartimento delle Scienze Forensi e da Medicina Legale, sono i dati che le associazioni ambientaliste dichiarano ad ogni fine stagione venatoria. Dati che ritengo mistificati all'inverosimile per esigenze politiche e che vengono promulgati come bollettini di guerra. Invece, nella bibliografia essenziale, potrà trovare veri e propri testi scientifici, riguardanti fenomeni e lesioni di rilevante importanza medico, patologico-legale e forense.
Distinti saluti.

Marco Rossoni




Giuglina

31 Marzo 2004

Domanda: Ho caricato alcune cartucce utilizzando F2X36,1,75X34, innesco 688, bossolo usato T2, contenitore GUALANDI, piombo n 10, chiusura stellare. queste le ho usate per sparare ai tordi con un beretta 304 (cal.12 canna 66 tre stelle).
Avendo sostituito il fucile con un TEKNIS (cal.12, canna OPTIMA BORE 66cm), desiderei sapere se avrò gli stessi risultati o se sarà necessario modificare qualcosa.
cordiali saluti. 

Risposta: Il rendimento energetico di una cartuccia non varia solo in rapporto alla natura dei suoi componenti, ma anche in relazione alle caratteristiche della canna del fucile. Un ruolo fondamentale lo gioca la sua lunghezza e fino a qui, vista la stessa eguaglianza, non ci sono problemi. Bene ha fatto però Signora Giuglina a formularmi questa domanda che sembrerebbe scontare la risposta. Decisamente poco, direi ininfluente ma qualcosa cambierà e il dovere di esprimere la verità scientifica me ne obbliga la spiegazione. La nuova conformazione strutturale della canna potrà modificarle il valore iniziale della velocità dei pallini in funzione della pressione di bocca che sarà proporzionale alle minime, infinitesimali, differenze di misura tra i diametri della nuova camera di cartuccia, nuova anima di canna e nuovo raccordo di strozzatura. Pensi che solo l'aumento dello 0,1mm del diametro di camera di scoppio, produce una riduzione di pressione di 30 kg/cmq, riducendo la velocità di 8 M/s. Considerato che le canne, sia la vecchia sia la nuova, non avranno così tali differenze, perché nate della stessa lunghezza e in tutte le loro componenti di costruzione, dovrà solo controllare che il grado di strozzatura anch'esso sia uguale. Per il resto, vale la similitudine che lei è scesa da una berlina per guidarne una simile, ma di altra marca. Stessa potenza di motore stessa velocità, ma con caratteristiche di guida diverse. Dopo una ventina di colpi sarà in grado di aver percepito tutte le differenze, peso dell'arma, bilanciamento, scatto, mira, etc etc. 
I miei rispetti e in bocca al lupo.

Marco Rossoni



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