i Pipistrelli
by Coni Ennio

La notte, a forza di essere adoperata è logora.
Non è in alto, tra le sue stelle, che si frusta.
Come una vestaglia che strascichi per terra, si logora fra i sassi e gli alberi sino al fondo delle gallerie malsane e delle umide cantine.
Non c'è angolo dove non penetri un lembo di notte. Le spine lo stracciano, i freddi lo screpolano, il fango lo sporca. Ogni mattina, quando la notte si rialza, se ne staccano dei frammenti impigliati a caso qua e là.
Nascono da essi i pipistrelli, che debbono alla loro origine di non poter sopportare la luce del giorno.
Appena il sole è andato giù, mentre noi prendiamo il fresco, i pipistrelli si staccano dalle travi decrepite dove appesi al gancio d'un'unghia, stavano in letargo.
Il loro volo goffo ha per noi qualcosa d'inquietante; con quelle ali a stecche e senza piume, ci palpitano attorno. Si fan pilotare più dall'orecchio che dagli inutili occhi feriti.
La mia amica nasconde il viso, io scosto il capo per paura di quell'urto immondo. Dicono che con un ardore più intenso del nostro stesso amore, potrebbero succhiarci il sangue fino alla morte. 
Le solite esagerazioni.
I pipistrelli non sono affatto cattivi. Non ci toccano mai.
Figli della notte, odiano solo le luci e, ventilando le loro funebri mantelline, vanno in cerca di candele per spegnerle.


Ennio

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