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Le migrazioni di uccelli sono tra i fatti
naturali i più imponenti, suggestivi e misteriosi. In determinati
periodi dell’anno, di giorno come di notte, il cielo è popolato,
spesso invisibilmente per l’occhio dell’uomo, da una vera folla di
volatili che, specie per specie, secondo propri, quasi invariabili
tempi, leggi e itinerari, passa da regione a regione, da paese a paese,
da continente a continente.Si deve tuttavia precisare che ancora oggi,
dopo molti anni di applicazione e di lavoro, dopo lunghe e difficili
sperimentazioni, troppo interrogativi restano senza risposta, nonostante
la quantità delle ipotesi e delle congetture anche ingegnose e
affascinanti che sono state avanzate.L’attività venatoria dipende in
buonissima parte dall’esistenza del fenomeno migratorio e in ogni
autentico cacciatore la passione venatoria presuppone vasti interessi
d’ordine biologico in generale e ornitologico in particolare.La
conoscenza delle migrazioni e del complesso delle leggi che la regolano
dovrebbe quindi far parte del suo corredo culturale e " che come ho
notato nei messaggi con le Vostre e-mail è molto in uso tra di Voi
tutti."Il passo, in sostanza, non è altro che il modo di rivelarsi
della migrazione anche sotto l’aspetto venatorio, in modo con cui
questa diviene d’interesse immediato e fondamentale per noi
cacciatori, specialmente nel periodo che và dall’ottobre al marzo.
La migrazione pone alcuni interrogativi che si
possono raggruppare in alcune grandi categorie.
Perché gli uccelli migrano? In base a quali fattori decidono di migrare?
Come possono orientarsi nelle condizioni più diverse e anche avverse?
Quali sono le modalità che le regolano (le vie percorse, la velocità e
l'altezza del volo, l'influenza delle condizioni meteoreologiche)? La
prima domanda pone il problema delle origini delle migrazioni, forse il più
spinoso in quanto, situandosi al di fuori di ogni possibilità di
osservazione e di esperienza diretta, permette soltanto la formulazione di
ipotesi e di supposizioni pressochè incontrollabili. Si può asserire
anzitutto, come una reazione, alle condizioni sfavorevoli dell'ambiente in
certi periodi dell'anno. Alcuni si portano verso il nord in estate, per
essere costretti però a riprendere la via del sud al sopraggiungere
dell'inverno e viceversa.I migratori possono essere diurni (corvidi,
gabbiani,cicogne,rondini,rapaci,colombacci,trampolieri,fringuelli) e
notturni (anatre, oche, quaglie e tordi ).Sia l'alba che il tramonto sono
periodi di grande attività per tutte le specie.Gli uccelli migratori
nidificano costantemente nella stessa area e svernano press'appoco negli
stessi territori.Come possono orientarsi, nelle più varie condizioni di
tempo e di luogo, scegliendo e proseguendo sulla via giusta, verso le
regioni prescelte? E' da escludere che esistono fattori genetici in
materia di orientamento, e cioè gli uccelli posseggono per ereditarietà
in preciso istinto specifico, anche se le specie stanziali, rispetto alle
migratorie, mostrano una quasi totale incapacità ad orientarsi. I
ripetuti esperimenti di ritorno al nido di uccelli portati a distanze
brevi dal loro habitat hanno dimostrato la loro incapacità al ritorno.
Mentre per i migratori tra i casi più stupefacenti, quelli di una Berta
minore inanellata e rilasciata a Venezia, tornò al nido, in una isoletta
al largo del Galles, in quattordici giorni, mantenendo una media di 430
chilometri al giorno, se come è certo, volò sul mare per una distanza di
circa 6000 chilometri; e l'altro di una Averla piccola che da Marsiglia
tornò a Berlino (1200 km) in soli tredici giorni.Per spiegare le facoltà
d'orientamento, che hanno sovente ipotizzato l'esistenza negli uccelli di
facoltà sensorie sconosciute, si è ipotizzato che gli uccelli siano
sensibili al campo magnetico terrestre attraverso un organo nel sistema
nervoso analogo all'ago della bussola; altri hanno pensato ad una loro
possibilità di percepire le radiazioni termiche; altri ancora hanno
elaborato una serie di teorie sulla rotazione terrestre, che gli uccelli
potessero avvertire.
Gli effetti puramente meccanici, e che" non solo potessero rilevare
tali effetti, ma anche distinguere le variazioni di intensità al variare
della latitudine"Negli ultimi anni si sono potute accertare alcune
indiscutibili verità sull'orientamento degli uccelli migranti in rapporto
ai fenomeni astronomici. Gli uccelli, insomma, sono in grado di compiere
la loro navigazione orientandosi sul sole, sulla luna e sulle stelle, e di
compensarne, quindi, i movimenti apparenti. I citati esperimenti hanno
provato senza ombra di equivoco, giungendo a conclusione sensazionali e
sconcertanti , anche se, molte lacune restano tuttora da colmare.Una volta
scelta in tal modo la direzione primaria del volo migratorio, gli uccelli
dispongono di molti altri doti per regolare le direzioni secondarie,
d'ordine specialmente topografico e meteorologico. Certo essi posseggono
una memoria visiva eccezionale, e si aggiunga che gli adulti sono già
esperti della via da percorrere e possono guidare i giovani, creando così
una vera e propria tradizione.
D'altronde solo una certa parte della popolazione raggiunga la sua meta;
una frazione non trascurabile si perde lungo il viaggio, com' è provato
dalla quantità di migratori trovati lontano dalle loro vie
abituali.Prendendo ora in considerazione specificatamente l'Italia, si
rileva che alcuni uccelli vi vengono a nidificare provenendo dal sud,
altri a svernare giungendo dal nord. Un certo numero di specie vi transita
soltanto, sia nel corso della discesa che della risalita.
C'è ancora tanto da scrivere e da leggere sulle migrazioni e in special
modo per le vie di passo in Italia.
Non tutte le regioni della nostra penisola per la loro diversa latitudine
e conformazione, sono occupate dalle medesime specie in uno stesso momento
o periodo.Gli uccelli che normalmente nidificano in Italia appartengono a
quella specie che si indicano come estive: sono di questa schiera
prispoloni, rigogoli, tortore, cuculi, quaglie. Per non fare che qualche
esempio, che in parte passano da noi l'estate, in parte si spingono anche
molto più a nord, per scomparire poi completamente con la fine di
settembre.Ma ecco a rimpiazzarli, quasi mescolandosi con gli ultimi
ritardatari, gli uccelli che hanno nidificato nell'Europa nord-orientale,
parte di quelle specie che si chiamano invernali: fringuelli, verdoni,
frosoni, allodole, tordi, colombacci, anatre di varie specie, beccacce,
fino, a quando arrivano da noi le cesene. Si tratta di schematizzazioni
che si riferiscono al grosso dei migratori, e quindi non vanno prese alla
lettera. E' noto infatti che molti individui, appartenenti a specie
"invernali" nidificano vicino a individui di specie
"estive"
Per limitarci ancora all'Italia, sappiamo che talora sugli Appennini che
sulle alpi i nidi di tordi non sono lontani da quelli dei prispoloni. Ma
si tratta, per quanto riguarda i primi, di frange trascurabili di
foltissime popolazioni che hanno altrove i loro quartieri estivi.
Aggiungiamo che solitamente i territori di nidificazioni di una data
specie appaiono molto estesi occupando in estate l'intera Europa, dalla
Grecia all' estremo lembo della Norvegia.Terminata l'epoca riproduttiva,
gli uccelli dunque si preparano per la migrazione. Ad un dato momento,
come mossi da un imperativo superiore, scegliendo le condizioni più
propizie e quando si verifichi la concomitanza delle situazioni di cui si
è detto, gli uccelli partono per il loro breve o lungo viaggio.
Lunghissimo per taluni che ben presto dovranno riprendere la via del nord.
Il fronte della migrazione è variamente esteso e profondo anche in
rapporto all'estensione dell'occupazione estiva, si suole distinguere una
direzione primaria che, è determinata dalle posizioni geografiche
rispettive delle aree di riproduzione e di svernamento. Così per molti
dei nostri uccelli europei, questa direzione primaria è, in grosso modo,
sud e sud-ovest per la migrazione autunnale. In realtà le linee di passo,
e cioè i veri percorsi ( che si possono solamente congettuare) hanno un
andamento sicuramente tortuoso, irregolare, e apparentemente contraddittorio
in rapporto alla conformazione del terreno, ai venti e ad altre
circostanze meteoreologiche e climatiche.
Accade così che gli uccelli si sparpagliano talora su un fronte molto
ampio, per poi convergere, ad esempio in presenza di una valle o di un
forte vento, su una fascia di terreno anche molto ristretta.Circa le ore
della migrazione, si suole parlare di specie diurne e notturne. E in
effetti, le beccacce, anitre e moltissimi insettivori, migrano
esclusivamente o quasi di notte, mentre al contrario colombacci, tortore,
trampolieri lo fanno soltanto di notte. Ma i tordi, ad esempio, alcuni
trampolieri e anitre compiono notevolissimi spostamenti, sia di notte che
di giorno, e così per altre specie
La migrazione stimola spessissimo la spirito di
pregarietà e in generale gli uccelli volano in branchi più o meno
numerosi, anche quando solitamente vivono isolati .Spiccano per
particolare imponenza i branchi di colombacci, di anitre, di combattenti,
di storni, di pavoncelle.Mentre è probabile che un branco di frosoni
resti unito almeno per la gran parte del suo viaggio, è altrettanto
probabile che i branchi di altre specie si riformino e si scompongono con
una certa facilità. Tale circostanza ha una notevole importanza
venatoria, non solo in rapporto al carniere, ma alla bellezza e alla
spettacolarità del volo, nonché alle reazioni in vista dei vari generi
d' inganno o di richiamo. Quanto più pronunciato è lo spirito gregario e
la coesione del gruppo, tanto più gli uccelli, credono, o degnano, come
dicevano i nostri nonni, perfino dopo che si è loro sparato.Ciò vale
tanto per i piccoli, quanto per i più grossi volatili.Uccelli si specie
diverse formano talora un branco unico, ma l'associazione è assai
aleatoria e di breve durata, in quanto difficilmente due o più specie
hanno in comune abitudini e caratteri e soprattutto la velocità di
volo.Si è creduto da taluni che i versi che gli uccelli emettono volando
abbiano lo scopo di mantenere la coesione del branco. Ma l'opinione può
risultare immotivata.Al cacciatore succede spesso di notare come gli
uccelli in atto di migrazione o di arrivo siano più confidenti o almeno
scarsamente sospettosi.Il loro stato in quel momento provoca una certa
assenza d' inibizioni che però tornano presto a risorgere con una sosta
più o meno prolungata in una determinata zona.
Il movimento migratorio in Italia giunge a
interessare un certo territorio, ed occorre quindi vedere più da vicino
come tale movimento si determina o si particolarizza a seconda della
conformazione del paese, prendendo in particolare esame le condizioni meteoreologiche,
l'andamento della stagione e del clima, nonché, nei limiti del possibile,
l'esistenza delle casualità più etereogenee, tra cui alterazioni
provocate dall'uomo prima sotto forma di invita, poi di disturbi, quali
anche l'habitat. Il valore del cacciatore potremmo dire che si comincia a
valutare, misurando l'esattezza delle sue previsioni in materia di passoSe
in alcune circostanze <classiche> la previsione può apparire
abbastanza semplice ( e non è detta che sempre lo sia) in altre
circostanze <la maggioranza> la previsione è difficilissima e
comporta inesattezze ed errori. Più volte, in un anno, anche il
cacciatore più preparato ed esperto finisce col chiedersi la ragione, il
perché di tanti errori, e col concludere che in materia di passo si sa
ancora ben poco. Ed è in fondo una quasi verità. Attualmente il nostro
paese a causa di molti fattori non è più in grado di ospitare una certa
massa di migratori. E poi senza contare che mancano al cacciatore troppi
elementi, troppo notizie, troppi dati su cui fondare giorno dopo giorno le
sue opinioni. In linea di massima e come inequivocabilmente mostrano le
riprese di uccelli inanellati, la direzione migratoria dominante va
dall'Europa nord-orientale alle regioni dell'Europa sud-occidentale e
all'Africa.Gli uccelli che passano in Italia, quindi, provengono dalla
Germania orientale, dalla Polonia, Cecoslovacchia, Russia e paesi vicini.
La conformazione geografica dell'Europa, d'altrode, che nella sua parte più
meridionale diviene assai frastagliata e percorsa da profonde catene di
alte montagne, concorre a provocare una quantità di deviazioni da quella
direzione dominante. L'Italia poi, orientata da nord-ovest a sud-est (e
cioè normalmente a tale direzione) ha una peculiarissima fisionomia: è
chiusa a nord
to alpino, è percorsa nel senso della sua lunghezza dagli Appennini, è
circondata per tre lati dal mare.In ordine meteorologico è caratterizzata
da una notevole variabilità del tempo e dei venti, incostanti per forza e
direzione, da sensibili differenze di temperatura, ecc.In seguito a tali
fattori, i reali percorsi degli uccelli migranti risultano quanto mai
tortuosi e intersecati, fino ad apparire in netto contrasto con la rotta
di massima, come sa chi frequenta i valichi appenninici.Il complesso delle
situazioni idro-geografiche ambientali e meteoreologiche di cui si è
detto, appare al Toschi, autorevole studioso dei problemi della
migrazione, come negativo nei confronti del passo. Il Toschi afferma che
giungendo in Jugoslavia, gli uccelli sono invogliati a proseguire in parte
lungo la costa dalmata onde non attraversare il mare. Ora, intanto, è
stato dimostrato come forti aliquote di uccelli provengono sulla costa
italiana adriatica, dal mare.
Ennio da Roma
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