La Beccaccia
by Coni Ennio

Avevo sedici anni.

Del sole restavano soltanto alcuni bagliori rosei intorno alle nuvole che non si muovevano più, quasi arrivate. La notte saliva dalla terra e ci rivestiva a poco a poco, nella piccola radura, di fronte alla grande macchia, e il mio amico aspettava la beccaccia. Io, in piedi vicino a lui, non distinguevo chiaramente che il suo viso.Più alto di me, egli mi vedeva appena; ed ai nostri piedi il cane ansava, invisibile.I tordi s’affrettano a rientrare nel bosco ed il merlo gettava il suo grido gutturale,quella specie di nitrito che pare l’ordine, lanciato a tutti gli uccelli, di tacere e dormire.Fra poco la beccaccia avrebbe lasciato il suo rifugio di foglie morte e di sarebbe involata. Quando il tempo è bello come lo era quella sera, la beccaccia ha l’abitudine di attardarsi, prima di volare al piano. Volteggia sul bosco e si cerca una compagna.Dal suo leggero richiamo s’indovina se s’avvicini o s’allontani.Passa fra le grandi quercie con un volo pesante; il becco le pende talmente, che pare vada a spasso per l’aria, reggendo un bastoncino.Mentre tendevi l’orecchio e guardavo da tutti i lati, il mio amico fece fuoco all’improvviso; ma non seguì il cane che si lanciava.

--L’hai mancata ? – gli chiesi.

--Non ho sparato. Il fucile m’ha lasciato partir il colpo fra le mani.

--Da sé.

--Sì.

 L’udivo che toglieva la cartuccia vuota .

--Ma in che direzione guardava il tuo fucile ?

Non mi aveva capito.

--Ti domandavo : da che parte tenevi la canna?

Siccome non rispondeva, non osai proseguire. Poi, gli dissi – Avresti potuto uccidere …. il cane.

Poi una lunga pausa di silenzio.

Udivo ancora, come un eco, il rumore dello sparo che si perdeva nella vallata. 

--Andiamocene—disse il mio amico.

Lui amareggiato e io felice, perché sarebbe stato un altro giorno.

 

Indietro