Il vecchio
by Coni Ennio

Adesso sapeva che cosa si prova ad uccidere un cane. Prima no, ma adesso......
Cercò al buio il pacchetto delle <<nazionali>> sul comodino da notte e si accese
una sigaretta. Aspirò una boccata di fumo e, nell'oscurità della stanza, presero forma
i contorni degli alberi. L'acqua del fiume scintillò tra ciotoli e la fucilata gli fracassò 
il cervello come allora.
Allungò una mano sul guanciale, sentì il viso della moglie che riposava accanto, ebbe
paura di svegliarla.
<< Che hai ?>> gli chiese.
>> Nulla>> rispose lui, invece la ferita che aveva nell'anima si allargò e gli fece più male.
Erano cresciuti insieme lui e lo spinone. Insieme, sotto il sole e la pioggia. S'erano
divisi il pane, la fatica, l'emozioni della caccia.
Lui aveva voluto che si chiamasse : <<Mir>> il suo cane, ma col tempo s'era abituato
a chiamarlo : << il Vecchio>>.
D'autunno andavano insieme tra le stoppie. D'inverno affrontavano le brinate, quando 
la lepre si lascia pestar la coda prima di saltar fuori.
Il << Vecchio>> sapeva come va cacciata la lepre, e lo sapeva anche lui.
Lo avevano imparato insieme.
Tuffò il pensiero nel passato. Ricordò le loro stagioni di caccia : la neve, la brina, 
i voli dei germani, le pavoncelle e tutto il resto.
Cercò di rammentare come era accaduto ; ma non lo ricordava adesso.
Forse era per via di quel male senza speranza, e forse per gli occhi del suo cane
che gli chiedevano un pò d ' aiuto.
Un pomeriggio d'inverno si avviarono al fiume. Lui era come Abramo sul punto d'immolare
il figlio, ma continuò ad andare....
Aveva in mente di fare una cosa alla svelta.
<< Una fucilata e via ! >> pensava. Al resto avrebbe provveduto la corrente.
Provò a chiudere gli occhi, e si figurò l'acqua che trascinava il corpo del suo <<Vecchio>>,
lontano.
Lontano dagli occhi, dal rimorso. Forse un poco anche dal cuore.
Sentì una commozione profonda salirgli su per la gola ed affrettò il passo. Poi si decise.
Tolse il fucile dalla spalla e l'impugnò. Si fermò. Chiamò il cane e restarono un attimo
a guardarsi.
Immobili, come se scoprissero tutto il dramma che si svolgeva dentro di loro, attoniti.
Solo allora capì la misura della loro amicizia.
Sotto la sponda un branco d'aironi pescava tra i sassi nell'acqua bassa, mentre una brezza
sottile che saliva dal fiume, alitava tra gli alberi. Fù lì che si dissero addio.
La fucilata destò echi nascosti nella campagna, impaurì gli aironi che balzarono nell'aria, e
lui vide il <<Vecchio>> sprofondare nella corrente.
Rimase impietrito, col fucile ancora imbracciato e l'eco del tuono che gli rimbalzava dal cuore
al cervello come una molla.
Il nodo che aveva in gola si sciolse. Avvertì le lacrime negli occhi e non potè trattenerle.
Quando l'ombra della morte si stese piano piano sulla corrente per portar via il suo amico,
egli non la vide neppure.
Non intese l'aria che gli sollevava il bavero della giacca, il branco degli aironi che calavano
in pastura, la voce del fiume che raccontava agli alberi incomprensibili storie.
Gli parlò la voce del suo dolore ed ebbe un brivido di smarrimento.
Allora comprese che non c'è retorica quando si uccide un cane, perchè dentro sembra 
d'aver ucciso una parte di se stesso.

Ennio



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