A Croccoloni
by Coni Ennio

Una mattina degli ultimi di marzo, avevo preso la corriera per recarmi alla solita palude, che allo scendere, un contadino che aveva fatto lo stesso percorso con me, disse :
" -Vuol tirare a degli animali che io vedo ogni mattino involarsi, a pochi passi dal tomboleto, ove
io mi reco a lavorare, attraversando il padule ?"
" lo credo io, risposi ma avrò da lì poi a riprendere la corriera ?"
Ma già è lo stesso pensai, resterò quì, un posto per passare la notte lo troverò.
Era prestissimo; di cacciare lungo lo stagno non me la sentivo e perciò mi decisi ad andarmene piano piano verso una tagliata.
Camminavo da poco per una strada brecciata quando mi passò davanti una barozza trainata da muli.
Il cane, che mi camminava avanti chiamato dal carbonaio saltò sul baroccio;
"vado al chiaro, sali pure tu, si fà un pò di strada insieme" e accettai.
In un ampia distesa di giunchi qualche cavallo pascolava e più lontano l'acqua luccicava come una lama di coltello ai raggi del sole già alto.
Un branco di vacche traversavano pian piano l'una dietro l'altra il padule e giunte a un fosso vi scivolavano dentro, risalendo poi dall'altra parte, cercando tra i giunchi e le canne , un nuovo pascolo.
Una quiete e una dolcezza infinite erano nell'aria e in me una melanconia che accompagna le belle cose.
Lontano risuonava sinistramente nei boschi la scure devastratice.
Ormai l'accetta e l'aratro insidiavano questi ultimi avanzi di un mondo destinato a sparire, e forse per l'ultima volta volevo lanciare lo sguardo nell'acqua ferma delle ampie e solitarie piscine.
Il cane impaziente scese e già sguazzava fra i giunchi ed io scesi in palude dicendomi con quel piacevole sentimento di libertà che viene dalla solitudine " traverserò questi giunchi, i canneti e mi fermerò dove mi prenderà la notte".
Il cane scorreva fiutando l'aria da un bel pò di tempo senza alzare nulla quando arrivato a un prato acquitrinoso, non lontano dal lago, con in mezzo un fossetto nascosto fra le canne, alzò la testa, fiutò nuovamente il vento e rallentò la corsa, e dopo pochi passi restò in ferma.
Cercai di accostarmi, pensando che ci fosse un beccaccino nel fosso.
L'avevo appena raggiunto che con un frullo, come quello d'una beccaccia, mostrando la bianca coda, si alzò un croccolone che in cima al prato si sollevò altissimo come un beccaccino, e poi cadde a baciare la terra.
Andando avanti, prese il volo, sotto la ferma del cane un altro croccolone e più avanti ancora un beccaccino.
Pensando, che forse erano arrivati stamane all'alba, dopo una dolce notte, continuai a cercare e così a fare un discreto carniere tra croccoloni e beccaccini.
Ero un pò stanco del ripetuto camminare nell'acqua tra i giunchi del padule e i cosciali mi sembravano divenuti pesantissimi, tanto da indurmi a fermarmi.
Legai il cane a un tronco di albero, mezzo sommerso dall'acqua, ma essendo vicino allo specchio d'acqua del lago, mi accorsi che c'era un cacciatore , il quale curvo era intento a mettere in fila le marzaiole che nuotavano in quel chiaro.
Mi fece cenno di accostarmi.
Tirammo una coppiola e recuperammo un pò di marzaiole col suo setter e che 
erano state abbondanti.
Vennero poi nei nostri carnieri due germani e tre folaghe.
Salutai il cacciatore, ringraziandolo di avermi permesso di stare con lui e per guadagnare tempo, perchè si stava facedo tardi, ritornai a sciogliere il mio cane che uggiolava.
Il sole calava dietro un nuvolo nero che saliva dal mare.
Era proprio bello !
Olmi vecchissimi coperti d'ellera, ontani stravolti in mille modi, dai quali pendevano rami troncati e liane e stradelli attraverso i quali le vacche li avevano aperti e dai quali lasciavano vedere la moltriglia nera.
Ennio

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