Cacce tradizionali:
(Francia)

L'ortolano con i "matoles"


Faceva sbavare gli esperti, suscitava la curiosità a quelli che non ne avevano mai visti.........
Lo zigolo ortolano, tale è il suo nome completo, è un piccolo passeraceo, preda ambita perché rara e difficile da catturare e la cui caccia è vietata.
Nel Landes, in cui si caccia "tradizionalmente" l'allodola, il colombaccio, la caccia dell'ortolano faceva parte di una certa arte di vivere di quelle zone, non si sfuggiva  ai matoles, come non si sfugge "alla palombe" o alle corse di mucche.
Da Luxey a Pontonx ed a Magescq, la cattura degli ortolani con le matoles, delle piccole gabbie-trappola fabbricate in casa con un po' di rete, del
filo di ferro e molta "esperienza", è una tradizione. Gli uccelletti, che passano dalla metà agosto sino alla fine del mese di settembre, quando i primi colombacci sono segnalati qui o là, dopo catturati sono debitamente ingrassati. Si consumano in famiglia o tra (molto buoni) amici, poiché si
tratta di un piatto prelibato.
"Non ha importanza se è appena un piccolo bocconcino, dicono i cacciatori, l?importante e che se ne abbia qualcuno da sgranocchiarne per le feste di
fine anno."
Questa caccia è dunque vietata ed un tempo la federazione dipartimentale dei cacciatori del Landes autorizzava alcuni cacciatori di ortolani del dipartimento, a cacciare a partire dal 16 agosto fino a fine settembre (grosso modo).
A condizione di rispettare alcune norme, si trattava dunque di una tolleranza riservata alle aziende agricole. Queste non dovevano installare più di 80
matoles. Dovevano, inoltre, utilizzare soltanto ortolani come richiami.
Un cacciatore non agricoltore non poteva dunque improvvisarsi cacciatore di ortolani.
Un impianto era composto da 15 a 20 matoles disposte in linea sino a formare un quadrato attorno ad una gabbia con il richiamo. Questa era protetta dei
predatori da una seconda gabbia ed in ogni matole (la trappola che prende l'ortolano vivo), lo zigolo veniva attirato inizialmente dai richiami, dirigendosi
in seguito verso i grani di miglio, diffusi sotto ogni matole. Beccando, l'uccello sposta il gambo di ferro che trattiene la piccola gabbia e resta imprigionato. Un'altra gabbia di richiamo è sospesa ad una pertica, essa stessa piantata tra 2 giovani pini morti. È destinata ad invitare gli ortolani a porsi inizialmente sui rami nudi, prima di scendere al suolo.

Annegato nell'armagnac

In questa caccia, tutto si giocava nella scelta della posizione dell'impianto (gli ortolani hanno le loro vie di passaggio), nella preparazione dei matoles,
delle gabbie e nella preparazione del terreno.
Il cacciatore di ortolani visitava le sue matoles molte volte al giorno poiché i predatori (becchi diritti, piccoli carnivori, cani e gatti erranti, passeggiatori male intenzionati...), il sole o ancora la pioggia, rischiavano di far morire per insolazione o di annegare gli uccelli catturati. Questi passavano da 14 a 18 giorni in una gabbia d'ingrassamento in cui erano esclusivamente nutriti di miglio bianco.
Diventati grassi "a bacon", gli ortolani si uccidevano annegati .....dentro un bagno di Armagnac. Una trentina di uccelli catturati, erano il massimo per un impianto (ed una stagione). La commercializzazione era vietata.


by Domenico Giordano
(Reggio Calabria)

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