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Cacce tradizionali:
"u gghiru"
Il ghiro (Glis glis) è un roditore della famiglia dei Gliridi, lungo al massimo 20 cm, con piccole orecchie appuntite e nude, pelo morbido grigio marrone lievemente argentato, coda lunga e folta.
La ricerca di frutti, ghiande, noci e semi di ogni genere è l'occupazione principale di questo animale.
Tatto e udito sono i sensi che il ghiro utilizza di più per muoversi nell'oscurità. Due paia di vibrisse lunghe fino a sei centimetri e sei cuscinetti di peli tattili, quattro sul muso e due sugli avambracci, informano l'animale sulla natura degli oggetti che ha di fronte. Abilissimo grazie alle sue unghie aguzze nell'arrampicarsi fin sui rami più sottili degli alberi e nel compiere balzi anche di un metro, il ghiro fa il suo nido nelle cavità dei tronchi più grandi, possibilmente dall'ingresso molto stretto per tenere alla larga i predatori. Una civetta, una faina o una volpe potrebbero facilmente divorargli la nidiata. Verso la fine dell'estate, i ghiri cominciano ad accumulare riserve di semi. Poi, tra la fine di settembre e i primi di ottobre, i ghiri abbandonano il nido per rifugi più sicuri, molto spesso in camere sotterranee anche a un metro di profondità, dove trascorreranno - stretti l'uno con l'altro, sdraiati e con la coda ripiegata sull'addome e il capo - lunghi mesi di letargo. Si risveglieranno solo a maggio, molto dimagriti, ma con l'aiuto dei semi conservati dall'anno precedente saranno pronti a ridare inizio al ciclo della vita.
Lo scopo principale della tradizionale caccia ai "gghiri" era esclusivamente alimentare, infatti, nonostante la somiglianza ad un grosso topo veniva apprezzato per la dolcezza delle sue carni.
La caccia si svolgeva di notte con l'uso di una lampadina per scorgerlo mentre si sposta sui rami di grosse querce, castagni o lecci. Una volta individuato veniva sparato per poi finire una volta scuoiato arrostito direttamente sulle braci.
Le aree dove avveniva questo tipo di caccia erano quelle interne dell'
Aspromonte sia sul versante jonico nella zona della Locride sia nelle zone dell'Aspromonte confinanti con la Piana di Gioia Tauro. Ancora oggi si può trovare il ghiro cucinato sulla brace durante i giorni dedicati alla festa della Madonna della Montagna (meta giubilare) in località Polsi nel Comune di S. Luca, nel cuore dell'
Aspromonte.
by Domenico
Giordano
(Reggio Calabria)
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