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Cacce tradizionali:
"u cordaru"
Il succiacapre (Caprimulgus europeus) è un
caprimulgide insettivoro notturno, caratterizzato da una grande testa, ali
lunghe, ed un bocca capace di dilatarsi enormemente per ingoiare le grosse
farfalle notturne, nella maggior parte dei casi Falene. E' lungo 27 cm con
un apertura alare di 64 cm.
Solitamente questo uccello di giorno riposa immobile a terra o sui rami ed
è dotato di un eccezionale mimetismo, che lo rende simile ad una
corteccia, per nutrirsi diventa attivo all'alba e al tramonto, è di
colore grigio marrone, bianco sulla gola con segni bianchi sulla punta
delle ali e sulla coda ed una sagoma simile a quella del cuculo.
E' un migratore che sverna in Africa, mentre si riproduce in quasi tutta
l'Europa esclusa la Gran Bretagna, parte del nord della Scandinavia e la
Siberia.
Era una caccia tradizionale praticata nelle vallate che separano i Piani
d'Aspromonte comprese tra la zona nord orientale della città di Reggio
sino al Comune di Melito P.S. a circa 30 km del capoluogo.
Il nome con cui era conosciuto era quello di "Cordaru" e
soprattutto nel mese di settembre i "paesani" dell'entroterra
reggino praticavano questa caccia alle prime luci dell'alba o nelle
ore dopo il tramonto quando questo uccello diventa molto attivo,
svolazzando in cerca di cibo, con una somiglianza in volo ad un grande
rondone.
Non era una caccia, ne divertente, ne tantomento legata alla bellezza
dell'uccello che invece è decisamente bruttino.
Lo scopo principale di questa caccia era dovuto alla prelibatezza delle
carni, che nel mese di settembre sono molto grasse ed erano utilizzate per
preparare dei sughi ottimo condimento per i classici "maccarruni i
casa" (maccheroni fatti a mano).
by Domenico
Giordano
(Reggio Calabria) |
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