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Cacce tradizionali:
Apertura di caccia: alla "ballerina"
(Motacilla Alba)

La Ballerina bianca appartiene alla famiglia dei motacillidi, uccelli insettivori grandi camminatori che hanno l'abitudine di battere sempre la coda, è diffusa su tutto il continente europeo dove si riproduce e sverna in africa, è legata per la riproduzione alla presenza dell'acqua e di aree aperte a suolo nudo o scarsamente vegetato e costruisce il nido nelle cavità dei muri o in pareti rocciose, si rinviene durante tutto il corso dell'anno nei paesi del nord del Mediterraneo e si arricchisce di numerosi esemplari durante i passi migratori. E' facilmente riconoscibile dalle forme slanciate, dalla lunga coda oscillante e dalla colorazione grigia, bianca e nera. Si nutre di invertebrati che trova sul terreno in prossimità dell'acqua e costruisce il nido in anfratti tra i ciottoli e le rocce delle rive dei fiumi lungo tutto il loro corso.
In provincia di Pisa , anni addietro , era praticata una caccia del tutto particolare : l'apertura veniva fatta , da chi non possedeva alcun cane , alle ballerine .
Sicuramente oggi farebbe sorridere i più , questo tipo di caccia rivolto all'abbattimento di piccoli uccellini , quando oggi assistiamo alle grande caccia : caccia al cinghiale , caccia agli altri ungulati , caccia di selezione.
Sicuramente oggi assisteremmo ad articoli sui maggiori quotidiani nazionali , scritti da eminenti giornalisti soloni , che magari non hanno mai visto una ballerina e non hanno mai camminato su un coltrato , sotto il sole d'agosto.
Sicuramente si muoverebbe , unite , le associazioni pseudo ambientaliste promovendo girotondi attorno al palazzo della provincia , della regione , del governo e forse dell' ONU.
Eppure …..
Questa caccia aveva un suo fascino ; veniva praticata soprattutto il giorno dell'apertura , verso metà agosto , quando il sole batte ancora forte anche nelle prime ore della mattina ; i luoghi nei quali questa caccia si svolgeva sono i coltrati , campi arati , maggesi , regno incontrastato della lepre.
Le ballerine , numerose fino all'inverosimile in quei tempi nei quali gli agricoltori non conoscevano i concimi chimici , gli anticrittogamici e utilizzavano lo stallatico per la concimazione dei terreni agricoli , compivano dei brevi voletti da una zolla all'altra ed il cacciatore , quasi sempre accompagnato dal figlioletto o dal nipote , insidiava loro con un fucile di piccolo calibro ( 24 o 28 ).
Non veniva utilizzato il calibro 20 , il 16 , ed il 12 , in quanto , dovendo camminare molto su un terreno così accidentato , secco , duro come può essere solo il maggese e dovendosi portare dietro diverse cartucce , veniva preferito un calibro ridotto .
Il piombo utilizzato nelle cartucce , era chiaramente un piombo molto fine , il n. 12 o 13.
La quasi totalità dei cacciatori che esercitava questo tipo di caccia usava un fucile monocanna .
Era una caccia che dava soddisfazione e poteva contemplare la ciliegina sulla torta : lo schizzo della lepre dal covo , anche se la maggior parte delle volte , l'orecchiona faceva una capriola , illudendo il cacciatore , e ripartendo non appena qualcuno cercava di avvicinarla :
le cronache locali narrano di un certo Moccolo1 , che colpita la lepre , l'aveva già agguantata con le mani , ma questa divincolandosi e graffiandolo , ripartì di gran carriera , facendo sì che il cacciatore tenesse fede al proprio soprannome.
by Andrea
Del Ry
(Toscana) 1
Moccolo = Bestemmia, modo di dire toscano |
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