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Cacce tradizionali:

"L'adorno"
Un rapace, diverso da tutti gli altri, niente attacchi aerei alle sue prede, nulla a che vedere con i suoi simili intenti a divorare le prede ancora vive e piene di sangue. Il falco pecchiaiolo è invece un divoratore di insetti, e lo si vede spesso camminare per i campi alla ricerca delle sue prede, che in qualche rarissimo caso possono diventare delle rane o qualche ramarro. Il "Pernis apivorus" è un esperto e infallibile cacciatore di vespe, e più raramente di api nascoste per lo più tra le rocce e gli alberi cavi.
Localizza con facilità i nidi dei vespidi e scava anche per più di 20 centimetri per scovare la "Vespa germanica". Appena le vespe cominciano a costruire i favi cambia all'improvviso il suo comportamento e la sua enorme pazienza spunta fuori, ore di appostamento e di immobilità per studiare tutti i movimenti degli insetti per scoprirne il nido. E' questo il momento più importante per i pecchiaioli perché corrisponde con la loro riproduzione che corre parallela a quella delle vespe che saranno il cibo per i suoi piccoli. Durante questo periodo avviene l'esibizione più bella di questi uccelli, che compiono un volo con scivolate e risalite, culminante con il cosiddetto "applauso", l'inarcamento delle ali verso l'alto che gli serve oltre che a corteggiare la femmina, a marcare il suo territorio.
Tra fine maggio e inizio giugno la femmina depone da uno a tre uova che dopo 30, 35 giorni si schiudono e nutriti da entrambi i due genitori dopo circa 45 giorni dalla nascita spiccano il loro primo volo e sono pronti per la loro prima migrazione verso l'Africa.
Ha una testa gentile, da colomba, che gli conferisce un aria piuttosto mite per un rapace, la lunga coda gli permette di manovrare il suo volo quando si trova nel fitto del bosco, tiene le ali piuttosto piatte battendole poco, ha sulla testa delle piccole piume cornee che gli servono da protezione dai pungiglioni delle vespe quando infila la testa nel loro nido per catturarle, gli occhi unico punto vulnerabile solo di un giallo molto intenso che si confonde con le sue prede che quindi evitano di pungerlo, il colore degli occhi è scuro fino al primo anno di vita.
L'attraversamento del Mediterraneo è per questi uccelli a maggio dall'Africa verso l'Europa, ed a settembre il ritorno.
Il passaggio del mare è uno dei momenti critici, infatti, sul mare aperto sono scarsissime le correnti ascensionali e per chi sfrutta il volo veleggiato diventa necessario battere le ali con un maggiore dispendio di energie. Sono oltre 200.000 i pecchialioli che attraversano il Mediterraneo dai tre minori bracci di mare in particolare lo Stretto dei Dardanelli, Gibilterra e dalla terza via dove ne passano un numero di oltre 40.000 esemplari, da capo Bon nella Tunisia nord-orientale attraverso il Canale di Sicilia giungono all'ultimo attraversamento prima del Continente, lo Stretto di Messina, dove per secoli sulla sponda reggina è stato oggetto di una caccia tradizionale. Qui il pecchiaiolo diventa l"Adorno", così è infatti chiamato sulla costa che va dal Comune di Motta S.Giovanni sino a quello di Bagnara Calabra.
Qui questo meraviglioso uccello diventa protagonista di una storia che trae le sue origini addirittura nel XVI° quando già i reggini gli sparavano con gli "archibugi" e giunta al suo culmine durante tutto il XX° secolo.
Le loro postazioni di caccia erano "i passi", costruite con ogni mezzo e affittate a prezzi spropositati per poter aspettare nei posti strategici la preda.
Gli appassionati di questa tradizione cotti sotto i raggi del sole per un mese intero aspettavano gli "aceddi". Ogni primavera infatti migliaia di cacciatori,
praticavo questa caccia in nome di una antica tradizione, quella per la quale era necessario abbattere almeno un "Adorno" ogni anno per poter conservare la propria virilità, la tranquillità della casa e della famiglia.
Chi non ci riusciva a prenderne uno per tutto il mese era soprannominato "sindaco" e veniva, tra gli sfottò degli amici portato in trionfo su di un carro spinto da cavalli per la via principale.
by Domenico
Giordano
(Reggio Calabria) |
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