Calandra

CALANDRO
(ANTHUS CAMPESTRIS)
(Non più cacciabile)

Un tempo era anche da noi in pianura padana abbastanza numeroso,oggi purtroppo a causa del degrado ambientale,delle colture intensive ha subito una notevole diminuzione quantitativa.

Diserbanti,veleni chimici contribuiscono in modo determinante alla riduzione di numero del calandro.

Ne ho individuato recentemente discrete colonie in Calabria e soprattutto in Sardegna,zone ove il mutamento delle culture ed il degrado ambientale e’ innegabilmente inferiore che da noi.

In Spagna(dove viene chiamato BISBITA) esistono ancora stuoli di calandri numerosissimi .

E’ lungo 17/18 cm e pesa mediamente 23-24 gr prevalentemente insettivoro.

La parte dorsale delle piume e’ di color grigio con punte nerastre,petto e sottoala biancastri, remigranti molto simili all’allodola si riconosce subito da quest’ ultima per due macchie nere ai lati del collo,per le dimensioni maggiori e per il becco piu’grosso.

L’area di distribuzione e’ vasta: Europa continentale,Asia minore,Siberia e nord Africa,durante il passo autunnale raggiunge l’Africa,i paesi Arabi e l’India.

Da noi e’ nidificante localmente al sud e nelle isole, di doppio passo nel periodo fine settembre-primi novembre ed aprile-maggio il passo autunnale e’ a volte marcato soprattutto nelle zone peninsulari ed insulari.

Ama la pianura estesa,e la macchia mediterranea,costruisce il nido di erbe secche in una depressione del terreno, vi depone 3-4 uova di colore verdastro e le cova per circa 15 giorni,dopo altrettanti i piccoli abbandonano il nido anche se (come per l’allodola) i genitori li devono accudire per altri due tre giorni prima che i medesimi siano in condizioni di volare.

Il calandro non e’ mai stato oggetto di caccia specifica,ma preda occasionale,se si aveva la fortuna in imbattersi in qualche volo:cura abbastanza il gioco dell’allodola anche se piu’ che attratto dalla civetta lo

era dagli zimbelli e dai richiami vivi, uno o due presicci ed un chiusato.

Il richiamo vivo e’ sempre stato un problema in quanto il calandro,che pur si abitua benissimo alla prigionia ha il gran difetto d’apprendere e ripetere i versi di tutti gli uccelli con cui divide la chiusa, si aveva a primavera un soggetto che cantava benissimo(il suo verso e’ paragonabile a quello dell’ allodola ma molto piu’ dolce) ed in autunno a caccia ci si ritrovava un soggetto che imitava il fringuello,il fanello,la pispola etc.etc. si accostava quindi al chiusato un presoccio di cattura nella speranza che emettesse almeno qualche verso alla vista dei congeneri
Come si diceva e’ preda solo occasionale, quindi non esistono trucchi o tecniche di cattura particolari,di levata in caccia vagante il tiro risulta quasi sempre difficile perche’ parte velocemente a notevole distanza

Tancredi Corrado