IL BECCACCINO
(CAPELLA GALLINAGOGALLINAGO)
(Cacciabile)
Vengono genericamente denominati beccaccini tre uccelli pivieriformi molto simili per aspetto, comportamento,epoche di migrazione e areali, diversificati solo dalle dimensioni e da marginali caratteristiche nel piumaggio : il beccaccino,il frullino,ed il croccolone.
Dopo una rapida sintesi distintiva delle tre speci, parlero’ esclusivamente del beccaccino in quanto unico esemplare di vasta rilevanza venatoria.
Il frullino (Limnocrytpes minima) ha dimensioni notevolmente inferiori al croccolone ed al beccaccino: lunghezza 17 cm ala 10/11 cm becco 4-4,5 cm ,coda 2,5 cm ,peso max 60 gr.
Il piumaggio presenta inoltre una larga fascia occipitale scura (chiara nel beccaccino e nel croccolone)mentre le piume timoniere non hanno tinte bianche. Parte molto piu’ lentamente del beccaccino e limita lo zigzagare al frullo, raddrizza il volo nel giro di 20-30 metri.
Il croccolone (capella media) si cacciava maggiormante nel periodo primaverile in quanto il passo avveniva soprattutto in estate a caccia chiusa . ha dimensioni maggiori: lunghezza 28/30 cm, ala 13/15 cm, coda 5/6 cm, becco 6/7 cm, peso 200-250 gr. presenta a differenza del beccaccino macchie scure sul fondo del ventre .
Differenze inoltre comportamentali quali: vive di solito isolato,di levata non emette mai il caratteristico verso, ha un volo regolare, diritto e si posa a poca distanza dal punto di frullo senza fare il caratteristico giro del beccaccino.
Il beccaccino:lunghezza 25-28 cm, ala 12-14 cm, becco 7-8 cm,coda 5-6 cm, peso 130-160 gr.
Il piumaggio della parte superiore e’ color bruno- ruggine con macchie nerastre e riflessi di un verdone lucente,testa attraversata da due bande laterali giallognole,sottocoda ed addome bianchi,il becco e’ di color bruno piu’ scuro all’attaccatura ,penne laterali della coda fulve con striscie nere.
Ha un areale estesissimo che va dall’Eurasia all’Inghilterra racchiudendo tutta l’Europa continentale,sino alla Siberia, e all’ Africa settentrionale.
Grande migratore,sverna nell’Europa meridionale e nell’Africa settentrionale spingendosi,lungo il nilo sino
Alla zona equatoriale,presente dalle azzorre all’India.
In Italia e’ sporadicamente nidificante e di doppio passo nel periodo febbraio-aprile e agosto-novembre,il grosso del passo avviene pero’ con l’arrivo delle basse temperature.Il gielo gli fa compiere continui erratismi alla ricerca del cibo,mentre condizioni ottimali di umidita’ e temperatura gli permettono di soggiornare per periodi prolungati anche durante le migrazioni.
Il volo migratorio avviene generalmente di notte ,dai dati d’innanellamento,e stato riscontrato che gli spostamenti autunnali avvengono da nord-nord est verso sud ovest, il comportamento di migrazione del beccaccino è molto diverso da soggetto a soggetto,alcuni individui sono riusciti a percorrere 600 km in due gioni,altri invece inanellati nello stesso impianto hanno percorso distanze molto inferiori .
Il suo ambiente e’ la palude,ama gli acquitrini,le marcite i campi di mai e soia resi zuppi dalle piogge,le risaie,i campi umidi,i chiari d’acqua dove con il becco tattile ricerca vermi e larve nel sottosuolo, si nutre prevalentemente di notte.
Costruisce il nido in un avvallamento del terreno,in modo piuttosto rozzo,nascosto fra le erbe secche, vi depone un massimo di cinque uova nel periodo aprile luglio,che cova per 20 giorni .
La caccia il beccaccino e’ preda per grandi cani e grandi fucili,personalmente non avendo la passione del cane da ferma,ho cacciato l’amico esclusivamente in forma vagante,alla cerca con il cane da riporto che per quanto indispensabile nel ritrovamento del selvatico abbattuto e’ causa di mille imprecazioni per le innumerevoli “levate fuori tiro” che imprudentemente la grande passione fa compiere al coker.
Il beccaccino In levata ,fa sentire il suo caratteristico “bacio”,un attimo ed e’ in piena velocita’ con volo iniziale a zig.zag. rasoterra quindi dritto nel cielo fino a scomparirvi, per poi dopo avere fatto un ampio giro circolare riapparire e tuffarsi a piombo nel luogo dove era stato disturbato.
Ha abitudini gregarie,viaggia,pascola ,vive in compagnia più o meno numerosa,questo certamente non aiuta il cacciatore,al quale puo’ capitare di levare imprudentemente tutti assieme gli uccelli presenti in zona e poi girovagare per ore senza vederne più alcuno,va sottolineato che quando si leva un gruppo di volatili,ognuno nel fuggire segue una sua rotta indipendente,inoltre non partono mai tutti assieme,ma a brevissimi intervalli e rimane sempre un ritardatario.
Il cacciatore deve conoscere il terreno che si accinge a battere,procedere silenziosamente ,ricordarsi sempre che il beccaccino una volta allarmatosi non pedina,o tenta di celarsi tra la vegetazione ma irrimediabilmente decolla,lo fa preferenzialmente contro vento quindi e’ bene procedere sempre con il medesimo alle spalle ,in modo da costringere l’uccello a partenze per lui non ottimali ,che conducano quindi a tiri laterali,per i quali zigzagamenti compiuti su un piano orizzontale,risultano prospetticamente lineari,non complicando ulteriormente il tiro.
Il vento alle spalle dunque ma attenzione i suoi sensi soprattutto l’udito sono molto acuti,va da se che il vento che ci giunge dalla schiena pur agevolando il tiro trasporta gli eventuali strepitii di cacciatore e cane verso il selvatico,ecco dunque la necessita’ di fare meno rumore possibile quando si caccia il beccaccino.
La condizione migliore per colpire il selvatico con maggior frequenza e’ tirare d’imbracciata,con la massima velocita’anche perché attendere la fine dei zig.zag. significa avere il l’uccello fuori tiro.
Il comportamento dopo le fucilate e’ imprevedibile,la maggior parte dei casi ritorna come detto dopo un ampio giro nel medesimo luogo,spesse volte pero’ sorvola la zona ad altezze limite per il fucile “mangiandoci una serie tremenda di colpi”,in questi casi anziche’ avventare il tiro sarebbe bene accovacciarsi ed attendere la picchiata al suolo, se il beccaccino ritorna sicuramente si posa.
Il beccaccino di rimessa,va trattato ancora piu’ delicatamente innanzitutto marcare visivamente con un punto di riferimento (un ciuffo d’erba,un dosso) la zona di atterraggio,ricordiamoci sempre di farlo perche’ la piattezza dei territori,non consente mai di individuare esattamente il punto,e senza un riferimento si rischia di sbagliare notevolmente, quindi atteso un limite di tempo per permettere al volatile di tranquillizzarsi procedere diretti al luogo di atterraggio piano piano,piu’tempo ci si impiega e piu’il beccaccino si diciamo “assesta”, l’ideale sarebbe non togliere mai gli occhi dal luogo ove si e’ posato ma purtroppo il terreno non sempre ci permette di marciare diritti col fucile spianato capite quindi che in assenza di un punto di riferimento l’accostamento diviene a dir poco approssimativo.
È un maledetto,a volte lascia passare il cacciatore,gli parte alle spalle con il suo caratteristico “bacio”che nella fattispecie, suona come una pernacchia,ti giri di scatto e tra il tempo d’individuazione ed il tiro l’amico avra’ sicuramente percorso 100 mt.
Come si sara’ capito non esiste la certezza di colpire il beccaccino ,non esiste perché lui non permette quei tiri sicuri diciamo accompagnati, lui vuole la stoccata,vedere il suo ventre biancheggiare dopo il tiro e’ una delle massime soddisfazioni per il cacciatore.
Il suo comportamento dal momento del frullo al tiro e’ riassumibile in quattro fasi: la prima e’ il salto cioe’ una frazione di secondo che l’animale impiega per sollevarsi da terra 50-60 cm ,impossibile pensare di riuscire a tirare,segue poi un volo velocissimo e diritto per 10-20 metri ed e’ questo il momento di fermarlo
Se non vi si riescie…… inizia la sua sarabanda,voli a zig,zag, velocissimi dove il cacciatore butta schioppettate qua e la’ centrando solo il terreno, vi e’ poi la fase ultima dove il selvatico esaurita la frenesia schizofrenica si raddrizza, fate pero’ due calcoli, supponiamo che mediamente vi parta a dieci metri,che nonostante la vostra reazione fulminea ne guadagni altri 5 (un inerzia per un missile) se non lo colpite come detto in questa fase,vi trovate il selvatico dopo lo zig.zagare se va bene ad una distanza di 70-100 mt…buonanotte!
Per la caccia alla borrita,e’ consigliabile un automatico con il massimo della strozzatura,potrebbe rivelarsi fondamentale sia per il colpo in piu’ che per i tiri limite che l’amico ci costringe ad effettuare, per le cartucce invece non servono cariche limite,personalmente uso le classiche 32 grammi(34 in inverno ) con piombo 11 max 10 il beccaccino infatti e’ molto vulnerabile,basta un pallino per poterlo raccogliere




Commenti Recenti