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Allodola

ALLODOLA
(alauda arvensis)
(Cacciabile)

L’allodola è per il sottoscritto il migratore che in assoluto,da più soddisfazioni, da quando mi sono affacciato all’universo, ho iniziato ad amarla, allevare l’allodola così come cacciarla e’ per me la massima esaltazione dell’essere cacciatore.

È un granivoro (anche se non disdegna insetti e larve) lungo 18 cm del peso di circa 40 grammi testa e dorso sono di colore marroncino scuro,con parti terminali delle piume fulvi,il petto e’ praticamente di un bianco tendente al crema con sporadiche macchie castane che, molto intense sul collo e gola vanno poi sfumando.

Piume del groppone grigio-castano in testa le piume,sono leggermente rialzate,becco color crema con attaccature giallognole,gamba molto lunga e con lo sperone accentuatissimo,a volte lungo anche più di tre cm.

L’areale di distribuzione e’ vastissimo,va dalle Azzorre all’ Inghilterra,dall’Europa alla Siberia dall’Afganistan all’Iran al Nord Africa alla Turchia.

Molte coppie scelgono le nostre pianure per svernare e nidificare, queste allodole si riconosco con facilità da quelle di passo in quanto si levano isolate a grande distanza dal cacciatore e con ampi giri cominciano ad innalzarsi raggiungendo anche i cento e più metri d’altezza sino a quando pare si fermino in aria .

Il maschio per quanto molti uccellatori ed allevatori sostengano di riconoscerlo dalla femmina,non esiste un metodo certo per distinguerli,alcuni sono convinti che il maschio sia più grande della femmina,questo e’ vero ma esistono diversi tipi di allodole: le primissime che transitano da noi in pianura padana sono di dimensioni inferiori alle allodole che transitano dal 15 ottobre ai primi di novembre,attorno al 10 novembre poi il passo va sciamando con affluenza di allodole dette “s. martine” di dimensioni sensibilmente minori,va da se che con tale diversità nessuno e’ in grado di centrare il sesso del volatile con certezza.Altri asseriscono che il maschio si distingue dalla gola piatta , dalle dimensioni dello sperone molto piu’ lungo,da una macchia nera al centro della coda, ma sono tutte supposizioni, se si vuole essere certi di avere un allodola maschio bisogna aspettare i primi caldi a marzo,lasciarla all’aperto nelle ore piu’ calde della giornata per 15/20 giorni: le allodole molto sensibili all’allungarsi delle giornate ed alla temperatura, andranno in estro ed i maschi chi piu’ chi meno inizieranno il canto.Solo in questo modo si potra’ essere certi al 100% di avere un esemplare di sesso maschile.

Un consiglio che voglio dare comunque e’ quello di non demoralizzarsi,qualora il soggetto canti pochissimo: e’ relativamente facile che nel’ primo anno di “gabbia” qualche soggetto canti con scarsa lena.

Costruisce il nido in una depressione del terreno con erba secca, poche piume e muschio quindi depone cinque o sei uova tre volte l’anno a maggio a luglio ed a agosto, le cova per due settimane,i pulcini hanno un colore giallognolo e rimangono nel nido per una decina di giorni poi lo abbandonano nascondendosi nell’erba anche se la femmina li nutre ancora per qualche giorno.

E’ relativamente facile sapere dove l’allodola ha il nido in quanto mentre la femmina e’ intenta nella cova il maschio si innalza repentinamente in aria cantando rimanendo fermo a diverse decine di metri dal suolo proprio sopra il nido,si getta poi in picchiata avendo cura per sviare eventuali predatori di atterrare a qualche metro dallo stesso; si avvicina quindi di pedina emettendo un verso simile ad un pio-pio.

Le prime “spie”arrivano a fine settembre,ma si tratta quasi sempre di movimenti erratici dovuti allo spostamento di branchetti “familiari” che lasciano le zone piu’ settentrionali per spostarsi a sud.

Il vero passo(in pianura padana) inizia generalmente se le condizioni climatiche sono favorevoli verso il 10 di ottobre anche se il periodo migliore va dal 20 ottobre al 2-3 novembre.

Esistono due rotte principali di migrazione che interessano l’italia: quella nordica composta da allodole che scendono dal nord Europa attraverso la Germania (piu’ marginalmente la Francia),oltrepassando le alpi e quella da est che raggiunge l’Italia attraverso la Romania,la Jugoslavia ed i Balcani.

Nei giorni di massima migrazione quando centinaia di stormi transitano l’uno appresso all’altro per tutta la giornata, il passo dell’allodola e’ paragonabile per numero di esemplari a quello del fringuello anche se a differenza di quest’ ultimo la sarloda(allodola in Bresciano) quasi mai si discosta dalle linee di affilo.

Ilripasso invece raggiunge il culmine la meta’ di marzo.

La caccia va divisa in due periodi “storici” ben definiti : caccia con civetta viva e zimbelli e caccia dei giorni nostri.parlarne richiederebbe un libro, cerchero’ di essere quanto piu’ sintetico.

Insidiare l’allodola in forma vagante è molto produttivo a patto di avere: prontezza di riflessi, velocita’ di tiro, buon “orecchio” e saper usare il richiamo a bocca quest’ultimo importantissimo nelle giornate di passo.

La puoi trovare con facilita’ nei prati tagliati di fresco, nelle stroppie, negli arati ,insomma in tutti quei terreni aperti,le cosiddette “spianate”non ama pero’posarsi su terreni molto bagnati .

Non esiste un momento migliore della giornata per cercarle nei terreni, le trovi sempre, unica accortezza come ho detto e’ evitare i terreni bagnati ,le piane di erba con abbondante rugiada le batterai a mezzogiorno o nel pomeriggio quando si saranno asciugate.

Abbi cura di entrare nel terreno con il sole alle spalle,l’allodola non si comporta come il beccaccino che parte sempre contro vento,lei si leva nei piu’ disparati modi, a pochi metri davanti,alla tua destra,a sinistra,subito dopo il tuo passaggio,e’ imprevedibile,per questo fantastica.

Quando parte emette quasi sempre il classico “crio”(ecco perche’ devi avere “orecchio”) se c’e’ il sole tende a prendere immediatamente quota, viceversa nelle giornate uggiose o ventose, vola per metri radente al terreno zigzagando ed in questo caso il tiro e’ veramente difficile.

In questo tipo di caccia otterrai buoni risultati se saprai sparare d’imbracciatura poiche’ il volo in levata e’ schizofrenico, senza traiettoria ed è quindi molto difficile impostare il tiro, praticamente come per il beccaccino: se lo segui con il mirino non lo prendi piu’vero che il beccaccino e’ molto piu’ veloce, ma altrettanto vero che se hai il vento alle spalle lui ti vola contro l’allodola no.

Fondamentale il fischietto,in autunno le allodole di passo emettono due tipi di versi un “crio-crio” ed un “pio-pio” quando vedrai allodole in lontananza dovrai usare il crio-crio ad intervalli regolari per poi passare al pio-pio quando i volatili avranno iniziato a venire nella tua direzione,questo in linea di massima molto dipende anche dalla giornata se c’e’ il sole,se e’ nuvolo.

Quando le vedi accovacciati a terra,stai fermo e fischia, se si mostrano confidenti non affrettare il tiro,ti gireranno attorno e ricorda sempre che la dimensione dell’allodola inganna: sembra a tiro ma e’ quasi sempre “lunga”,il piombo consigliato e’ il 12 max 11.

Inutile usare il crio-crio per i soggetti pasturoni,per quest’ultimi non esiste richiamo se ne vanno e basta riesci forse a incernierarle solamente nei giorni di pioggia in quanto essendo restie ad involarsi,ti permettono di arrivare piu’ vicino.

Da capanno come dissi in precedenza la caccia va divisa in due epoche: a.c.- d.c. (avanti civetta-dopo civetta).

Inizio con il parlare della prima ovvero di una caccia per tempi e modi identica a quella dei giorni nostri,con la differenza che da una quindicina di anni l’uso della civetta viva e’ purtroppo vietato.

La civetta veniva catturata da persone molto esperte, da ragazzo mi ricordo spesse volte io e papa’ accompagnavamo queste persone di notte per poter scegliere per primi le due civette che avremmo tentato di addestrare.

La cattura consisteva nel recarsi a notte fonda nei luoghi dove si sapeva esservi abbondanza di civette a volte si percorrevano anche 100-200 km in auto per recarsi in questi luoghi.

Il “civettaio” quindi piantava a terra un palo di tre quattro metri con alla sommità una rete a scatto, poi nascosti in un fosso questa persona iniziava a “dialogare” con la civetta, usava anche un richiamo a bocca ma era bravissimo a farne il verso. Quando la civetta attratta si posava sul palo,faceva scattare la rete ed era catturata.

Quindi portate a casa bisognava iniziare ad appastarle,posizionate in una gabbia spaziosa al buio,venivano “imbraghate” cioè legate le zampe con un apposita striscia di cuoio unita da un moschettone, inizialmente nutrite con pezzi di cuore, poi dopo circa una settimana quando i soggetti si erano ben abituati alla prigionia,si iniziava l’addestramento.

Veniva quindi collocata su un palo telescopico di 5/6 metri con alla sommita’ un fungo di legno o sughero al quale veniva agganciata una catenella di 15/20 cm dove poi veniva fissato il moschettone con il rapace

L’addestramento consisteva nell’insegnare alla civetta a spiccare il volo e riposarsi sul fungo, le prime volte bisognava ricollocare la civetta che una volta scesa rimaneva a penzoloni,con il tempo poi imparava a svolazzare e posarvisi con facilita’a quel punto il soggetto era pronto,ne addestravamo sempre due poiche’

Dopo alcune ore di utilizzo l’animale si stancava , veniva fatto riposare e rifocillato con un uccello abbattuto.

L’allodola come la pispola prova un attrazione indescrivibile per il rapace s’abbassa velocemente da grandi altezze poi sembra che rimanga ferma in aria per alcuni secondi,quindi compie una serie di giri attorno al rapace,senza mai posarsi a terra,uno spettacolo nel vero senso della parola.

Gli zimbelli(o sambol) sono la cosa alla quale in assoluto l’allodola crede di più se opportunamente azionato.”

consiste nell’ “imbracare cinque sei allodole presicce, sciegliere quelle piu’ belle con piumatura perfetta.

Procedere quindi ad imbracarle ,cioe’ legate in un modo particolare per la vita con l’aggancio del moschettone ad altezza dello sterno. Posizionare alla destra del palo della civetta a distanza di 15/20 mt. Dal capanno un paletto alto circa due tre metri, fissare all’estremita’ uno spago lasciandolo scendere a terra e portarlo sino all’ interno dell’appostamento, in modo da poterlo azionare, prestare attenzione che il percorso a terra sia libero da inghippi in modo che lo spago una volta tirato non si impigli nel terreno o simili .

Procedere quindi a posizionare le allodole la prima a circa cinque metri dal capanno la seconda dopo 80/100 cm dalla prima ed idem la terza. Per agganciare le allodole al moschettone avremo in precedenza provveduto a fissare sullo spago alle distanze anzidette tre spille.

Ricordarsi poi se si posiziona sull’erba che la stessa non sia bagnata, provvedere in tal caso ad asciugarla con dei teli, l’allodola bagnata inutile dirlo non vola.

La cosa funziona in questo modo: quando si avvistano le allodole,tirare la cordicella con un colpo leggero,cosi facendo gli zimbelli sollecitati,spiccano il volo per poi posarsi a terra,dando l’impressione ai congeneri di essere in pastura(al contrario da quanto potrebbe sembrare,l’imbragatura e’ fatta in modo tale da non recar danno al volatile,il colpo leggero che si da tirando la corda serve solamente a sollecitare lo zimbello al volo, da quel momento in poi il richiamo vola e si posa in modo naturale).

Mai usare eccessivamente lo zimbello esempio,quando le allodole si stanno avvicinando in modo deciso non serve piu’ azionarlo e men che meno quando i selvatici sono nelle immediate vicinanze in questo ultimo caso addirittura si rischia di ottenere l’effetto contrario.

Se i volatili sono molto lontani far salire al massimo gli zimbelli in modo che li scorgano mentre si posano,quando invece le allodole si stanno allontanando dopo essere transitate sul gioco,azionare leggermente gli zimbelli in modo che muovano solamente le ali senza alzarsi dal suolo.

Utilissimo per far tornare i branchi piu’ numerosi che spesse volte data la loro consistenza spaventano azzittendo i richiami in gabbia.

Logicamente dopo due ore di lavoro,le allodole vanno sganciate e riposte a riposare nelle gabbie e sostituite con altre tre “fresche”

Questi sono alcuni consigli ,ma solo l’esperienza e mille giornate trascorse a caccia possono aiutare a conoscerne i trucchi.

I richiami vivi sono fondamentali, l’allodola brava deve cantare in continuazione, solamente quando i congeneri sono nelle immediate vicinanze deve cessare il canto ed emettere il pio-pio.

allevo allodole da anni ne posseggo decine, ho persino a casa una stanza opportunamente attrezzata per farle covare.l’allodola e’ un animale che si appastella (abitua a vivere in gabbia) con facilita’ anche se molti soggetti dimostrano di non gradire la prigionia e soprattutto nel primo periodo di vita in cattivita’ sbattono continuamente contro le pareti della gabbia.

A caccia i presicci sono pressoche’ inutili in quanto ben difficilmente emettono richiami,sono quindi necessari soggetti chiusati ed in gran numero(ne uso dai30 ai 40),ogni richiamo ha una sua caratteristica di canto e di durata che lo rende completamente diverso dagli altri(almeno nell’uso) vi sono quindi allodole che per le loro caratteristiche dispongo orizzontalmente davanti al capanno una decina di metri oltre il gioco: sono uccelli che cantano ad alta voce praticamente tutto il giorno altri li dispongo in diagonale dal capanno a destra e sinistra, quest’ultimi sono soprattutto richiami che hanno nel loro canto un intercalare continuo di crio-crio o pio-pio quindi molto validi a richiamare vicino a se i congeneri altri quattro o cinque li posiziono dietro il capanno ad una ventina di metri da esso.

Un allodola in natura canta quattro mesi, in cattivita’ e’ un impresa riuscire a farla cantare per tre, alcuni soggetti cantano un mese altri due ecco perche’ e’ necessario avere una batteria nutrita.

Da sottolineare inoltre che dopo la prima chiusa l’esemplare non sempre da il massimo di se.

La scelta ,l’allevamento,la cura dei richiami e’ una parte fondamentale della vita del cacciatore migratorista, per ovvie ragioni non affronto a fondo l’argomento in queste pagine.( qualora comunque qualcuno fosse interessato a maggiori dettagli non esiti a contattarmi sappia che parlare di caccia e richiami e’ una cosa che adoro)

Il capanno va posizionato sulla linea di affilo,ricordarsi sempre che le allodole di passo difficilmente si scostano dalle rotte di migrazione,succede spesso che due capanni posizionati poche centinaia di metri l’uno dall’altro abbiano notevoli differenze di catture, e credetemi non esistono richiami o giochi di sorta, l’unico risultato che ottiene il cacciatore non ben posizionato sulla passata è di fare da zimbello all’altro,ovvero richiamare i volatili che poi inevitabilmente fanno rotta sull’ altro “gioco”.

Spesso si sente dire che il capanno non serve, nulla di piu’ falso colui che asserisce di avere fatto notevoli catture nonostante non fosse ben mascherato, non sapra’ mai quante ne poteva fare in piu’ se fosse stato ben nascosto .

Trovata quindi la linea di affilo,posizionare il capanno nel luogo piu’ aperto possibile,lontano da piante e fili d’alta tensione possibilmente in terreni arati da poco o coltivati ad erba appena recisa,comunque dove la conformazione dello stesso renda facile il ritrovamento del selvatico,durante le punte di passo infatti risulta molto difficile uscire immediatamente dal capanno per raccogliere la preda ed in questo caso qualora non si possegga un buon ausiliare, se il terreno non e’ “pulito”si scopre quanto il colore dell’allodola possa mimetizzarsi con il suolo.

La sarloda arriva principalmente da est-nord est,posizionare il gioco ad est significa sparare contro il sole ed e’ sconsigliato,posizionare quindi il gioco in direzione nord,in quest’ultimo caso il sole infastidisce solamente per un paio d’ore,purtroppo pero’ questa e’ l’unica posizione che permette di scorgere gli uccelli prima che giungano al gioco permettendo al cacciatore di operare con fischietti e zimbelli in modo migliore, tanti cacciatori preferiscono sparare al capanno con il sole alle spalle purtroppo,spareranno ai selvatici solo dopo che questi ultimi hanno sorpassato il gioco con logiche conseguenze.

Una volta posizionato il capanno ed i richiami vivi come spiegato,si provvede alla sistemazione del gioco quindi: di fronte al capanno ad una distanza che varia dai 12 ai 20-22 metri(dipende dalla strozzatura,e dal calibro dell’arma che si intende usare) si posiziona il palo della civetta avendo cura di ancorarlo stabilmente al suolo,si lega una corda poco sotto il fungo, si pone la civetta, e si innalza di 8/10 metri,la corda e’ necessaria per sollecitare dal capanno il rapace a compiere i brevi voli che ho descritto in precedenza, quindi si provvede a sistemare gli zimbelli.

Il gioco dei giorni nostri causa leggi mentecatte,non puo’ usufruire della civetta viva ,mentre per gli zimbelli siamo alla mercee di coloro che eventualmente ci controllerebbero in quanto non sono vietati come richiami ma ne e’ comunque vietato l’azionamento pena: verbale per maltrattamento agli animali (????).

Quindi onde evitare discussioni con i solerti ambientalisti evito sebbene a malincuore di usarli.

A questo punto il gioco che posiziono e’ il seguente, non uso nessun tipo di civetta in plastica che ritengo inutile nella caccia all’allodola, sul palo della civetta metto due allodole impagliate una ad ali rotanti l’altra ad ali battenti, quindi a destra del medesimo posiziono una giostra di mia realizzazione che simula due o quattro allodole impagliate che si inseguono, a sinistra del capanno posiziono un allodola ad ali rotanti ed una ad ali battenti poco sollevate da terra, infine se e’ una giornata di sole a cinque sei metri dal capanno posiziono il “macaco”.

La disposizione dei richiami è la medesima descritta in precedenza.

Una cosa importante se si caccia da soli e senza l’aiuto di un ausiliare e creare una mappa del gioco da tenere nel capanno onde segnare indicativamente il luogo di caduta dei selvatici abbattuti in modo tale da poter facilmente trovare alla prima uscita le prede. piombo consigliato 12 x32 gr.

Auguri e…lasciatene alcune per me.

Tancredi Corrado