Tappi elettronici amplificati CENS

Tordo Bottaccio

TORDO BOTTACCIO

 

Il tordo bottaccio e’ il volatile piu’ apprezzato dai cacciatori da appostamento, lungo 23 cm, dal peso di circa 80 grammi.

Migratore, specie oggetto di caccia specifica ha  piumaggio della testa e del dorso color castano-olivastro con sfumature grigiastre sul groppone, gola color crema con rare macchie castane, petto e ventre di un color bianco-giallastro con macchie ovali brune, dal piumaggio e’ praticamente impossibile riconoscere i due sessi.

I giovani si riconoscono per la parte superiore della livrea giallastra.

E’ il tipico uccello silvano; intendendo pero’ per  “selva” non il bosco d’alto fusto che ha scarsissimo sottobosco, ma il bosco ceduo molto cespugliato, poche’ il tordo e’ piu’ uccello da cespuglio che di albero.

Ama l’umidita’ e la luce attenuata, piu’ il bosco e’ umido e scarsamente illuminato e piu’ gli piace. Scende spesso per terra a ricercare vermi, lombrichi, chiocciole, insetti, bacche.

Durante il periodo di migrazione si muove soltanto di prima mattina presumendosi giunto durante la notte, e sembra scomparire durante il giorno.

In Italia abbiamo qualche zona di riproduzione limitata alla fascia prealpina ed in alcuni grandi boschi appenninici.

Il nido e’ usualmente posto nel punto d’attacco tra il ramo ed il tronco per ragioni prudenziali, ma non a molta altezza dal suolo, dal diametro di circa 15 cm, costruito con fango, fili d’erba, erbe, foglie e rivestito di piume, muschio e piccoli legni marci che il tordo frantuma ed impasta con la saliva tanto da farne sembrare l’interno intonacato. Vi depone 4 o 5 uova di color azzurro punteggiato di nero. Le cova per quindici giorni ed i piccoli dopo circa venti lasciano il nido. La seconda covata avviene solitamente a meta’ giugno. I piccoli vengono alimentati con “picchiate” in volo dei genitori sul punto dove e’ posto il nido ed il cibo è composto da insetti e vermi in genere.

Il tordo è un insettivoro-frugivoro ma mostra una spiccata predilezione per le bacche di ginepro, di olive, e numerosi altri frutti, non disdegnando pero’ insetti ed in particolare lombrichi. Una delle caratteristiche del tordo e’ di riuscire a mangiare le chiocciole dopo avergli spezzato il guscio contro una pietra.

Il tordo è un uccello di passo, nella zona delle prealpi il medesimo inizia precocemente, addirittura nella prima meta’ di settembre, si ritiene pero’, che questi primi avvistamenti siano piu’ che altro dovuti a spostamenti di tordi nidificanti nella zona che all’approssimarsi dell’autunno tendono a diffondersi nei territori prospicenti la val padana.

Il passo vero e proprio inizia ai primi di ottobre e termina una ventina di giorni dopo (questo dato si riferisce alla migrazione del nord Italia, logicamente nel centro-sud si verifica con qualche giorno di ritardo).

Vi sono pero’ numerosi contingenti di tordi che si trattengono a lungo in zone favorevoli del centro-sud Italia.

I tordi che giungono in Italia attraversano i valichi delle Alpi provenendo dalla Germania e dalle regioni Carpatico-danubiane, hanno un comportamento migratorio individuale, vi sono esemplari che si attardano in determinati territori dove trovano pastura, mentre altri proseguono in fretta il viaggio, solitamente compiuto, per lunghi spostamenti, di notte ma anche caratterizzato da tragitti piu’ brevi durante la mattina.

Vi sono due importanti correnti migratorie, una , attraverso le Alpi Giulie porta i tordi in Piemonte ed in Liguria verso la Corsica, la Sardegna e la Tunisia. Un’altra importatnte rotta migratoria e’ quella adriatico-mediana che e’ percorsa dai volatili che giungono nel nord-est e nell’Italia centrale.

Il ripasso comincia a fine gennaio e percorre a ritroso quello invernale, proprio come e’ stato dimostrato dagli inanellamenti, gli stessi hanno anche consentito di stabilire quale puo’ essere la longevita’ del tordo.

Alcuni soggetti sono vissuti in cattivita’ per una quindicina d’anni, logicamente gli esemplari selvatici hanno un arco viatale inferiore.

Nel 1961 fu catturato a Cagliari un tordo inanellato a Castel Fusano il 31/10/1936. Il soggetto aveva un anello con la scritta Federcaccia-Coni-Roma 26664.

Caccia principe per questo selvatico è l’appostamento fisso con richiami vivi, il maschio è il miglior richiamo,fondamentale soprattutto riconoscere i soggetti maschi prima di porli in chiusa, porre in chiusa una femmine sarebbe cosa inutile,la femmina potrebbe essere anche molto valida da presiccia,cioè buona zippatrice (o come si dice da noi nel bresciano “recipa” cioè emette due zip in rapida conseguenza) limitatamente al periodo di passo invernale quando il soggetto è ancora novello,ma sarebbe completamente inutile dopo la chiusa.

È quindi come detto tassativo riconoscere gli esemplari maschi,ma come fare? Il dimorfismo sessuale relativamente al piumaggio ed alla corporatura è inesistente,quindi anche qui andiamo incontro a scuole di pensiero diverse per ogni allevatore-cacciatore,elenchero’di seguito alcuni stratagemmi che a detta di molti sono validi ai fini del riconoscimento del sesso,inutile dire che sta poi al cacciatore convincersi della veritierita’ di certe affermazioni:

Secondo alcuni il maschio muove le ali piu’ frequentemente della femmina, il maschio ha corporatura maggiore,il maschio ha la tinta gialla del becco piu’ accentuata, alcuni credono che il maschio alla vista del rapace emetta una serie di schiamazzi (ciocarel) che la femmina non emette,altri affermano che il maschio ha la testa piu’ grossa,altri guardano le tre penne centrali della coda: se sono lunghe uguali è un maschio,se la centrale è piu’ corta è una femmina, un metodo in uso nel bresciano è quello di prendere il tordo presiccio e girarlo repentinamente zampe all’aria: se è femmina la coda si aprirà a ventaglio,se è maschio rimarrà unita.

Infine alcuni allevatori molto esperti compiono una vera e propria operazione chirurgica per stabilire il sesso.

Ad ogni buon conto bisogna rifornirsi di presicci in numero abbondante,soprattutto se da questi si vuole scegliere quelli che dovranno essere chiusati,in modo tale che a primavera successiva si possa dal canto distinguere il maschio dalla femmina,le chiacchiere sono tante,ma la verità è questa.

La sistemazione dei richiami all’appostamento è cosa fondamentale,si avrà avuto modo di notare che un soggetto canta a squarciagola attaccato ad un muro a casa per poi restare completamente muto all’appostamento, per ovviare a questi inconvenienti è utile nel periodo antecedente all’utilizzo dei richiami,esporre gli stessi giornalmente in luoghi frequentati da persone e rumorosi . questo perché si abituino ai rumori,alla presenza di persone ed a cambiare posto. È comunque buona norma assegnare all’appostamento un posto per ogni richiamo (chiusato).

Dove posizionarli invece è argomento che non puo’ essere discusso senza conoscere la conformazione del luogo di caccia,mi spiego meglio: se l’appostamento è posto nel bel mezzo di un bosco i richiami devono essere concentrati al centro dello stesso onde evitare che inducano i congeneri a posarsi sulle piante limitrofe,mentre se l’appostamento e’ posto nel mezzo di un campo potrebbe rivelarsi utile alzare in direzione del passo a distanza di 30 40 metri dalle piante un palo alto tre quattro metri ove posizionare un tordo in estro come “spia”, vi è poi un altro grosso problema che spesse volte  affligge i richiami(soprattutto merli ma anche tordi) la gelosia: un tordo inizia il canto,simultaneamente il suo miglior collega resta muto, in questo caso evitare di porre i due soggetti vicini (nel limite del possibile) e porli in modo che assolutamente non possano vedersi l’un l’altro .

Concludo questa piccola spiegazione sui richiami dicendo che molti tordi cantano,non molti cantano bene,ed ancor meno se ne trovano di creduti,quindi se noterai che i tordi tendono a posarsi quasi sempre in quella zona della pianta,o vicino a quella gabbia,fai una prova: sposta il soggetto cantore da un altro lato ,se i tordi si poseranno sempre in prossimita’ di quella gabbia fissatela bene in testa,non importa se canta bene o male,quello e’ un signor richiamo,amalo e trattalo come la piu’ bella cosa che hai.

Le caccie da appostamento ai turdidi sono un argomento sul quale si potrebbe scrivere un libro,di come si crea una batteria,come si cura e si mantiene parlero’ in un apposito “capitolo” spendo pero’ due parole sintetiche al massimo su come a mio parere si dovrebbe realizzare un appostamento, il famoso capanno: in linea di massima trattasi di un sistema di caccia che si svolge principalmente nel periodo di passo,e di conseguenza da appostamenti fissi curati sia nel rifugio che nell’impianto arboreo,oddio nessuno vieta di svolgere questa caccia anche da capanni temporanei ma questo si utilizza soprattutto per insidiare soggetti appastati in luoghi particolari,per la caccia ai turdidi è troppo importante la cura del capanno e dell’impianto per poter ottenere buoni risultati validi da capanni temporanei.

L’appostamento fisso tipico delle nostre zone del nord italia,sorge come detto lungo le rotte di migrazione,il rifugio viene costruito in muratura o in altro materiale stabile a volte è composto da piu’ stanze per permettere l’alloggiamento dei richiami. Il mantenimento dell’appostamento impegna il cacciatore per tutto l’anno ,bisogna potare le piante,sistemare i secconi,piantare arbusti ,insomma rendere l’impianto piu’ idoneo possibile alla sosta dei migratori.

Il primo problema che ci si deve porre nella costruzione d’un appostamento dopo avere individuato la zona ottimale è dove posizionare il capanno:cosa fondamentale l’appostamento non deve sorgeresui crinali ma sotto ad essi  a mezza costa,lateralmente alle direttrici di passo,i tordi sono portati a posarsi a ridosso d’un crinale ma ben raramente su piante poste in cima allo stesso questo perche’ gli uccelli si posano sempre con il vento in petto ed un eventuale capanno messo su un crinale nel caso il vento soffi in faccia al migratore in volo e questi vede il vuoto innanzi a se , difficilmente mutera’ la sua rotta , dovendola invertire per avvicinarsi alle piante di buttata ricevendo il vento in coda per poi invertirla nuovamente per riprendere il vento in petto e posarsi,questa lunga manovra potrebbe far desistere il migratore ed indurlo a continuare per la sua rotta non curando i richiami.

Qualche eccezione al principio sopra enunciato puo’avvenire per impianti finalizzati alla cattura di sasselli e cesene,uccelli questi che amano molto piu’ del tordo le altitudini.

Io ritengo cominque che un capanno vada sempre appoggiato anche se poco sotto un crinale,vi è poi il problema se edificarlo nel bosco o ai margini del medesimo: molto dipende da come è la zona circostante e da che tipo di richiami si posseggono , vi sono cacciatori che soprattutto per il tordo bottaccio preferiscono realizzare il capanno nel bel mezzo di un bosco,mentre per sasselli e cesene il bosco potra’ essere vicino ma l’appostamento distaccato di qualche decina di metri,purche’ si sia provveduto a preparare il luogo come dio comanda con un ottimo sottobosco nell’impianto stesso,perche’ il tordo ama piu’ il cespuglio che l’albero.

Fondamentali i richiami dicevo perche’ se ad esempio si vuole cacciare i bottacci utilizzando  esclusivamente zirli (cioè richiami che non emettono il canto) un capanno posto nel bel mezzo del bosco servirebbe na poco,gli zirli attirerebbero nelle immediate vicinanze diversi tordi ma mancando “la forza” ben pochi si faranno vedere,la situazione migliorera’ sensibilmente usando oltre agli zirli soggetti di canto,pertanto a mio parere l’impianto deve essere posto nelle vicinanze del bosco ma non all’interno dello stesso questo sia per bottacci che sasselli e cesene.

Il capannista esperto si accorge immediatamente di avere un tordo posato anche se non lo ha visto arrivare,se ne accorge dai richiami che come si dice in gergo”stringono” cioè passano da tonalità di canto alte  ad un canto “sottovoce” senza staccare,potrebbe essere che il tordo sia a terra o nelle immediate vicinanze ,prestare allora molta attenzione ai presicci,quando insisteranno e ripeteranno all’unisono gli “zip-zizip” fissate i rami bassi e le “filarole”,il tordo è in arrivo.

Fondamentale per la realizzazione di un appostamento come si deve,il sottobosco qindi per tutta la lunghezza dell’appostamento sotto le piante vi devono essere siepi,ginepri,sambuchi,uva amaranta ecc.ecc. Il tordo di passo come detto ben difficilmente si posa nella parte alta della pianta o sul seccone, (salvo nelle ore della tarda mattinata dove i tordi ritardatari si posano anche nella parte piu’alta) ma scieglie sempre i rami bassi o le vicine siepi,oppure le cosidette “filarole”

(Sottili e lunghi rami di faggio o carpine posti ad uno due metri dal suolo da una pianta all’altra) accorgimento questo che oltre ad essere gradito al bottaccio,fa si che il medesimo si posi in modo da essere facilmente scorto soprattutto ni primi minuti dell’alba quando da terra balza in pianta.

Inutile dire che l’appostamento in primavera deve essere potato per garantire buona visibilita,bisogna rinnovare i secconi( questi ultimi devono avere dimansioni di rami adeguate agli uccelli che si presume vi si poseranno,devono essere abbastanza racchiusi per permettere di tirare a piu’soggetti contemporaneamente,e soprattutto vanno verificati nella solidita’ ed immediatamente sostituiti quando a causa del vento o delle molte fucilate,assumano dimensioni non “originali”),verificare gli appoggi per i richiami, le piante vanno potate in nodo da presentarsi di fronte e non di taglio.

Il capanno inoltre va curato nei minimi dettagli,deve essere il piu’ minetizzato possibile con il circostante territorio,curare molto la dislocazione e la posizione delle feritoie in rapporto alle piante,(ricordandosi che le stesse con il tempo cresceranno) al sole che oltre ad essere fastidioso per il cacciatore,e’ quello che illuminando le feritoie rende visibile il cacciatore al selvatico,il capanno deve avere un tetto che sporga pochi centimetri,in modo da non impedire una corretta visibilità ed al tempo stesso di permettere al cacciatore di rimanere incollato alle feritoie anche nella giornate di pioggia.

Da sottolineare anche l’importanza dell’arredamento interno,che deve essere ridotto al minimo e nella massima funzionalita’,la fuciliera vicino alla feritoia centrale,posta in modo da potervi appoggiare il fucile leggermente inclinato verso l’esterno(non si sa mai) e che lo stesso sia immediatamente raggiungibile senza muovere l’occhio dalla feritoia,l’asse dove si appoggiano i gomiti ,le cartucce e quant’altro, come si puo’ desumere,vi sono molti aspetti e problematiche nella realizzazione dell’appostamento fisso a turdidi,problematiche che talmente varie e complesse,ci porterebbero a scrivere per ore.

Veniamo ora al dettaglio delle caccie: il passo in lombardia risulta piu’ abbondante nei primi quindici giorni d’ottobre,la migrazione avviene di notte,è frequente udirne nel buio lo zirlo.

All’alba i tordi iniziano a ricercare zone di pastura,,è quindi fondamentale che i richiami cantino in continuazione dall’ alba almeno sino alle 10 .

Il tordo al contrario di sasselli e cesene è soggetto che si muove solitario o in gruppetti formati da poche unità,giungono al capanno uno per volta,come già detto la maggior parte dei casi vuole che il tordo faccia una breve sosta nelle immediate vicinanze o addirittura a terra prima di raggiungere la buttata,il tordo ed il merlo,fanno a gara a chi giunge prima al capanno(ma spesso giunge prima il merlo),arriva anticipato da un flebile zirlo e si posa sui rami bassi,non bisogna indugiare molto nel tiro anche se non e’ uccello sospettoso come il merlo,l’esperienza insegna che un soggetto se abbandona indenne l’appostamento,difficilmente vi fara’ ritorno almeno in un breve lasso di tempo,importantissimo in questi primi istanti del giorno è vedere arrivare il selvatico poiché nel caso contrario c’è il serio rischio di perderlo,piu’ avanza il giorno e meno si fatica ad individuare i soggetti,ma diminuiscono pure le probabilita’ degli arrivi, logicamente non è cosa assoluta ma nel periodo di passo i tordi si catturano(unitamente ai merli) di primissima mattina. Il tordo posato non è bersaglio difficile,va solo detto che ad un soggeto che gira la schiena al tiratore si deve sparare puntando l’estremità della coda, se si tira al grosso della figura facilmente lo si padella, va altresi’ detto che il soggetto ferito deve essere immediatamente recuperato,vista la tendenza del volatilead allontanarsi di pedina e  nascondersi nel folto.

Per il calibro del fucile molto dipende dal tipo di appostameento e dall’altezza delle piante,comunque ben difficilmente si usa un calibro inferiore al 20,nella caccia vagante cal. 12 il piombo consigliato è il 10

In autunno inoltrato,il tordo preferisce sostare sulla sommità delle piante ed in questi casi l’azione continua dei presicci zirlatori risulta essere decisiva per la sua cattura,a stagione inoltrata infatti i tordi (forse perche’ trattasi di soggetti pasturoni) credono molto meno al canto dei congeneri,va anche detto che risulta molto difficile riuscire ad avere una batteria di tordi che mantenga il massimo dell’estro dai primi giorni d’ottobre a dicembre, a meno che non se ne posseggano in gran quantita’ e ci si possa permettere un uso differenziato per alcuni soggetti, l’argomento richiami è tamatica lunga e complessa che affrontero’ in modo piu’ dettagliato in altra parte.

La pioggia non ferma il passo,la nebbia si,quest’ultima poi è acerrima nemica dei richiami,ricordatevi che l’umidita’ elevatissima della nebbia è la prima causa della caduta delle piume nei soggetti chiusati ed ha conseguenze drammatiche dall’immediato silenzio del soggetto(che per la stagione in corso diviene inservibile) a nei casi piu’ tragici la morte.

Ricordatevi che durante le mattinate di nebbia dalle piante”piove” come durante i temporali,evitare quindi se non si posseggono appoggi ben riparati evitate di esporre richiami chiusati in queste situazioni,va anche detto che la nebbia fermando il passo non rende necessario l’uso dei cantori (e non ne giustifica il rischio) bastano infatti un buon numero di presicci zirlatori per far arrivare i pochi soggetti fermi in zona.

Va inoltre ricordato che il mangime dei soggetti va assolutamente cambiato dopo una giornata di esposizione nella nebbia.

Spendiamo anche qualche parola per le cacce vaganti,e per vaganti non si intendono caccie da capanno temporaneo ma ricerca di tordi senza ripari e richiami.

Il nord italia come detto , essendo interessato da grandi rotte migratorie,ma non avndo l’abitat ideale per la sosta prolungata dei volatili (cosa che avviene al centro sud) non ha grandi vocazioni per la ricerca dei tordi in forma vagante,il tutto si limita a battere in tarda mattinata o verso sera,i filari di viti,le rive dei fossi o i campi di granoturco nella ricerca di qualche soggetto che vi si trattenga in pastura.

Per questa caccia è fondamentale essere almeno in due e procedere simultaneamente con l’intento di far involare il selvatico.

Molto spesso in queste caccie si spara lungo,al limite della portata,anche nei voli di spollo o di appollo soprattutto a stagione inoltrata si mantengono alti ,resi edotti dai pericoli scampati,salvo le mattine o le sere di vento contrario alla direzione del volo.

Quindi in vagante, calibro dodici buone cartucce (33-34 gr) e fucile strozzato non vanno mai male anche se talvolta il tordo ti passa a pochi metri,d’altronde non si puo’ ottenere la perfezione in tutto ed al calcolo delle probabilita’ un tordo si mostra vicino molto piu’ raramente.

Tancredi Corrado