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Allevamento dei richiami

COME SI CREA UNA BATTERIA DI RICHIAMI

MANTENIMENTO E CURA

Su questo argomento,esistono innumerevoli testi che sicuramente trattano l’oggetto meglio del sottoscritto,alcuni risalgono addirittura alla fine del 1600,non esistono “novità” sull’argomento tutto è stato detto e scritto innumerevoli volte,oltretutto per dovere di sintesi mi limiterò a trattare i richiami consentiti ai nostri giorni unica mia esperienza concreta .
Negli ultimi anni la caccia come tutti ben sapete ha subito modifiche legislative fondamentali, mi sento di affermare senza timore di smentita che il migratorista ,soprattutto colui che pratica la caccia alla migratoria con l’uso di richiami vivi rientra nei piu’ danneggiati e bersagliati da leggi e leggine che hanno reso la pratica di tale passione ormai un impresa quasi impossibile.
Il cacciatore ha dovuto trasformarsi in ornitologo,ha dovuto imparare ad allevare e far riprodurre i suoi richiami in cattivita’ per ovviare alla carenza di uccelli presicci di cattura da integrare nella propria “batteria”, ha attrezzato stanze,voliere per l’accoppiamento e la successiva crescita dei nidiacei etc.etc., alcuni anzi tanti hanno smesso non per il venir meno della passione, ma per l’effettiva impossibilita’ tecnica a continuarla ,non tutti hanno a disposizione diversi metri quadrati per l’allevamento,non tutti possono permettersi di seguire l’imbeccata dei piccoli ogni 5/7 minuti per venti giorni,non tutti possono vivere da febbraio a luglio piu’tempo tra le voliere che le mura di casa etc.etc.
Ma veniamo all’argomento vero e proprio,la batteria di richiami: per il cacciatore che voglia avvicinarsi a questa pratica mi sento di consigliare l’acquisto di soggetti “presicci” (cioè giovani quasi sempre dell’anno) presso qualche allevatore o presso gli impianti di cattura che le province dispongono , purtroppo in questo caso se ne viene in possesso quasi sempre nella migliore delle ipotesi a migrazione in corso quindi tardivamente (va poi aggiunto un periodo di cinque sei giorni per appastellare il soggetto,cioè abituarlo alla prigionia) pertanto procurarsi inizialmente tordi e merli poi sasselli e cesene .
Oppure l’acquisto di qualche cantore da affiancare ai presicci, purtroppo in questo caso l’impegno economico è notevole ed anche rischioso (salvo che si conosca il venditore) tali soggetti sono spesso messi all’aperto per esaltarne il canto con netto anticipo per le sagre di agosto ed è impensabile che un soggetto al pieno dell’estro in agosto inizio settembre canti con intensita’ per tutto il mese d’ottobre.
Quindi a parte l’esborso economico,i rischi annessi e connessi è sempre meglio partire da soggetti presicci catturati da poco (sempre nel caso che la provincia autorizzi tali catture ).
Il soggetto di cattura va poi appastato,cioè abituato a cibarsi in gabbia per le quattro speci di turdidi consentite,non esistono grossi problemi si abituano infatti con disinvoltura basta porre la gabbia coperta con uno straccio in modo da lasciar scoperto solo il lato della mangiatoia e porla fronte a fronte con quella di un soggetto della stessa specie che gia’ si ciba da solo, in poco tempo anche il nuovo arrivato imitera’ il “vecchio”, per stimolare ulteriormente l’imbeccata del presiccio,porre nella mangiatoia oltre la classica miscela per alimentazione dei turgidi un poco di pastone ricco di frutti (pezzi di mela tagliuzzati,) uva amaranta,bacche di ginepro schiacciate crisalidi e qualche pezzo di larva della farina ,boccone che induce a cibarsi anche i soggetti piu’ restii (bisogna pero’ non eccedere nella somministrazione in quanto è un alimento molto calorico che “svuota” come si suol dire il soggetto) nella maggior parte dei casi il soggetto inizia a cibarsi con disinvoltura.
L’approvvigionamento di presicci deve essere numericamente alto se si vuole scegliere in primavera fra questi quelli da trattenere per l’anno successivo in quanto cantori , ricordarsi che a parte il merlo nel quale la livrea del soggetto maschio è riconoscibile,per bottaccio sassello ed anche allodola risulta impossibile o quasi distinguere i due sessi
Pertanto,se non si ha provveduto ad approvvigionarsi di almeno otto dieci presicci per specie , salvo colpi di fortuna (improbabili) si rischia di cacciare anche il prossimo anno senza richiami di “canto”.
Quindi per il primo anno si caccera’ da capanno solo con presicci zirlatori e chioccolatori, non ci si deve aspettare risultati eccellenti,ma nel frattempo si impara a conoscere ed allevare i soggetti, con tali richiami ci si puo’ dedicare alla caccia da appostamento sino a stagione inoltrata tentando di insidiare i soggetti “pasturoni” cioè fermi da tempo nel luogo ed ormai insensibili ad ogni canto di richiamo oltre che verificare le potenzialita’ dei soggetti in gabbia come ad esempio tordi con doppio zirlo, cesene dal doppio “guaito”, allodole dal prolungato “pio-pio” tutti richiami utilissimi anche se non cantori.
È necessario precisare che il cantore nella caccia ai turdidi ,serve ad attirare nelle immediate vicinanze del capanno il congenere, ma per farli poi appostare sugli alberi di buttata occorre lo zirlo ripetuto dei soggetti presicci.
Va inoltre ricordato che se per varie ragioni un soggetto non canta in primavera ,risulta essere totalmente inutile al capanno in quanto non cantera’ nemmeno normalmente dopo la chiusa (o il fotoperiodo), tali soggetti vanno liberati.
La batteria ideale,composta da un certo numero di soggetti per ogni specie , che funzioni in ogni condizione di tempo e di luogo,non esiste, si deve creare il proprio gruppo di richiami in base alle caratteristiche di consistenza e di passo del luogo ove si caccia, la legge inoltre impone dei seri limiti di richiami (di cattura) utilizzabili, appare quindi superfluo appesantire la batteria con soggetti di specie che risultano essere scarsi nella zona di caccia a discapito di quelle piu’ abbondanti e di presenza regolare , stara’ quindi al cacciatore decidere come meglio agire, da tenere sempre presente che i richiami non sono eterni, bisogna sempre integrarli ogni anno con soggetti giovani.
Indicativamente una buona batteria per la caccia ai turdidi dovrebbe essere composta almeno da: 6/8 bottacci cantori ed altrettanti presicci, 4/6 sasselli cantori ed altrettanti presicci, 2/4 merli cantori e due presicci, 5/6 cesene , per la caccia alle allodole si consiglia invece una ventina di soggetti cantori da integrare annualmente con una decina di soggetti giovani, per quanto riguarda l’allodola l’esemplare non cantore difficilmente si mostra utile a capanno,(a meno che non verseggi come spiegato in precedenza) si procurano solamente per poter sciegliere in primavera da questi soggetti i cantori.
Per garantirsi sempre ottime prestazioni nell’arco della stagione è fondamentale poter disporre di soggetti da sostituire a coloro i quali per mille motivi durante il periodo di caccia vengono meno ai loro “doveri” di richiamo , a volte basta una giornata di nebbia, poche goccie d’acqua, un freddo improvviso per far troncare il canto a qualche soggetto ecco che allora il cacciatore avveduto disporra’ di validi ricambi, Non tutti i richiami verseggiano per lunghi periodi,alcuni soggetti ad esempio impiegano molto piu’ tempo di altri ad andare in “estro” ed una volta raggiunto cantano magari solamente per 15/20 giorni, altri soggetti cantano magari un paio di mesi ma essendo molto precoci nell’estro entrano nella fase calante del canto proprio durante il passo, altri sono troppo agitati e ad ogni rumore troncano il canto per vari minuti. Etc.etc. ogni regola ha la sua eccezione ma un uccello in gabbia canta per non piu’ di un mese quaranta giorni (e sono gia tanti) poi cala quasi di colpo , vero che oggi si ottengono risultati impensabili un tempo, con l’aiuto di appositi mangimi, ma tutto ha un fine ecco perche’ sono fondamentali le riserve.
La gelosia: spesso notiamo che un uccello che canta a gola spiegata a casa,portato al capanno rimane inesorabilmente muto, a volte succede che se un richiamo inizia a cantare il suo collega rimanga completamente muto, questo è dovuto alla gelosia tra soggetti della stessa razza, in questi casi qualora non si abbia la possibilità di utilizzare i richiami in periodi diversi, bisogna provvedere a distanziare i soggetti(nel limite del possibile) e disporli in modo che non possano vedersi.
Regola fissa deve essere quella di esporre un richiamo sempre allo stesso posto al capanno, dopo i primi giorni si abituera’ e non avra’ piu’ problemi di canto.
Una delle cose fondamentali quando la stagione è vicina e i richiami iniziano il canto è esporla tutti i giorni in luoghi frequentati da gente in modo tale che i soggetti si abituino ai rumori ed all’andarivieni delle persone (quante volte giornalmente usciamo dal capanno e passiamo vicino ai richiami?)
Una buona norma per il cacciatore d’appostamento è realizzare una sorta di tetto da fissare alla pianta sotto al quale porre il richiamo, in modo da proteggerlo dalle lievi intemperie e dall’umidita’ che con la nebbia “piove “dalla pianta stessa, ricordatevi pero’ che nessun riparo risulta valido qualora piova a dirotto, o si levi un vento molto freddo in tal caso i richiami devono essere tassativamente messi al coperto, ogni volatile possiede una ghiandola che secerne grasso con il quale l’uccello a mezzo del becco si unge le piume al fine di proteggersi dal freddo e dalle piogge,infatti nessun uccello selvatico muore per per uno scroscio d’acqua ma tale ghiandola negli uccelli in cattivita’ smette di secernere grasso, cosicche’ se il volatile viene improvvisamente a bagnarsi,mella migliore delle ipotesi smette di cantare per tutta la stagione ,nelle peggiore muore.
Alcuni cacciatori pongono anche una o due protezioni laterali,a mio avviso pero’ la cosa non è gradita a tutti gli uccelli alcuni esemplari intimoriti, potrebbero addirittura smettere di cantare; inoltre, bisogna porre attenzione della realizzazione di tali ripari in quanto quasi mai si riesce a mascherarli in modo naturale e la cosa potrebbe allarmare i selvatici.
Le gabbie devono essere acquistate in base a tre considerazioni. Le dimensioni regolari di legge,la salute del volatile e la facilita’ di trasporto.
La legge ha stabilito per i turdidi (e per lo storno) dimensioni di gabbie uguali,unica accortezza è acquistarne con la parte superiore coperta da un telo per tordi e merli e per quei soggetti piu’ restii ad abituarsi alla presenza dell’uomo che agitandosi,sbattono ripetutamente il capo contro la parte superiore della gabbia,mentre per le cesene è piu’ opportuno utilizzare gabbie con la parte superiore scoperta. il piano inferiore deve essere costruito con fili di metallo zincato per evitare che gli escrementi e l’acqua li facciano marcire o provochino danni a livello igienico, è sempre conveniente acquistare gabbie del medesimo tipo in modo da avere ognuna lo stesso ingombro facilitandone il trasporto sia a piedi che in auto,operazione questa al quale nessun capannista puo’ sottrarsi.
Qualora si abbia necessità di sovrapporre una fila di gabbie ad un’altra,frapporre tra le parti un telo impermeabile
Il posatoio, di plastica deve essere collocato verticalmente vicino agli abbeveratoi in modo da poter essere facilmente asportato e pulito con cadenza regolare, risulta essere pero’ d’impiccio alle allodole che non lo utilizzano affatto per posarvisi,preferendo sempre rimanere al suolo .
La mangiatoia deve essere sfilabile da lato, in modo da poterla facilmente ripulire e dotata di alcune stecche trasversali che impediscano all’animale di sciupare il cibo.
Gli abbeveratoi devono essere posti alle estremità sinistra e destra di ogni gabbia ma non sugli angoli in modo da non favorire negli stessi il deposito di feci o sporco in genere.
I richiami hanno TUTTO L’ANNO necessita’ della massima nostra attenzione e cura, siano essi cantori o presicci, poco importa pulizia, pulizia ed ancora pulizia, gli escrementi vanno rimossi giornalmente dal fondo delle gabbie e le stesse devono essere ricoverate in luoghi che permettano di poterle disporre leggermente rialzate in modo da far depositare le feci su di un asse,o su un giornale senza che le stesse siano a contatto con il volatile ed in modo da poter essere facilmente pulite, l’acqua degli abbeveratoi deve essere sempre limpida e sostituita giornalmente,ricordatevi che l’acqua è il primo trasmettitore di malattie ai nostri amici, i turdidi soprattutto che si cibano di miscele apposite hanno spesso la necessita’ di bagnarsi il becco e cosi’ facendo depositano residui di cibo negli abbeveratoi,compromettendo l’igiene del contenuto, per non parlare di quei soggetti che all’interno della gabbia assumono posizioni di riposo tali da portarli a defecare negli abbeveratoi medesimi, risciacquarli quindi abbondantemente sino a che il loro contenuto non sia limpidissimo .
Il cibo nella mangiatoia deve essere sostituito settimanalmente,soprattutto quello a base di semi germinati o di miscele entrambe sensibili all’umidita’ e facili all’alterazione, disporre quindi all’interno la quantita’ necessaria al soggetto senza esagerare per ragioni di comodo, si rischia di compromettere a volte definitivamente la salute dei nostri amici.
La dieta deve essere bilanciata,per permettere ai nostri ausiliari di essere in perfetta forma e quindi di rendere come dovuto,gli animali in liberta’ si cibano di numerose sostanze che forniscono all’ organismo le giuste calorie, in cattivita i soggetti devono disporre di tutti quegli elementi che permettano loro di rimanere in forma, considerando che mentre in natura i volatili compiono continui spostamenti, smaltendo le scorie di cibo e consumando un enorme quantita’ di calorie, in gabbia i medesimi compiono movimenti molto ridotti, ecco la necessita’ di nutrirli con alimenti bilanciati,senza eccedere con grassi,proteine che poi generano ai soggetti chiari e logici disturbi.
Oggi in commercio esistono numerosi mangimi specifici ed è opportuno rifornirsi di questi prodotti per alimentare i nostri amici, trovata una buona miscela di base, il mio consiglio è non cambiarla,i volatili una volta abituatisi ad un certo tipo di cibo,potrebbero trovare difficoltà o peggio ancora avere disturbi se viene sostituito, nella maggior parte dei casi tra l’altro le miscele in commercio sono prodotte in modo ottimale e non esiste motivo per cambiarle.
Le vitamine sono alla base della salute di ogni volatile,lo aiutano a combattere il rachitismo,a mantenere il piumaggio ,nella riproduzione e soprattutto evitano l’insorgere di turbe nervose. Un idonea somministrazione di frutta, in particolare fichi secchi,carote, uva,mele il tutto finemente triturato completano l’alimentazione bisogna pero’ somministrarle in quantita’ minime poiché sono soggette a rapido inaridimento e conseguente alterazione, anche in questo caso sconsiglio il fai da te ,l’improvvisarsi dietologi sulle “piume dei nostri ausiliari” è controproducente quindi rivolgiamoci ad un buon negozio di zootecnia ove troveremo sicuramente gli integratori alimentari che fanno al caso nostro.
Gli uccelli come tutti gli animali sono istintivi,per cui se sono alimentati bene, curati ,sani nei periodi giusti non possono esimersi dal fare quello che la natura gli impone: cantare.
La salute le malattie che possono affliggere gli uccelli sono innumerevoli e purtroppo il sottoscritto è completamente digiuno sull’ argomento, malattie frequenti (perche’ facilmente riscontrabili) colpiscono le vie respiratorie, le zampe, purtroppo quando ci si accorge della cattiva salute di un soggetto “perche’ fa il pallone” al 99% il soggetto è perso,quindi piu’ che diagnosticare bisogna prevenire, fare molta attenzione ai pidocchi e disinfestare con appositi prodotti il locale e le gabbie settimanalmente soprattutto nel periodo estivo.
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La chiusa è una pratica ormai in disuso che serviva ad avere i soggetti che in autunno cantassero come in primavera . oggi prende sempre piu’ piede il metodo naturale chiamato fotoperiodo che consiste nello spostare in avanti le stagioni utilizzando la luce artificiale,in modo da avere gli uccelli che in autunno a causa delle ore di luce artificiale,sentano la primavera e cantino appunto come farebbero in quella stagione nel rispetto armonioso del naturale ciclo ormonale annuale, è un metodo che riduce al minimo qualsiasi trauma nei volatili,con questo metodo non esiste piu’ il problema della chiusa al buio,e del cambio artificiale del piumaggio ma tutto avviene nella piu’ completa naturalezza , i soggetti cantano in primavera sensibili agli aumenti giornalieri di luce,noi creeremo proprio questo effetto con la luce artificiale faremo in modo che ottobre novembre corrispondano per i nostri ausiliari a maggio-giugno.( essendo pero’ l’argomento molto lungo e necessitando il medesimo di tabelle esplicative,coloro i quali fossero interessati possono trovare tutte le delucidazioni in un piccolo volume chiamato CACCIA E TRADIZIONE scritto da Vanni Ligasacchi ed edito da Promodis).
Accenno appena l’ argomento dell’allevamento dei richiami in proprio in quanto tematica molto complessa che necessiterebbe di molta pazienza nel lettore, oggi si riescie a far riprodurre con relativa facilita,(a prezzo di grossi sacrifici in termini spazio e di tempo) tordi bottacci,merli,cesene ed allodole. Per pavoncelle e sasselli la cosa è un poco piu’ difficile ma conosco persone che anche con questi ottengono buoni risultati. Perche’ allevare in proprio i richiami?, perché a causa di leggi sempre piu’ restrittive che mirano all’estinzione della nostra razza(cacciatori) l’approvvigionamento di richiami regolarmente catturati è sempre piu’ difficile, gli impianti provinciali sono stati ridotti al lumicino, possono catturare un numero ridicolo di soggetti stabilito ad inizio stagione e come se non bastasse la presenza fissa di guardie venatorie provinciali per i controlli sulle catture sono sottoposti giornalmente a continue visite dei vari lipu, wwf, lac etc. ……..allora il povero cacciatore cosa puo’ fare, trasformare la casa (se ne ha possibilita’) in uno zoo zeppo di voliere alte,basse , con l’erba per l’allodola,con il ginepro per le cesene, tentando di riprodurre in maniera artificiale le condizioni ambientali e climatiche tipiche delle zone ove la specie si riproduce allo stato selvatico, affrontando innumerevoli problemi: con la coppia che non è feconda, con il maschio che becca le uova,con la femmina che non cova, con il maschio che uccide i piccoli e cambia questo e prova quello….il tutto per poter avere qualche soggetto da richiamo.
Il volatile nato in cattivita’ mostra doti di docilita’ superiori,e se cantore canta per un tempo piu’ lungo dei congeneri di cattura,il verso non è sempre dei migliori, a volte risulta scarsamente produttivo ,i nidiacei infatti tendono ad imparare versi poco tipici della razza comunque meglio di nulla.
Ripetero’ sino allo spasimo che la caccia con i richiami vuol dire sacrificio,tutto l’anno ,ogni giorno per poi usarli magari una decina di giorni quando va bene in una stagione, d’altronde il periodo di migrazione per ogni specie non supera i 20 giorni ed a parte i limiti di giornate settimanali,i giorni di silenzio venatorio,i giorni di classico clima autunnale che impedisce qualsiasi forma di caccia …..chi pensa che la caccia da capanno sia comoda e facile solo perche’ si sta fermi è uno stolto e meglio farebbe a non provare neppure cosa significa essere cacciatore.

Tancredi Corrado