LA NOSTRA VISIONE DELLA CACCIA
In termini generali la Nostra Visione della Caccia va al di là di ogni moderna e stereotipata logica venatoria e probabilmente è puro coinvolgimento mentale verso un modello che ci riconduce al nostro Essere primordiale, come da più parti ci viene sussurrato. Ma i fondamenti della nostra filosofia si basano su un antico concetto, biblico e a suo modo coerente: NON uccidiamo per il gusto di farlo, NON collezioniamo trofei, NON consideriamo la caccia uno sport. Ci convince e ci stimola la ritualizzazione di un gesto antico di decine di millenni, e grazie ad uno strumento difficile come l’Arco e la Freccia annulliamo i “vantaggi” consumistici del mondo moderno nell’atto venatorio, riducendo consapevolmente a zero la nostra presunta superiorità con il mondo Selvatico.
L’unica concessione al nostro secolo è autoimposta: non dovendo uccidere per alimentarci, l’atto il più delle volte si interrompe prima, quando la possibilità di errore è alta, e la dimostrazione della nostra goffaggine è lampante.
La prima regola è la Conoscenza, frutto dell’esperienza e della sperimentazione a spese dei propri errori e delle proprie inadeguatezze.
La seconda è l’abbandono della presunzione: se solo 500 generazioni ci separano da un mondo in cui la Caccia e la Raccolta (non lo sfruttamento intensivo dei frutti della terra, animali e vegetali) era la regola e l’equilibrio, non vediamo il perché oggi si debba negare con sdegno un’ipotesi di rientro filosofico, che ha come postulato il ridimensionamento del ruolo umano nei suoi antichi confini e l’abbandono della logica dell’intermediarità.
La terza regola è il rispetto per la cultura del non spreco dell’uomo Cacciatore/Raccoglitore, per la fauna e il suo mondo e per l’integrazione con essa. Solo calandoci nel ruolo (che per l’umano è archetipico) del predatore si viene a conoscenza di un universo di relazioni sopite sotto la coltre dei millenni, che riguardano noi, la specie umana, che per uno strano gioco del destino ha smesso di svezzare dopo i sette anni di allattamento la sua prole e ha iniziato a cucinare pappette di cereali, la’ al bivio tra il fiume Tigri e l’Eufrate di settemila anni fa, permettendo una riproduzione a
ciclo continuo…e una spropositata espansione demografica. La’, tra il Tigri e l’Eufrate, grazie alla prima agricoltura e alla prima pastorizia nasce la proprietà privata, la terra diventa di proprietà, e lo strano scherzo del destino dell’evoluzione umana vede il cacciatore raccoglitore trasformarsi in contadino – e guerriero. L’arco e le frecce continuano la sua evoluzione, ma questa volta per colpire l’uomo che conquista o che non vuole essere conquistato.
Perché L’arco e la freccia? L’arciere nel buio del bosco non è solo una romantica immagine. Più lo strumento di caccia è primitivo più ci si costringe al contatto ravvicinato. Chi caccia con l’arco oggi Sa che che non caccia per vivere, sa che la sua arma è primitiva e che ha dei grossi limiti tecnici e che il ferimento del selvatico è l’Assoluto da Evitare, e quindi paradossalmente preferisce non azzardare un tiro piuttosto che rischiare un ferimento. Eticamente ha quindi come obiettivo l’avvicinamento estremo (che significa la penetrazione dell’area d’allerta, quella vera, quella protetta da sensi i cui recettori non sono codificati nei manuali d’anatomia) e il più delle volte rinuncia all’atto conclusivo (uccidere) per farsi una risata alla faccia della sua goffaggine.
E la macchina fotografica non può sostituire questa esperienza: non è solo una questione di tecnica e di conoscenza enciclopedica della wilderness, la differenza sta tra vivere il mondo selvatico dal di fuori, da guardone, o viverlo dal di dentro, da predatore.
ALBO ISTRUTTORI
La nostra associazione ha creato un Albo per gli istruttori che operano per la conoscenza delle discipline venatorie con l’arco e gli ambiti interdisciplinari relativi.
L’Albo è corredato da un suo regolamento specifico che vincola l’istruttore a regolari aggiornamenti, e i passaggi sono vincolati al conseguimento di “crediti formativi” ottenibili tramite corsi, esami ed esperienze realizzate presso enti riconosciuti.
L’organizzazione della formazione è demandata alla Commissione tecnica nazionale, formata oggi da sei membri designati dal Consiglio direttivo.
Il sito web dell’associazione (www.unarc.it) disporrà a breve di una sezione specifica destinata alla formazione a distanza. In essa sarà possibile esercitarsi (previa registrazione) e consultare varie dispense. Naturalmente il sostegno di tutor preposti permette quella interattività necessaria ai chiarimenti e agli approfondimenti.
Scopo riflesso dell’Albo è definire un codice deontologico e comportamentale dell’istruttore, e mantenere attivi protocolli (sia attraverso la via telematica che quella tradizionale) che consentano un controllo sul territorio nazionale delle azioni didattiche.




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