UNARC (Unione Nazionale Arcieri Cacciatori) è una associazione senza fine di lucro che si prefigge di tutelare l’immagine e la sostanza della Caccia con l’Arco e di attivare, su tutto il territorio nazionale, percorsi ludici e sportivi inerenti il tiro con l’arco venatorio. UNARC nasce da un gruppo di cacciatori – arcieri italiani, da anni a stretto contatto con realtà organizzate europee e americane.
Il personale docente UNARC, inoltre, è in possesso del brevetto internazionale NBEF (National Bowhunter Education Foundation), fondazione americana riconosciuta da importanti associazioni internazionali di tutela dell’ambiente e della fauna.
L’associazione promuove autonomamente corsi e master specifici per l’ottenimento del brevetto UNARC/NBEF. Nello stesso tempo, si batte con le istituzioni del nostro paese per ottenere in concreto i diritti sanciti dalla legge 968/77, proponendone una regolamentazione seria ed efficace, anche in materia di caccia di selezione.
Negli Stati Uniti più di cinque milioni di cacciatori cacciano la grossa selvaggina con arco e frecce, mentre nella vicina Francia gli arcieri cacciatori abilitati superano i dodicimila iscritti. In Italia alcune migliaia di arcieri praticano il tiro venatorio con l’arco e molti di loro cacciano all’estero e in Italia. In questo quadro, UNARC presta già il suo contributo tecnico per la preparazione e la sensibilizzazione all’attività venatoria con l’arco in Italia.
L’attività: Divulgazione, Formazione e Ricerca
UNARC compie ricerca scientifica in collaborazione con Musei, Università italiane ed internazionali nel campo della behavioural archaeology, nella caccia preistorica e nelle ricerche di archeologia sperimentale attraverso la consociata organizzazione “Paleoworking” (www.paleoworking.org).
L’attività di ricerca, relativa alle tematiche demo- etno-antropologiche applicate alla caccia, si avvale della collaborazione di Università italiane e straniere ed enti di ricerca privati. Il settore scientifico, attivo attraverso programmi specifici in cui sono coinvolti ricercatori nel campo delle scienze antropologiche e naturalistiche, spaziano dallo studio della caccia nella preistoria vista come aspetto condizionante l’evoluzione umana agli studi sull’ecosistema odierno.
L’attività didattica superiore viene svolta attraverso interventi di docenza in Master e corsi di formazione. L’attività di sensibilizzazione e divulgazione nei confronti della caccia con l’arco, più specificamente, viene svolta verso gli arcieri e i cacciatori attraverso il corso UNARC, necessario per ottenere la relativa abilitazione alla docenza nei suoi vari livelli. Attraverso ulteriori corsi di perfezionamento vengono formati Istruttori UNARC in quelle aree del nostro paese in cui se ne manifesta la necessità, di concerto con le amministrazioni e le strutture pubbliche. Il corso UNARC di base prevede tutte le nozioni legate alla sicurezza e all’etica venatoria, alla tecnica di tiro venatorio e recupero del selvatico.
La Caccia Con L’arco: Un Metodo Selettivo?
Perché L’arco e la freccia? L’arciere nel buio del bosco non è solo una romantica immagine. Più lo strumento di caccia è primitivo, più costringe al contatto ravvicinato. Chi caccia con l’arco oggi sa che non caccia per vivere, sa che la sua arma è primitiva e che ha dei grossi limiti tecnici e che il ferimento del selvatico è l’Assoluto da Evitare, e quindi paradossalmente preferisce non azzardare un tiro piuttosto che rischiare un ferimento. Egli ha quindi come obiettivo l’avvicinamento estremo (che significa la penetrazione dell’area d’allerta, quella vera, quella protetta da sensi i cui recettori non sono codificati nei manuali d’anatomia).
La preparazione e la conoscenza dell’etologia, l’umiltà e l’allenamento necessario ad una proficua pratica venatoria con l’arco sono quindi elementi fortemente selezionanti, soprattutto nei confronti del cacciatore. I Corsi dell’ UNARC si basano su questi assunti fondamentali.
La Letalità Della Freccia
Dal punto di vista balistico, la freccia scagliata da un arco da caccia possiede scarso potere d’arresto ma elevatissimo killing power. Il ferimento da proiettile primitivo è causa sempre di emorragia. La qualità (intesa come “efficacia”) della ferita conseguente all’emorragia è funzione del numero di vasi coinvolti (attraversati e lacerati dal proiettile) e del drenaggio della ferita e Il tempo che intercorre tra l’impatto e la morte del selvatico varia in funzione di questo parametro e dell’azione di disturbo causata dal cacciatore che ha inferto il colpo. In altre parole, se il colpo è ben indirizzato in area vitale, a distanza ravvicinata, con l’attrezzatura adeguata e se non viene generato alcun disturbo susseguente, intercorrono da trenta minuti a sessanta minuti perché l’emorragia compia il suo effetto. Statisticamente, su selvaggina di medie dimensioni (70/150 Kg) il percorso compiuto dal momento dell’impatto a quello terminale non supera i 100 metri.
Obiettivi UNARC
Dall’esperienza americana si è evinto il ruolo fondamentale di questo tipo di caccia, soprattutto per ciò che riguarda gli ungulati. La caratteristica più importante è, infatti, il basso impatto ambientale che essa esercita sull’ecosistema, e per questo motivo è vista con un particolare riguardo proprio dalle Agenzie di gestione della Wildlife.
Ciò nonostante, la differenza culturale tra un cacciatore nostrano e uno delle montagne Rocciose non può passare inosservata; è evidente che la ricerca da noi compiuta in un considerevole lasso di tempo, in collaborazione con enti e istituzioni private, ci ha permesso di omologare gli elementi comuni del percorso formativo (soprattutto quelli legati alla sicurezza individuale) ed evidenziare le differenze dovute ad una diversa gestione venatoria e un diverso habitat. Ciò ha permesso di presentare un corso di abilitazione alla caccia con l’arco che in modo molto semplice stigmatizza le principali regole etiche e tecniche, e che illustri al cacciatore non ancora arciere le tematiche tecniche differenzianti con l’arma da fuoco.
Intervenire – a livello sperimentale – su quei fattori differenzianti i regolamenti provinciali (ad esempio nella caccia al cinghiale) e permettere una apertura anticipata o chiusura posticipata per certe forme di caccia significa con estrema probabilità attivare i seguenti meccanismi:
- focalizzare, grazie alla comunicazione di settore ed extrasettore, un’azione assolutamente innovativa a livello europeo, prima in Italia e con poche corrispondenze all’esterno (tranne gli Stati Uniti);
- generare interesse nella comunità di cacciatori locali per la nuova caccia proposta;
- attivare un circuito professionalizzante di formatori ed impianti per il tiro con l’arco (assolutamente carenti oggi in Italia) – i cacciatori tradizionali potrebbero generare una domanda di servizi su 365 giornate all’anno di attività ludico-culturale professionalizzante;
- orientare l’opinione pubblica verso una visione “morbida” della caccia in cui il confronto con il selvatico acquisisce una nuova dimensione più radicata in ambito Culturale;
- permettere un dialogo su diverse basi con il mondo ambientalista, molto attento ad una maggiore preparazione e selezione del cacciatore;
- attivare una rete di tematiche in grado di richiamare dall’esterno cacciatori o arcieri in grado di alimentare la filiera turistica, sportiva e culturale, non solo quindi venatoria.
- allargare a ventaglio le offerte formative attraverso le AA.VV. e generare formatori sul territorio, come tecnici altamente qualificati che potrebbero intervenire direttamente sui piani di controllo, piani faunistici per la caccia di selezione, vigilanza “interna” contro il bracconaggio.
- iniziare una progettualità scientifica per studiare le prassi venatorie tradizionali e giungere ad una collocazione di spicco con il mondo naturalistico e venatorio italiano ed europeo, favorendo gli scambi attraverso convegni, seminari e workshop settoriali internazionali.
Conclusioni
Siamo a disposizione per fornire dati più approfonditi, qualora fosse necessario ed a offrire la nostra collaborazione, forti della consapevolezza di come i tempi possano essere maturi per sviluppare un’offerta sul nostro campo di competenza. Ovviamente mettiamo a Vostra disposizione il nostro bagaglio tecnico e d’esperienza, auspicando terreni comuni di sviluppo su tutto il territorio nazionale, sulla base di un possibile riconoscimento formale reciproco.
Per ulteriori informazioni vi invito a visitare il sito www.unarc.it .
Giovanni Maio




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