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La caccia

A CACCIA CON L’ARCO

Battuta al cinghialeLa legge cornice 968/77 individua l’arco come strumento legittimo per la caccia. Da quel momento l’interesse per la caccia con l’arco nel nostro paese si è accresciuto, pur rimanendo comunque attività di nicchia. Oggi, grazie alla capillare azione svolta su territorio nazionale da pochi “guru” della Caccia con l’Arco e soprattutto all’apertura dimostrata dalla FIDC nei confronti di questa attività, a partire dalla regione Campania, un consistente numero di cacciatori occhieggia con interesse crescente a questa antica forma di Ars Venandi.
L’America oggi conta milioni di cacciatori con l’arco, con regolamentazioni specifiche e calendari che aprono anticipatamente rispetto all’arma da fuoco. Dalle nostre parti si parla una lingua venatoria frutto di una cultura differente e composita, in parte antica, fatta di tradizioni in cui la caccia rappresenta privilegio dei ricchi e dei nobili, in parte moderna, evolutasi per necessità dopo i depauperamenti bellici e in parte contemporanea, viziata dal compromesso politico economico dell’equazione caccia-sport-business. Dagli anni ottanta ha fatto capolino anche una visione alternativa, grazie al dilagare di una certa comunicazione e ai sogni di quella generazione cresciuta e alimentata da film, libri e riviste d’avventura outdoor d’oltreoceano che hanno fatto germogliare la voglia concreta di “selvaggio nostrano”, tra le cui forme simboliche ben si identificano l’arco e le frecce in un contesto di caccia arcaica. Oggi molti giovani cacciatori si rivolgono all’arco e alle frecce, come pure molti appassionati di tiro con l’arco sportivo, spinti da una curiosità (a volte profonda pulsione) alla ricerca di risposte articolate sul rapporto con la Natura nei confronti della propria natura; risposte difficili, forse impossibili, ma molto intriganti.
La caccia con l’arco, per quanti sono attratti dall’indiscutibile fascino di questo antico attrezzo, è certamente riconducibile al nostro essere primordiale e proietta il cacciatore in una dimensione ancestrale particolarmente avvincente.
Naturalmente non tutti avvertono il richiamo di questa forma venatoria; essa ci riporta, inevitabilmente, alle inamovibili regole di sopravvivenza che caratterizzano da sempre il mondo animale e che ha determinato nei secoli il perfetto equilibrio faunistico oggi messo in crisi dall’avvento del mondo tecnologico.
La caccia con l’arco è sistema di prelievo a basso impatto ambientale; ne deriva che le zone limitrofe ai parchi (ed i parchi stessi) possono trarre beneficio da essa, se ben regolamentata e strutturata. Per questo, a vari livelli istituzionali, sono in corso azioni specifiche per sondare la possibilità di creare cacciatori abilitati alla caccia di selezione con l’arco, congiuntamente ad un programma che prevede la creazione di operatori specializzati nella gestione degli ungulati, a cominciare dal cinghiale.

Etica

Cacciare con l’arco non è solo un modo diverso di rapportarsi con il selvatico. L’arciere nel buio del bosco non è solo una romantica immagine. Più lo strumento di caccia è primitivo più ci si costringe al contatto ravvicinato. Chi caccia con l’arco oggi sa benissimo che non caccia per sopravvivere, sa che la sua arma è primitiva e che ha dei grossi limiti tecnici e che il ferimento del selvatico è l’Assoluto da Evitare e quindi, paradossalmente, preferisce non azzardare un tiro piuttosto che rischiare un ferimento. Eticamente ha quindi come obiettivo l’avvicinamento estremo (che significa la penetrazione dell’area d’allerta, quella vera, quella protetta dai sensi del selvatico i cui recettori non sono codificati nei manuali d’anatomia) e il più delle volte rinuncia all’atto conclusivo (uccidere) per farsi una risata alla faccia della sua goffaggine. Forse il cacciare con uno strumento tanto “primitivo” e limitativo è un richiamo a cui risponde solo un particolare individuo, parzialmente libero dal principio edonistico e consumistico, quindi automaticamente e interiormente rispettoso di certe leggi non scritte che hanno accompagnato l’umanità fin dai suoi primordi. Ciò non dipende certo dall’economia del sistema balistico (le frecce sono preziose e molto spesso auto-costruite con amore, una per una), ma è convinzione radicata riscontrabile in molti cacciatori con l’arco e soprattutto in tutti quelli che si sono rivolti all’arco dopo altre esperienze. Una sorta di umiltà indotta dalla limitazione auto imposta, che dà un maggiore valore all’atto; un “sentirsi” più vicini ad un modello ancestrale di uomo che non c’è più; un fatto fisico che in potenza sconfina con la ritualità.

Balistica

Dal punto di vista balistico, la freccia scagliata da un arco da caccia possiede scarso potere d’arresto, ma il ferimento da proiettile primitivo è causa sempre di notevole emorragia. La qualità (intesa come “efficacia”) della ferita conseguente all’emorragia è funzione del numero di vasi coinvolti (attraversati e lacerati dal proiettile/freccia) e del drenaggio della ferita . Il tempo che intercorre tra l’impatto e la morte del selvatico varia in funzione di questo parametro e dell’azione di disturbo causata dal cacciatore che ha inferto il colpo. In altre parole, se il colpo è ben indirizzato in area vitale, a distanza ottimale, con l’attrezzatura adeguata, intercorrono solo pochi minuti perché l’emorragia compia il suo effetto. Statisticamente, su selvaggina di medie dimensioni (70/150 Kg) il percorso compiuto dal momento dell’impatto a quello terminale non supera i 50/100 metri.

Una volta acquisito il concetto fondamentale dell’esercizio venatorio, va detto che nella sua storia e nella sua applicazione la Caccia con l’arco ha presentato modi diversi di attuazione , in dipendenza di luoghi, tempi, avvento tecnologico, genere di selvaggina cacciata e numerosi altri fattori. Se, come detto, in America si contano ormai oltre tre milioni di cacciatori con l’arco, è necessario evidenziare che negli ultimi anni si è registrato anche in Europa un notevole aumento di arcieri cacciatori, che nella sola Francia hanno superato le dodicimila unità.

Sperimentazione

Nella provincia di Salerno, da qualche tempo, si è dato corso ad un importante Progetto Sperimentale sulla balistica terminale dell’arco venatorio alcune squadre autorizzate di cacciatori cinghialai, (Squadra“IL GRIFONE”, Squadra “IL GATTOPARDO”, Squadra “ACTEONE”), operanti nel Vallo di Diano, hanno accolto con entusiasmo la presenza degli arcieri fra i propri componenti, vincendo le iniziali diffidenze dei doppiettari ed imparando in breve a riconoscere le capacità tecniche e la filosofia venatoria che anima i cacciatori con l’arco.

Formazione

Unione Nazionale Arcieri CacciatoriL’UNARC (Unione Nazionale Arcieri Cacciatoriwww.unarc.it ) ) è l’associazione nata a Salerno che si prefigge lo scopo di tutelare l’immagine della Caccia con l’Arco (specialmente in relazione alla caccia al cinghiale) su tutto il territorio nazionale, promuovendo iniziative tese a sottolinearne gli aspetti etici, storici e culturali.
è formata da istruttori qualificati di Tiro con l’Arco Venatorio e di Caccia con l’Arco, tutti con esperienza ultradecennale, che erogano specifica formazione in nome e per conto dell’associazione. Oggi, infatti, non è possibile prescindere dalla necessità di istruire il cacciatore con l’arco insistendo su programmi formativi specifici che includano norme e regole di carattere squisitamente etico, oltre che sulla preparazione tecnica.
I corsi UNARC comprendono essenzialmente elementi di tecniche di Tiro con l’arco da caccia, di faunistica, e di pronto soccorso sportivo ed insegnano che ogni cacciatore è tenuto ad assumere un giusto comportamento venatorio ed evitare di ridurre la caccia a semplice riempimento di carniere, ignorando la protezione da riservare alla selvaggina per mantenere popolazioni di selvatici con effettivi validi e sani.

Se concentriamo la nostra attenzione sulla Caccia con l’Arco, ci riesce più facile evidenziare che il comportamento venatorio di ogni cacciatore è il risultato dell’esperienza di molti e della formazione ricevuta in termini di sicurezza, di conoscenza e, naturalmente, di etica, senza necessariamente scadere in ridicoli controsensi morali e ammettendo con necessaria chiarezza che l’interesse primario di ogni buon cacciatore deve risolversi, in ogni caso, nel recupero della preda ferita.
Anche per questo motivo – e non solo per questo – la nostra associazione ritiene auspicabile una maggiore apertura dei cacciatori arcieri verso il mondo della caccia effettuata con cane da seguito e/o da traccia. Non dimentichiamo che fin dalla preistoria il cane accompagna l’uomo nelle sue operazioni di caccia.

L’attività didattica erogata da UNARC promuove soprattutto questo tipo di caccia e viene svolta attraverso interventi di docenza in Corsi base e Master avanzati per istruttori. L’attività di sensibilizzazione e divulgazione nei confronti della caccia al cinghiale (con arco), più specificamente, viene svolta verso gli arcieri e i cacciatori interessati, con l’attivazione di appositi corsi di formazione. Attraverso ulteriori corsi di perfezionamento, inoltre, vengono formati Istruttori di Caccia con l’Arco in quelle aree del nostro paese in cui se ne manifesta la necessità. Il corso di base prevede tutte le nozioni legate alla sicurezza e all’etica venatoria, all’uso del cane da traccia e da seguito, alla tecnica di tiro e recupero del selvatico.

Giovanni Maio