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Multa di 8.000 euro al vignaiolo eroico. “Ho solo tagliato i rovi”

| 19 giugno 2017 | 3 Comments

Isola del Giglio, se non paga rischia undici giorni di carcere. È colpevole di aver pulito il suo terreno da eriche e ginestre. Ma una parte dell’intervento è stata fatta sull’area tutelata dal Parco nazionale dell’Arcipelago toscano

di Lara Loreti

 

ISOLA DEL GIGLIO . Una multa di 8.000 euro. Che se non pagata, apre le porte del carcere a un produttore vinicolo, che rischia di farsi 11 giorni di galera. Tutto per aver disboscato, senza permessi, un’area di circa 100 metri quadri di macchia mediterranea. Siamo in pieno Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, sull’isola del Giglio, località Mulinaccio: vigne vista mare e vegetazione selvaggia. Una pattuglia di carabinieri forestali è a caccia di trappole per conigli (già trovate in precedenza in quella zona) quando si trova davanti mezzi agricoli e operai.

Siamo nelle proprietà di Francesco Romano Carfagna, produttore vinicolo “eroico” della zona sud dell’isola. Di quelli che sfidano la natura impervia e buttano il cuore oltre l’ostacolo per tirare fuori il meglio del territorio e valorizzarlo nel calice. Solo che questa volta il vignaiolo commette, per sua stessa ammissione, un errore. Disbosca un’area, che è privata, ma tutelata dal Parco, senza chiedere l’autorizzazione. Secondo gli inquirenti, il suo scopo era costruire un sentiero per unire due vigneti. E così taglia di netto eriche e ginestre, vegetazione che fa parte della macchia mediterranea. «Ho tolto rovi, ho solo fatto pulizia», si difende lui. Non la pensa così il giudice, che lo condanna.

 

Gli arbusti tagliati da Carfagna
Gli arbusti tagliati da Carfagna

 


È novembre scorso quando i militari sorprendono gli operai a tagliare piante arboree alte due metri e dell’età di 20-25 anni. I presenti vengono identificati. Ed ecco che scattano le indagini dei carabinieri forestali, guidati da Francesca Fabrizi, comandante della stazione del Giglio, e da Marco Pezzotta, capo dei carabinieri forestali dell’Arcipelago.

«È stata violata la legge quadro che tutela le aree protette con vincolo paesaggistico – spiega Pezzotta – perché quella zona è sotto l’egida del Parco dell’Arcipelago: c’è una protezione speciale anche perché è una zona soggetta alla migrazione degli uccelli. L’obbligo di richiedere l’autorizzazione è a tutela del patrimonio paesaggistico».

«Per il futuro – aggiunge Pezzotta, che due giorni fa ha visitato l’azienda agricola per rendersi conto di persona della situazione – devono essere aumentati gli sforzi di collaborazione tra noi, il Comune e i privati, per favorire le attività agricole tradizionali di pregio come quella in questione». E in un passaggio di una lettera a Carfagna per ringraziarlo dell’ospitalità, Pezzotta scrive che «quando la vigilanza diventa repressione di un illecito, è una sconfitta per tutti. Vuol dire che ognuno di noi ha mancato in qualcosa».

Ma tornando agli atti, a febbraio il gip, su richiesta del pm, si pronuncia sull’episodio contestato. Carfagna si vede infatti recapitare a casa un decreto di condanna in cui viene accusato di aver eseguito lavori su beni paesaggistici, senza la “prescritta autorizzazione” (come prevede il decreto legislativo 42 del 2004). Il tutto in concorso con due persone. Il giudice dichiara dunque Carfagna e gli altri colpevoli «e li condanna alla pena di 8.000 euro di ammenda ciascuno, di cui 2.750 in sostituzione di 11 giorni di arresto». Pagabile anche in 20 rate.

 

 

L'area illecitamente disboscata
L’area illecitamente disboscata

 

Ma Carfagna non ci sta. E si domanda se «ha ragione una legge che equipara il taglio della frasca a una lottizzazione abusiva a scopo edilizio». Prende carta e penna scrive una lettera a vari destinatari tra cui il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e il presidente del Parco, Giampiero Sammuri: «Se fossimo giungla il patrimonio sarebbe giungla. Ma siamo da sempre vigne, orti, frutti. Il patrimonio allora dovrebbe essere vigneto e paesaggio agricolo». E aggiunge: «Il recupero di questa agricoltura così difficile comporta comunque, oltre a una altissima dose di buona volontà e di amore (cuore puro), altrettanto altissimi costi e lavoro manuale enorme. Tanto è vero che gli opportunisti, speculatori, cacciatori di contributi e creatori di aziende fantasma sono piuttosto rari in questi territori, poco adatti ai loro scopi».

http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2017/06/18/news/multa-di-8-000-euro-al-vignaiolo-eroico-che-aveva-tagliato-i-rovi-1.15505160

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Comments (3)

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  1. Ferdinando Ratti scrive:

    Mi verrebbe da dire cosa da chiodi!! adesso se fai a tue spese, anche un piccolo ripristino ambientale per riportare il territorio alle sue origini,vieni sanzionato!!!
    Il parco a mio modesto parere, dovrebbe essere stato creata e istituito per salvaguardare e migliorare l’ambiente, in modo che questi possa essere utilizzato per creare del turismo in un’isola come il Giglio???
    Purtroppo il caso conferma la regola, i parchi vengono istituiti solo per dare poltrone a stipendi ai politici trombati, altro che salvaguardia del territorio.
    un saluto

  2. Giacomo scrive:

    Se fosse l’inizio di indagini in tutti i parchi, in special modo quelli nazionali, allora penso che si farebbe giustizia equa, perchè anche in altri parchi ci starebbe bisogno di controllare a mio avviso, con occhi aperti. :-D :wink: Salutiaaamo

  3. Peter scrive:

    Come volevasi dimostrare, adesso nemmeno padrone del priprio terreno si è più, basta che si insedia un parco e buonanotte ai suonatori. Se quel territorio è destinato a vigneto di pregio che cavolo ci azzeccano rovi e ginestre? Adesso ci vuole l’autorizzazione anche per ripulire da infestanti il proprio fondo? Bell’affare abbiamo fatto con i parchi, altri decidono su come utilizzare i propri terreni. Più schifo di così non si può nemmeno col candeggio. Cari agricoltori continuate a dare il consenso per l’istituzione di parchi così vi ritrovate come il sig. Carfagna, nel gergo si dice: “cornuti e mazziati”.

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