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ABROGAZIONE ARTICOLO 842 CODICE CIVILE

SE NE RIPARLA……E SENZA REFERENDUM

 

http://www.acaccia.com/2017/04/qualcosa-si-muove/

 

 

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Comments (24)

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  1. Giacomo scrive:

    Io sono favorevole all’abrogazione di questo articolo. E sono sicuro che tra non molto ciò verrà fatto. Che muoia Sansone con tutti i filisdei. Almeno si potrà pattuire la caccia direttamente con il proprietario del fondo che sicuramente alla vista dei soldi programmerà il territorio più adatto ai selvatici :mrgreen: Salutiaaamo

  2. Aldo Peruzzi scrive:

    A ruota seguiranno anche funghi, asparagi ed erbe selvatiche?
    Poco male… TUTTI A CERCARE TARTUFI!!!

  3. Ferdinando Ratti scrive:

    Abolire l’art 842 dal codice civile???,vorrebbe dire che la selvaggina NON SARA’ PIU’ patrimonio indisponibile dello stato,il tutto,significherebbe non andare più a caccia per una concessione dello stato,non pagare più le quote di adesione agli ATC/CA,purtoppo però,resteranno ancora le tasse regionali, dove ogni regione potrà stabilire il costo a suo piacimento,
    Ed il proprietario del fondo potrà dire a te si,a te no,oppure mi devi dare questa somma o non entri a caccia.
    Per mè 842 non va abolito, non siamo in uno stato dove la caccia è un diritto e la selvaggina è del proprietario del terreno.
    un saluto

    • Peter scrive:

      Perfettamente daccordo. Inoltre nel nostro Paese la proprietà è molto parcellizzata e ci sono terreni incolti da anni i cui proprietari chissà dove sono. Inoltre non possiamo far diventare la caccia una roba solo per ricchi, un povero cacciatore pensionato o lavoratore con basso reddito si potrà scordare di farsi una mattinata di caccia in santa pace perchè non se lo potrà più permettere e, questo, non mi pare che sia giusto ed equo.

  4. Willow scrive:

    Il timore della fregatura in arrivo, visti i precedenti, è ovviamente altissimo. Però non si può fare a meno di notare che nel mondo, l’anomalia siamo noi: in tutta Europa, e per quanto mi consta, anche nel resto del mondo, la caccia è privata, il proprietario del fondo è proprietario anche della selvaggina che vi risiede.
    Questo anche in paesi che continuiamo a guardare con immensa invidia, venatoriamente parlando, come ad esempio la Francia.
    Non ho tempo di argomentarlo, ma una svolta privatistica comporterebbe anche la fine dei movimenti anticaccia (che infatti esistono solo da noi)

  5. Willow scrive:

    E non mi pare che nel resto del mondo caccino solo i ricchi…

    • Peter scrive:

      Guarda Willow il discorso è valido finchè ci troviamo in paesi dove le proprietà fondiarie sono immense, da noi ci sono luoghi, particolarmente al sud, che in 20 ettari di terreno ci sono 30 proprietari diversi e non mi si venga a dire che in una giornata di caccia, soprattutto col cane, quei 20 ettari non li percorri tutti. Proviamo un pò ad immaginare cosa significherebbe contattare tutti questi proprietari di piccoli appezzamenti e ad ognuno di essi elargire la mancia per entrare nei loro terreni. E poi, francamente, non si sente il bisogno di nuove “gabelle” più di quelle che abbiamo; tassa sul porto d’armi nazionale; tassa per il tesserino venatorio regionale; tassa per l’ATC; assicurazione obbligatoria; tassa anche per associazione venatoria (euro 5,16) e, dulcis in fundo, tassa da elargire ad ogni proprietario dei fondi in cui si intende cacciare. Mi pare che “il troppo stroppia”. Saluti.

  6. Vasco scrive:

    Mio nonno diceva che non tutti i mali vengono per nuocere, certo è che così gestita, la caccia, non ha grande futuro, la vita media del cacciatore ne è la conferma, di chi è la colpa ai posteri……

    Un “patrimonio” faunistico tanto importante, salvezza della caccia,come ungulati, palombe e migratoria in generale non sono a mio avviso gestite nel miglior modo, confido però nel buon senso anche se dubito fortemente ne sia rimasto ancora…..certo è che abrogare l’842 significherà, tornare al medio evo.

    Lo sbaglio, a mio avviso, è delle AA.VV. che non sono riuscite a legare il cacciatore al territorio e di una legge, la 157/92 nata obsoleta.

  7. Alessandro Federighi scrive:

    Ahhhhh…….io ho molti amici pastori……quindi ……..deo mid’affuttu!!!!!!!!!!!!

  8. Vincenzo scrive:

    Spero che non abroghino mai l art 842 del c.c. andare a caccia ci costerebbe sicuramente il quadruplo caccia solo per ricchi come si vedono oggi nelle afv con quote e prezzi esorbitanti….l’italiano? dove può lucrare è il primo in Europa……..gli spagnoli manco scherzano 250 euro per una giornata a tordi….e devi essere pure fortunato ad incarnierarne una quindicina!!!

  9. Alessandro.C. scrive:

    Non lo faranno mai son solo chiacchere

  10. Willow scrive:

    Si, sul fatto che non lo abrogheranno mai sono d’accordo, per la semplice ragione che ci mangiano in troppi, in italia, su questo articolo. Ci mangiano le AAVV e ci mangiano gli animalisti (ci mangiano anche le AFV, ma quelle non contano nulla). Ma lo capite o no che se la caccia diventasse privata le associazioni venatorie, gli atc e gli animalisti non avrebbero più ragione di esistere? Quale credito potrebbe avere un animalista che sostiene che un contadino non ha diritto di vendersi i suoi fagiano, come vende le sue galline o i suoi conigli? E infatti i movimenti degli animalisti esistono solo in italia.
    Sul fatto che diventa una caccia per ricchi, ma dare un’occhiatina fuori dal proprio orticello, no? Guardate che funziona ovunque così (francia, germania , Inghilterra, slovenia, austria ecc). E secondo voi in questi paesi cacciano solo i ricchi? Ma siete fuori.
    Solo che, essendo una cosa di buon senso, essendo una cosa che lede interessi costituiti (che prosperano a danno della collettività, ma chi se ne frega) ed essendo gli italiani un popolo di poveri cog…oni, come alcuni dei commenti sopra dimostrano, non se ne farà nulla. Ma svegliarsi no, eh? Tenetevi la caccia com’è oggi, questa vi meritate. Però evitate di frignare quando sentite come stanno meglio in francia (e in germania ecc…). scusate l’acredine, ma la colpa di comè è ridotta oggi la caccia è colpa in gran parte dei cacciatori e della loro ignoranza (nel senso che ignorano come stanno le cose dove funzionano. Anche perché, volutamente, nessuno glie lo dice)

    • Giacomo scrive:

      Certo caro Willow che molti andranno a ramengo e questo è il bene dell’abrogazione dell’articolo 842. Vedi come qualche dirigente sopra Anlc se le subito sentita nel fondo schiena !! Ciao AC. :mrgreen: Salutiaaaamo

    • Alessandro.C. scrive:

      willow. Lo Stato non si priverà mai di una sua proprietà non ci pensi neanche lontanamente; Le strategie legislative di tutela della sopravvivenza della fauna selvatica muovono, tradizionalmente, dall’individuazione di specifiche specie animali sottratte, in tutto o in parte, al libero esercizio dell’attività venatoria. Il primo testo legislativo in uso in età repubblicana – ma promulgato in precedenza –, il r.d. 5.6.1939, n. 1016, testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e l’esercizio della caccia, individuava quale oggetto dei diversi regimi di tutela ivi previsti la “selvaggina”, distinta in selvaggina ordinaria, selvaggina stanziale protetta e selvaggina assolutamente protetta (artt. 1, 2, 3, 38). La categorizzazione dei tre tipi di selvaggina procedeva attraverso la pedissequa indicazione di ciascuna specie animale legislativamente ricompresa sotto l’uno o l’altro genere. Per ciascuna categoria di selvaggina erano previste speciali restrizioni all’esercizio dell’attività venatoria, caccia e uccellagione, tutelate da sanzioni penali. Eccezioni erano previste per le bandite, le zone di ripopolamento e cattura, le riserve (artt. 43 – 67 bis). Le modalità di caccia ed uccellagione subivano ulteriori limitazioni finalizzate a non ledere gli interessi di privati imprenditori, a non turbare il possesso dei fondi da parte dei proprietari, a non porre in pericolo la pubblica incolumità e l’ordinato svolgimento della vita lavorativa (artt. 16 – 42).Fino all’emanazione della l. caccia, nel 1977, l’imposizione di limitazioni di natura pubblicistica all’esercizio dell’attività venatoria nei confronti delle specie animali protette fu l’unico reale strumento di tutela della fauna selvatica. Tutti gli animali selvatici restavano, per quanto non previsto dalla normativa vincolistica, proprietà privata del proprietario del fondo oppure di colui che, nel rispetto della vigente legislazione in materia di caccia, se ne fosse impossessato. Tale impossessamento determinava l’occupazione dell’animale e pertanto – essendo l’occupazione un mezzo di acquisto a titolo originario della proprietà – la costituzione in capo all’occupante della proprietà della selvaggina legittimamente catturata (artt. 842 e 923 c.c.).
      La promulgazione della l. caccia determinò una rivoluzione copernicana nel concetto di tutela statuale della fauna selvatica, con la costituzione ope legis, in capo alla Repubblica, del diritto di proprietà sulla fauna selvatica esistente sul territorio nazionale.
      L’intera materia è stata riordinata dalla vigente l. 11.2.1992 n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.
      La l. 11.2.1992, n. 157 qualifica come fauna selvatica oggetto della tutela legislativa (art. 2) le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale. Sottopone a speciale protezione alcune specie di animali pedissequamente elencate nonché tutte le altre specie animali che vengano – anche successivamente – qualificate da direttive comunitarie, convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri come minacciate di estinzione. Esclude dalla tutela le talpe, i ratti, i topi propriamente detti e le arvicole……………e via di seguito

      • Willow scrive:

        Senti, apprezzo la dotta dissertazione storica. Che però, perdonami, non cambia nulla di quello che dicevo io. La rivoluzione copernicana fatta in italia, a me non sembra proprio che abbia prodotto benefici, rispetto a TUTTI gli altri paesi europei.
        Tutti altri paesi europei che invece, rimasti col sistema Tolemaico che avevamo anche in Italia prima della vituperata 157, cacciano tutti molto di più di noi, pagano meno di noi (almeno in Germania e Francia, realtà che conosco direttamente), non hanno tra i piedi le AAVV e gli ATC e soprattutto non hanno in alcun modo l’attacco continuo da parte degli animalisti, cosa che esiste SOLO in Italia.
        Fermiamoci rapidamente su quest’ultimo punto. Il problema degli animalisti è proprio nella 157, che assegna – caso unico al mondo – la selvaggina allo stato. Quindi a TUTTI, anche, a pieno diritto, a quelli che sono contrari alla caccia. Scusa, se il leprotto, a quello che dice la legge, è anche di loro proprietà, hanno o no diritto a pretendere che tu non glielo ammazzi? E se glielo ammazzi lo stesso, hanno o no diritto di dire che sei uno schifoso? Secondo me si.
        Se invece il leprotto, come in tutta europa, appartenesse, ovviamente in modo regolamentato, al proprietario del fondo – come ad esempio gli alberi che stanno sullo stesso fondo – e quindi non fosse più di proprietà degli animalisti, che diritto avrebbero i contrari alla caccia di impedire che il contadino si venda il suo leprotto come si vende i suoi conigli? Il primo a protestare verrebbe preso a calci nel sedere da chiunque, o no? Ma è così difficile capirlo?
        E’ per questo che questa legge non passerà mai, e non per le ragioni di tradizione storico-giuridica che hai dottamente ricordato. Non passerà perché il ritorno ad una caccia Europea sancirebbe la fine di una serie di associazioni (venatorie ed animaliste) che in questo sottobosco della politica ci campano da anni, facendosi guerra finta e spartendosi soldi veri – assicurazioni, tessere, donazioni, 8X1000. Poi, nel caso qualcuno proponesse di ritornare a cacciare in italia come si caccia ad esempio in Francia, sarebbero sufficienti un paio di slogan (“gli animali selvatici sono di tutti”, “vogliono far cacciare solo i ricchi”, sono i primi che mi vengono in mente), gli italiani, cacciatori e non, abboccherebbero come ebeti, come abbiamo sempre fatto e come anche alcuni interventi di questo forum dimostrano, e potremmo continuare a non cambiare assolutamente nulla anche sul tema caccia. Tenendoci la meravigliosa caccia che abbiamo. E rosicando come poveri disgraziati tutte le volte che ci raccontano, ad esempio, come vanno le cose in Francia.

        • Alessandro.C. scrive:

          E’ chiaro che in Italia la caccia come l’ambiente e’ un prodotto politico da tenersi ben stretto. Non possiamo far paragoni con la Francia o peggio ancora con la Germania. In Francia hanno, ad esempio, un governo che sostiene ogni scelta venatoria, hanno tempi piu’ lunghi di caccia, perché l’applicazione della direttiva è avvenuta in maniera scientifica e non politica come in Italia. Non sai ad esempio che la nascita del kc e’ frutto di un ricorso della lipu Francese, un tempo in Francia cacciavano le marzaiole dal luglio dal 14 in poi, come tradizione legata alla presa della Bastiglia, si appellarono alla convenzione di Parigi, sempre per il principio che la fauna e’ anche in Francia, proprietà collettiva internazionale, sancita proprio dalla direttiva uccelli ed altre convenzioni. Persero la causa i cacciatori Francesi, fu modificata la direttiva nacque il comitato Ornis, espressione scientifica dell’EU, obbligarono tutti gli stati aderenti a rispettare il divieto di caccia da marzo al primo di agosto, comunicando alla stessa, le date di inizio migrazione-prenuziale e termini cure parentali, sicchè non è vero che gli animalisti in Francia come in altre parti, non mettono bocca, lo possono fare proprio per il principio sancito dalla direttiva uccelli(patrimonio internazionale) La stessa convenzione fu usata in Italia per chiudere la caccia ai tempi della 968 e referendum al 28 febbraio. Non cambia il concetto di fauna proprietà internazionale, visto che abbiamo aderito ad un dettame sovranazionale di saggio utilizzo delle risorse, la 157 e’ una legge di protezione con un principio che anticipo la direttiva eu acquisendone la proprietà statale. Gli atc son la copia di quelli Francesi, strutture semi-private di II GRADO tra pubblico e privato le regioni su indicazione statale, assegnano la “gestione” del territorio e della fauna a queste strutture con partecipazione volontaria diretta degli agricoltori. Ok, la trasformano in struttura privata di I GRADO CHE CAMBIA? Nulla, oggi come domani devi sempre esser iscritto a un atc diversamente non scendi dall’auto e’ chiaro che per certi aspetti l’842 e’ già stato superato e abrogato. Tra l’altro gli agricoltori non vogliono che la fauna sia legata a loro, sanno che non esiste margine di guadagno, non ce’ una risposta economica adeguata, forse lo poteva esser 15/20 anni fa, non son scemi. Contestualmente lo stato NON legherà mai la fauna alla proprietà fondiaria, proprio per il principio di tutela e proprietà Statale, non torna indietro ai tempi del testo unico sulla caccia, che all’epoca era proprietà del contadino. Son solo trastole mediatiche codeste che non portano a nulla. Chi scrive determinati articoli, tenta solo, non avendo conoscenza della situazione politica/associativa, di impacchettare una propria idea tentando invano di far tendenza. Ma li finisce. Non esiste nessuna volontà politica di farlo, non interessa agli agricoltori, e ne al mondo venatorio.

  11. Alessandro.C. scrive:

    Non capisco questa sua perseveranza nel voler postare “punti di vista” di un’altra testata.
    Vista l’insistenza, ovviamente rispondo solo qui, perché il Cacciatore è molto seguito.
    Si parte da un principio totalmente errato della definizione dell’842, gia’ oggi il proprietario del fondo può opporsi al cittadino NON munito di licenza di caccia, il quale può esser denunciato. Gia’ oggi il proprietario con richiesta specifica alla Regione puo’ apporre il fondo chiuso. Domani sarebbe la stessa identica cosa, con l’aggiunta che neanche i cacciatori possono piu’ accedere se non autorizzati. Detto principio e’ stato ampiamente superato con la nascita degli atc. Il cacciatore ha diritto all’iscrizione ad almeno un atc di residenza anagrafica, ma puo’ richiederne a pagamento, anche 10 se accolto diversamente non scendi dall’auto, domani secondo il “punto di vista” saresti “libero se accettato” in queste nuovi consorzi. cosa e’ cambiato? NULLA! Anzi si, interessi personali su un bene pubblico! perdiamo ad esempio il regime di mobilita, che esiste da anni al centro Italia. Il punto suggestivo, ma suggestivo forte, quando si afferma; “che un domani gli animalisti non darebbero piu’ fastidio al mondo venatorio” :mrgreen: :mrgreen: E certo la selvaggina resta sempre e comunque proprietà indisponibile dello Stato secondo il “punto di vista”. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale. La fauna selvatica è considerata patrimonio indisponibile, per cui nessuno può disporne liberamente e la sua tutela è nell’interesse di tutti i cittadini, anche a livello sovranazionale.
    E’ chiaro che l’abolizione dell’842 e’ solo una trastola fine a se stessa. Sicche’ esiste ed esisterà sempre e comunque un interesse oggettivo tra le due parti, tra noi e gli ambientalisti, i quali ieri come domani, potranno intervenire sui relativi atti amministrativi regionali. Come del resto avviene anche all’estero, mi sembra evidente la non conoscenza delle migliaia di cause impiantate dagli animalisti di altri stati europei, esistono decine si cause su questo interesse collettivo. La TASP;il territorio agro-silvo-pastorale è soggetto alla pianificazione faunistica – venatoria che Province e Regioni sono chiamate ad attuare attraverso una destinazione differenziata del territorio stesso. Tale pianificazione punta alla conservazione della fauna selvatica al fine di conseguire la densità ottimale attraverso il miglioramento delle risorse dell’ambiente e la regolamentazione del prelievo venatorio.
    La caccia è ammessa, dunque, e giustificata purché rappresenti una fonte di prelievo razionale, proporzionato alla consistenza del patrimonio faunistico. Non esiste una correlazione oggettiva diretta a cio’ che afferma lasciando solo le agrituristiche a pagamento, inserendo i consorzi “privati” in quanto la materia resta delle regioni e dello Stato, abolendo gli atc a pagamento, paghi i consorzi, su un eventuale beneficio futuro :?: :?: :?: :?: Vendita della selvaggina; in alcune regioni si sta sperimentando con successo la filiera della carne selvatica , ed e’ il primo passo verso lo sdoganamento della stessa, sempre nel rispetto della direttiva comunitaria che pone paletti ben precisi sulla commercializzazione della selvaggina, la quale ha modificato la 157.Ha citato gli USA, in America esiste sia la caccia pubblica libera sul demanio, sia quella privata a pagamento, sia quella con richiesta ai proprietari dei fondi per gestirla, li stiamo parlando dell’immensità dei territori..su via siamo seri!. L’unica forma pura di selvaggina,come bene mobile legato alla proprietà e’ quella in UK. Il resto del “punto di vista” solo un punto di vista. Non esiste nessuna volontà politica di farlo, non interessa agli agricoltori, e ne al mondo venatorio è diventando stucchevole codesto argomento.

  12. Massimiliano scrive:

    Buonasera Alessandro..

    Se Lei preferisce fare come il cammello o come le tre scimmiette,nessuno può impedirglielo ma Le ricordo cortesemente che le notizie pubblicate sul portale non necessariamente hanno bisogno del suo o altro avallo.

    La saluto con stima.

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