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La storia dei collari elettrici

| 7 agosto 2014 | 4 Comments

L’odio per l’uomo ammazza anche gli animali
La storia dei collari elettrici

Massimo ZarattinPiù volte il mondo ragionevole si è interrogato se l’ideologia animalista, tanto di moda negli ultimi anni, sia più una questione di amore nei confronti degli animali oppure solamente uno sfogo dettato dal particolare momento storico che sta attraversando l’occidente, sfociante in “odio” nei confronti dei propri simili. Non può infatti sfuggire come molte battaglie animaliste, spacciate anche per salvaguardia ambientale e “bevute” per buone da un’opinione pubblica sempre meno attenta, mirino a colpire l’uomo con livore piuttosto che protendere al vero benessere degli animali.
Ad esempio, la crociata contro la sperimentazione animale, la cui furba propaganda animalista continua a chiamare vivisezione (sezione in vivo), pratica che non esiste più da trenta anni, è il triste e desolante segnale che si stanno invertendo le priorità esistenziali. Per qualche perversa ragione, i topi di laboratorio, unico modello scientificamente attendibile in questo momento il cui impiego nella sperimentazione può salvare la vita ai nostri figli, diventano più importanti dell’uomo ed andrebbero, a detta degli animalisti, liberati. Siamo al paradosso che si vorrebbero salvare quei pochi topi impiegati annualmente negli esperimenti per la ricerca di nuove strategie nella cura di malattie anche rare ma, ad esempio, nessuna crociata ed alcuna voce viene spesa per i milioni di topi che, silenziosamente, vengono derattizzati nelle città d’Italia (2 milioni all’anno nella sola città di Milano). Quale parametro di buon senso può spingere a tali azioni, talvolta portate avanti anche con atti di terrorismo e violenza?
Valutate le argomentazioni degli animalisti, i deboli principi sulle quali poggiano, le assurdità ed i deliranti controsensi cui continuamente incappano questi nuovi paladini dei più “deboli” (classico termine antispecista usato però da chi invece si definisce specista), ci sarebbe da archiviare la faccenda come una delle tante stranezze e bizzarrie moderne, figlie della noia e del benessere. Purtroppo, complice l’ignoranza di un uomo che conosce sempre meno gli animali ed una buona parte della politica che ha fatto male i conti su cosa in realtà rappresentano queste voci in termini di voti, ci ritroviamo a sobbalzare dalla sedia ogni volta che viene pronunciata una sentenza, dettato un pronunciamento e, ahimè, promulgata una legge per il cosiddetto benessere animale.
Uno dei casi più strani e preoccupanti è la faccenda che riguarda appunto il collare elettrico impiegato nell’addestramento dei cani da caccia. Pare impossibile che il buon senso del legislatore e quello dei giudici non imponga un approfondimento in merito al suo uso, agli effetti ed ai benefici che ne derivano al cane. Pare si agisca d’impulso, senza tener conto delle conseguenze per gli animali, abbagliati e guidati da una “non ragione” che segue come ipnotizzata il piffero magico dell’ideologia animalista.
Per chi non conosce le caratteristiche di questi collari e si sofferma alle urla dei nuovi crociati animalisti, rabbrividendo senza approfondire al solo pensiero di quel qualcosa che si chiama “elettrico”, riassumo molto semplicemente in 3 punti come in realtà funziona questo collare nella stragrande maggioranza dei casi:
1) La scossetta istantanea che agisce a distanza tramite un telecomando è di intensità regolabile ed è pari a quella che qualsiasi umano prende scendendo dall’auto;
2) I collari sono dotati di un beep sonoro che precede l’eventuale impulso elettrico;
3) Sono sufficienti due o tre impulsi elettrici per non far più compiere al cane quella determinata azione per tutta la vita. Successivamente basta far indossare al cane il collare ed eventualmente avvisarlo solo con il sonoro.
Chiaro? In un cane da caccia quei due o tre impulsi elettrici, pari al fastidio della quasi impercettibile scarica elettrostatica dell’auto ed impartiti all’occorrenza nel corso di un addestramento che dura mesi, bastano a “regolare” il cane da caccia per tutta la vita.
E’ ridicolo dire che si tratti di maltrattamento; è inspiegabilmente assurdo seguire nei giudizi le deliranti voci di chi non sa e vuole ergersi ugualmente a paladino degli animali.
Cosa risolvono quegli impulsi in un cane? Perché a volte risulta così determinante un comando a distanza che si è rivelato essere l’unico strumento efficace in certi addestramenti? Ebbene! È semplicemente determinante per la salvezza del cane stesso.
Un cucciolone di pochi mesi, non esperto, tende a seguire la selvaggina (per non parlare dei cani da seguita il cui compito è proprio quello) ed inevitabilmente la può seguire anche passando strade o centri abitati. Se il cane non si ferma, e sappiamo bene che nessun comando vocale riesce nell’intento vista l’adrenalina cui è soggetto il cane in quelle determinate situazioni, rincorrendo una lepre, un capriolo o un fagiano, non solo può finire sotto un’auto ma, cosa ben più grave (almeno per noi che non paragoniamo la vita di un uomo a quella di uno scarafaggio), mette a repentaglio la vita di altre persone.
Abbiamo barattato, in nome di un presunto “benessere animale”, la vita del cane per il compiacimento di qualche animalista di città che soddisfatto, a suo dire, di aver salvato il mondo a partire dai cagnolini e dai gattini, costringe magari il suo di cane, rigorosamente castrato (questo non è maltrattamento?), a vivere all’interno di un appartamento di 40 mq.
E’ difficile, valutando obiettivamente la questione dell’impiego dei collari elettrici per i cani da caccia, e sapendo che il loro uso potrebbe portare ad una condanna penale per maltrattamento, non trascendere l’aspetto dei valori che intridono il rapporto uomo-animali, per approdare ai veri motivi che spingono alcuni animalisti a combattere, come in questo caso, contro la stessa vita del cane e, non dimentichiamolo, delle altre persone cui potrebbe far male se queste azioni non venissero fermate in tempo dall’addestratore.
Una risposta a tale quesito io me la sono data: non v’è ragionevolezza argomentabile e comprensibile dal buon senso se non intravvedendo in queste battaglie animaliste un disagio esistenziale di alcune persone, la cui estrazione culturale non può che essere quella urbana, che sfocia talvolta in un livore profondo verso i propri simili, e non. E’ odio, battaglia da combattere, quella contro i cacciatori, gli allevatori, i pescatori, gli agricoltori e, come per la questione dei collari elettrici, nei confronti dei loro animali.
C’è solo da sperare che l’odio insito talvolta nell’ideologia animalista non riesca a penetrare nel collettivo comune, spacciandosi per una forma di “amore” nei confronti della vita in generale perché, come abbiamo visto, almeno nei casi succitati, non lo è affatto.

Massimo Zaratin

 

 

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Comments (4)

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  1. alessandro federighi scrive:

    Concordo con Zaratin……….inoltre il collare “elettrico” correttivo,ha salvato tanti cani da caccia che attaccavano le pecore(da noi con 4.000.000 di capi è un grosso problema che può creare serie conseguenze)dalla corda……….ricordo un kurzar di un amico che ,ottimo cane,quando vedeva un gregge perdeva la testa e……addio…..danni importanti….in alcune zone,può nn bastare risarcire…………dopo una cura col collare,appena vedeva pecore…..viaaaa……aveva collegato che fossero le pecore a dargli la scossa!!!!!!!!!!!!!!se nn l”avesse salvato,il proprietario ,nn era certo tipo da LIDA!!!!!!!!!! :-? :-?

  2. LARA scrive:

    Comunque Zaratin se è una piccola scossetta come scendere dalla macchina… io sono disponibile a farti provare con il telecomando a distanza…tutti i livelli mica avrai paura? di una scossetta? riguardo al cane, che dava alle pecore, c’è una cosa quando si adotta un cucciolo prima di portarlo a caccia che si chiama ADDESTRAMENTO!!! andrebbe fatto! Purtroppo in italia si ha la brutta abitudine di lasciare il cane per i fatti suoi fino al momento della caccia e poi trovargli tutti i problemi. Come mai in Germania i cani rispettano ogni tipo di animale domestico? Sono più intelligenti? E poi si risolve con metodo veloce la panacea di chi non sa addestrare un cane . IL COLLARE ELETTRICO.

  3. alessandro federighi scrive:

    Lara ,perdonami,ci sono cani che tendono ad avere questa aggressività……..in una regione (come la mia Sardegna)dove ci sono molte pecore,la tentazione può essere sicuramente messa alla prova 10 volte di più rispetto a territori che nn hanno questo tipo di economia,,,,,,,noi siamo ospiti in casa d”altri,alcuni più comprensivi,altri meno………….o il cane capisce che NN deve attaccare il bestiame o prova il collare………..l”altra soluzione è la corda che a noi piaccia o meno…………lasceresti una muta di segugi che andati fuori mano x un cinghiale,rientrando sterminino greggi di persone che ,hanno già problemi x altri fattori????(io no)allora il cane deve capire sennò amen ………….credimi meglio la scossettina………saluti

  4. alessandro federighi scrive:

    dimenticavo …….x discorso addestramento vedi ,nn siamo proprio degli sprovveduti,abbiamo cani da sempre………….è un pò come il cane che incontra il cinghiale e……busca una zannata…………se è furbo e intelligente,starà sempre più attento,se nn saprà gestire la sua esuberanza ,morirà x mano del verro……….nn tutto si può correggere ……..

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