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Armi, se non curstodite in luogo sicuro, e’ reato

| 4 agosto 2014 | 7 Comments

Porto d’armi: se non nascoste in luogo sicuro, è reato di omessa custodia

Tar“I poteri discrezionali concessi all’amministrazione della p.s. dagli articoli 39 e 43 del t.u.l.p.s. (rispettivamente per il divieto di detenzione di armi e munizioni, e per la revoca della licenza di porto d’armi) non hanno natura e finalità sanzionatorie. Non implicano necessariamente un giudizio d’illiceità sui comportamenti dell’interessato; e non hanno come presupposto necessario che quei comportamenti siano stati giudicati illeciti in sede penale (anche se è vero che in presenza di talune condanne l’autorità di p.s. è tenuta ad intervenire). I provvedimenti in materia hanno invece lo scopo di prevenire i sinistri (non necessariamente intenzionali) che possono derivare da un uso inappropriato delle armi, vuoi da parte del legittimo detentore, vuoi di terzi”.

Lo ha affermato il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 3763 depositata il 16 luglio 2014, in una vicenda riguardante la revoca della licenza di porto di fucile da caccia e il divieto di detenere armi e munizioni nei confronti di un soggetto, a causa del giudizio di inaffidabilità riguardo alla custodia delle armi stesse e del materiale analogo originato dal suicidio del fratello all’interno della sua abitazione e mediante il suo fucile.

Denunciato l’uomo all’autorità giudiziaria per il reato di omessa custodia delle armi, previo sequestro delle stesse, i Carabinieri trasmettevano gli atti alle autorità di pubblica sicurezza competenti per i provvedimenti amministrativi del caso. Mentre la denuncia penale veniva archiviata dal Gip, l’autorità di p.s. riteneva invece di adottare i provvedimenti di revoca della licenza di porto d’armi e di divieto di detenzione di armi e munizioni.

L’interessato presentava, quindi, ricorso al Tar e, dopo il rigetto, appello al Consiglio di Stato riproponendo e sviluppando le censure già disattese.

Confermando i provvedimenti emessi dall’autorità di pubblica sicurezza, considerati logici e proporzionati al caso in esame, il giudice amministrativo ha osservato che la stessa forza dei fatti, appartenenti al “genere di eventi che l’autorità di p.s. ha il compito di prevenire”, denota “la ridotta affidabilità del soggetto nella custodia delle proprie armi o quanto l’inefficacia delle precauzioni da lui adottate”.

Pertanto, affermando che “i provvedimenti interdittivi sono possibili e legittimi (o anzi doverosi) anche qualora il legittimo detentore sia pienamente affidabile per quanto riguarda il corretto impiego delle armi da parte sua, ma non sia altrettanto affidabile riguardo alla cautela che pure è tenuto ad adottare per prevenire che le armi da lui legittimamente detenute vengano nella disponibilità di terzi”, il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello e condannato il ricorrente al pagamento delle spese.

(www.StudioCataldi.it)

 

 

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Category: Armi e Munizioni, Generale, Leggi/Politica

Comments (7)

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  1. Ferdnando Ratti scrive:

    Condoglianze al cacciatore per la disgrazia successa.
    Mi piacerebbe sapere però in che posto custodiva le armi da caccia?.
    Perchè la cassazione per quanto riguarda la custudia dice in una maniera, il consiglio di stato dopo questa sentenza in un altra!!!.

  2. Peter scrive:

    Sentenza a dir poco sconcertante se si considera che la Suprema Corte di Cassazione ha più volte sentenziato diversamente; tuttavia è necessario conoscere bene i fatti così come avvenuti e la vicenda nel suo complesso. Una cosa è certa, se il fratello del malcapitato aveva intenti suicidi l’avrebbe fatto anche con altri mezzi e prima o poi si sarebbe tolto la vita. Temo tuttavia che il suicida aveva la facile disponibilità delle armi, magari conosceva bene dove e come il fratello li custodiva, dove teneva le chiavi degli armadi di custodia, ecc…; insomma se non si conoscono bene particolari, la nostra è solo aria fritta.

    • loredano da Bologna scrive:

      A seguire stralcio della sentenza, con disamina dei fatti,pubblicata su sito di uno studio legale.
      Mi pare che le sentenze della cassazione pregresse non vengano in tale caso minimamente scalfite.

      Si tratta del suicidio di un fratello del ricorrente, avvenuto all’interno dell’abitazione di quest’ultimo e mediante il colpo di un fucile da caccia ivi conservato.
      L’episodio aveva avuto uno svolgimento singolare. Il suicida, prima di commettere il gesto, aveva annunciato le sue intenzioni ad una parente e ad un amico. Costoro avevano allertato i Carabinieri, i quali si erano immediatamente recati (nottetempo) nel luogo dove si trovava la persona che aveva minacciato il suicidio, e cioè presso l’abitazione dell’attuale ricorrente, facente parte del complesso aziendale di una tenuta agricola di famiglia. Il suicida ha sparato il colpo mortale mentre i Carabinieri si trovavano ancora all’esterno dell’abitazione insieme al ricorrente e ad altre persone.
      Tutti gli astanti, udito il colpo, sono entrati nella casa ed hanno trovato il suicida ormai esanime. Le circostanze hanno quindi permesso ai Carabinieri di verificare de visu e con immediatezza quante armi fossero detenute nell’abitazione e dove si trovassero. Hanno così constatato che armi e munizioni erano sparse liberamente e alla rinfusa nella camera da letto del ricorrente e in locali adiacenti.
      Il materiale è stato immediatamente sequestrato ed è stato redatto un verbale di sequestro (sottoscritto anche dall’attuale appellante) nel quale per ciascun oggetto (armi e rispettivamente munizioni) è indicata la collocazione nella quale era stato reperito.
      4. Sulla base di questi elementi di fatto, i Carabinieri hanno denunciato l’appellante all’autorità giudiziaria di Siena (luogo dei fatti) per il reato di omessa custodia delle armi ed hanno trasmesso gli atti alle autorità di pubblica sicurezza competenti per i provvedimenti amministrativi del caso.
      La denuncia penale è stata archiviata dal G.I.P. di Siena su conforme richiesta del pubblico ministero. Invece le autorità di pubblica sicurezza di Roma (luogo di residenza dell’interessato) hanno adottato i provvedimenti impugnati nel presente giudizio.
      I provvedimenti delle autorità di p.s., oltre ai fatti sopra ricordati, fanno anche menzione della circostanza che l’attuale appellante, circa due anni prima, era stato formalmente ammonito a custodire correttamente le armi per evitare che potessero impossessarsene «persone estranee o coabitanti» (l’ammonizione non si riferiva nominativamente al fratello A., ma la Questura intendeva proprio di evitare che le armi venissero a portata di mano di costui, sia pure per ragioni diverse dalla propensione al suicidio, non ancora manifestata).

      • Peter scrive:

        Se le cose stanno nel modo indicato, allora ben gli sta, d’altro canto era stato già ammonito. Quello che mi fa stupore e che mi fa rimanere perplesso è come mai il GIP abbia archiviato il caso perchè stando così le cose l’omessa custodia ci sta tutta.

  3. peppol@ scrive:

    effettivamente se erano sparse…ma siamo sicuri che non si sarebbe ammazzato ugualmente indipendentemente dalla reperibilita di un fucile ?

  4. emilio scrive:

    Anch’io ritengo che se il fratello voleva suicidarsi in quel modo avrebbe avuto senz’altro la possibilità di prendere fucile e cartucce, anche se custodite in un armadio metallico, poichè senz’altro era a conoscenza di dove si trovava la chiave.

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