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Radio bosco: Polli d’Italia, unitevi

| 18 luglio 2014 | 3 Comments

Sergio GunnellaPer aprire spiragli nel velo del futuro, l’ uomo ha inventato alchimie, perseguito misteri, raccontato imposture talmente alte da non riuscire a farle saltare neppure ai cavalli!
Lo hanno fatto tutti i popoli, perfino i nostri antenati d’ occidente, che pure ci hanno lasciato l’ immenso patrimonio di razionalità e cultura che ha fondato la nostra civiltà. Ci insegnavano la logica e intanto praticavano la divinazione. Qualche volta in forme persino ridicole. Ma tant’ è. Ricordate i polli di Roma? Essi dovevano essere interrogati prima di qualunque decisione bellica: se beccavano il mangime offerto loro, allora tutto sarebbe andato liscio come l’ olio; altrimenti guai in vista!
Per lo più i polli beccavano e…Roma vinceva. Quale rapporto ci fosse fra le due cose, nessuno l’ ha mai capito. Tuttavia Appio Claudio Pulcro, comandante della flotta romana nel 249 a.C., dando ascolto al proprio spirito anarchico, non volle seguire l’ indicazione tramandatagli dai suoi avi. Nell’ attacco contro i Cartaginesi a Trapani, poiché le bestie parevano del tutto inappetenti, le buttò in mare gridando: ‘Se proprio non vogliono mangiare, che almeno bevano!’. I romani persero e ancora una volta i polli ebbero ragione. Ma io continuo a stare con Pulcro.
Venendo ai tempi nostri e al mondo legato alla ruralità e alle tradizioni che tanto ci riguarda da vicino, la storia è ancora piena di negromanti, stregoni, persone ritenute in grado di predire il futuro o addirittura di condizionarlo. Basta leggersi i calendari venatici che, ogni anno dicono agli Uomini dei Boschi cosa devono fare, iperboleggiando tutto e il contrario di tutto. Essi cambiano a ogni tornata e la mia proposta di farli adottare per almeno cinque anni rimane nel libro dei sogni! A ogni apertura di caccia la follia si rinnova, in barba a polli che – a ben guardare – ci assomigliano tanto, dal momento che a ogni rinnovo di licenza, a beccare siamo noi. Eccome se becchiamo!
Nel circo del nostro ‘calendario di Frate Indovino’ i cosiddetti tecnici si mescolano spudoratamente ai politici e ai faccendieri della ‘gestione faunistica’; insieme decidono, ordinano, intimano, sanzionano, facendo ingollare, a noi che li manteniamo con il rinnovo dei versamenti statali, regionali e locali (leggi ATC), ogni sorta di scelleratezza. Beccacce col cappotto, richiami vivi costretti a ballare la danza del ventre, Quaglie sulle stoppie quando le stoppie non ci sono più, Marzaiole a gennaio, Tortore che sognano il sole dell’ agosto italiano, erba medica misurata col decimetro, orari da orologio postato su Greenwich, Starne che rimangono cacciabili anche per coloro che non le hanno mai viste, e via dicendo….
Ma il futuro, si sa, anche quello della caccia, è frutto della volontà e dell’ opera nostra, e non di previsioni blasfeme di coloro che della caccia non ne conoscono neppure la declinazione. In caccia non si tratta di prevedere o di inventare, ma di fare. Del resto furono proprio i romani dei polli a lasciarci un proverbio che smentisce ogni predestinazione: ‘Unusquisque faber fortunae suae’, così come Sallustio fece dire a Appio Claudio Cieco (ognuno il suo futuro se lo fa). Segno è che i più intelligenti sapevano benissimo come vanno le cose.
Quindi, bando agli oroscopi e alle invenzioni che si rinnovano a ogni apertura di caccia! Rimbocchiamoci tutti le maniche e, con l’ aiuto di Diana, cerchiamo di realizzare il futuro che abbiamo saputo progettare e realizzare fino a oggi. Se sapremo scegliere rappresentanti che per le loro scelte future smetteranno di trattarci come i polli degli antichi romani, forse avremo una speranza in più per sopravvivere. Rimbocchiamoci le maniche. Le elezioni regionali sono alle porte. Il futuro è nostro.

Sergio Gunnella

 

 

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Category: Radio bosco

Comments (3)

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  1. Pasquale (Nato cacciatore) scrive:

    Buongiorno caro Sergio Gunnella. Come sempre apprezzabile la sua esposizione dei fatti, in ogni caso mi vien voglia di sottolineare che più che associarci ai “polli romani” nella parte finale, forse, era appropriato considerare che rischiamo di fare la fine dei “capponi di Renzo”!

    • Giacomo scrive:

      Caro Pasquale, in alcuni contesti Campani come nel Salernitano non si rischia più di fare le fine l’abbiamo già fatta, territorio di caccia non ne abbiamo quasi più e l’unione di tutti i polli d’Italia che invoca l’uomo dei boschi per salvare il salvabile rimarrà solo un sogno. Stiamo ad attendere la privatizzazione totale del territorio e quindi caccia privata, perché secondo me questa è la strada in cui stanno incanalando la caccia. :wink: Salutiamo

  2. Ferdinando Ratti scrive:

    Caro Sergio: condivido pienamente tutto quanto da te sostenuto nella tua lettera, essa corrisponde alla cruda ed attuale realtà del mondo venatorio italiano.
    Purtoppo vedrai che per qualche associazione venatoria, tu sarai considerato un rivoluzionario sovversivo, ed un rompi c…..ni.”vuoi scommettere che succede così?”
    A certa gente la verità gli dà fastidio e fà male.
    un caro saluto e buon lavoro.

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