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TAR Lazio rende giustizia ai cacciatori

| 16 luglio 2014 | 1 Comment

TarFinalmente il TAR Lazio rende giustizia ai cacciatori

È stata depositata il 17 febbraio c.a. la sent. n. 1845/2014 del TAR Lazio relativa al ricorso n. 8268/2013 proposto da LAV Lega Antivivisezione ONLUS Ente Morale, Lega per lAbolizione della Caccia L.A.C., Associazione Italiana World Wide Fund for Nature (WWF) ONLUS ONG, Ente Nazionale Protezione Animali E.N.P.A ONLUS, Lega Italiana Protezione degli Uccelli – LIPU Birdlife Italia ONLUS, Legambiente ONLUS.

Oggetto del ricorso era il calendario venatorio 2013/14 della Regione Lazio ritenuto illegittimo per i seguenti motivi:

- mancata apposizione del divieto di caccia nelle Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.) stante che il Piano Faunistico Venatorio era scaduto da dieci anni e il calendario venatorio stesso non era stato assoggettato néa Valutazione d’Incidenza Ambientale (VINCA), néa Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.);

- inserimento nel calendario venatorio di specie che, seppur in astratto cacciabili, rientravano nell’elenco SPEC 2 e SPEC 3 secondo la classificazione BirdLife International;

- violazione del principio ex art. 18, comma 1/bis della L. n. 157/1992 che poneva il divieto di caccia agli uccelli durante il ritorno al luogo di nidificazione e durante il periodo della loro nidificazione, riproduzione e dipendenza.

 

La difesa degli enti pubblici resistenti, dei controinteressati e degli intervenienti osservava:

- che dopo il recepimento della Direttiva 2009/127/CE attraverso le modifiche introdotte alla Legge n. 157/1992 dalla Legge n. 96/2010, i periodi di caccia non erano stati modificati;

- che lassunta non cacciabilitàdelle specie SPEC 2 e 3 non trovava alcun riscontro nénei documenti di derivazione comunitaria richiamati, néin alcuno dei pareri ISPRA. In altre parole la classificazione delle specie aviarie in SPEC 1, 2, 3 operata da BirdLife International non aveva alcuna rilevanza giuridica;

- che lart. 18 garantiva già, nel rispetto degli obblighi comunitari, standard uniformi di tutela della fauna selvatica sullintero territorio nazionale;

- che nelladozione dei calendari venatori, le Regioni esercitavanouna discrezionalitàtecnica censurabile solo se si ravvisano profili di manifesta irragionevolezza ed illogicità.

 

Sulla base delle sopracitate ragioni, il TAR rilevava:

 - che il calendario venatorio non era soggetto néa Valutazione d’Incidenza Ambientale, né, di conseguenza, a Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.);

- che secondo le previsioni di matrice europea, lattivitàvenatoria non doveva peggiorare lo stato di conservazione degli uccelli e degli altri animali selvatici oggetto di caccia, nonchédel loro habitat naturale, ma non aveva certamente il compito di concorrere al loro miglioramento (altre essendo le azioni a ciòmirate);

- che lISPRAaveva carattere nazionale, cosicchépoteva verificarsi la necessitàdi valutare le specifiche realtàregionali. Sul puntolISPRA stessa aveva fatto una serie di osservazionitutte di carattere generale e nessuna riferita alla specifica realtàregionale: osservazioni che partivano dal proprio documento del 2010 (Guida per la stesura dei calendari venatori) non avente carattere di ufficialità, differentemente dai documenti provenienti dalla Commissione europea (Key concepts e Guida alla disciplina della caccia);

- che lunico atto dellISPRA da prendere a riferimento, quale espressione di obbligatoria attivitàconsultiva da parte di detto organo nella predisposizione del calendario venatorio, era il parere dallo stesso espresso con specifico riferimento a questultimo. Conseguentemente atti diversi provenienti dal medesimo organo (Guida alla stesura dei calendari Venatori) risultavano privi di rilevanza giuridica e la loro eventuale inosservanza non richiedeva alcuna motivazione.

Per l’effetto il G.A. rigettava, in toto, il ricorso.

 A questo punto non puònon venire in mente il calendario venatorio siciliano 2012/13 difeso allora in giudizio dai Liberi Cacciatori Siciliani e dall’Associazione Nazionale Cacciatori: calendario fondato sugli stessi identici principi assunti dal T.A.R. Lazio con la commentata decisione, e che, tra l’altro, metteva in luce per la prima volta quella particolare forza giuridica riconosciuta alla discrezionalitàtecnica propria delle Pubbliche Amministrazioni, all’interno della quale non èdato al G.A. esprimere il suo sindacato di legittimità. Ma si sa, quel calendario rientrava nella sfera di competenza del T.A.R. Palermo i cui parametri di legittimitàriguardavano un proprio separato Ordinamento. Fu solo questo il motivo della sua breve giuridica esistenza.

 

Viagrande, il 12 luglio 2014

Dott. Giovanni Di Giunta

 

SINDACATO NAZIONALE CACCIATORI
Via S. Carlo, 19 – 95024 Acireale (CT)
Tel e fax: 095 891904

 

 

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Comments (1)

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  1. Michele Sorrenti Ufficio Avifauna Migratoria FIDC scrive:

    Beh ci sono voluti 5 mesi e anche il sindacato cacciatori si è accorto della sentenza del TAR Lazio, meglio tardi che mai!

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