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Piemonte, altri cinghiali radioattivi

| 23 giugno 2014 | 2 Comments

E’ proprio solo Chernobyl? Altri cinghiali radioattivi in Piemonte, gli approfondimenti

radiatttivitaNell’ultimo anno è salito a 166 (da 27 che erano) il numero dei cinghiali risultati radioattivi nel Verbano e nell’Ossola, in Piemonte (cartina). Nelle loro carni, il valore del Cesio 137 risulta superiore al limite di 600 becquerel al chilo. Il risultato delle analisi su oltre 1400 capi abbattuti in zona è emerso durante un convegno su cacciagione e salute svoltosi il 19 giugno a Torino ed organizzato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

La notizia, così come è riportata dai grandi organi di stampa, è sommaria, incompleta e lascia spazio a grandi curiosità. Come è possibile affermare che si tratti di un’eredità di Chernobyl? Lo scrivono tutti senza se e senza ma, mentre la radioattività potrebbe provenire da altre fonti. Ne ho già parlato quando i primi cinghiali radioattivi sono stati trovati in Piemonte e poi in Svizzera: Chernobyl rilasciò un cocktail di elementi radioattivi la cui composizione è ben conosciuta; per avere la certezza che la contaminazione dei cinghiali piemontesi venga proprio da Chernobyl – e non da altre sorgenti note o magari perfino ignote – basterebbe conoscere il rateo, il rapporto quantitativo fra Cesio 137 e Cesio 134. Tenendo conto dei tempi di decadimento naturale, ora nella radioattività di Chernobyl il Cesio 137 dovrebbe essere di circa 9.000 volte superiore al Cesio 134: questo rateo è, per così dire, l’impronta digitale di Chernobyl. Eppure nessuno menziona il Cesio 134 e il rateo. E poi: dove esattamente sono stati abbattuti i cinghiali radioattivi, è possibile tracciare una geografia più dettagliata della contaminazione?

Così stamattina ho alzato il telefono e ho parlato di rateo ed altro direttamente con il responsabile di Vercelli dell’Istituto zooprofilattico, dottor Pietro Luigi Cazzola. Ecco l’intervista.

Dottor Cazzola, come è possibile affermare che i cinghiali del Verbano e dell’Ossola sono radioattivi proprio a causa di Chernobyl? Avete misurato il rateo Cesio 137-Cesio 134?
“Nelle analisi, il Cesio 134 è al di sotto della soglia di rilevabilità strumentale. Non dico che non ce ne sia: però ce n’è molto, molto poco. Il Cesio 137 decade (cioè: la sua quantità di dimezza spontaneamente) in 30 anni; il Cesio 134 decade all’incirca in due anni. E dunque quella che riscontriamo nei cinghiali è una contaminazione “vecchia” di almeno 20-25 anni. Chernobyl fu una fonte enorme, massiccia di radioattività. Non posso escludere altri apporti marginali. Ma, ripeto: i dati dicono che l’eventuale radioattività complementare rispetto a quella uscita da Chernobyl è entrata nell’atmosfera al più tardi nei primi Anni 90?

Avete cercato anche Uranio ed elementi transuranici?
No. Abbiamo cercato il Cesio radioattivo, che è significativo perchè negli organismi viventi tende a prendere il posto del Potassio

In quali luoghi esattamente i cinghiali sono radioattivi?
“Dai tempi di Chernobyl è noto che in Europa la radioattività si è depositata al suolo ‘a macchia di leopardo’ e che alcune zone, seppur molto ristrette, dell’arco alpino italiano hanno ricevuto una contaminazione analoga a quella della Bielorussia. In Piemonte, abbiamo cercato di approfondire con i campionamenti sulla selvaggina”.

E cosa è venuto fuori?
“E’ venuto fuori innanzitutto che le aree agricole sono praticamente ‘pulite’: abbiamo ricevuto campioni di selvaggina dai colleghi veterinari dell’Astigiano, lì non ci sono problemi. Il motivo risiede nel fatto che, con l’aratura, il terreno viene rimescolato e, se il Cesio radioattivo c’è, le piante lo assorbono molto lentamente, nel corso degli anni. Dunque la radioattività non si accumula nella carne degli animali che si nutrono di vegetazione”.

Invece sulle Alpi il terreno non viene arato…
“Abbiamo i dati della Valsesia e del Verbano, lì i cinghiali radioattivi ci sono, ma non abbiamo dati su altre valli alpine. Come è la situazione in Val Stura, in Val di Susa? Non lo sappiamo”.

E’ possibile dettagliare ulteriormente la situazione in Valsesia e nel Verbano? Se io so che i cinghiali radioattivi sono particolarmente numerosi in una determinata area, evito di raccogliere funghi, lumache e mirtilli proprio lì…
“Dati di questo genere esistono. Ma li ha il Servizio veterinario dell’Asl di Borgosesia. Deve chiederli a loro”.

Così, per sapere da dove esattamente vengono i cinghiali radioattivi, ho inviato all’Ufficio relazioni col pubblico dell’Asl di Vercelli una mail in cui chiedo di intervistare il responsabile del Servizio veterinario dell’Asl di Borgosesia: è risultato un passo indispensabile per poter parlare con lui. Vi terrò al corrente degli sviluppi, lettori.

http://blogeko.iljournal.it

 

 

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Category: Cinghiale, Piemonte

Comments (2)

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  1. Ferdinando Ratti scrive:

    Per la radioattività dei cinghiali, solo nel Verbano e nell’Ossola?.
    Mentre invece niente radiattività nel resto del Piemonte e nella vicina Lombardia.
    Scusate la mia malignità, ma mi sorge un forte dubbio!!!:non è che per caso in quella zona siano stati effettuati dei rilasci abusivi, con capi provenienti dall’Est Europeo.
    Oppure che vi sia qualche centrale nucleare nella vicina Svizzera che abbia perso qualcosa e noi non siamo stati avvisati!.
    Un saluto a cacciatori piemontesi

  2. dardo scrive:

    oppure ci sia sotterrato una parte della terra dei fuochi in quella zona? basta una foto termica satellitare per sapere se vi sono scorie sotterrate….

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