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Radio Bosco: abbacchio e patate

| 30 maggio 2014 | 1 Comment

Sergio GunnellaSbagliare è umano. E stavolta – come mi accade spesso, non ostante le mie primavere arrivate ormai al capolinea – il sottoscritto la cantonata l’ ha presa bella e buona. Alla sua nomina avevo salutato con contenuto entusiasmo l’ insediamento di Galletti al Ministero dell’ Ambiente. Vedi mai? mi son detto, pensando ai miei colleghi del Bosco… Tuttavia, strada facendo, l’ entusiasmo ha lasciato posto alla critica. Eccola. Il nuovo ministro non ha preso la struttura per le corna; si fa vedere di rado e passa il suo tempo nell’ ufficio di rappresentanza di via Goldoni. Ergo, le decisioni sono spesso prese dal gruppo di direttori generali, tre dei quali sospesi illo tempore dall’ incarico, sono poi rientrati fra il disinteresse generale. Il Capo di Gabinetto si è dotato di sette(!) vice. Non ostante ciò, quest’ ultimo dà l’ impressione di essere lontano mille anni luce dalle vicende amministrative; gli stessi sindacati, in una nota diffusa al personale, ne lamentano l’ assenza e ne reclamano l’ operatività. L’ avvicinamento del dicastero ai ‘Sognatori del Bosco’ appare in tal modo, non solo sempre più lontano, ma perfino…agnostico, parafrasando il principe De Curtis, in arte Totò.

Ma adesso parliamo d’ altro. La Pasqua è ormai un ricordo. Tuttavia, come ogni anno, il chiacchiericcio degli animalisti e dei verdi pisello ha criticato aspramente l’ alimentazione tradizionale che prevede in questi periodi la presenza a tavola del classico abbacchio preparato secondo tradizione. Al secolo, le elucubrazioni dei Vegani & C. contengono diffide più o meno conclamate e finalizzate all’ esortazione dei media a non partecipare alla ‘strage degli innocenti’. Ma se cibarsi di animali è tanto disdicevole, perché ricordarlo solo a Pasqua? Per l’ agnello?

La verità è che le tendenze, o meglio, le mode, sono per lo più oggetto di scambio per ottenere profitti e consensi. Che dire dei tatoo, dei piercing, delle raffigurazioni imbecilli sui muri e sui portoni delle nostre case, e altre lordure del genere? Coloro che insistono nell’ assegnare agli animali diritti e pensiero, non sanno quel che dicono. Ci sono bestie che ci hanno dato (e ci daranno) ricordi indimenticabili. Chi può non ricordare le imprese di Ribot, della cagnetta Laika o del nostro Fido preferito? Ma alla loro dipartita, di essi non ci resterà che il ricordo. Rispettabile quanto si vuole, ma inesorabilmente fine e se stesso. Degli uomini, invece, non ci rimane soltanto il ricordo, ma le loro gesta, le loro opere e – soprattutto – il loro pensiero. Che dire di Tolstoj, Verdi, Rembrandt, Sarah Bernardt, della Coca Cola, del dentifricio ‘x’ o del telefono cellulare ‘y’? Cose ‘da uomini’ per l’ appunto, e ‘per gli uomini’.

Ecco perché anche in questa Pasqua appena trascorsa è l’ antropocentrismo a prendere il sopravvento sulla mia natura, tanto permeata da sana anarchia. Abbacchio e patate, ho scritto in calce. Continuerò a curare le mie tradizioni onnivore anche per il prossimo anno, sperando in tempi e in mode migliori di quelle che stiamo vivendo.

Fino a che il giorno sarà giorno, la notte notte e il tempo tempo…

Sergio Gunnella

 

 

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Category: Radio bosco

Comments (1)

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  1. Ezio scrive:

    Eh beh…mi sento di tranquillizzarti!

    Ne pigliamo di cantonate! Tutti!

    Dal scegliere la moglie o l’amico fidato o entrambi.

    Il lavoro o il luogo dove fare la vacanza della vita.

    E così via.

    Sbagliare nel dare la fiducia al “manovratore del vapore” di turno, credo in fondo sia la cosa più “normale”.

    Specialmente di sti tempi che pare non offrano granchè tra i “manovratori”. :roll: :(

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