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Piemonte – Cuneo: I danni della fauna selvatica

| 15 maggio 2014 | 0 Comments

I danni della fauna selvatica

Gli enti pubblici investono risorse per tutelare gli animali, ma si dimenticano dei loro cittadini. Agricoltori e allevatori delle terre montane si ritrovano quotidianmente a combattere contro lupi, cervi e cinghiali. E gli indennizzi arrivano a capra morta

ungulatiStiamo rasentando il ridicolo: da una parte una politica che cerca, con scarsi risultati, di incentivare la permanenza degli abitanti nelle terre alte e in quelle marginali a salvaguardia di un territorio divenuto fragile; dall’altra un’altra politica che, sempre con soldi pubblici, produce interventi che sembrano mirati a disorientare e demotivare la “sopravvivenza” di quelle stesse persone che resistono in quei luoghi.

La cattiva gestione della fauna selvatica è l’ultima delle emergenze che si sono venute a creare quando si è rotto l’equilibrio tra agricoltura e animali selvatici, cui recentemente si sono aggiunti anche i predatori carnivori.

A questo proposito, penso si debba drammaticamente constatare il fallimento delle linee di gestione dei beni naturali e ambientali da parte di tutti i soggetti politici e amministrativi coinvolti: Regione e Provincia in particolare; oggi a rischio di estinzione non sono più i lupi, i cervi o i caprioli bensì gli agricoltori e gli allevatori di montagna;

Negli ultimi anni l’escalation di lamentele dei miei concittadini ormai demotivati e inermi di fronte a questa “calamità” è allarmante: i fagioli non si possono più coltivare perché i caprioli li mangiano appena germogliano; le patate a maturazione avvenuta diventano il cibo preferito dei cinghiali; gli ortaggi in genere se non mangiati sono danneggiati dal solo passaggio degli ungulati; le culture arboree e forestali sono danneggiate dai caprioli; le pecore e le capre cominciano ad essere attaccate dei lupi.

La scorsa settimana una capra di un allevamento locale è stata sbranata di giorno all’interno della recinzione elettrificata e due giorni dopo i resti di un capriolo sono stati trovati in prossimità del concentrico; gli ululati e gli avvistamenti di lupi sono sempre più frequenti.

Allarmante e frustrante è il vedere, soprattutto di sera, veicoli che viaggiano su strade provinciali e comunali a passo d’uomo per paura di imbattersi in caprioli o cinghiali con rischio di danni materiali e pericolo per l’incolumità personale.

E’ proprio una tristezza rendersi conto che Enti che dovrebbero essere garanti della salvaguardia di un territorio già duramente provato, investa molti soldi per ripopolare e proteggere i lupi sulle Alpi, mentre manchinoquasi del tutto per le necessità primarie dei bambini di montagna, vera “specie” in estinzione!

Oserei quasi dire che siamo di fronte ad una gestione della cosa pubblica immorale, perché incapace di una programmazione che disciplini le aspettative dei soggetti in campo senza arrecare danno a quello che garantisce la vita “umana” e il controllo del territorio.

Non capisco perché questo “patrimonio dello Stato” e quindi patrimonio di tutti noi, debba recare danni solo agli abitanti delle zone montane marginali, nel saviglianese o fossanese dove già c’è un’agricoltura ricca gli agricoltori e allevatori sono forse costretti a dotarsi di mezzi costosi e dispendiosi in termini di energie, per salvaguardare le loro culture e i loro allevamenti? Non sarebbe quindi ora che gli Enti e i politici preposti attuino idonee e serie discipline a tutela dei territori interessati a questo problema. Il sistema attuale che si basa su indennizzi, molto spesso inadeguati rispetto al danno e con lungaggini burocratiche esasperanti, compartecipazione alla spesa per acquisto recinzioni, stipula di assicurazioni contro i danni, ecc. si sono dimostrati,a causa anche della congiuntura economica, inadeguati e assolutamente insufficienti.

Tuttavia sono convinto si possa e si debba trovare un compromesso che ristabilisca un equilibrio tra le aspettative dei 3 attori coinvolti, abitanti delle terre di alta collina e montagna, associazioni venatorie, Enti preposti alla tutela della fauna selvatica.

A mio parere è compito della politica trasformare questa cospicua risorsa naturalistica, da calamità naturale in risorsa a favore di un territorio che per troppo tempo a subito l’imposizione di scelte azzardate, attuando nuove e concrete iniziative opportunamente regolamentate, in cui il coltivatore o allevatore sia non solo tutelato ma incentivato a vigilare su questa risorsa, il cacciatore svolga l’attività venatoria con la duplice funzione di contenimento delle specie e di selezione, e contribuzione diretta agli indennizzi dei danni, gli Enti Regionali e Provinciali intervengano con norme più semplici, meno burocrazia e soprattutto risorse certe e garantite per la prevenzione, ottenibili ad esempio anche con una filiera della carne di selvaggina e con l’istituzione di una sorta di “turismo venatorio” opportunamente regolamentato ma demandato nella gestione ai singoli comuni o consorzi di comuni confinanti.

Scritto da Mauro Rebuffo, Sindaco Castelnuovo di Ceva (Cuneo)

http://www.lospiffero.com

 

 

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Category: Capriolo, Cervo, Cinghiale, Lupo, Piemonte

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